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Caparezza

Prisoner 709

Universal Music Group - 2017
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And if you call my name, I don’t recognize it. If I look at my face, I don’t recognize it

Sembra un altro Caparezza da quello che, tre anni fa, pubblicava Museica. L’album del 2014 si presentava, già dalla copertina, colorato e pieno di elementi come in un quadro (perfettamente in linea con il concept dell’album), mentre Prisoner 709 si presenta visivamente bicolore, nero e bianco, con Caparezza, dall’espressione enigmatica, chiuso in una gabbia di tubi. Si capisce fin da subito che non è il solito album dell’artista pugliese.
Molto più intimo, reale, chiaramente il frutto di una crisi personale dell’artista. La gabbia è il filo conduttore delle tracce: Michele Salvemini si sente intrappolato nella maschera che indossa, si sente intrappolato in Caparezza. Da qui parte l’autoanalisi, che si dipana nelle canzoni.

L’inizio di Prosopagnosia è il riassunto perfetto per il pensiero che il cantante vuole comunicare: “Qualcosa sta bloccando l’ingranaggio / Siccome immobile, sto sul palco del 5 maggio / Cantavo per fuggire dal mondo in un solo slancio / Ora che cantare è il mio mondo ne sono ostaggio”, e viene ulteriormente rimarcato nella successiva Prisoner 709: “ Io sono il disco, non chi lo canta / Sto in una gabbia e mi avvilisco.”
In Confusianesimo si getta contro le religioni: “Spirituale come Osho con le Rolls Royce / Circola denaro losco come l’offshore / Non so voi, io vado a farmi una religione come Tolstoj”, mentre in Una chiave Caparezza parla con se stesso più giovane e cerca di rincuorarlo e tranquillizzarlo sulle sue ansie e paranoie: “La vita è un cinema tanto che taci / Le tue bottiglie non hanno messaggi / Chi dice che il mondo è meraviglioso / Non ha visto quello che stai creando per restarci”.
In Larsen Caparezza parla dell’acufene che l’ha colpito e che ha segnato l’inizio della sua crisi: “Il suono del silenzio a me manca / Più che a Simon e Garfunkel / Nel cervello c’è Tom Morello che mi manda feedback / Hai voluto il rock? Ora tienilo/ Fino alla fine”.

Alla fine dell’album ritorna il pensiero iniziale: è davvero un album di Caparezza questo?
Certo che lo è. Lo si capisce da Ti fa stare bene: pezzo pop, con un coretto di bambini nel ritornello e melodia che trasmette felicità. Una canzone che messa in mezzo a quest’album stona parecchio. Ma è qui che viene fuori il vero artista che è Caparezza: scrivere e cantare quello che sente. Lui è uno che non si atteggia, fa solo la sua musica: “Canto di draghi, di saldi e di fughe più che di cliché / Snobbo le firme perché faccio musica, non défilé / Sono l’evaso dal ruolo ingabbiato di artista engagé / Questa canzone è un po’ troppo da radio, ‘sti cazzi finché / Ti fa stare bene”.

Quindi si, questo è un eccellente album di Caparezza.

Se ti è piaciuto:
Ascolta anche: Museica - Caparezza

Vedi anche: Cinque giorni fuori – Ryan Fleck e Anna Boden

Leggi anche: Rughe - Paco Roca

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Andy McKay

La grande scommessa

Universal Picture, 2005
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Ho la sensazione che tra qualche anno la gente dirà quello che dice sempre quando l’economia crolla. Daranno la colpa agli immigrati e alla povera gente

Meglio dirlo subito: non è facile seguire la storia di questo film se non si ha una base di conoscenze in ambito economico. Vi si parla spesso un linguaggio tecnico: il linguaggio delle banche, di Wall Street.
Nei dialoghi si ripetono sigle apparentemente incomprensibili, alle quali fino ad ora abbiamo dato poca importanza. Ci capitava di sentirle al telegiornale, ma ci sembravano termini di nicchia, lontani anni luce dalla nostra realtà.
E invece no, non sono così lontani. Quelle parole (CDO, AAA, SWAP), senza che ne fossimo consapevoli, hanno condizionato le nostre vite in maniera determinante.
Ormai è tristemente noto: nel 2008 una gravissima crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti ha portato l’economia mondiale sull’orlo del tracollo. Questa non è teoria, questo non è lontano da noi.
A causa di quel tracollo 8 milioni di persone (solo negli Stati Uniti) hanno perso il lavoro, milioni si sono trovati da un giorno all’altro senza casa, milioni sono sprofondati sotto la soglia di povertà.
Gli effetti di quel disastro sono sotto i nostri occhi da anni, anche a casa nostra, anche nel nostro quotidiano.
“La grande scommessa” prova a spiegarci i motivi di quella crisi: ci descrive come si sia arrivati al dissesto. Ci parla di un’economia falsata dalla colpevole incapacità e dalla supponenza degli operatori di borsa e dei grandi nomi della finanza. Ci parla del criminale comportamento delle agenzie americane deputate a tenere sotto controllo la solidità degli istituti bancari ed assicurativi, ma nei fatti complici della più grande truffa economica della storia.
E così il consiglio è quello di vedere questo film, con attenzione, cercando di capire, arrabbiandosi, inevitabilmente. Vi sentirete pedine di un sistema marcio fino alle fondamenta. Non cambierà molto, in realtà, ma almeno sarete vittime un po’ più consapevoli.
Nonostante il tema complesso, il film – basato sull’omonimo libro di Michael Lewis – si sviluppa in modo assolutamente scorrevole ed avvincente, anche grazie alle formidabili interpretazioni dell’intero cast.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Wall Street – Oliver Stone
Margin Call- J.C. Chandor
The Wolf of Wall Street – Martin Scorsese (VM 14)
Americani – James Foley
American Hustle – David O. Russell
Too big to fail – Curtis Hanson

e leggi anche
The big short La grande scommessa – Michael Lewis
Too big to fail Il crollo – Andrew Ross Sorkin
Il lupo di Wall Street – Jordan Belfort
Il denaro – Emile Zola

grande scommessa

Regia: Adam McKay
Sceneggiatura: Adam McKay, Michael Lewis, Charles Randolph
Musica: Nicholas Britell
Fotografia : Barry Ackroyd
Durata: 130′

Interpreti e personaggi principali:
Christian Bale – Michael Burry
Brad Pitt - Ben Hockett
Ryan Gosling – Greg Lippmann
Steve Carell – Mark Baum

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Paolo Virzì

Il Capitale Umano

Italia, 2013
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« – Avete scommesso sulla rovina di questo Paese e avete vinto.
- “Abbiamo” vinto. Ci sei anche tu, amore. »

Il film ambientato in Brianza racconta le vicissitudini di due famiglie, i Bernaschi imprenditori benestanti e gli Ossola appartenenti al ceto medio. Le due famiglie sono legate dall’apparente storia d’amore dei due figli: Serena Ossola e Massimiliano Bernaschi. Il film, diviso in quattro parti, inizia con un SUV che in piena notte investe un ciclista. I primi tre capitoli raccontano gli avvenimenti dei sei mesi precedenti all’incidente attraverso gli occhi di tre dei protagonisti, questo aiuterà poi a trarre le conclusioni nella parte finale.

Dino Ossola, agente immobiliare, sempre alla ricerca di modi per arricchirsi e padre di Serena cerca di avvicinarsi alla figlia facendo amicizia e poi entrando in affari col padre del suo ragazzo.

Carla, ricca e insoddisfatta moglie di Giovanni Bernaschi e madre di Massimiliano, la quale non godendo delle attenzioni del marito passa le giornate comprando oggetti di ogni genere. Il marito decide di affidarle la battaglia per salvare un antico teatro della città, che però poi deciderà di vendere per sanare i suoi debiti. Così Carla, sentendosi inutile e trascurata, lo tradirà con il direttore artistico del teatro.

Serena Ossola, stima poco il padre e ha un rapporto complesso con la matrigna che fa la psicologa. Finge di stare con Massimiliano, per non ferire Carla, la quale si è affezionata a lei. Un giorno nello studio della matrigna incontra Luca, uno strano e introverso ragazzo che abita nelle case popolari con lo zio, e che in passato è stato accusato di spaccio proprio al posto di quest’ultimo e del quale si innamorerà.

Nel capitolo finale, la polizia, grazie alle indagini e “all’aiuto” di Dino riuscirà a scoprire il vero colpevole dell’incidente, e questo porterà a non poche conseguenze per tutti i protagonisti del film.

La pellicola è ispirata al libro Il Capitale Umano di Stephen Amidon. Un film che si può definire allo stesso tempo drammatico e social – noir.  Indaga a fondo nella psicologia dei personaggi: nei loro vizi e debolezze, e analizza temi attuali quali la corruzione, il mondo degli affari, l’amore, la crisi coniugale, l’età dell’adolescenza, l’alcol. Un film impegnativo, e drammatico, che tiene incollato lo spettatore allo schermo, con un finale inaspettato, e che porta ad una profonda riflessione sulla società attuale.

Ti è piaciuto questo film?

Allora guarda anche…
Perfetti sconosciuti – Paolo Genovese
La grande bellezza – Paolo Sorrentino

Leggi anche…
S. Amidon, Il capitale umano

Ascolta anche…
I’m sorry -  Jackie O’s farm
e l’album Lukas Graham ( Blue Moon)

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Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Francesco Bruni, Francesco Piccolo
Fotografia: Jerome Almeras
Montaggio: Cecilia Zanuso
Musica: Carlo Virzì
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Matilde Gioli, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Gifuni, Guglielmo Pinelli, Giovanni Anzaldo

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Paolo Virzì

Caterina va in città

Italia, 2003
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Ho trovato una spiegazione a tutto questo, in un documentario scientifico visto alla tv. Diceva che al contrario dei pesci, che coi loro occhi guardano di lato, e delle mosche, che invece guardano dappertutto, noi umani possiamo solo guardare avanti.

Una famiglia normale: madre casalinga, padre insegnante di ragioneria, figlia tredicenne amante del canto. Alla ricerca di nuove opportunita’, la famiglia si trasferisce da una cittadina di provincia (Montalto di Castro) a Roma.
Non e’ facile per la giovane Caterina l’inserimento nella nuova scuola, ne’ per il padre abituarsi al nuovo incarico di insegnante.  La madre pare assente e persa in una realta’ del tutto propria.

Personaggi profondamente umani quelli delineati da Virzi’ in questo bel film: incastonati in una storia che con tratto delicato – ma esplicito – delinea contrasti, sogni irrealizzati ed insicurezze di una generazione (quella degli adulti) prigioniera di un mondo di storture.
Ed offre una fotografia lucida ed implacabile sulla generazione dei figli, abbandonati a se stessi e per questo costantemente esposti al rischio di perdersi.

Grande interpretazione di Sergio Castellitto.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
I nostri ragazzi – Ivano De Matteo
Il rosso e il blu – Giuseppe Piccioni
L’ora di religione – Marco Bellocchio

e leggi anche
Un giorno questo dolore ti sarà utile – Peter Cameron
Ho ucciso Bambi – Carla Cucchiarelli

 

catwerina va in citta

Regia: Paolo Virzì
Durata:90′
Sceneggiatura: Francesco Bruni
Fotografia: Arnaldo Catinari
Musiche: Carlo Virzì
Montaggio: Federico Minetti, Cecilia Zanuso

Interpreti e personaggi:
Sergio Castellito: Giancarlo Iacovoni
Alice Teghil: Caterina Iacovoni
Margherita Buy: Agata Iacovoni
Claudio Amendola: Manlio Germano

 

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Joel Dicker

La verità sul caso Harry Quebert

Bompiani, 2013, 779 p.
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- Scrivere romanzi non è una cosa da niente: tutti sanno scrivere, ma non tutti sono scrittori
- E come si fa a sapere di essere uno scrittore, Harry?
- Nessuno sa di essere uno scrittore, Marcus. Glielo dicono gli altri.

Marcus Goldman e’ reduce dall’enorme successo del suo primo libro ed in piena crisi perche’ privo di ispirazioni per la sua prossima opera letteraria, attesa ormai da pubblico ed editore. Decide di andare a trovare il professor Harry Quebert, celebre scrittore e suo professore all’università, al quale e’ molto affezionato e dal quale riceve importanti consigli per la stesura del nuovo romanzo. Proprio durante la permanenza di Marcus nella lussuosa villa di Quebert in riva all’oceano,  la vita della tranquilla cittadina americana viene sconvolta dal ritrovamento del cadavere di Nola, una quindicenne scomparsa trent’anni prima. Harry Quebert e’ il principale indiziato ed il giovane  Marcus decide di indagare per scagionarlo. Un bel romanzo giallo, scritto con stile scorrevole, che mantiene lungo tutte le sue oltre settecento pagine un ritmo serrato ed un’atmosfera tesa. Sicuramente l’ideale per un’appassionante lettura estiva, ma perfetto anche per le sere d’inverno, da godersi tutto d’un fiato davanti al camino.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche …
The Ghostwriter – Robert Harris

e vedi anche I segreti di Twin Peaks – David Lynch

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Gavin O'Connor

Warrior

Usa, 2011
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Dov’eri quando serviva? Era da ragazzino che mi serviva quest’uomo. Adesso non mi serve. No, è troppo tardi. E’ già successo tutto ormai.

Tommy e Brendan Conlon non si vedono nè parlano da anni.
Fratelli con un passato da formidabili lottatori, hanno dovuto affrontare la vita distanti l’uno dall’altro, la loro famiglia distrutta dall’alcolismo del padre Paddy.
Una sera, di ritorno a casa, Paddy trova Tommy ad attenderlo sulla soglia; il ragazzo porta nel cuore l’ombra di un passato terribile in Iraq e chiede al padre di riprendere gli allenamenti insieme: nessun perdono, però.
E’ la crisi economica, invece, a mordere al collo Brendan, ora stimato professore di Fisica, e a costringerlo ad affrontare incontri illegali di Mixed Martial Arts per mantenere la propria famiglia: scoperto dalle autorità scolastiche, viene sospeso per l’intero semestre, e i combattimenti diventano l’unico modo per tirare avanti.
Il loro nuovo inizio avverrà a Sparta, gigantesco torneo winner-takes-all di MMA, organizzato ad Atlantic City, con i migliori lottatori del pianeta e una borsa da cinque milioni di dollari.
Narrazione straordinaria e commovente in cui sono muscoli e nervi tesi allo spasimo a parlare quasi esplodendo dallo schermo, Warrior rivela tutte le informazioni necessarie alla trama nei primi minuti, per poi lasciare spazio a emozioni che passano da sguardi e colpi, con una regia mai invadente e un cast perfetto che trova migliore espressione in Tom Hardy, protagonista di una performance titanica.
Un’epopea tutta americana, figlia di un decennio buio iniziato con l’undici settembre, che cerca nuova speranza affidandosi all’incrollabile forza di volontà di corpi spezzati che hanno scelto di non piegarsi.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Rocky – John G. Avildsen
The Fighter – David O.Russell
Million Dollar Baby – Clint Eastwood
Zero Dark Thirty – Kathryn Bigelow
 
…e ascolta anche
About Today – The National
Badlands – Bruce Springsteen & The E-Street Band
 
Locandina di Warrior, film di Gavin O'Connor
 
Regia: Gavin O’Connor
Soggetto: Gavin O’Connor, Cliff Dorfman
Sceneggiatura: Gavin O’Connor, Anthony Tambakis, Cliff Dorfman
Fotografia: Masanobu Takayanagi
Musiche: Mark Isham
Durata: 140′
 
Joel Edgerton: Brendan Conlon
Tom Hardy: Tommy Conlon
Nick Nolte: Paddy Conlon
Jennifer Morrison: Tess Conlon
Frank Grillo: Frank Campana

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