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Hozier

Hozier

Island, 2014
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Articolo di Elena Stombelli

Take me to church
I’ll worship like a dog at the shrine of your lies
I’ll tell you my sins and you can sharpen your knife
Offer me that deathless death
Good God, let me give you my life

Un brano pubblicato in sordina circa un anno fa e balzato poi ai vertici delle classifiche, grazie ad un testo potente ed intimamente spirituale. Un video forte che spinge alla riflessione, divenuto virale in brevissimo tempo e che tratta un tema delicato come l’omosessualità. In particolare l’omofobia, attraverso il racconto della storia d’amore tra due ragazzi, ostacolata da un gruppo estremista russo. Un brano toccante, un testo con forti richiami religiosi e ricco di metafore. Questo è il mix esplosivo che con più di 9 milioni di visualizzazioni su Youtube ha reso “Take me to the church” uno dei brani più ascoltati del 2014 e che ha continuato questa tendenza anche in questi primi mesi del 2015. Lunghi capelli mossi, occhi color nocciola e sinceri ed una calda ed affascinante voce dai toni spirituali ed intimi. Lui è Andrew Hozier-Byrne o semplicemente Hozier, artista 24enne di Dublino nonché straordinario musicista e compositore. Condensa tutte le sue capacità all’interno del primo album in studio, l’omonimo “Hozier”. Un concentrato di sonorità blues, soul ed indie rock, all’interno del quale si alternano testi brillanti e pieni di speranza in netto contrasto con la solitudine, la fragilità e delicatezza di altri. Un album che fa riflettere per la profondità dei testi, la magia delle sonorità che ci mette in contatto con il lato più intimo e spirituale di noi stessi. Il giovane Hozier ama il gospel ed i canti religiosi, ha ammesso di essere ateo ma di confrontarsi in maniera intensiva con la dottrina della Chiesa Cattolica, che ritiene spesso troppo rigida ed alla quale contesta il concetto di peccato. Utilizza quindi un linguaggio puramente religioso, per parlare e mettere in discussione la stessa Chiesa.  Tra i suoi idoli e fonti d’ispirazione mostri sacri come Nina Simone, Screamin’ Jay Hawkins, Howlin’ Wolf e Lou Reed. Con un talento tale e un background di tutto rispetto, Hozier ha tutte le carte in regola per diventare un artista di grande successo. Il suo è sound trascinante che ti obbliga quasi a bloccarti, a riflettere su ciò che si sente. Il compagno ideale per una viaggio serale in auto tornando verso casa. Quello che ti fa davvero venire voglia di ascoltarlo tutto fino all’ultima nota e non spegnere mai e poi mai lo stereo per non perdere quel clima riflessivo e profondo. “Take me to the church” apre quindi un album che merita davvero di essere ascoltato e sembra essere il primo di una lunga serie di successi.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Take me to the church, From Eden, Cherry Wine.

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Simona Gretchen

Post-Krieg

Disco Dada/Blinde Proteus, 2013
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Quattro anni sono passati da Gretchen Pensa Troppo Forte, folgorante esordio di Simona Darchini che aveva saputo trasfigurare gli spigoli di un cantautorato rock nervoso e multiforme in un esorcismo personalissimo, un invito a sfilarsi la pelle per scoprire cosa ci stesse sotto.
Il presente si chiama Post-Krieg, un pugno di brani memorabili incentrati sui conflitti interiori che lacerano l’identità.
La voce non è più quel nervo scoperto, ma un coro di voci lontane, estasi mistica di riti celebrati in stanze oscure, mentre lo spettro sonoro letteralmente esplode: Post-Krieg apre su cadenze minacciose e bassi lugubri di derivazione post-punk, Hydrophobia scioglie la tensione di un groove maligno in un devastante break post-hardcore; gli archi di Enoch si adagiano su un dolce ritmo ternario e stringono il cuore fino alle lacrime, le chitarre aeree di Pro(e)vocation incrociano arpeggi avvolgenti.
La chiusura spetta al trittico Everted: marziale e ipnotico nell’apertura; sognante, quasi impalpabile, e poi epico e trionfale, in una seconda parte che va a morire là dove era nata; lento e inesorabile nella complessa architettura del finale.
Un album strabiliante per impatto fisico ed emotivo, pensato come un commiato: con Post-Krieg, Gretchen esce di scena.
Tutto quel che farà Simona, ora, differirà inevitabilmente per forma e sostanza; conserverà però per certo quello stesso rigore morale, il medesimo sapore di ruggine e ossa.
 

 
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