Archivio tag: commedia

Ian Samuels

Sienna Burgess è una sfigata

USA, 2018
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Lascia le insicurezze nello specchio del bagno

Non vi fermate al titolo, scontato e bruttino. Prendete invece in considerazione il film: per nulla banale!

Sienna Burgess ha diciassette anni: è simpatica, sensibile, sognatrice, curiosa ed affidabile. Una bella persona, insomma. La sua bellezza però non rispecchia gli stereotipi: Sienna non è filiforme, non veste secondo i canoni della moda del momento e non appartiene agli ambienti più trendy del collage.
Verrebbe da dire che Sienna è “solo” meravigliosamente se stessa!

Vittima di uno scherzo crudele, intraprende una fitta e piacevole amicizia telefonica con Jamey, ragazzo della scuola, capitano della squadra di football.
Anche Jamey non risponde al prototipo dello sportivo tutto muscoli e niente cervello. Attento ed empatico, in una ragazza cerca molto più dell’avvenenza fisica: cerca affinità, vicinanza, intelligenza e complicità anche mentale.
Trova tutto questo in Sienna, senza però in realtà sapere che si tratta di lei.

La forza di questa commedia consiste proprio dal fuggire da ogni soluzione facile, da ogni prevedibile lieto fine.
Sienna non diventerà la ragazza più avvenente della scuola in seguito ad un provvidenziale trattamento estetico. Non si trasformerà in una leader carismatica. Non godrà di plateali rivincite su chi l’ha maltrattata.
Semplicemente Sienna scoprirà di essere bella, scoprirà che esistono persone in grado di andare oltre alle apparenze. Imparerà ad andare lei stessa oltre il pregiudizio. Ed imparerà anche a concedersi un po’ di felicità!

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
A.S.S.O nella manica – Ari Sandel
Stranger Things – Matt e Ross Duffer

e leggi anche
Una vita allo sbando – Anne Tyler
Elogio alla bruttezza – Loredana Frescura

Locandina Sienna Burgess

Durata: 105′
Regia: Ian Samuels

Personaggi ed interpreti:
Sienna Burgess – Shannon Purser
Jamey – Noah Centineo
Veronica – Kristine Froseth

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Edoardo Falcone

Se Dio vuole

Italia, 2015
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I miracoli non esistono. Sono stato solo bravo.

Andrea, figlio di un affermato cardiochirurgo romano, frequenta la Facoltà di Medicina. Il suo futuro pare tracciato, almeno fino a quando non incontra Don Pietro, prete del tutto sui generis, che lo appassiona alla Fede tanto da convincerlo a divenire lui stesso sacerdote.
Il padre di Andrea, Tommaso, ateo convinto, sconvolto dalla notizia decide che farà di tutto per smascherare don Pietro, di cui scopre un passato non proprio edificante.
Non esiterà quindi ad elaborare piani e trabocchetti esilaranti per incastrarlo.

La trama del film si sviluppa mantenendo un tono leggero, grazie ad una regia che rifiuta soluzioni semplici e lascia spazio a riflessioni tutt’altro che superficiali.

Marco Giallini è semplicemente perfetto nella parte di Tommaso ed Alessandro Gassmann (don Pietro) conferma le sue grandi doti di attore in un ruolo molto diverso dai soliti.

“Se Dio vuole” è un film dalla grande carica umoristica, spassoso, coinvolgente, ma per nulla banale.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Caterina va in città – Paolo Virzì
I nostri ragazzi – Ivano De Matteo
Dio esiste e vive a Bruxelles – Jaco Van Dormael

e leggi anche
Ritrattino di Kant a uso di mio figlio – Massimo Piattelli Palmarini
Ciò che inferno non è – Alessandro D’Avenia
A volte ritorno – John Niven

Locandina film "se Dio vuole"

Locandina film “se Dio vuole”

Durata: 87′
Regia: Edoardo Falcone

Personaggi ed interpreti:
Tommaso: Marco Giallini
Don Pietro: Alessandro Gassmann
Carla: Laura Morante

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Ruben Fleischer

Benvenuti a Zombieland

USA, 2009
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La sua fissazione più di uccidere gli zombie era trovare un Twinkie. C’era una cosa nei Twinkie che gli ricordava il tempo passato, quando le cose erano semplici e innocenti, non così assurde. Era come se pensasse che mangiando quella merendina, il mondo avrebbe recuperato quella innocenza e sarebbe tornato normale.

Il film è ambientato in America versione post-apocalittica, due mesi dopo un’epidemia mortale causata morbo della “mucca pazza”, che poi è diventato il virus della “persona pazza” e poi quello dello “zombie pazzo”.
Il protagonista, Columbus (interpretato da Jesse Eisenberg), viaggia per vedere se i suoi genitori sono ancora vivi. Poco dopo incontra Tallahassee (interpretato da Woody Harrelson), un uomo duro ossessionato dai Twinkie, merendine che gli ricordavano il passato senza zombie. Decidendo di viaggiare insieme, incontrano due giovani sorelle, Wichita (Emma Stone) e Little Rock (Abigail Breslin). Inizierà così il viaggio di questi quattro singolari elementi verso Los Angeles dove, si dice, ci sia un parco divertimenti libero dagli zombie. Il loro viaggio sarà pieno di demenziali (ma efficaci) regole da tenere a mente per evitare di essere mangiati, singolari incontri (Bill Murray non infetto che si traveste da zombie per poter giocare a golf senza dover fare la fila) e memorabili dichiarazioni d’amore di Tallahasse verso i Twinkie.

Un film spassoso, quasi una commedia, che però non perde la vena horror dei film con protagonisti gli zombie.
Oltretutto, recentemente, i produttori hanno confermato il sequel con il cast originale! Inizio della produzione fissato ad inizio 2019.

Se ti è piaciuto guarda anche: The Walking Dead – Frank Darabont
leggi anche: Io sono leggenda – Richard Matheson
ascolta anche: Colonna sonora del film

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Interpreti
-Woody Harrelson: Tallahassee
-Jesse Eisenberg: Columbus
-Emma Stone: Wichita/Krista
-Abigail Breslin: Little Rock
-Amber Heard: 406
-Bill Murray: Se stesso
Regia
-Ruben Fleischer

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Valerio Attanasio

Il tuttofare

Italia, 2018
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Se in passato l’avvocato era considerato parte di un’elite economica e sociale, oggi è un lavoro come un altro, sottopagato e decisamente inflazionato!

Antonio Bonocore si è da poco laureato in giurisprudenza e per avviarsi alla carriera forense accetta di svolgere praticantato presso lo studio dell’avvocato Salvatore Toti Bellastella, principe del foro romano e stimatissimo insegnante di Diritto Penale.

Antonio si è meritato questa opportunità, senza raccomandazioni, solo grazie alle proprie capacità.
Affiancare l’avvocato potrebbe costituire per lui un importante trampolino di lancio, un’esperienza formativa con radiosi sbocchi professionali.

In realtà il tirocinio – magramente retribuito – si rivela quanto di più degradante possa immaginarsi per un giovane brillante laureato. Antonio si trova nei fatti a fungere da cameriere, svolgendo per il Bellastella compiti che con la professione legale hanno ben poco a che fare: gli viene chiesto infatti di pensare alla spesa, di cucinare, di fare da autista, fino alla richiesta più pazzesca, che cambierà la sua vita.

Grazie alla straordinaria interpretazione di Sergio Castellitto nel ruolo dell’avvocato Bellastella (che riesce a renderci un personaggio esilarante ed insopportabile al tempo stesso), il film diverte in molte occasioni, ma offre al contempo uno sconfortante spaccato di realtà.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Tutta la vita davanti – Paolo Virzì
Startup – Alessandro D’Alatri

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Regia: Valerio Attanasio
Durata: 96′

Personaggi ed interpreti:
Avvocato Salvatore Toti Bellastella – Sergio Castellitto
Antonio Bonocore – Guglielmo Poggi
Titti Mandorlini – Elena Sofia Ricci

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PHILIPPE DE CHAUVERON

Non sposate le mie figlie!

Les films du 24, Francia, 2014
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Articolo di Laura Festari

Amico di famiglia: “Chi è quella gente? Sono i giardinieri?”
Marie: “In realtà sono i nostri generi…”

Francia, XXI secolo.

I Verneuil sono una normalissima famiglia borghese con quattro splendide figlie.
Le tre più grandi si sono finalmente sistemate con tre uomini francesi conosciuti a Parigi e la quarta, Laure, sta per convolare a nozze con Charles.
Che cosa, allora, rende così preoccupati e perplessi papà Claude e mamma Marie?

Da guardare obbligatoriamente in compagnia, Non sposate le mie figlie! è uno di quei film comici, esilaranti, uno di quelli che ti fanno a ridere fino alle lacrime, ma che poi, alla fine, ti fanno anche un po’ a riflettere.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
La famiglia Bélier- Éric Lartigau

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Regia: Philippe de Chauveron

Sceneggiatura: Philippe de Chauveron- Guy Laurent
Musiche: Marc Chouarain
Fotografia: Vincent Mathias

Interpreti e personaggi
Christian Clavier- Claude Verneuil
Chantal Lauby- Marie Verneuil
Ary Abittan- David Benichou
Medi Sadoun- Rachid Benassem
Frédéric Chau- Chao Ling
Noom Diawara- Charles Koffi
Frédérique Bel- Isabelle Verneuil
Julia Piaton- Odile Verneuil
Émilie Caen- Ségolène Verneuil
Élodie Fontan- Laure Verneuil

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Paolo Genovese

Sei mai stata sulla luna?

2015, Pepito Produzioni
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Guarda che magari pensiamo di conoscere una persona da sempre, di sapere tutto, invece poi magari ignoriamo la parte più importante, quella nascosta, quella che ti ha fatto sognare, che ti ha fatto stare bene.

Guia è una giovane donna in carriera nel mondo della moda, vive a Milano ed ha un fidanzato per cui ogni espediente è buono per realizzare escamotage fiscali. Improvvisamente scopre di essere l’unica erede di una masseria in Puglia, dove vivono suo cugino Pino, che per la legge non è in grado di intendere e di volere e Renzo, un fattore vedovo con il figlio.
La prima idea di Guia e del suo fidanzato Marco è di vendere tutto il prima possibile, ma gli abitanti del piccolo paese, affezionati a Pino e a Renzo, non le rendono facili le cose.
Guia sarà costretta a passare del tempo in campagna per risolvere tutti i problemi che si vengono a creare giorno per giorno, senza quasi accorgersi che la sua vita sta prendendo una piega inaspettata.
Questo film è una commedia spassosa ricca di personaggi peculiari e stravaganti, che si completano nel contesto tradizionale di una piccola realtà di campagna.

Ti è piaciuto questo film?
Allora guarda anche:
Paolo Genovese, Perfetti sconosciuti
Ben Stiller, I sogni segreti di Walter Mitty

E ascolta anche:
Fabrizio de Gregori, Sei mai stata sulla luna?  
KT Tunstall, Horse and Cherry tree
Bahamas feat The Wheather Station, Don’t you want me 
Joan Jett, I love rock And roll 

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Lingua originale: italiano
Paese di produzione: Italia
Anno: 2015
Durata: 111 min
Genere: commedia
Regia: Paolo Genovese
Soggetto: Enrico Vanzina, Paolo Genovese, Carlo Vanzina, Riccardo Milani, Alessio Maria Federici
Sceneggiatura: Paolo Genovese, Pietro Calderoni, Gualtiero Rosella
Casa di produzione: Pepito Produzioni, Rai Cinema
Distribuzione (Italia): 01 Distribution
Fotografia: Fabrizio Lucci
Musiche: Francesco De Gregori

Interpreti e personaggi
Liz Solari: Guia
Raoul Bova: Renzo
Simone Dell’Anna: Tony
Giulia Michelini: Carola
Pietro Sermonti: Marco
Dino Abbrescia: Dino
Nino Frassica: Oderzo
Sabrina Impacciatore: Mara
Neri Marcorè: Pino
Rolando Ravello: Paolo
Sergio Rubini: Delfo
Emilio Solfrizzi: Felice
Paolo Sassanelli: Rosario

 

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Marco Ghizzoni

Il cappello del maresciallo

Guanda, 2014, p. 215
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Il suo piano era quello di fargli credere di essere invaghita di lui così da tenerlo buono e tranquillo. Nel caso non avesse funzionato, aveva sempre il suo cappello come arma di ricatto.

Il cappello del maresciallo è certamente una commedia all’italiana, scritta dal giovane autore Marco Ghizzoni nato e cresciuto nella campagna cremonese, dove effettivamente è ambientata la nostra storia. E il cappello della citazione è proprio quello del Maresciallo.

Boscobasso, un nome di fantasia ma non molto lontano dalla realtà, è una piccola cittadina della Provincia di Cremona che ospita duemila anime di cui tre carabinieri, un sindaco, un parroco con la sua perpetua, l’oste e tutta una serie di personaggi tipici; delle vere e proprie macchiette che scheggiano nella storia come se entrassero ed uscissero da un palcoscenico. Il fatto è che il famoso liutaio Arcari, viene trovato senza vita nella piccola stazione del paese, con i pantaloni calati, particolare piuttosto piccante, che farà prendere alle indagini una certa piega. Non sarà tuttavia l’unico accadimento insolito, per un piccolo paese della provincia lombarda, dove la nebbia avvolge tutto come un cappotto ben cucito, e dove tutti sanno cosa pensa il proprio vicino di casa.

La trama non è innovativa, ma è lo stile della narrazione che ci tiene incollati al romanzo. Non succede effettivamente nulla che possa considerarsi un colpo di scena, ma la prosa è scorrevole e divertente. Inoltre ci ritroviamo nel romanzo come probabili abitanti di Boscobasso, proprio per la vicinanza con le nostre origini, ci rivediamo a camminare tra quelle vie, quasi con il rischio d’incontrare i personaggi per strada.

Se volete potete leggere questo libro QUI, e se vi è piaciuto leggere anche I peccati della bocciofila, sempre edito da Guanda e suo seguito ideale.

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Gabriel Axel

Il pranzo di Babette

Danimarca, 1987
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Così ora sarete povera per il resto dei vostri giorni…
Un artista non è mai povero.

Le stelle sono venute più vicine.
Forse verranno più vicine ogni sera.

Il pranzo di Babette fa parte di quella ristretta cerchia di lungometraggi la cui visione stimola cerebralmente lo spettatore a pensare ed al pensiero.
Basterebbe questo per giustificare la vincita del Premio Oscar come miglior film straniero nel 1988.
Siamo in un piccolo paese adagiato lungo la costa della Danimarca. I giorni si svolgono gli uni appresso gli altri, senza cambi di marcia, monotoni, austeri, senza qualsivoglia novità informale a spezzare la routine: qui vivono Filippa e Martina, sorelle, cresciute dal padre verso una vita religiosa rigida, senza piaceri. Sono solo due esempi degli abitanti che troveremo in questo borgo costiero.
Babette, rinomata cuoca d’oltralpe, giungerà e risveglierà la comunità da quel torpore quasi auto inflitto e farà riscoprire l’arte ad esempio oppure l’amore oppure la bellezza dello stare assieme.
Riuscirà a farlo attraverso il cibo, metafora materica della famosa “corrispondenza d’amorosi sensi”: il pranzo diventa un’allegoria, grazie alle portate che paiono saziare i bisogni temporali e concreti ed al vino che mesce l’umore all’allegrezza, tutti gli attriti della comunità paiono attenuati e assai meno importanti.
In definitiva non si tratta di un film, ma quasi di una favola dalla veloce lentezza tipica dell’atmosfera dei paesi nordici, che lascia spiazzati per la sottile conclusione, benché plausibile avendo a che fare con gli umani.

Per gli appassionati ecco il menu del pranzo: brodo di tartaruga, blinis demidoff, quaglie en sarcophage, insalata mista, formaggi misti, savarin, frutta mista, caffè con tartufi al rum, friandises (pinolate, frollini, amaretti).
Vini: Amontillado bianco ambra, Clos de Vougeot, champagne Veuve Clicquot.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Lasse Hallstrom – Buon compleanno Mr. Grape
Mangia prega ama – Ryan Murphy
Damian Szifron – Storie Pazzesche

… e leggi anche
Karen Blixen – Il pranzo di Babette
Cristiano Cavina – La pizza per autodidatti
Elizabeth Gilbert – Mangia prega ama
Allegra Alacevich – A pranzo con Babette

…e ascolta anche
Wolfgang Amadeus Mozart – Là ci darem la mano
Giorgio Gaber – Barbera e champagne
Francesco De Gregori – Dammi da mangiare

babette

Regia : Gabriel Axel
Sceneggiatura : Gabriel Axel
Fotografia : Henning Kristiansen
Musica : Per Norgard
Durata: 103′

Interpreti e personaggi principali:
Stéphane Audran : Babette Harsant
Vibeke Hastrup : Martine giovane
Brigitte Federspiel : Martine vecchia
Hanne Stensgaard : Filippa giovane
Bodil Kjer : Filippa vecchia
Preben Lerdorff Rye : Il Capitano
Bibi Andersson : La signora Svedese
Bendt Rothe : Il vecchio Nielsen

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Jaco Van Dormael

Dio esiste e vive a Bruxelles

Lussemburgo - Francia - Belgio, 2015
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Prete: “ Dio ci dice: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’ ”
Dio: “ Mai detta una cosa simile ”
Prete: “ Come? ”
Dio: “ Non l’ho mai detta ”

Venerdì io e Luis, avevamo deciso che i giorni invece di chiamarsi Lunedì e Martedì o Mercoledì, si sarebbero chiamati Gennaio, Febbraio, Marzo… Dopo una settimana vivevamo insieme da 7 mesi.

Un film che si rispetti deve avere una narrazione cinematografica che srotoli un pensiero fuori dagli schemi ed al tempo stesso robusto, esperto, allegorico.
C’è Dio: burbero, sadico e tremendamente umano. Abita a Bruxelles in un normale appartamento e lavora in uno studio senza finestre, colmo di classificatori.
Ha un figlio (QUEL figlio, scappato di casa per mettersi con gente brutta, rimanendo ucciso), una moglie che non parla molto ed una figlia, Ea, che ama ascoltare la musica emessa dalle persone.
Questo Dio programma al computer l’esistenza dell’umanità, godendo delle sue disgrazie, dei suoi incidenti: si diverte un mondo nel rendere miserabile la vita degli umani. Ea non ne può più e compie un atto di ribellione estremo: manda ad ogni essere umano un SMS con scritto …
Una domanda aleggia per tutto il film: se Dio esiste è davvero così? Oppure: se fosse esistito ma ora è stato “sostituito” dopo una rivolta? La dissacrazione la fa da padrone (il Bene e il Male coincidono), da un senso instabile alla spiritualità che acquisisce così un sano senso liberatorio nella sua ragionata follia, a tratti ornata dalla bellezza sfaccettata in mille cacofonie.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Alejandro Amenabar – Agora

Deniz Gamze Ergüven – Mustang
Nadine Labaki – E ora dove andiamo?

…e leggi anche
Giuseppe Catozzella – Il grande futuro
Craig Thompson – Blankets
Paulo Coelho – Il Diavolo e la signorina Prym

…e ascolta anche
PJ Harvey – Let England Shake
Luca Carboni – Silvia lo sai
Francesco Guccini – Dio è morto

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Regia : Jaco Van Dormael
Sceneggiatura : Thomas Gunzig – Jaco Van Dormael
Fotografia : Christophe Beaucarne
Musica : An Pierlé
Durata: 113’

Interpreti e personaggi principali:
Benoît Poelvoorde : Dio
Pili Groyne : Ea
Catherine Deneuve : Martine
Yolande Moreau : La donna di Dio
Johan Heldenbergh : Il prete
David Murgia : Gesù Cristo

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Zack Snyder

Sucker Punch

USA - Canada, 2011
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Se non combatti per qualcosa ti ritroverai con niente!

Hai paura… non devi. Per raggiungere il tuo paradiso, lasciati andare.
Quello che stai immaginando in questo momento? Tu controlli questo mondo.

Articolo di Kastalya von Dunst

Onestamente, io l’ho trovato un film che fa riflettere: ogni cosa è inserita per un motivo ben preciso, nulla è lasciato al caso. Forse è solo la ridondanza barocca dei combattimenti che rischia di depistare, ma è una scelta stilistica fatta consapevolmente, con cognizione di causa.
Andiamo per gradi.
Che ci siano tre livelli di realtà è ben chiaro praticamente a tutti: ma cosa sono questi tre livelli? Come per Inception, è complicato riuscire a tenerli a mente e incastrarli correttamente, rischiando difatti di dare una lettura diacronica invece che sincronica del film, facendo perdere di valore a tutta la costruzione narrativa.

1 – Baby Doll e il Reale
Come diceva Leopardi, in questo livello si parla dello “squallido Vero e del solido Nulla”. Al mancare della figura materna, subentra un paterno deviato e pericoloso che porta all’evento chiave (il Sucker Punch, appunto): per cercare di proteggere la sorellina, Baby Doll si sporca le mani ma, dato che quello che la muove al momento è la disperazione più che la volontà di farcela, distrugge la sua stessa innocenza venendo rinchiusa in un manicomio. Un’emblematica caduta dalla grazia tipica di ogni evoluzione dall’infanzia all’età adulta: la sorellina da lei uccisa è sia un’azione da redimere, sia l’emblema della perdita della sua fanciullezza.
C’è un teatro però, un Teatro dell’anima, dove la terapia psicanalitica cerca di smuovere i rimossi di queste povere anime perdute, facendo loro letteralmente portare in scena quei grandi psicodrammi che le hanno condotte in quel luogo senza futuro. Un’esaltazione del percorso interiore che si compie nei momenti drammatici che si affrontano durante la vita e che se non si trova il coraggio di affrontare non ci renderanno mai liberi.

2 – Baby Doll e la Sublimazione del Reale
Siamo ora al secondo livello, il reale è una prigione e se non possiamo uscirne… beh, cambiamolo!
Come in una fiaba, siamo nel punto in cui si deve cercare di risolvere il problema: si cercano quindi stratagemmi magici, alleanze e spinte motivazionali che permettano di lavorare come un corpus unico contro il nemico comune.
Ecco quindi che il manicomio diventa un bordello, le pazienti delle prostitute, gli inservienti i padroni, la psichiatra una prostituta con la sindrome di Stoccolma e il dottore un cliente facoltoso per il quale è motivato l’ingresso di Baby Doll nella struttura. Sarà infatti il suo regalo, lei è qui solo per lui.
È questo il valore catartico di questo livello: permettere alla nostra psiche di accedere alle soluzioni che ci possono salvare, è un trait d’union tra il Reale e l’Ideale, escamotage volto a dare scacco matto al Reale e saccheggiare l’Ideale per trovare nel fondo della nostra anima le vie di fuga dal Dolore. Spesso il solo modo di combattere la sofferenza è di arrendersi, messi con le spalle al muro, così da poter affrontare tutte le nostre paure. Il vero valore del processo sta proprio in questo: da questo confronto con la nostra Anima.

3 – Baby Doll e l’Ideale
Questo livello fa da contrappunto simmetrico del Reale. E tanto è squallido e doloroso l’uno, tanto è immaginifico e catartico l’altro: il suo essere così barocco e ridondante, sovrabbondante di suoni e colori, serve ad equilibrare il reale. Se nel mondo del manicomio l’individualità è annullata, qui le protagoniste sono ben marcate, ognuna ha una sua caratteristica, una sua unicità, una sua forza e soprattutto una sua capacità di influenzare il mondo. Emblematico il combattimento con i samurai di pietra, immensi ed enormi, apparentemente invincibili per una piccola ragazzina disarmata.
Estremamente importante è la figura del Saggio Maestro che insegna a Baby Doll come combattere e quindi a come essere libera. Se si bada bene, non le mostra come scappare, bensì le dice semplicemente che l’avrebbe aiutata ad essere libera. È questo quello che conta.

In definitiva, Sucker Punch è un viaggio iniziatico.
Essere liberi è il punto di partenza per poter vivere davvero. La prigionia metaforica dell’ospedale e quella sublimata del bordello sono emblemi di una prigionia interiore che non permette di essere quello che vogliamo.
Il Viaggio della Vita ha portato la protagonista a lottare con i propri strumenti: per questo una delle cose che più ha depistato gli spettatori è stata di fatto la fine del film. Bisogna passare oltre i normali schemi narrativi. Baby Doll realizza solo verso la fine che il solo modo per fuggire, quel quinto elemento, la quintessenza necessaria per terminare il rituale magico per la fuga, è lei stessa. In questo modo si offre spontaneamente alle proprio paure. Solo ridendogli in faccia, facendo loro vedere che non sono nulla se non parti di noi stessi che siamo in grado di controllare, possiamo vincerle, e possiamo quindi essere davvero liberi.
Baby Doll è martire a imperitura memoria di una battaglia epocale contro se stessi, dove spesso si impara che quando si perde si vince, perché di fatto, quando si combattono queste battaglie non ci sono sconfitti, ma solo vincitori.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
James Mangold – Wolverine, L’immortale
Alex Proyas – Il Corvo
Neil Marshall – Doomsday: Il giorno del giudizio

… e leggi anche
Oliver Bowden – Assassin’s Creed : Rinascimento
Kevin Brooks – Bunker Diary
Kazuo Ishiguro – Non lasciarmi

…e ascolta anche
Emily Browning – Sweet Dreams (Are Made of This) [Sucker Punch OST 01]
Lords Of Acid – The Crablouse Instrumental
Queen (feat. Armageddon) – I Want It All / We Will Rock You (Mash-Up) [Sucker Punch OST 04]

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Regia :  Zack Snyder
Sceneggiatura : Zack Snyder – Steve Shibuya
Fotografia : Larry Fong
Musica : Tyler BatesMarius De Vries
Durata: 105’

Interpreti e personaggi principali:
Emily Browning : Baby Doll
Abbie Cornish : Sweet Pea
Jena Malone : Rocket
Vanessa Hudgens : Blondie
Jamie Chung : Amber

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