Archivio tag: carey mulligan

Lone Scherfig

An Education

Regno Unito, 2009
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“- Se vado all’università posso leggere quello che voglio e mi vestirò di nero.
- Questo dimostra che sei una ribelle e non ne vogliono ad Oxford.
- No, non vogliono persone che abbiano un cervello…”

Nel 1961 Londra è immersa nella guerra fredda e ancora lontano dallo scoprire il fermento dei Beatles e la rivoluzione sessuale. Jenny, 16 anni, è bella e intelligente, con di fronte un promettente avvenire universitario e vive nei sobborghi in un’atmosfera dove ogni cosa la soffoca dalla famiglia, la scuola e gli amici. Jenny sogna Parigi, i night club che suonano jazz e la grande musica francese degli anni ‘50, i concerti di musica classica, ambienti bohémien colti e raffinati. Quando in un giorno di pioggia conosce David, un uomo adulto, ricco, sofisticato e affascinante, la sua vita cambia e si trova improvvisamente a vivere quella realtà da sempre sognava.

La sceneggiatura è firmata da Nick Hornby e la regia curata ed elegante scivola fluida e senza lasciare buchi narrativi. Hornby esplora i suoi temi più cari come la crisi adolescenziale, la scoperta del mondo e della passione, la famiglia impositiva e la vita nelle periferie per trasportarci, attraverso la musica, in una Europa coltissima e decadente. La mentalità borghese inizia ad inclinarsi inesorabilmente verso quel caos incontrollato che esploderà nel 68, mettendo in crisi la nostra stessa visione di “rivoluzione”. Per “rivoluzione” intendiamo davvero abbandonare ogni responsabilità e ogni conoscenza in cambio di una festa perenne e una gioia malinconica? Quale sarà il prezzo per Jenny che dovrà scegliere tra ciò che è passione ed energia e ciò che dura nel tempo ma segnato da fatica e sacrificio?

Se ti è piaciuto leggi anche:
Nick Hornby, Tutto per una ragazza

Guarda anche:
About a Boy - Paul e Chris Weitz

Ascolta anche:
The XX, XX

la-locandina-di-an-education-124265

Regia: Lone Scherfig
Soggetto: Lynn Barber
Sceneggiatura: Nick Hornby
Casa di produzione: BBC Films
Distribuzione: Sony Pictures
Fotografia: John de Borman
Montaggio: Barney Pilling
Musiche: Paul Englishby
Scenografia: Andrew McAlpine
Cast:  Peter SarsgaardCarey MulliganAlfred Molina, Dominic CooperRosamund PikeOlivia WilliamsEmma ThompsonCara SeymourSally Hawkins, Ellie Kendrick, William MellingKate Duchène,

 

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Joel ed Ethan Coen

A proposito di Davis

Usa, 2013
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Sei il fratello scemo di Re Mida

America. Siamo nel cuore della musica folk, al Greenwich Village nel 1961 prima che uno sconosciuto illustre come Bob Dylan cambiasse per sempre la musica mescolando il puro folk con il pop. Ma questa è un’altra storia e resta ben isolata sullo sfondo. Llewyn Davis è uno dei ragazzi dei sobborghi operai e sogna una vita diversa da quella di suo padre costretto a una mera esistenza lavorativa. Davis ha composto con il partner un disco, praticamente invenduto, ma nonostante questo persevera nell’inseguire il proprio istinto musicale. Anche da solo. Praticamente senza soldi, cerca di vivere con la sua musica, muovendosi nell’inverno di New York con solo una giacca addosso, senza cappotto, e sempre con le stesse scarpe sfinite. Non ha una casa e si arrangia dormendo da un divano all’altro a casa di amici e conoscenti. In realtà però non ha alcun affetto profondo: lui si sente un vero artista e snobba senza mezze misure chi non suona e canta roba “autentica”, “vera arte”. Llewyn rimane progressivamente e inesorabilmente solo a causa di questo lato arrogante del suo carattere voltando le spalle anche agli amici più intimi. Non riesce a tenersi stretto nemmeno  il gatto Ulisse che lo segue forzatamente in questo destino vagabondo.  Un giorno accetta un passaggio fino a Chicago per fare un’audizione di fronte a Bud Grossman, che però si rivela infruttosa. Tornato a New York, Llewyn decide di gettare la spugna, appendendo la chitarra al chiodo e imbarcandosi su una nave mercantile, ma anche questo progetto fallirà in un modo inaspettato.

I fratelli Coen dipingono un personaggio tragicomico, povero e malridotto, per cui è però assolutamente difficile provare empatia. Davis è divertente, le scene con il gatto rosso sono esilaranti, eppure non si fa amare. È presuntuoso, indifferente, non sa cosa sia il senso di responsabilità. Llewyn, come molti cantanti folk di quell’epoca, è ossessionato dall’autenticità, dal timore di diventare commerciale. Da una parte desidera quasi disperatamente la fama per poter guadagnare un po’ di soldi; dall’altra non vuole rinunciare alla sua integrità artistica. In questa diatriba interiore lo spettatore è confuso, tanto quanto il personaggio principale, sia sul senso della vita sia sulla bellezza del talento e la sua maledizione.  A spingere i Coen a realizzare questo film è stato però il libro The Mayor of MacDougal Street scritto dal musicista folk statunitense Dave Van Ronk insieme al giornalista e amico Wald Elijah; pubblicato in Italia da Bur Rizzoli col titolo Manhattan Folk Story. Il tocco personale e la regia condita da dialoghi eccellenti lo rendono una perla di humor nero e accattivante poesia, amara e malinconica restituendoci una vitalità sempre sul filo del baratro e proprio per questo scintillante. Finale a sorpresa.

Leggi anche:

Dave Van Ronk, Manhattan Folk Story
Cobb, Thomas, Crazy Heart 

 

Vedi anche:

Crazy Heart
Il grande Lebowski

Ascolta anche:

Bob Dylan, Oh Mercy 

a proposito di davis locandina

Titolo originale: Inside Llewyn Davis
Genere: Drammatico
Regia: Joel ed Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel ed Ethan Coen
Distribuzione: Lucky Red Distribuzione
Cast: Oscar Isaac, Carey Mulligan, Justin Timberlake, Ethan Phillips, Robin Bartlett.
Fotografia: Bruno Delbonnel
Scenografia: Jess Gonchor
Colonna sonora: T-Bone Burnett

 

 

 

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Chvrches

The Bones Of What You Believe

Glassnote, 2013
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hide, hide
I have burned your bridges
now I’ll be a gun
and it’s you I’ll come for

A guardarla, la lista delle grandi band uscite da Glasgow è qualcosa che davvero impressiona: dall’indie-pop delle origini di Aztec Camera e Orange Juice, a quello del decennio successivo dei Belle And Sebastian; dai Primal Scream, maestri della fusione tra rock e dancefloor, ai Franz Ferdinand, vero fenomeno di questi dieci anni. E poi Pastels, Vaselines, Blue Nile, Mogwai.
Ma Glasgow, nel 2013, significa soprattutto Chvrches, arrivati in questi giorni a pubblicare l’atteso esordio The Bones Of What You Believe.
Musica pop suadente, nata con il preciso intento di far ballare il pubblico, con i synth e i bassi profondi dei veterani Iain Cook e Martin Doherty a disegnare soundscapes solari e ombrosi a un tempo, su cui si staglia la voce limpida della fascinosa Lauren Mayberry, vero cuore dell’album.
Dodici pezzi zeppi di ganci melodici, un trittico d’apertura travolgente (The Mother We Share, We Sink, Gun) e poi una serie di perle pensate per un airplay radiofonico da sogno (Lies, Recover, Night Sky, Lungs, By The Throat), che vanno a spegnersi nell’eterea marcia verso il tramonto di You Caught The Light.
Gli anni Ottanta di Laurie Anderson, Depeche Mode e Cocteau Twins costituiscono un imprescindibile riferimento per la band, che spesso cita tra le proprie influenze anche la musica da cinema di quel decennio, particolarmente quello horror.
Ma qui piace pensare a questi suoni come alla tempesta perfetta che s’insinua tra i silenzi infiniti e gli sguardi dolci e persi di Carey Mulligan e Ryan Gosling in Drive.
Un’emozione intensa che si muove appena sotto la pelle e sembra non aver bisogno di parole, ma solo di piccoli gesti per incendiare.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
WinterDaughter
We Own The Sky – M83
Enjoy The Silence – Depeche Mode
Heaven Or Las Vegas – Cocteau Twins
 
…e guarda anche
Drive – Nicolas Winding Refn

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Nicolas Winding Refn

Drive

Usa, 2011 - vietato ai minori di 16 anni
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Siamo qui per festeggiare, ma so che ho fatto una cosa indegna e che devo farmi perdonare da tutti voi. Avere una seconda chance è raro, giusto? Ed è questo che festeggiamo.
 

 
Tutto sembra già accaduto, quando veniamo rapiti dai tentacoli della notte di Los Angeles.
Un uomo, di cui non conosceremo il nome, guida un’auto tra luci al neon e ombre infinite, mettendo in salvo due rapinatori; questo è il suo lavoro notturno, dopo giornate passate tra officina e set cinematografici.
La sua vita cambia all’incontro con Irene, giovane madre del piccolo Benicio; sola, in attesa che Standard, il marito, esca dal carcere.
Quello che pare amore, ma forse è semplice affetto, porta l’uomo ad aiutare Standard in una rapina per saldare conti in sospeso ed evitare ritorsioni sulla famiglia.
Qualcosa, però, andrà male, e le vite di tutti inizieranno a correre come su un piano inclinato verso destini inevitabili, nonostante ciascuna di esse si aggrappi all’illusione di una seconda opportunità.
Il regista danese Nicolas Winding Refn, con una prova letteralmente sensazionale, trasforma una trama all’apparenza scontata in un visionario capolavoro noir, in cui terrificanti esplosioni di violenza pulp si contrappongono ai silenzi del protagonista impersonato da un grande Ryan Gosling (le emozioni celate dietro minime variazioni espressive, la rabbia repressa che monta scena dopo scena) e alla complicità di sguardi e sorrisi scambiati con commovente tenerezza.
Avvolti dal soffice manto dei synth della splendida colonna sonora, i novanta minuti di Drive non lasciano respiro allo spettatore neppure quando il ritmo pare collassare, facendosi semplicemente indimenticabili.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Carlito’s way – Brian De Palma
 
…e ascolta anche
A Real Hero – College feat. Electric Youth
Under Your Spell – Desire
Nightcall – Kavinsky feat. Lovefoxxx
 
Locandina di Drive, film di Nicolas Winding Refn
Regia: Nicolas Winding Refn
Soggetto: James Sallis (romanzo)
Sceneggiatura: Hossein Amini
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Montaggio: Mat Newman
Musiche: Cliff Martinez
Durata: 95′
 
Interpreti e personaggi
Ryan Gosling: Il pilota
Carey Mulligan: Irene
Bryan Cranston: Shannon
Albert Brooks: Bernie Rose
Oscar Isaac: Standard Gabriel
Christina Hendricks: Blanche
Ron Perlman: Nino
Kaden Leos: Benicio

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