Archivio tag: Dance Pop

September

In Orbit

Family Tree, 2005
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I never had to say goodbye
You must have known I wouldn’t stay
While you were talking about our life
You killed the beauty of today

You’ll never gonna see me again
So now who’s gonna cry for you
You’ll never gonna see me again
No matter what you do

La proverbiale saggezza nordica parrebbe fare a pugno con la musica di September… invece sono le due facce di una stessa medaglia.
In questo caso la saggezza nordica si fa tranquillamente da parte e si rilassa ascoltando i beat certamente consistenti e mai invadenti, note che inebriano un senso di divertimento unito alla tecnica vocale di Petra Eos Marklund (il vero nome di September).
Petra gioca molto sulla parola e sul tono che le si può dare: ogni canzone ha una forte personalità che sia una ballata o un brano da dancefloor.
Diciamolo: In Orbit è un album principalmente da ballare.
Tuttavia i brani hanno un che di virtuoso e cristallino insieme, a tratti sussurrato; son canzoni che se andranno dalla mente dopo molto molto tempo, la loro ritmica circolare persiste in un impasto di note e fascinazioni che conquista in una magmatica (ma controllata: non dimentichiamo che siamo in Svezia) assonanza con il nostro star bene.

Ascolta quattro brani tratti dall’album
Cry for You, Satellites, It Doesn’t Matter, Cry for You (Extended Dance Edition)

Ti è piaciuto quest’album? Allora ascolta anche:
Royksopp – Melody A.M.
George Michael – Older
Daft Punk – Random Access Memories

… e leggi anche
Per Petterson – Fuori a rubar cavalli
Lars Berge – Ninja in ufficio
Jonas Jonasson – Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

… e guarda anche
Film ambientati in Svezia presenti in Opac RBBC

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Pizzicato Five

Romantique 96

Columbia, 1995
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asa wa
kegawa no ‘COAT’ de
anata no jiman no kuruma de
‘HOTEL’ ni kaeru

itsuka
shiroi ‘DRESS’ de
kekkonshiki wo ageru no
anata mo kite ne
————————–

morning
in a fur coat
by your car you’re proud of
go back to the hotel

someday
in a white dress
I’ll hold a wedding
please come

Definire la musica dei nipponici Pizzicato Five (in giapponese ピチカート・ファイヴ, pronuncia Pichikaato Faibu) ha un che di sibillino: i generi si mischiano a piacimento e si reincarnano in note che non ti aspetti, con i synth che volteggiano e beat accomodanti.
Un disco dalla natura certamente e piacevolmente eclettica, arrangiamenti intuitivi pur nella singola spazialità di ogni brano, un piccolo mondo a sé stante ma collegato agli altri.
I Pizzicato Five mescolano la pop music degli anni ’60, la disco music degli anni ’70 e la dance degli anni ’80 con un fascino ironico: un album sorprendentemente rilassato, ma dinamico.
Non appena si schiaccia play si sente nell’aria il profumo della parola “Divertitevi!!”
Un album da esplorare in ogni sua parte, euforico e riflessivo, che trasmette voglia di playful life.
In definitiva un disco gioioso.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Good, Triste, Catwalk

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Gli album dei Pizzicato Five in RBBC
The Ting  Tings – We started nothing
Beastie Boys – Hello Nasty
Ryuichi Sakamoto – Three

… e leggi anche
Kawakami Hiromi – Le donne del signor Nakano
Murakami Haruki – Tokyo Blues : Norwegian Wood
Banana Yoshimoto – Andromeda Heights

… e guarda anche
Takashi Miike – Sukiyaki Western Django
Takashi Miike – Yattaman – Il Film

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George Michael

Older

Dreamworks Records - Virgin, 1996
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Looking for some education
Made my way into the night
All that bullshit, conversation
Baby can’t you read the signs?

But if you’re looking for fast love
If that’s love in your eyes, it’s more than enough
Had some bad love
Some fast love, is all that I’ve got on my mind

Un album che si presenta come momento determinante nella carriera di George Michael è certamente Older, ennesima dimostrazione che lui non è stato un fuoco di paglia acceso da accattivanti e sfavillanti melodie anni ’80 (l’era Wham!). Older potrebbe essere ricordato come un sorta di testamento musicale, dalla propensione autentica per la scrittura musicale emotivamente coinvolgente.
Questo album è sicuramente uno sforzo più unico che raro: esplora in lungo e in largo il territorio delle sette note. Si viaggia a ritmo di jazz-funk, electropop, soul, dance, R&B, spiritual e rende sicuramente merito a George come artista e cantante completo. Anche la copertina la dice lunga sulla ricercata raffinatezza: un parte del volto emerge dal buio, in una scala di toni di grigio, con uno sguardo gradevolmente sinistro (non solo per essere l’occhio di sinistra ovvio).
Si diceva degli stili musicali diversi. Quindi è incoerente? Affatto, è un miracolo di coerenza, un percorso accidentato in tutta sicurezza sul pentagramma. Tracce orecchiabili, tracce riflessive, tracce spumeggianti contribuisco a creare l’atmosfera di Older. Senza dimenticare la voce unica del nostro beniamino: ironica, soul, ottimista, sexy. A dirla tutta sarebbe stato utile un avviso sul retro dell’album “Attenzione: voce sexy!” per preparare le orecchie adeguatamente.
In definitiva Older è l’evoluzione di Faith, già grandissimo e meritatissimo successo, conferma il talento del Michael rispettoso del passato ma dal quale vuole staccarsi ed evolversi.
Chi scrive ha sempre amato G.M. e avrebbe voluto recensire Older più avanti … ma (anche) il destino ha deciso diversamente. Quando un artista scompare nel modo in cui lui è scomparso, pare sempre che a mezz’aria aleggi qualcosa di non detto o, meglio, l’attraversare un periodo di rottura diluito negli anni può influenzare il pensiero e la critica nei confronti dei suoi lavori.
Ci si augura che le sensazioni, le aspirazioni e le emozioni della sua musica rimangano sempre le stesse e che la sua voce non debba più dimostrare niente a nessuno.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Fastlove, Jesus to a Child, The Strangest Thing

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Album di George Michael
Drake – Views
Eels – Shootenanny!
David Garrett – Rock Symphonies

E leggi anche
Rob Jovanovic – George Michael
Gianni Castiglioni – Coming out : liberi tutti
Bruce Chatwin – In Patagonia

E guarda anche
Joel ed Ethan Coen – A proposito di Davis
Bernardo Bertolucci – Io e te
Sergio Basso – Amori elementari

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Lady Gaga

The Fame Monster

Universal, 2009
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Io non sono reale. Sono teatro.
(Lady Gaga ai VMA 2011)

I want your ugly
I want your disease
I want your everything
As long as it’s free
I want your love
Love-love-love
I want your love

I want your drama
The touch of your hand
I want your leather studded kiss in the sand
I want your love
Love-love-love, I want your love
(Love-love-love, I want your love)

The Fame Monster nasce sull’onda del grande successo di The Fame e doveva esserne un ristampa deluxe con un disco bonus. Doveva.
Come in The Fame si esaltava la fama spergiurandone la bontà, in The Fame Monster la stessa viene descritta in tutte le sue accezioni negative, rispecchiate in tutte le canzoni; è lo spunto per parlare della paura di noi stessi, della paura della morte, della paura di un amore malato, della paura della verità.
I testi risultano ad primo ascolto leggeri, quasi frivoli e noncuranti per poi scoprirsi scritti con un’intelligenza arzigogolante e, a loro modo, toccanti o malinconici secondo le situazioni. Sono canzoni rutilanti, perfette per andare lontano, sopra le righe del mainstream ed immediatamente riconoscibili.
Parole rese all’ennesima potenza da Lady Gaga, una voce d’acciaio speziato, distorta e graffiante: la sua voce è un universo apparentemente pericoloso eppur fantastico il cui emblema è Bad Romance, la parte noir dell’amore.
È un brano abbacinante, alternativamente fa passare in secondo piano musica e poi il testo con una andamento sinusoidale: cupo e illuminato come il climax generale della storia (e anche il video ha la sua parte in questo, come tutti i video della nostra beniamina)
Ridefinendo i confini dell’essere diva pop, affidandosi ad una versatilità sul palcoscenico non comune, osando sempre qualcosa di nuovo (beh … dire così è riduttivo) cos’altro possiamo dire di lei?
Lady Gaga è sia domanda che risposta.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Bad Romance, Telephone (ft Beyoncé), Alejandro

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Andy Stott – Too Many Voices
Pentatonix – Pentatonix
Lorde – Pure Heroine

… e leggi anche
Marco Piraccini- Lady Gaga
Lizzy Goodman – Lady Gaga : i mille volti della nuova icona del pop
Michele Monina – Lady Gaga : la vita, le canzoni e i sogni di una bad girl

…e guarda anche
Zack Snyder – Sucker Punch
Graeme Manson & John Fawcett – Orphan Black
George Miller – Mad Max Fury Road

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P!nk

The truth about love

RCA Records, 2012
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“Mi sentivo come in un videogioco in cui ho collezionato tutte le monete d’oro e i talismani che puoi ottenere. Dovevo muovermi su un altro livello o smettere”

Lasciati i panni dell’irriverente rocchettara un po’ trash che derideva le patinate principessine pop, Pink in questo suo sesto album troviamo un’artista più matura, che non nega di esprimere anche un lato più dolce e materno, ma che non dimentica mai il suo stile irriverente e scanzonato, la voglia di divertirsi e di prendersi un po’ in giro.
La metamorfosi è in pieno compimento, in quest’album si affiancano, oltre ai soliti brani molto ritmati e funk, anche ballad dolci e melodiche.
Il disco è stato pubblicato sia nel formato standard, in cui sono presenti 13 tracce, sia nella versione Deluxe, contenente quattro tracce aggiuntive. Inoltre per chi decidesse di scaricare il disco in down load sono previste altre due tracce, mentre nella versione giapponese è presente anche la canzone The King Is Dead But the Queen is Alive.
Da ricordare le collaborazioni con importanti artisti come Nate Ruess, Lily Allen ed Eminem.

Ascolta tre canzoni:
Try
Just Give Me A Reason (ft. Nate Ruess)
True Love (ft. Lily Allen)

Se ti è piaciuto questo disco allora ascolta anche:
Pink – Greatest Hits…So Far!!!
Lily Allen – Sheezus
Nate Ruess – Grand Romantic

e guarda anche:
Charlie’s Angels: più che maiMcG 

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Baby K

Kiss Kiss Bang Bang

Sony, 2015
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Vestiti in fretta perché ho voglia di far festa
sai non importa il trucco, la bellezza è in testa
abbiamo visto il cielo piangerci addosso
perciò balliamo ora che il sole è il nostro
Voglio una musica che mi ricorda l’Africa
all’improvviso tutto il mondo cambia pagina
innamorarsi con la luna nel mare
partire e tornare

Dolce e amaro. Vicino e distante. Chiaro e scuro.
O per l’appunto Baci e Pistole, Kiss Kiss Bang Bang.
I baci, ovvero la parte femminile della musica, piacevolmente imprescindibili avendo a che fare con Baby K, e le pistole, cioè la musica rap, diretta come un proiettile.
L’ultimo lavoro de La Nostra Signora del Rap è un disco introspettivo, parlare di tutto quello che le sta attorno è il pretesto per raccontare di se stessa, della sua storia. Non c’è posto solamente per le sensazioni, gli arzigogolamenti: si completano con le esperienze di vita, belle che aiutano crescere e brutte che fanno altrettanto. E forse di più.
Solo così si riesce a coinvolgere emotivamente chi ascolta l’intera tracklist: scavare a fondo in noi stessi è scavare negli altri, rendendoli partecipi del coraggio delle proprie scelte.
-E le canzoni sono tutte belle allora?- Si, per il semplice motivo che alcune sono leggere, altre rap D.O.C., c’è persino una spruzzata di punk che non guasta. Senza dimenticare il singolo Roma-Bangkok, pura soft dance da “piedino che non riesce a star fermo”.
Un uomo deve sudare anni per essere un rap credibile. Per una donna è ancora peggio.
Sia dunque resa grazia a Baby K: una voce strabordante, che ha stile, metodo, è autentica.
Qualche anno fa, in un’intervista disse: “La musica italiana non ha bisogno di una svegliata, ma di schiaffi in faccia”.
Continua a picchiare Claudia, gli artisti coraggiosi sono i migliori.

Ascolta tre brani dell’album:
Roma-Bangkok (feat. Giusy Ferreri), Anna Wintour, Brucia

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
J-Ax – Il bello d’esser brutti
2Pac – All Eyez On Me
Frankie hi-nrg MC – La morte dei miracoli

… e leggi anche:
Baby K – Come diventare femmina alfa
Damir Ivic – Storia ragionata dell’hip hop italiano
Luca Bandirali – Nuovo rap italiano

… e guarda anche:
Ridley Scott – Thelma & Louise
Gabriele Colombo – The Piece Maker : Questa storia è come un puzzle
Penny Marshall – Ragazze vincenti

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