Archivio tag: django unchained

Dorothy

Rock is dead

Roc Nation, 2016
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I am the missile
I am the fire
Love is destruction
But this war is mine
This war is mine

a cura di Claudio D’Errico

“Rock is dead” ti sale addosso con la forza di un tornado e la giovane Dorothy Martin – con la rocciosa sezione ritmica che la supporta – non fa sconti in fatto di voce, grinta e ritmo.
Gli undici brani spaziano tra rock duro e rock blues più classico ed elettrico, intriso di sabbia e sudore: come un moderno cow-boy che solca strade infinite attraversando un deserto americano.
Registrato a Los Angeles, l’album riporta il rock classico in scena come a ribadire che nessuno può permettersi di fare il funerale a questo genere musicale sempre vivo e vegeto.
Le tracce sono energia pura, da Dark Nigths – ove la grinta di Dorothy entra sottopelle in pochi secondi – a Gun in my hand, che richiama le atmosfere in un vecchio saloon del far-west.
In “Missile” la percussione indolente danza tra gli acuti di Dorothy.
Da brividi la copertina dell’album, che mostra la lingua della cantante tra le lame di una forbice pronta a porre fine a tutto, quasi ad uccidere il rock.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Everybody wants – The Struts

… guarda anche Django Unchained – Quentin Tarantino

e leggi anche Alta fedeltà – Nick Hornby 

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Takashi Miike

Sukiyaki Western Django

Giappone, 2007
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Alla fine il potente crollerà

Chi poteva dirigere un film unendo l’epica compostezza crepuscolare dei samurai alla disarmonia fangosa e perfettamente calcolata degli spaghetti western? Solo Takashi Miike. E il risultato è qualcosa d’elegantemente surreale e strambo, IL Sukiyaki Western per eccellenza (d’altra parte, il sukiyaki è il perfetto contraltare degli italici spaghetti). Miike dimostra ancora una volta sapienza registica: campiture azzeccate, colori fluidi e movimenti della cinepresa compongono un’estetica che da sola vale la visione. E la storia? I Genji e gli Heike – i bianchi e i rossi – si fanno la guerra per un gran bel mucchio d’oro, in una cittadina spossata dal tempo e dalle pallottole chiamata Nevada (proprio come lo stato americano… che caso vero?).Tutto è raccontato da Piringo, pistolero-narratore interpretato da Quentin Tarantino in uno strabiliante cameo recitativo. Non occorre dirlo, ma tutti i personaggi sono cullati dall’inizio alla fine dall’abbraccio di proiettili che accarezzano la pelle e da katane che trapassano corazze neanche fossero missili. E una domanda si insinua: chissà se Tarantino ha deciso di creare il suo Django Unchained dopo aver recitato in questo film.
Non si sa, ma se 2 colt + 2 colt fanno una squisita sparatoria… non lo si può escludere.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Django Unchained – Quentin Tarantino
Per un pugno di dollari – Sergio Leone
Yattaman – Takashi Miike

… e leggi anche …
Django Unchained – Opac RBC

… e ascolta anche …
Sukiyaki OST (Django Sasurii) – Koji Endo
Per Un Pugno Di Dollari (Theme) – Ennio Morricone
Wild Wild West – Will Smith

western django

Regia : Takashi Miike
Sceneggiatura : Takashi Miike – Masa Nakamura
Fotografia : Toyomichi Kurita
Musica : Kôji Endô
Durata: 121’

Interpreti e personaggi principali:
Hideaki Ito : Gunman
Kaori Momoi : Ruriko
Yusuke Iseya : Minamoto no Yoshitsune
Yoshino Kimura : Shizuka
Teruyuki Kagawa : Lo sheriffo
Quentin Tarantino : Piringo

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The Black Keys

Attack & Release

V2 Cooperative Music, 2008
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Attack & Release è il quinto studio album dei Black Keys e ha l’aspetto di un’istantanea di una cosa piccola che sta per esplodere: dopo questo, arriveranno album milionari e singoli spettacolari come Tighten Up, Lonely Boy e Fever, che faranno ballare folle oceaniche per mesi e mesi.
In Attack & Release, invece, il duo dell’Ohio suona ancora rauco e loud, e la produzione affidata a Danger Mouse non è invadente come a volte sarà in seguito: le chitarre di Dan Auerbach tagliano il giusto e la sua voce effettata ghigna d’ironia e vibra di soul, mentre Patrick Carney batte sui tamburi con precisione e intensità.
Più di tutto brillano le canzoni, un viaggio per gli anni ’70 lungo quaranta minuti: ci sono i riff cafoni di due gran singoli come I Got Mine e Same Old Thing, le sparate garage-r’n'r di Strange Times e Remember When (Side B), ma c’è tempo pure di perdersi tra le paludi di Psychotic Girl e Lies e godersi l’epica progressione di Things Ain’t Like They Used To Be – che par di stare in qualche classico perduto del cinema Blaxploitation.
Di certo, dopo questo disco, le cose non saranno più quelle di prima per i Black Keys, ma questi undici brani potrebbero essere la migliore introduzione a uno dei più divertenti e imprevedibili fenomeni commerciali degli ultimi anni. Alla faccia della critica più modaiola e noiosa.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Blue Orchid – White Stripes
What Is And What Should Never Be – Led Zeppelin
Black Mold – The Jon Spencer Blues Explosion

…e guarda anche
Jackie Browne – Quentin Tarantino
Django Unchained – Quentin Tarantino

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The Black Angels

Indigo Meadow

Blue Horizon, 2013
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Indaco è il colore rassicurante dei campi fioriti del Texas, durante la primavera; ma della serenità evocata dal titolo non si trova molto, nel nuovo album dei fenomenali Black Angels.
Il quartetto di Austin si conferma come la più favolosa realtà psichedelica del nuovo millennio, una realtà in continuo divenire: dalle cattedrali elettriche circolari del monumentale Directions To See A Ghost si è approdati al puro 60’s garage di Phosphene Dream, loro maggiore successo commerciale.
E ora Indigo Meadow, nuovo manifesto psych-rock che spande a piene mani un senso di minaccia incombente, una palude in cui melodie avvolgenti impiegano assai poco a farsi pericolosa ossessione.
La voce tagliente di Christian Bland si innesta su un magma di chitarre fuzzate, organo Sixties e drumming eccitatissimo, in tredici brani da tre-quattro minuti che saturano di colori le casse, tra spettacolari ganci Nuggets-pop (Don’t Play with Guns, The Day, War on Holiday, I Hear Colors), psicotiche esplosioni hard (Evil Things, Twisted Light), pura ipnosi acida (Indigo Meadow, Love Me Forever, Black Isn’t Black) e sterrati notturni in dissolvenza (Holland, Always Maybe).
Da qualche parte tra Roky Erickson e Velvet Underground, il nero fantasma Black Angels prende definitivamente corpo in una delle band più importanti in circolazione.
 

 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
You’re gonna miss me – 13th Floor Elevators
Anemone – The Brian Jonestown Massacre
Next Girl – The Black Keys
 
…e guarda anche
Non è un paese per vecchi – Joel Coen, Ethan Coen
Django Unchained – Quentin Tarantino
 
Scaricate gratis e legalmente i primi tre album dei Black Angels da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo!

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Quentin Tarantino

Django Unchained

Usa, 2012
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“Il vostro capo è debole di stomaco”
“No, è che non è abituato a vedere un uomo sbranato dai cani”
“E voi sì?”
“Sono solo più abituato di lui agli americani”
 

Alla luce fioca di un lume, da qualche parte nel Texas di metà Ottocento, un gruppo di schiavi incatenati segue la carrozza dei fratelli Speck. Lentamente, dal buio ne emerge un’altra: quella del dottor King Schultz, cacciatore di taglie, che uccide i due mercanti e libera gli uomini.
Ha bisogno di uno di loro, Django Freeman, per individuare i fratelli Brittle, criminali cui sta dando la caccia.
Django li conosce bene: sono stati loro a separarlo dalla moglie Broomhilda, dopo averla torturata; Schultz, in cambio, promette di aiutarlo a ritrovarla dopo l’inverno, stringendo un patto con lo schiavo che ha reso uomo libero.
La donna è stata venduta a Calvin Candie, sanguinario latifondista del Mississippi; qui i due uomini si fingeranno negrieri interessati all’acquisto di lottatori mandingo, nascondendogli il vero obiettivo della visita.
E, proprio nella lussuosa Candyland, Django troverà vendetta e giustizia.
Dopo l’apoteosi di Bastardi Senza Gloria, con il corpo di Adolf Hitler crivellato di colpi in una sala cinematografica, Quentin Tarantino ritorna con un western che riscrive la Storia.
In uno splendido racconto di amicizia e odio, amore e vendetta, Django Unchained omaggia i maestri del genere (bella l’apparizione di Franco Nero, primo Django) con stile magistrale e inattaccabile rigore morale (i flash quasi documentaristici dal passato di Hilda e Django, lo straziante combattimento in casa di Candie, l’uomo sbranato dai cani), per quasi tre ore di divertimento puro e sincera commozione.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
C’era una volta il west – Sergio Leone
Il Mucchio Selvaggio – Sam Peckinpah
Bastardi Senza Gloria – Quentin Tarantino
Kill Bill – Quentin Tarantino
 
…e ascolta anche
Ennio Morricone & Elisa – Ancora Qui
Rage Against The Machine – Renegades Of Funk
Johnny Cash – Ain’t No Grave
Jim Croce – I Got a Name
 
Locandina di Django Unchained, film di Quentin Tarantino
 
Regia: Quentin Tarantino
Soggetto: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Fred Raskin
Musiche: Mary Ramos
Durata: 165′
 
Interpreti e personaggi
Jamie Foxx: Django Freeman
Christoph Waltz: Dr. King Schultz
Leonardo DiCaprio: Calvin Candie
Samuel L. Jackson: Stephen
Kerry Washington: Broomhilda

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