Archivio tag: dolore

Eels

The Deconstruction

EWorks, PIAS Recordings, 2018
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The reconstruction will begin / only when there’s nothing left

Gli Eels  sono una band indie-rock californiana fondata nel 1995 dal cantante, compositore e polistrumentista Mark Oliver Everett (figlio di Hugh Everett III, fisico teorico della teoria dei quanti), conosciuto con il nome d’arte Mr. E.

Dopo ben quattro anni dall’ultimo album degli Eels, il 6 aprile 2018 viene pubblicato il loro dodicesimo album: The Deconstruction. Come per gli album precedenti, ritroviamo nel disco le tematiche che contraddistinguono da sempre Everett, amore, dolore, famiglia (influenzate sicuramente dalle vicende drammatiche della vita privata e familiare vissute dal cantante), anche se in questo album si intravede qualche spiraglio di positività leggibili tra le righe dei 15 brani che lo compongono. Già a partire dal titolo dell’album veniamo introdotti in quelle che sarà la tematica del disco: ovvero distruggere per ricostruire. Guidati dalla voce inconfondibile di Everett  apprendiamo quanto sia necessario distruggere tutto quello che ci causa del dolore per avere una nuova possibilità di aprirci alla bellezza. Ci invita traccia dopo traccia a “smantellare” tutto ciò che ci immobilizza nei ricordi passati e non ci fanno aprire a nuove possibilità. L’album è diviso in tre parti separate da intermezzi che ci introducono alla parte successiva, quasi come se fosse un libro. Nonostante non ci siano molte variazioni sul tema trattato, l’album non risulta mai noioso grazie alla composizione dei pezzi che prevede l’alternarsi di strumenti come flauti e violini, chitarre distorte, chitarre arpeggiate, theremin e clavicembali  in grado di creare un’atmosfera decisamente coinvolgente e necessaria per rappresentare le emozioni del cantante.

“The Deconstuction”  è un album introspettivo che racconta il difficile rapporto del frontman della band con il suo tormentato background e la ricerca di un cambiamento necessario per uscire da questo tunnel di dolore. Everett ci regala un flusso di coscienza in musica che arriva direttamente a noi ascoltatori, e per molti versi, cerca di offrire anche soluzioni ai turbamenti della vita

Tre brani dell’album:
Be hurt
The Deconstruction
Bone dry

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche:
Electro-Shock Blues – Eels
Shootenanny! – Eels

Guarda anche:
American Beauty

Leggi anche:
Rock, amore, morte, follia e un paio d’altre sciocchezze che i nipotini dovrebbero sapere – Mark O. Everett

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Eva Mozes Kor

Ad Auschwitz ho imparato il perdono

Sperling & Kupfer, 2017, 215 p.
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Articolo di Paola Vailati

… ogni volta che, per un motivo o per l’altro, i fantasmi del passato riemergevano, io mi sentivo crollare.
L’odio c’era ancora. Intatto, logorante, con tutta la sua forza distruttiva,
perché la più grande vittima dell’odio è chi lo cova dentro di sé. …

Eva Mozes Kor è una bambina ungherese di dieci anni quando viene deportata ad Auschwitz con la sua famiglia. I genitori e le sorelle maggiori vengono subito condannate alle camere a gas ma non Eva e Miriam che essendo gemelle vengono tenute in vita, destinate a diventare cavie umane nel laboratorio dove Josef Mengele compie i suoi esperimenti genetici. Assistono alla morte di bambini sottoposti a crudeli operazioni e sopravvivono a iniezioni di tifo e malaria che furono per molti letali.

Quando nel 1945 vengono liberate dall’esercito sovietico, Eva e Miriam sono sole e indebolite da una salute ormai compromessa di fronte ad un’esistenza da ricostruire; vivono qualche anno con una zia e a sedici anni Eva si trasferisce prima in Israele e poi, dopo essersi sposata, negli Stati Uniti, dove fonda l’associazione CANDLES (Children of Auschwitz Nazi Deadly Lab Experiments Survivors), museo e centro educativo dell’Olocausto.

Tutto sembra riequilibrarsi nella vita di Eva quando nel 1995 un inaspettato incontro con Hans Munch, medico delle SS ad Auschwitz, fa riemergere il dolore e le sofferenze del passato.
E’ proprio cinquant’anni dopo la sua prigionia e durante il confronto con un ex nazista che Eva intravede la luce di una nuova via da percorrere: il perdono, capace di donare, prima ancora che al colpevole, la libertà alla vittima.

Eva ha lasciato Auschwitz nel febbraio del 1945 ma solo scoprendo la forza del perdono è stata davvero liberata.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche…
Gli anni rubati: le memorie di Settimia Spizzichino, reduce dai lager di Auschwitz e Bergen-Belsen – Settimia Spizzichino, Isa di Nepi Olper

… guarda anche…
Volevo solo vivere: gli italiani di Auschwitz ci raccontano la Shoah – Mimmo Calopresti

…ascolta anche…
May it be – Enya

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K.L. Going

Una voce di piombo e oro

2017, Piemme, 216 pagine
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Non volevo essere la persona che la zia di Keisha pensava sarei diventata… volevo essere quell’altra persona, quella che sognava di cambiare il mondo con la sua voce.

Tia ha dodici anni e vive in un quartiere periferico con sua mamma che è costretta a fare due lavori per far quadrare i conti, da quando, otto anni prima, il papà di Tia è finito in prigione. Lei e la sua migliore amica, Keisha, cantano in un coro gospel, sognando di diventare delle star e cambiare così la loro vita. Mas proprio durante le prove del coro, un evento traumatico la spaventa al punto tale da perdere la sua voce. Tia inizia a ricordare qualche dettaglio del suo passato, alcuni elementi della storia di suo padre che aveva rimosso, a notare gli sguardi sprezzanti delle persone che la incrociano per strada.
Per riacquistare la sua voce e la sua vita, Tia dovrà calarsi nella verità ed incontrare suo padre.

Il titolo di questo romanzo rende perfettamente il senso della dicotomia che la voce rappresenta per la protagonista: è un dono meraviglioso, che però pesa come un macigno.
L.K.Going scrive un romanzo sull’amore del canto, ma la voce qui è contrapposta al silenzio: al silenzio di Tia, che per il dolore perde la capacità di cantare, che è la parte più importante della sua vita; al silenzio di sua madre, che per preservare l’infanzia della figlia le tace la verità su suo padre rifiutandosi di parlarne, di nominarlo, cercando semplicemente di cancellarlo; il rumorosissimo silenzio delle persone che bisbigliano alle spalle di Tia, che le sussurrano velenosamente mezze frasi, incolpandola di qualcosa che non ha commesso.

Una voce di Piombo e oro è un romanzo di dolore, di rivincita e di crescita.

Sito dell’autrice

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
K.L. Going,I ragni mi fanno paura
Brian Selznick, La stanza delle meraviglie

E ascolta anche:
Negramaro, Sole

E guarda anche:
Bill Duke, Sister Act 2

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Justin Kurzel

Macbeth

Francia - Inghilterra, 2015
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Nulla si è ottenuto, tutto è sprecato, quando il nostro desiderio è appagato senza gioia. Meglio essere ciò che distruggiamo, che inseguire con la distruzione una dubbiosa gioia.

Macbeth è un valoroso condottiero che decide di seguire la profezia delle tre Streghe, le Parche o Norme del Destino della mitologia classica, che lo ha indicato come il futuro re di Scozia. L’unica via per arrivare a tale titolo è il tradimento e l’omicidio, stremato dal dubbio si confida alla moglie ormai resa fragile e incattivita dalla morte incessante dei suoi figli. Fomentato dalla crudele quanto umana Lady Macbeth, la cui sete di rivalsa sulla vita supera ogni reticenza morale, la profezia si avvera e ogni giorno di più vediamo scivolare il valoroso Macbeth in un tiranno di disumana fattura. Lady Macbeth si renderà conto, ormai quando è troppo tardi, di aver creato un mostro che non può più controllare.

Riassumere la trama della gigantesca tragedia di Shakespeare è difficilissimo. Difficile è stato girare anche questo film da parte di Justin Kurzel, già autore del magnifico Discorso del Re, avendo come predecessori film realizzati da campioni come Orson Welles, Akira Kurosawa, Roman Polanski. Kurzel si ispira al gigantesco Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn in cui la natura, il silenzio, la contemplazione in slow motion delle emozioni conferiscono una forma alla natura primordiale dell’uomo che si lega in modo indissolubile allo scenario che partecipa alla tragedia sempre eterna dell’animo umano. Kurzel ci regala una rilettura moderna e profondissima della tragedia del Bardo senza alterare il testo e restituendocelo in maniera integrale nella sua perfetta bellezza. Ciò che fa la differenza rispetto ad altre rilettura è la potenza delle immagini, sono le atmosfere di Scozia, la nebbia, la pioggia, i paesaggi brulli punteggiati di laghi e di neve, la luce delle candele, i colori sempre più saturi, fino al rosso finale del fuoco, del tramonto e del sangue. E la fantastica intensità, i primissimi piani sui volti feriti e tormentati, gli occhi che piangono e amano, le mani che accarezzano e uccidono. L’ombra della regia è totalmente assente, a parlare è una tragedia sempre moderna e attuale sul potere e la sua eterna corruzione. In questo film Lady Macbeth assume un’ombra umana a differenza di molte altre letture che la vogliono una donna invincibile nella sua malvagità, mentre in questo scenario è una donna mossa dalla vendetta il che la rende estremamente vicina a molti di noi, esattamente come il condottiero Macbeth non è più un uomo vinto  e manovrato ma un uomo ambizioso che si dimostra incapace del destino che gli è stato affidato.

Immensa interpretazione di Michael Fassbender che comunica con la sola forza dello sguardo le mille sfumature della metamorfosi del protagonista: da eroico combattente ad arrampicatore assetato di potere a tiranno senza umanità, passando per quel bambino fragile che la moglie riesce a manipolare con facilità.

Si consiglia la visione a un pubblico superiore ai 14 anni a causa delle scene di violenza e per la difficoltà del testo integrale.

Se ami le atmosfere di questo film, le ambizioni macchinazioni dei personaggi per raggiungere il potere devi leggere assolutamente:

Le cronache del ghiaccio e del fuoco di G.R. Martin

Joe Abercrombie Il richiamo delle spade

Se hai amato il testo del Bardo contenuto del film lo trovi in molte edizioni commentate, qui per esempio:

W. Shakespeare Macbeth

Ascolta anche:

Amon Amarth Deceiver of the Gods 
Promises dei The Cranberries
Lacuna Coil Heavens a Lie 

Guarda anche

Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn

macbeth-poster-italiano

 

Regia:Justin Kurzel
Soggetto: William Shakespeare
Fotografia: Adam Arkapaw
Montaggio: Chris Dickens
Effetti speciali: Bernard Newton
Musiche: Jed Kurzel
Scenografia: Fiona Crombie
Costumi: Jacqueline Durran
Trucco: Kirsty Mcqueen
Sfondi : Alice Felton
Cast: Michael Fassbender, Marion Cotillard, Sean Harris, Elizabeth Debicki, Paddy Considine, Jack Reynor, David Thewlis

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Rob Zombie

Le streghe di Salem

Notorius Pictures, Usa, 2012
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Dio non perdona gli Angeli quando peccano

Heidi Laroque lavora come DJ per un’emittente radio di Salem, insieme a Herman “Whitey” Salvador e Herman Jackson. Un giorno, ad Heidi viene recapitato un disco dello sconosciuto gruppo “I signori”. Whitey e Heidi decidono di ascoltare il disco e, fin dalle prime note, Heidi cade in una specie di trance. Il giorno successivo, dopo un’intervista allo scrittore Francis Matthias, il disco viene mandato in onda durante il programma, e mentre la musica si diffonde, alcune donne della città cadono in una trance simile a quella di Heidi. Rientrata a casa, Heidi fa la conoscenza di Sonny e Megan, sorelle di Lacy, proprietaria dello stabile in cui risiede. Quella notte, Heidi entra nell’appartamento numero 5 in cui, davanti a una croce di neon, cade nuovamente in trance e riceve la visita di una donna che le chiarisce cosa le stia accadendo e cosa dovrà fare per liberarsi dalle sinistre presenze.

Rob Zombie torna dopo dieci anni dal suo film d’esordio ormai vero e proprio oggetto di culto La casa dei 1000 corpi. Zombie cambia totalmente registro in questo poderoso film psichedelico e simbolico instaurando una visione a 360° dell’inquietudine come sentimento dominate all’interno dell’animo umano. Le streghe di Salem si dipana ipnotico, raccontando una witch-story contemporanea  trovando proprio nella musica il ponte perfetto tra un passato e un presente diversissimi eppure uguali nelle angosce e nelle oppressioni, soprattutto nei desideri e nei corpi femminili.  Il percorso Heidi è reso travagliato da possessioni e dipendenze (droga e alcool) dalle quali non riesce a liberarsi, cadendo in stati di profonda paranoia e ossessione, come se avessero una radice comune assumendo anche una valenza metaforica, raccontando così di una rabbiosa e dolorosa reazione ad una struttura patriarcale e paternalista dalla quale l’unica emancipazione possibile e quella di una rivolta violenta e radicale. La novità è insista nell’introspezione psicologica (e non solo sociale) dell’aspetto più inquietante della sofferenza umana: la rassegnazione al vuoto e al nulla in quella che si definisce “banalità del male” che fa rima spesso con la “semplicità del male” e autodistruzione.

Rob Zombie inaugura un film ultracitazionista in cui troviamo le atmosfere di molti film horror di culto da Russell e Kubrick passando per il nostrano Dario Argento e i b movie splatter di ultima generazione.

Il film a causa delle scene di estremo valore simbolico e lo splatter abbondante è ASSOLUTAMENTE VIETATO ai MINORI DI 16 ANNI.

Se ti è piaciuto leggi anche il libro di Rob Zombie da cui è tratto il film

Le streghe di Salem – Rob Zombie

Ascolta anche:

Black Sabbath – Black Sabbath

Guarda anche un altro horror innovativo:

The Witch – Robert Eggers anche in questo caso la visione è vietata ai minori di 16 anni

1261LE_STREGHE_DI_SALEM_ROB_ZOMBIE

 

Regia: Rob Zombie
Soggetto: Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Produttore: Rob Zombie
Casa di distribuzione: Notorius Pictures
Fotografia: Brandon Trost
Montaggio: Glenn Garland
Musiche: John 5, Griffin Boice
Cast: Sheri Moon Zombie, Bruce Davison, Jeffrey Daniel Phillips, Ken Foree, Dee Wallace

 

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Stephen Daldry

Molto forte incredibilmente vicino

Warner Bros, 2012
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Se il sole esplodesse, non ce ne accorgeremmo per otto minuti: il tempo che impiega la luce ad arrivare fino a noi. Per otto minuti, il mondo sarebbe ancora illuminato e sentiremmo ancora caldo. Era passato un anno dalla morte di mio padre e sentivo che i miei otto minuti con lui stavano per scadere.

 

Tutti abbiamo forse sognato di avere un un padre come Thomas Schell: attento, amorevole, affidabile. Un padre con cui giocare, imparare, scoprire il mondo.

Per Oskar – nove anni, solitario, intelligente, curioso – la figura paterna rappresenta quasi il tutto: è amico, complice, maestro.

La storia irrompe tuttavia nella sua vita, facendola deflagrare: Thomas lavora in una delle Torri Gemelle e l’11 Settembre 2001 si trova proprio lì, non ha scampo.
La morte del padre per il bambino è un’esplosione di dolore dirompente, che travolge il suo equilibrio già tanto precario.

Oskar cerca di metabolizzare il vuoto, aggrappandosi in modo disperato ad una lieve speranza: una chiave trovata in un armadio del papà lo conduce in un viaggio alla ricerca di un suo messaggio nascosto. Si dedica instancabilmente, maniacalmente, incessantemente alla soluzione dell’enigma. Sarà un viaggio dentro se stesso, verso gli altri, una prova di coraggio, un percorso di sofferenza e riscatto.

Il film è tratto dal bellissimo libro di Jonathan Safran Foer e ci regala personaggi di delicata, intensa drammaticità.
Gli attori protagonisti (Tom Hanks, Sandra Bullock, Max Von Sydow ed il giovane Thomas Horn) danno un’interpretazione magistrale.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
11 Settembre 2001
Remember me – Allen Coulter
Era mio padre – Sam Mendes
La ricerca della felicità – Gabriele Muccino

e leggi anche
Molto forte incredibilmente vicino – Jonathan Safran Foer
Eccomi – Jonathan Safran Foer
Il cardellino – Donna Tartt
La strada – Cormac McCarthy

locandina molto forte

Regia : Stephen Daldry
Sceneggiatura : Eric Roth
Fotografia : Harris Savides
Durata: 129′

Interpreti e personaggi principali:
Tom Hanks – Thomas Schell Jr.
Sandra Bullock – mamma di Oskar
Thomas Horn – Oskar
Max von Sydow – Thomas Schell Sr.

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Giuseppe Catozzella

Il grande futuro

Feltrinelli, 2016
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Mi avevano messo dentro la guerra

Il libro si apre con un occhio dritto verso l’oblio. Giocando a nascondino Alì corre su una mina. Lo scoppio sembra presagire morte certa. La corsa in ospedale è disperata e serve un trapianto di cuore: un pezzo di cuore cristiano. La madre accetta l’aiuto del nemico e ribattezza il figlio Amal, che significa speranza. Speranza in una convivenza pacifica con chi gli ha salvato la vita. Eppure Amal sente subito il suo destino: la guerra è dentro di lui ormai. È proprio quando il suo migliore amico Amehed si arruola nelle forze dell’esercito regolare vedremo Amal ambire alla recluta nell’esercito dei Neri, i soldati della jihad. Dopo anni di studio assiduo del Corano e della vita del Profeta, Amal cerca la sua profonda rivalsa da un mondo che lo vuole servo degli ultimi. Amal ha però il cuore spezzato e rotto (proprio come Maometto) e non sembra esserci una scelta definitiva che lo spinga lontano dal suo nome: speranza.

“Il libro è racconto che ha voluto rispondere, in un certo qual modo, ad un mio bisogno come scrittore: il bisogno di conoscere i motivi e le conseguenze della violenza e dei conflitti generati dagli uomini” dichiara l’autore durante un’intervista al Corriere della Sera.  Ed è quindi per un’esigenza intima che Catozzella, quattro anni fa, è partito alla volta del confine tra Somalia e Kenya, uno dei luoghi più pericolosi del Pianeta alla ricerca del nostro “nemico”: il guerriero jihadista. Con grande maestria il vero e l’invenzione letteraria convivono magistralmente in questo racconto crudissimo sulla disperazione mistica di un popolo che non sa più come fronteggiare la propria realtà fatta di invasioni economiche, nuove schiavitù e fondamentalismo religioso. La parte centrale del libro è dedicata al rifugio di Amal nella grande Moschea del Deserto. È attraverso quella pace e quel silenzio meditato che l’insensatezza della violenza ci appare nella sua più grande e spaventosa inutilità e follia. Mentre il pensiero è volto al canto dell’armonia  (Amal imparerà la lingua del Corano ben lontana dal suo accento malfermo) il fuoco di rivalsa brucia ogni tentativo di perfezionamento della propria natura rancorosa. La violenza lo cattura e un esercito di nuovi padroni è pronto ad accoglierlo con una moglie e un ruolo di prestigio nelle file del califfato del terrore. Eppure nulla è definitivo se volgiamo il nostro cuore verso luoghi leggeri e sereni parole che lo stesso Profeta utilizzò per richiamare i suoi ormai vinti da un odio lontano dalla giustizia. Amal sembra ricordare l’antica credenza secondo cui il nostro cuore verrà pesato oltre la fine della nostra vita. Se saremo pesanti, non passeremo e niente rende il cuore pesante più dell’odio, della violenza e del rancore. Se odiamo, moriremo per sempre.

Un libro fondamentale scritto in modo semplice e completo che ci aiuta a fare luce sul dissidio politico e religioso che vince ormai i cuori di moltissimi uomini e donne che sposano il “nero” e il piombo come scelta di vita e di risposta alle proprie difficoltà quotidiane.

Se ti è piaciuto leggi anche:

Immagina di essere in guerra – Jane Teller
Tutta la luce che non vediamo – Anthony Doerr
Ya: la battaglia di campocarne – Roberto Recchioni

Ascolta anche:
Let England Shake – Pj Harvey
The mask and the mirror – Loreena McKennit

Guarda anche:
Alì ha gli occhi azzurri – Claudio Giovannesi
Il sentiero – Jasmila Zbanic
Mustang – Denize Gamze Erguven

 

 

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Alex Proyas

Il Corvo

USA, 1994
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Un tempo la gente era convinta che quando qualcuno moriva un corvo portava la sua anima nella terra dei morti. A volte però accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose che l’anima non poteva riposare in pace. Così a volte ma solo a volte, il corvo riportava indietro l’anima perché rimettesse tutto a posto.

Non può piovere per sempre.

Detroit.
Una Detroit dall’atmosfera cupa, plumbea, distrutta nell’intimo, una Detroit al cui confronto Sin City è un luna park.
Eric e Shelley si amano, vogliono sposarsi, progettano un futuro insieme.
Eric viene ucciso a sangue freddo da un gruppo di balordi durante la “La Notte del Diavolo”, notte di distruzione e depravazione mentre Shelley viene violentata a morte.
Esattamente un anno dopo i fatti il dolore, la rabbia, il ricordo dell’amore vissuto fanno si che Eric torni alla vita, grazie anche al suo spirito guida: un corvo che lo seguirà ovunque durante il compimento della sua vendetta.
(Il cognome di Eric è Draven e si pronuncia The Raven = Il Corvo … Coincidenze? Proprio no.)
“Grigio e disperato, forte come l’acciaio ma fragile dentro, il corvo ride sotto un lampione, il sorriso spettrale di chi è vissuto e morto e vive ancora…”
È sempre difficile trovare le parola giuste per descrivere questa pellicola che ha fatto epoca senza cadere in cliché o in banalità: ogni elemento è incastonato al posto giusto.
L’amore quasi soprannaturale diventato desiderio di giustizia totalizzante, una giustizia dura eppure dolce… La giustizia di un fantasma si direbbe? Tuttavia anche l’amore è la cosa più solidamente impalpabile che esista.
Non si può che parteggiare per il Corvo, tetro eppure lieto della possibilità di poter vivere di nuovo, eroe per necessità alla ricerca del sole anche dove non splende.
Un eroe forse nascosto in ognuno di noi, che almeno una volta nella vita abbiamo sentito urlarci dentro.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Francis Lawrence – Constantine
Robert Rodríguez, Frank Miller, Quentin Tarantino – Sin City
Guillermo del Toro – Il labirinto del fauno

… e leggi anche
James O’Barr – Il Corvo
Edgar Allan Poe – Il Corvo
Elektra, assassin – Frank Miller, Bill Sienkiewicz

…e ascolta anche
The Cure – Burn
Stone Temple Pilots – Big Empty
Rage Against the Machine – Darkness

corvo

Regia :  Alex Proyas
Sceneggiatura : David J. SchowJohn Shirley
Fotografia : Dariusz Wolski
Musica : Graeme RevellTrent Reznor
Durata: 102’

Interpreti e personaggi principali:
Brandon Lee : Eric Draven
Ernie Hudson : Il sergente Albrecht
Michael Wincott : Top Dollar
Bai Ling : Myca
David Patrick Kelly : T-Bird
Tony Todd : Grange

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PJ Harvey

Let England Shake

2011, Island Records
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“In the fields and in the forests,
under the moon and under the sun
another summer has passed before us,
and not one man has,
not one woman has revealed
the secrets of this world.”

Polly Jean Harvey ha scelto come location di registrazione del suo penultimo lavoro, Let England Shake,  una chiesa rimarcando così la potenza di questo lavoro rispetto ai precedenti. Filo conduttore delle tracce è un tema profondamente attuale (oggi esattamente come nel 2011 anno in cui venne ultimato il lavoro): raccontare la guerra in tutte le sue forme. Guerra è sinonimo di deserto asciutto che invade una terra gloriosa che altrimenti sarebbe carica di caos e di vita. Non c’è traccia di sensualità nei racconti in musica di PJ Harvey, a differenza dei suoi altri lavori, ma solo intimismo e profondissimo senso di malinconia mischiato a una ironia soffice e mai sguaiata. I testi sono piccoli capolavori che ricordano il volume di poesie americane (forse le più  famose al mondo) de l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.  Gli eventi si susseguono senza sosta in una discesa che attraversa le trame del mistero,  quello che lo stesso Nick Cave ha definito “il sale del mondo che si manifesta nel dubbio umano”. Il dubbio di star facendo la cosa giusta, la paura di non riuscire a proteggere chi amiamo, di smarrire noi stessi.

Visto il tema trattato si potrebbe pensare ad atmosfere profondamente cupe invece il disco è un singolare alternarsi di luci e ombre, come se le guerre riuscissero a tirare fuori i contrasti umani in ogni struttura molecolare. Le atmosfere più malinconiche sono sorrette da trame folk, mentre alcune canzoni risultano essere quasi scanzonate o buffe. Il paradosso della vita che si fa strada anche nelle situazioni estreme sembra essere il tema originario che affianca la guerra; appunto in un carnevale che sembra senza fine. Le atmosfere più scure le incontriamo nella turbinosa  All And Everyone seguita dalla arrabbiata e travolgente Bitter Branches.  Il brano centrale In The Dark Places è carico delle suggestioni frutto delle collaborazioni passate con Nick Cave, il quale ha affermato di essersi ispirato a questo brano per dare vita alla sua ’ultima fatica con  i Bad Seeds Push the Sky Away. Esattamente come PJ Harvey, Nick Cave vuole che il cielo con tutte le sue elucubrazioni e tentazioni religiose, sia spinto lontano a favore del caos e della ricerca di noi stessi sulla terra, e non altrove.

Anche l’album Let England Shake vuole richiamare un’attenzione alla terra e sull’importanza estrema della nostra responsabilità verso di essa e quindi verso gli altri.  Per questa ragione si chiude con la bellissima The Colour Of The Heart che legata alla musicale The Glorious Land sembra volerci richiamare a un ideale di pace (molto fisica e poco spirituale) in cui gli uomini hanno la possibilità di non ferirsi fisicamente ma di scoprire il caos emozionale che altrimenti non avrebbero mai assaporato se la loro vita fosse stata continuamente minacciata. Noi cresciamo solo nella pace, l’unica che ci permette di coltivare quel ribollire interiore che alimenta il nostro scopo sulla terra, qualunque esso sia.

Se ti è piaciuto ascolta anche:
Nick Cave, Push the sky away
PJ Harvey, To Bring you my love
Anna Calvi, Anna Calvi

Leggi anche:
PJ Harvey : la sirena del rock – Elisa Manisco

Guarda anche:
Ari Folman, Valzer con Bashir

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