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Dave Eggers

Il Cerchio

2014, Mondadori
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Mae Holland  appena varca le porte del Cerchio inizia a comprendere cosa significhi lavorare in un posto simile: la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web che ha imbarcato al suo interno le menti migliori delle ultime due generazioni. Mae adora tutto del Cerchio: le sale adibite a qualsiasi tipo di lavoro, svago, cariche di storia e ogni tipo di isprazione. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta, cioè condividere sul web qualsiasi esperienza personale e trasmettere in streaming la propria vita. La vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino, anzi appare caotica e pericolosa nella sua fosca anarchia. Ma un ex collega inizia a farla riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze o rende gli esseri umani più esposti e fragili, alla fine più manipolabili?

Il Cerchio, scritto da Dave Eggers uno degli scrittori più influenti degli ultimi anni, è il libro distopico che segna il nostro tempo esattamente come fece 1984 di Orwell. Nel calderone di queste pagine, corpose ma agili, si annidano i grandi problemi che i social network hanno sollevato in questi anni. Più in generale la rete ha reso liquidi confini che prima sembravano invalicabili come quello fra diritto alla riservatezza, alla tutela dei dati personali, alla salvaguardia delle opere di ingegno. Le dittature vivono di una ingerenza sempre più consistente, da parte di uno stato tiranno, nella vita dei cittadini. L’unica differenza è che la dittatura del Cerchio è dolce, quasi evanescente. È la dittatura della trasparenza assoluta, della morale invadente che non rispetta alcuna libertà di scelta, del divertimento estremo che esiste solo se pubblicato sull’unico social network ovviamente gestito dalla dittatura stessa e che segna interamente la vita sociale a livello globale. Leggendo questo libro capiamo quanto dobbiamo tenere stretta la nostra privacy, la possibilità di nascondere alcuni aspetti della nostra vita e che solo noi possiamo scegliere con chi condividere. Anche la possibilità di mentire è preziosa e ci restituisce un lato, certo oscuro e sporco, della natura umana che denota il potere però della nostra libertà e del nostro diritto di scelta. Il Cerchio sembra urlare che la luce è positiva solo se a contrasto con la nostra capacità logica e di analisi altrimenti ci ustiona e ci lascia fragili sotto il peso del giudizio altrui, sempre presente e tiranno. Anche l’ombra ci rende umani, senza questo lato saremmo mostri luminosi magari moralmente irreprensibili ma pur sempre mostri, esattamente come il personale del Cerchio: assolute marionette manovrate da un gioco di potere molto più grande della loro stessa immaginazione.

Se ti è piaciuto leggi anche:

1984 di George Orwell 

Guarda anche:

Fahrenheit 451 diretto da Francois Truffaut 

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Damian Szifron

Storie Pazzesche

Argentina - Spagna, 2014
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 Il carcere non è poi così male, si mangia, non si paga l’affitto, si gioca a carte…

Per rispetto delle vicende e dei personaggi si prega di ridere con moderazione.

Quando dietro ad un film c’è lo zampino di Pedro Almodovar abbiamo la garanzia di trovare un lavoro spiazzante, che rispecchia la società contemporanea.
Storie pazzesche è un film a episodi – sei – sapientemente diretti e miscelati dal regista Damián Szifron che compone un insieme di storie surreali, ma sempre con un fondo di verità da ricercare in fatti ed atti reali, sublimati in un’atmosfera esagerata, farsesca, kitch e a tratti anche pulp.
Quindi non molto dissimili da quanto ci propinano ogni giorno i mass-media.
Incontriamo nell’ordine:
- il popolino di un ristorante senza pretese, ma dall’agguerrita cuoca;
- una lotta di classe sui generis dalla conclusione… romanticamente scottante;
- l’esplosiva ribellione in risposta ad una sosta vietata;
- la classica immensa somma di denaro che dovrebbe aggiustare tutto;
- quasi moglie e quasi marito. Basta questo.
Questi sono gli episodi 2-6: il migliore è il primo, intitolato “Pasternak”. Semplicemente geniale.
Intendiamoci: non è un film truculento o sanguinario, non è questo il fil rouge che collega le vicende. Il mosaico di storie è tenuto insieme dalla grottesca volontà di voler attuare una perfetta macchinazione di raffinata malvagità unita ad una genuina vendetta anche quando si ha ragione.
Costi quel che costi, il desiderio di rivalsa prende il sopravvento su tutto e tutti.
Detto più semplicemente: è l’innegabile piacere di perdere il controllo il vero protagonista.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
I Tenenbaum – Wes Anderson
Mine Vaganti – Ferzan Ozpetek

… e leggi anche …
Vite brevi di idioti – Ermanno Cavazzoni
Christopher Moore – Un lavoro sporco

… e ascolta anche …
Storie Pazzesche (Relatos Salvajes) – Theme Song
Fly Me To The Moon – Bobby Womack
Titanium – David Guetta ft. Sia
Rapsodia Húngara nº 2 – Franz Liszt

STORIE-PAZZESCHE-Locandina-Poster-2014

Regia : Damián Szifron
Sceneggiatura : Damián Szifron
Fotografia : Javier Julia
Musica : Gustavo Santaolalla
Durata: 122’

Interpreti e personaggi principali:
Ricardo Darín : Simon Fisher
Leonardo Sbaraglia : Diego
Darío Grandinetti : Salgado
Erica Rivas : Romina
Julieta Zylberberg : Moza
María Onetto : Helena
Oscar Martínez : Mauricio
Rita Cortese : Cocinera
Nancy Dupláa : Victoria
Osmar Núñez : Abogado

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