Archivio tag: Charles Baudelaire

Giovanni Allevi

Joy

Ricordi/ Sony, 2006
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Ripenso a quanto è bello il cielo, il traffico, la quotidianità o l’essere semplicemente vivi. Quanti sorrisi non ho regalato, quante emozioni non ho ancora vissuto, quante volte ho offuscato i miei sogni dietro i fantasmi della paura…
(www.giovanniallevi.com)

Il pianista Giovanni Allevi, nel suo album Joy, raccoglie dodici pezzi che sono un inno alla felicità e alla voglia di vivere.
L’album nasce proprio dal desiderio di Allevi, maturato durante un viaggio in ambulanza in seguito ad un attacco di panico, di esprimere la propria gioia (da qui il titolo). Come lui stesso racconta, in quel momento non sapeva cosa gli stesse succedendo e si è ripromesso, nel caso si fosse salvato, di dare voce al suo amore per la vita.
I brani raccolti in Joy parlano, ognuno a suo modo, di emozioni profonde e delle sorprese che la vita ci sa regalare ogni giorno.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
Evolution- Giovanni Allevi
Divenire- Ludovico Einaudi

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Tu metteresti l’universo intero- Charles Baudelaire

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Rover

Rover

Cinq7, 2012
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Puoi quasi vederla, la figura imponente di Timothée Regnier, stagliarsi nella luce su un palcoscenico altrimenti buio, stretta al microfono e alla chitarra a declamare versi pieni di serena nostalgia e ricordi, di distanza e speranza.
Rover, suo nome d’arte e album d’esordio, è un’oscura magia in undici pezzi, una voce profonda e intensa che sa però anche librarsi in un fascinoso falsetto e una scrittura sviluppata pienamente in canzoni spesso bellissime, che fondono con teatralità ed emozione Bowie, Gainsbourg, i bassi corposi della new wave contemporanea e atmosfere noir per un risultato del tutto personale.
Una sequenza perfetta che dall’opener Aqualast, uno dei grandi singoli del 2012, si snoda tra ritmi lievemente più sostenuti (Remember, Tonight) e ballate piene di fascino “nero” (l’acida Queen Of The Fools, l’ipnotica Wedding Bells, l’inquietante falsetto di Late Night Love), jangle-pop decadente (le gemelle Lou e Champagne), fino al finale orchestrale di Full Of Grace, ritornello epico che risuona come una vera dichiarazione d’identità e condensa in sé il meglio di un album memorabile.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Aqualast, Lou, Late Night Love, Full Of Grace
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Interpol – NYC
David Bowie – Life On Mars
John Grant – Queen Of Denmark
Serge Gainsbourg – Ballade de Melody Nelson
 
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Tu metteresti l’universo intero – Charles Baudelaire
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Charles Baudelaire

Tu metteresti l’universo intero

Salani, 2012, 124 pag.
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Profumi, colori e suoni si confondono,
simili a echi lontani, prolungati,
in una tenebrosa unità profonda
vasta come il chiarore e la notte.

 
L’amore passionale, l’amore per la natura e per la musica, l’amore di una notte e quello che dura per tutta una vita, l’amore per un mondo che cambia velocemente e spesso diventa estraneo e difficile da riconoscere. Di questo ci parlano le poesie raccolte in un piccolo libro dedicato, come recita il sottotitolo, ai giovani innamorati ma destinato a chiunque cerchi le parole per esprimere passione, trasporto e ardore.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Le poesie di Emily Dickinson
Poesie di una vita- Pablo Neruda

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Diamanda Galas

The Litanies of Satan

Mute Records, 1982
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Dai sussurri più stilettati alle terrifiche grida gutturali, The Litanies of Satan capta e attira verso di sé. Diamanda Galas esordisce con un album visceralmente eccitante, dove l’estrema sofferenza del canto è controbilanciata dalla glaciale indifferenza alle percezioni sonore. Composto solo da due lunghi brani, prende spunto dall’omonima poesia di Charles Baudelaire e ne coglie appieno il senso di drammatico smarrimento: la voce viene modulata senza mezze misure, con un’estensione vocale di quattro ottave che permette di dare vita ad un intricato connubio di suoni/invettive. Vengono offerti effetti sonori spiazzanti, ottenuti sovrapponendo diverse stringhe di canto in un contesto asincrono: nulla è lasciato al caso (analogamente a quanto faceva Demetrio Stratos). Il risultato è una straordinaria combinazione di vocals, di elettronica e di creatività portata all’estremo, che fa di quest’album una delle opere di sperimentazione meglio riuscite degli anni ’80, rivoluzionando il concetto stesso di “canto”, dove la voce viene usata alla stregua di un sintetizzatore.

 

Una stella brillantemente oscura, da ascoltare in una stanza buia, soli eppur in compagnia dei nostri dannati pulviscoli d’anima.

 

Ascolta i brani tratti dall’album
The Litanies of Satan
Wild Women with Steak-Knives (The Homicidal Love Song for Solo Scream)

 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Bauhaus – Bela Lugosi’s Dead
Joy Division – New Dawn Fades
Demetrio Stratos - 01 Investigazioni (diplofonie e triplofonie)
Ju Suk Reet Meate – Side A

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