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Mauro Covacich

A perdifiato

Einaudi, 2005, pag. 333
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“Oh, bella questa. E come mai, Dario? Pagare l’affitto significa spendere un sacco di soldi senza che ti resti niente, alla fine”. “Ti resta l’uso che hai fatto di quella cosa, la vita che hai vissuto con, su o dentro la cosa per la quale hai pagato”.

Pubblicato nel 2003 da il via al cosidetto “Ciclo delle stelle” composto da: A perdifiato, Fiona, Prima di sparire, A nome tuo (da quest’ultimo è tratto il recente film di Valeria Golino Miele). Il protagonista è Dario Rensich originario di Trieste (come l’autore) e maratoneta di professione. Non ha mai vinto qualcosa di assolutamente importante, anche se all’ultima maratona di New York per ben quattro isolati è stato primo, davanti a tutti. In quell’occasione la Federazione di atletica leggera italiana lo nota e decide di puntare su di lui, gli permette di allenarsi per ben tre anni in giro per il mondo, in diverse condizioni. Alla gara successiva però Dario scoppia prima della fine, esagera nella prestazione fisica, e si brucia prima del traguardo. Alla Federazione non resterà quindi che concedergli la chance da preparatore tecnico; ed è proprio qui che inizia la nostra storia.

Dario è sposato da alcuni anni con Maura, anche lei ex-sportiva di professione, e proprio mentre cercano di adottare un figlio la Federazione manda Dario in Ungheria ad allenare un giovanissimo gruppo di mezzofondiste, sette giovani atlete promettenti. Il percorso di adozione, come l’incarico di allenatore per Dario sono strade in salita e a “perdifiato”. Restare lontani è difficile, accettare le sconfitte e le debolezze lo è ancora di più. Dario svolgerà il suo compito, sia come allenatore, sia come marito; ma con molte contraddizioni e portando con sè sentimenti contrastanti e perturbanti. S’innamorerà di Agota, una delle giovani e splendide “scippatrici”, allenerà duramente le ragazze, nasconderà anche a sua moglie le proprie debolezze, e vorrà credere infine di poter essere padre. Dalla conclusione amara del romanzo, anche se non solo negativa, Dario troverà un nuovo inizio e una nuova famiglia.

Mauro Covacich nasce a Trieste nel ’65 e insegna al liceo per diversi anni, fino a quando nel 2000 non decide di dedicarsi alla scrittura e collabora anche con diverse testate nazionali, come Il Corriere della Sera. L’ultima sua fatica letteraria è La sposa edita nel 2014 da Bompiani e finalista del Premio Strega 2015; in particolare questo libro racconta 17 brevi storie, alcune vere e altre solo parzialmente, una delle quali è dedicata a Pippa Bacca la giovane artista italiana morta tragicamente nell’intento di un viaggio-performance “Spose in viaggio”.

Se ti piace questo libro ascolta anche U2 – Pop QUI

L’autore è presente all’edizione 2015 del Festivaletteratura

 

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Giuseppe Catozzella

Non dirmi che hai paura

Feltrinelli, 2014, 236 pp.
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Ecco, la guerra, per esempio, mi ha portato via il mare. Però, in compenso, mi ha fatto venire voglia di correre. Perchè grande come il mare è la mia voglia di andare. La corsa è il mio mare.

Quando si vive in un Paese martoriato dalla guerra, soffocato dall’integralismo, imbruttito dalla miseria, il Viaggio diventa l’unica soluzione, la sola speranza di realizzare un grande sogno.

Samia vive a Mogadiscio. Fin da bambina mostra un talento innato per la corsa e si allena senza risparmiarsi tra le macerie della sua città, indossando il burqa, sfidando quotidianamente pericoli. Gode dell’appoggio incondizionato della sua famiglia, con la quale vive un rapporto di profonda unione e condivisione. Non rinuncia al proprio sogno nemmeno quando ogni cosa sembra precipitare. Decide di partire, di andar via dalla Somalia, verso un futuro costellato di riconoscimenti e serenità.

Questo libro, finalista al Premio Strega, racconta una storia vera, da scoprire pagina dopo pagina, vivendo in completa empatia con la protagonista, immedesimandosi progressivamente.

E alla fine, vi assicuro, guarderete al mondo, alle grandi migrazioni, ai fatti di cronaca con occhi diversi. E forse capirete, come è capitato a me, che dietro ad ogni viaggio c’è semplicemente l’aspirazione di un uomo (o di una donna) ad una vita migliore. Un desiderio del tutto legittimo che merita sempre il più profondo rispetto.

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Nuruddin Farah – Nodi

e vedi anche
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Terraferma – Emanuele Crialese
Captain Phillips – Paul Greengrass

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