Archivio tag: chitarre

Veronica Falls

Veronica Falls

Bella Union, 2011
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I’m broken hearted, dearly departed

Già la copertina racconta più di qualcosa dell’immaginario evocato dall’esordio omonimo dei Veronica Falls: una casa abbandonata che potresti dire pescata da qualche pellicola horror figlia di Evil Dead, ma che dà pure qualche indizio del suono di queste dodici splendide tracce, traboccanti romanticismo e malinconie da cameretta e spire di ragnatele melodiche.
Non è un caso che il programma sia inaugurato dal primo singolo della band guidata dalla cantante-chitarrista Roxanne Clifford, una Found Love In A Graveyard che dispiega puro jangle-pop britannico anni ’80 e racconta di amore e fantasmi, con qualche cosa delle infatuazioni cimiteriali del Morrissey di Cemetry Gates, ma senza quell’approccio letterario.
Se ne può parlare come di un manifesto programmatico, dato che le medesime atmosfere vengono riprese con ottimi esiti anche in The Fountain, Bad Feeling e Come On Over.
E però c’è molto altro, qui dentro: i ragazzi mostrano di aver ascoltato tutti i grandi classici di genere, guardando da una parte (la semplicità a cuore aperto della C86) e dall’altra (l’approccio DIY dei Beat Happening, i Velvet Underground e i tamburi di Maureen Tucker) dell’Oceano e dando al tutto un’impronta moderna e personale.
Right Side Of My Brain e Beachy Head si muovono frenetiche sull’onda di chitarre che diresti surf-punk e splendide armonie vocali, mentre Misery è forse il vertice dell’album, edificata su arpeggi e accordi in maggiore curiosamente appaiati a liriche intrise di ironica malinconia.
Stephen e la title-track sono gli unici veri mid-tempo, sognanti ed eterei, laddove invece i duecentoquaranta secondi della micidiale doppietta The Box (basso Jesus And Mary Chain, coro celestiale)/Wedding Day (racconto di un sentimento mai superato), racchiudono il nocciolo melodico e lirico di un’opera adorabile. Blue. Always blue. Why so blue?
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Wussy void – Joanna Gruesome
Velocity girl – Primal Scream
Shattered Shine – Crystal Stilts
In between – Beat Happening
You’ve got everything now – The Smiths
 
…e guarda anche
Noi siamo infinito – Stephen Chbosky
Juno – Jason Reitman
L’amore che resta – Gus Van Sant

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My Bloody Valentine

Loveless

Creation, 1991
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Un sogno che inizia come un incubo: le centomila chitarre di Only Shallow investono l’ascoltatore tra stridii e distorsioni titaniche. Poi, all’improvviso, tutto si placa in una strofa dolcissima, in cui la voce di Bilinda Butcher offre riparo dalla tempesta.
Un suono etereo e avvolgente, che ci stringe a sé sotto una coperta di neve in Loomer, Blown A Wish e Sometimes, dove la sei-corde del genio Kevin Shields tutto pare fuorchè una chitarra, persa a dipingere paradisi astratti.
Ma i My Bloody Valentine sanno pure esplodere in un paio di pop-song da capogiro, When You Sleep e What You Want, e si fanno pura ipnosi nei loop infiniti di I Only Said, Come In Alone e in una Soon da dancefloor.
Sopra ogni cosa, però, svetta To Here Knows When, un luogo indefinibile in cui il suono è uno sbocciare continuo di armonie, che sembrano nascere l’una dall’altra, in un canto astrale che rende Loveless uno dei dischi più belli che si possa aver la fortuna di ascoltare in una vita.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Only Shallow, To Here Knows When, When You Sleep
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Slowdive – Waves
Ride – Taste
The Smashing Pumpkins – Cherub Rock
Spiritualized – Smiles
 
…e guarda anche
Lost In Translation – Sofia Coppola

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