Archivio tag: donne

Annet Huizing

Come ho scritto un libro per caso

La Nuova Frontiera, 2018
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In una storia uno ha un’intuizione. Per quanto piccola possa essere. Prima pensava in un certo modo, poi succede qualcosa e alla fine cambia opinione.

E’ difficile avvicinare i ragazzi alla lettura ma è ancora più difficile avvicinarli alla scrittura. In un certo modo riesce in questa impresa “Come ho scritto un libro per caso”, il libro della scrittrice olandese Annet Huizing, pubblicato nel 2018 dalla casa editrice indipendente romana La Nuova Frontiera che con grande leggerezza, ironia e un’estrema contemporaneità insegna il piacere di scrivere ai ragazzi ma anche agli adulti.

La protagonista è una ragazza tredicenne di nome Katinka che ha perso la mamma da piccolissima. Vive con il fratello più piccolo Kalle e con il papà, uomo affettuoso e premuroso. Katinka ha da sempre un grande sogno: diventare una scrittrice. Ma la fantasia non basta per saper scrivere bene; ha bisogno di un’insegnante che le sveli i trucchi del mestiere.
E in questo modo fa amicizia con la vicina di casa Lidwien, scrittrice affermata, personaggio carismatico, anticonformista, un po’ sopra le righe, ma molto sensibile e umana che racconterà la propria esperienza di scrittrice alla giovane protagonista accompagnandola nell’affascinante mondo della scrittura. Un’altra donna orbita intorno alla vita  di Katinka, Dirkje, una giovane bellissima di cui il padre si innamora, rischiando di sconvolgere il consolidato nucleo familiare e di cancellare la così la memoria della madre. Intanto Katinka, arde di passione per la scrittura e grazie ai consigli di Lidwien, esprime le proprie emozioni per le cose che che le capitano e che ha dentro attraverso le pagine scritte che mano a mano crescono e si evolvono con lei.
I dialoghi quasi per caso e i confronti con Lidwien si trasformano in un vero e proprio corso di scrittura, che renderà la giovane protagonista una vera scrittrice capace di trasformare in parole i propri pensieri.

Katinka cresce con queste lezioni di scrittura creativa che sono anche un po’ lezioni di vita, e si ritroverà senza quasi essersene accorta ad aver realizzato il sogno bellissimo della scrittura, scrivendo un libro per caso.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche:
La guerra di Catherine – Julia Billet
L’anno in cui imparai a raccontare storie – Lauren Wolk
Il Lettore infinito – Aidan Chambers

Ascolta anche:
Il Favoloso Mondo Di Amelie – Yann Tiersen
Joni Mitchell – Blu
The shins – Wincing the night away 


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Liz Flahive, Carly Mensch

Glow

2017, Netflix
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What’s motivating this? Why are we fighting? What’s… what’s driving you to come after me and grab me by the hair and throw me to the ground? It has to be something.

Glow (acronimo per Gorgeous Ladies of Wrestling, spettacolo/intrattenimento sportivo che negli anni ’80 vedeva sul ring delle atlete donne in uno show riservato fino a quel momento solo agli uomini) è la nuova serie di successo sul wrestling in onda su Netflix dal 23 giugno 2018. La serie, ideata da da Carly Mensch e Liz Flahive è composta da 10 episodi di circa mezz’ora l’uno ed è ambientata nel bel bezzo degli anni ’80, esattamente nel 1985 a Los Angeles.

La vicenda ruota attorno ai disagi quotidiani di Ruth Wilder (Alison Brie), un’aspirante attrice (molto impacciata e sfortunata) che dopo tante porte sbattute in faccia nel mondo dello spettacolo, finisce per partecipare a dei provini per un nuovo show tutto al femminile. Praticamente ignorando cosa sia il wrestling si ritroverà a far parte del cast di più o meno improvvisate  lottatrici , 13 donne dalle più svariate e bizzarre personalità. Sotto la guida del burbero Sam Sylvia (Marc Maron), un eccentrico regista fallito di B-movie, Ruth e le altre simpaticissime atlete impareranno tutti i segreti di questo show. Sul ring, Ruth si ritroverà ad affrontare anche la sua ex migliore amica, Debbie Eagan (Betty Gilpin), attrice di soap opera e neo-mamma, assoldata dal regista come punta di diamante della trasmissione “Glow”,  in rotta di collisione con Ruth in seguito alla scoperta del tradimento di suo marito proprio con l’amica Ruth. Le due amiche-nemiche e tutto l’intero cast, regista compreso si ritroveranno ad utilizzare il ring come palestra per risolvere, ognuna a modo proprio, le vicende private.

La serie è un centrifugato nostalgico di anni 80′, tra musica pazzesca simbolo di quegli anni (per citarne due: scorpions e roxette), capelli cotonati e tutine “glam” attillatissime, non mancheranno le occasioni per affrontare tematiche importanti e ricerca di valori quali autostima e amicizia. Il ritmo della serie è incalzante, i dialoghi sono energici e brillanti. Glow è la serie da guardare tutta d’un fiato, delle donne energiche pronte a mettersi in gioco e ad affrontare le lotte quotidiane.

 

Se ti è piaciuto guarda anche:
Orange is the New Black

Super Nacho

GLOW: The Story of The Gorgeous Ladies of Wrestling

 

Ascolta la colonna sonora della serie: GLOW tv series Soundtrack

glow_ita
Genere: Commedia drammatica Ideatore: Liz Flahive, Carly Mensch Cast: Alison Brie, Betty Gilpin, Sydelle Noel, Britney Young, Marc Maron, Britt Baron, Kate Nash, Gayle Rankin, Kia Stevens, Jackie Tohn

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Sarah Gavron

Suffragette

Gran Bretagna, 2015
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Non sottovalutate mai il potere che abbiamo di essere artefici del nostro destino.

Maud Watts è un giovane donna inglese che si trova, quasi suo malgrado, coinvolta nel movimento delle suffragette, coloro che hanno lottato per decenni per far sì che anche alle donne inglesi fosse concesso il diritto di voto.
Maud ha una vita ordinaria, segnata da un lavoro massacrante ma anche dall’amore per il marito e per il figlio George.
Nel suo modo di vivere, però, c’è tanta rassegnazione verso quanto non va come dovrebbe, come il suo datore di lavoro che si sente in diritto di molestare le sue dipendenti.

Anche se Maud si è rassegnata alla sua condizione, l’incontro con alcune delle persone che portano avanti la lotta per i diritti delle donne, cambia completamente il suo modo di pensare e le fa comprendere di non essere la sola a sentire che le cose dovrebbero andare in modo differente.

Una volta intrapresa la strada della consapevolezza, tornare indietro sarà impossibile, anche quando il prezzo da pagare sarà altissimo. Maud viene arrestata, allontanata dal suo bambino, ripudiata dal marito e licenziata.
Ma è proprio quando non si ha più nulla da perdere che si può rischiare fino in fondo, senza timori.

Suffragette non si limita a raccontare la lotta per il diritto al voto delle donne inglesi ma porta lo spettatore in un mondo di possibilità negate, di frustrazione di fronte all’impossibilità di poter decidere del proprio destino e di consapevolezza di dover subire, senza la possibilità di ribellarsi, quanto deciso dagli uomini.
Le donne raccontate sono disposte a proseguire la propria battaglia fino alla morte.
Le loro azioni sono state fondamentali perché venissero riconosciuti alcuni dei diritti che noi oggi diamo per scontati. Dobbiamo ringraziarle tutte per essersi impegnate a rendere il mondo migliore di come è stato loro lasciato.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Il diritto di contare- Theodore Melfi
Mustang- Deniz Gamze Ergüven
E ora dove andiamo?- Nadine Labaki

… leggi anche…
La randagia- Valeria Montaldi
Siria mon amour- Amani El Nasif- Cristina Obber
Miss Charity- Marie-Aude Murail

suffragette-sarah-gavron

Regia: Sarah Gavron
Sceneggiatura: Abi Morgan
Musiche: Alexandre Desplat
Fotografia: Eduard Grau
Durata: 106′

Interpreti e personaggi
Carey Mulligan: Maud Watts
Anne- Marie Duff: Violet Miller
Ben Whishaw: Sonny Watts
Helena Bonham Cater: Edith Ellyn
Natalie Press: Emily Wilding Davison
Maryl Streep: Emmeline Pankhurst
Brendan Gleeson: Arthur Steed

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Theodore Melfi

Il diritto di contare

USA, 2017
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Mi occorrono dei numeri che ancora non esistono. Trovatemi un matematico prima che i russi piantino una bandiera sulla luna.

“Il diritto di contare” racconta la storia vera di tre donne matematiche di colore, particolarmente dotate, impiegate negli anni Sessanta nella NASA per dare attuazione al programma che avrebbe portato John Glenn (primo americano) in orbita nello spazio.
Una storia che prima questo film non aveva mai raggiunto il grande pubblico (e forse nemmeno quello di nicchia).

Siamo nell’America segregazionista, ossessionata dalla Guerra Fredda ed intrisa di pregiudizi contro le donne e gli afro-americani. Manca ancora qualche anno alla campagna pacifica per il riconoscimento dei diritti dei neri portata avanti da M.L. King e J.F. Kennedy.
In questo clima ancora profondamente razzista, le tre giovani donne (Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson) riescono ad imporsi in un ambiente ostile e a svolgere un ruolo chiave nella buona riuscita del primo volo orbitale americano (programma spaziale Mercury).

Bel film, bellissima storia di coraggio e determinazione, ottimo cast. Avrebbe meritato un Oscar.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
The last man on the moon – Marc Craig
Apollo 13 – Ron Howard

e leggi anche Il diritto di contare – Margot Lee Shetterley

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Regia: Theodore Melfi
Sceneggiatura: Margot Lee Shetterley, Allison Schroeder
Durata: 127′

Personaggi ed interpreti:
Katherine Johnson: Taraji P. Henson
Dorothy Vaughan: Octavia Spencer
Mary Jackson – Janelle Monae
Al Harrison – Kevin Costner

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Zack Snyder

Sucker Punch

USA - Canada, 2011
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Se non combatti per qualcosa ti ritroverai con niente!

Hai paura… non devi. Per raggiungere il tuo paradiso, lasciati andare.
Quello che stai immaginando in questo momento? Tu controlli questo mondo.

Articolo di Kastalya von Dunst

Onestamente, io l’ho trovato un film che fa riflettere: ogni cosa è inserita per un motivo ben preciso, nulla è lasciato al caso. Forse è solo la ridondanza barocca dei combattimenti che rischia di depistare, ma è una scelta stilistica fatta consapevolmente, con cognizione di causa.
Andiamo per gradi.
Che ci siano tre livelli di realtà è ben chiaro praticamente a tutti: ma cosa sono questi tre livelli? Come per Inception, è complicato riuscire a tenerli a mente e incastrarli correttamente, rischiando difatti di dare una lettura diacronica invece che sincronica del film, facendo perdere di valore a tutta la costruzione narrativa.

1 – Baby Doll e il Reale
Come diceva Leopardi, in questo livello si parla dello “squallido Vero e del solido Nulla”. Al mancare della figura materna, subentra un paterno deviato e pericoloso che porta all’evento chiave (il Sucker Punch, appunto): per cercare di proteggere la sorellina, Baby Doll si sporca le mani ma, dato che quello che la muove al momento è la disperazione più che la volontà di farcela, distrugge la sua stessa innocenza venendo rinchiusa in un manicomio. Un’emblematica caduta dalla grazia tipica di ogni evoluzione dall’infanzia all’età adulta: la sorellina da lei uccisa è sia un’azione da redimere, sia l’emblema della perdita della sua fanciullezza.
C’è un teatro però, un Teatro dell’anima, dove la terapia psicanalitica cerca di smuovere i rimossi di queste povere anime perdute, facendo loro letteralmente portare in scena quei grandi psicodrammi che le hanno condotte in quel luogo senza futuro. Un’esaltazione del percorso interiore che si compie nei momenti drammatici che si affrontano durante la vita e che se non si trova il coraggio di affrontare non ci renderanno mai liberi.

2 – Baby Doll e la Sublimazione del Reale
Siamo ora al secondo livello, il reale è una prigione e se non possiamo uscirne… beh, cambiamolo!
Come in una fiaba, siamo nel punto in cui si deve cercare di risolvere il problema: si cercano quindi stratagemmi magici, alleanze e spinte motivazionali che permettano di lavorare come un corpus unico contro il nemico comune.
Ecco quindi che il manicomio diventa un bordello, le pazienti delle prostitute, gli inservienti i padroni, la psichiatra una prostituta con la sindrome di Stoccolma e il dottore un cliente facoltoso per il quale è motivato l’ingresso di Baby Doll nella struttura. Sarà infatti il suo regalo, lei è qui solo per lui.
È questo il valore catartico di questo livello: permettere alla nostra psiche di accedere alle soluzioni che ci possono salvare, è un trait d’union tra il Reale e l’Ideale, escamotage volto a dare scacco matto al Reale e saccheggiare l’Ideale per trovare nel fondo della nostra anima le vie di fuga dal Dolore. Spesso il solo modo di combattere la sofferenza è di arrendersi, messi con le spalle al muro, così da poter affrontare tutte le nostre paure. Il vero valore del processo sta proprio in questo: da questo confronto con la nostra Anima.

3 – Baby Doll e l’Ideale
Questo livello fa da contrappunto simmetrico del Reale. E tanto è squallido e doloroso l’uno, tanto è immaginifico e catartico l’altro: il suo essere così barocco e ridondante, sovrabbondante di suoni e colori, serve ad equilibrare il reale. Se nel mondo del manicomio l’individualità è annullata, qui le protagoniste sono ben marcate, ognuna ha una sua caratteristica, una sua unicità, una sua forza e soprattutto una sua capacità di influenzare il mondo. Emblematico il combattimento con i samurai di pietra, immensi ed enormi, apparentemente invincibili per una piccola ragazzina disarmata.
Estremamente importante è la figura del Saggio Maestro che insegna a Baby Doll come combattere e quindi a come essere libera. Se si bada bene, non le mostra come scappare, bensì le dice semplicemente che l’avrebbe aiutata ad essere libera. È questo quello che conta.

In definitiva, Sucker Punch è un viaggio iniziatico.
Essere liberi è il punto di partenza per poter vivere davvero. La prigionia metaforica dell’ospedale e quella sublimata del bordello sono emblemi di una prigionia interiore che non permette di essere quello che vogliamo.
Il Viaggio della Vita ha portato la protagonista a lottare con i propri strumenti: per questo una delle cose che più ha depistato gli spettatori è stata di fatto la fine del film. Bisogna passare oltre i normali schemi narrativi. Baby Doll realizza solo verso la fine che il solo modo per fuggire, quel quinto elemento, la quintessenza necessaria per terminare il rituale magico per la fuga, è lei stessa. In questo modo si offre spontaneamente alle proprio paure. Solo ridendogli in faccia, facendo loro vedere che non sono nulla se non parti di noi stessi che siamo in grado di controllare, possiamo vincerle, e possiamo quindi essere davvero liberi.
Baby Doll è martire a imperitura memoria di una battaglia epocale contro se stessi, dove spesso si impara che quando si perde si vince, perché di fatto, quando si combattono queste battaglie non ci sono sconfitti, ma solo vincitori.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
James Mangold – Wolverine, L’immortale
Alex Proyas – Il Corvo
Neil Marshall – Doomsday: Il giorno del giudizio

… e leggi anche
Oliver Bowden – Assassin’s Creed : Rinascimento
Kevin Brooks – Bunker Diary
Kazuo Ishiguro – Non lasciarmi

…e ascolta anche
Emily Browning – Sweet Dreams (Are Made of This) [Sucker Punch OST 01]
Lords Of Acid – The Crablouse Instrumental
Queen (feat. Armageddon) – I Want It All / We Will Rock You (Mash-Up) [Sucker Punch OST 04]

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Regia :  Zack Snyder
Sceneggiatura : Zack Snyder – Steve Shibuya
Fotografia : Larry Fong
Musica : Tyler BatesMarius De Vries
Durata: 105’

Interpreti e personaggi principali:
Emily Browning : Baby Doll
Abbie Cornish : Sweet Pea
Jena Malone : Rocket
Vanessa Hudgens : Blondie
Jamie Chung : Amber

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Antonia Arslan

La masseria delle allodole

Rizzoli, 2004, p. 229
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Nel concetto di modernizzazione è implicito l’assioma – la Turchia ai turchi. Eliminare questi popoli inferiori, che cospirano sempre col nemico occidentale e hanno aiutato a fare in pezzi l’Impero. Fuori armeni, greci, assiri, siriani – marmaglia. Ogni paese il suo popolo, come nelle guerre d’indipendenza europee. La Grecia è dei greci, perchè la Turchia non dovrebbe essere solo dei turchi?

Lo splendido romanzo-verità di Antonia Arslan racconta la strage degli armeni negli stessi anni della Grande Guerra, un popolo – quello armeno – che viene spazzato via dalla Turchia. Così come ricordiamo le tremende torture toccate agli ebrei, molto spesso ci dimentichiamo di altre popolazioni, che purtroppo hanno subìto lo stesso trattamento. E così la citazione che vi abbiamo riportato è proprio quella di uno dei soldati turchi messi a comando di una “Organizzazione speciale”, che nel romanzo-diario della Arslan, riportano il pensiero comune diffuso tra la maggioranza della popolazione turca.

Nel libro si racconta del viaggio delle donne armene, che dopo l’assassinio degli uomini del paese – avvenuto una notte proprio nella casa sulle colline chiamata la Masseria delle Allodole (da qui il titolo) da l’avvio come episodio (almeno per le vicende di questa famiglia), a quello che viene considerato l’eccidio degli armeni. Un finto viaggio, attraverso l’Anatolia, il tentativo in realtà, di lasciar morire quello che resta di una popolazione in minoranza numerica; ma ricca ed istruita. Saccheggiare e depredare la cultura, le abitudini, gli affetti di un popolo per annientarlo e farlo sparire, dimenticare. Ma nel romanzo c’è troppa morte e dolore per poter considerare la fine, un lieto fine. Una parte della famiglia riuscirà a salvarsi e a raggiungere l’Italia, ormai in guerra; ma le perdite, la sconfitta della dignità, il dolore lasciano affiorare solo una grande ingiustizia e crudeltà, che il mondo tutt’oggi non dimentica, ma che sembra anche continuare a non poterne fare a meno.

Trovi questo libro disponibile in biblioteca QUI, e se ti è piaciuto questo leggi anche La strada di Smirne e Il rumore delle perle di legno.

L’autrice sarà presente all’edizione 2015 del Festivaletteratura, vedi il film omonimo.

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Amani El Nasif- Cristina Obber

Siria mon amour

Piemme, 2013, 166 p.
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Mi piace l’Italia, mi piace da morire. Mi piaceva già prima di ciò che mi è accaduto, adesso adoro ogni sua sfumatura, ogni suo vicolo, ogni suo terrazzino fiorito, ogni sua testimonianza di libertà. Perché finché non te la tolgono, la libertà, non ti rendi nemmeno conto di averla. … Non ti rendi conto di quanto la libertà ti sia vitale fino a che non la perdi.

Amani ha sedici anni, un fidanzato e un lavoro che ama. Quando sua madre le propone di trascorrere alcuni giorni in Siria, dove è nata, Amani è entusiasta. Non vede l’ora di poter finalmente visitare quei posti e conoscere quelle persone di cui ha sentito tanto parlare. Ma i suoi parenti l’hanno ingannata: lo scopo del suo viaggio è quello di farle sposare un cugino.
Amani, però, non si rassegna al destino che altri hanno scelto per lei. Lotta per più di un anno con i parenti e l’ambiente ostile in cui è stata trascinata, aggrappandosi ad ogni minimo ricordo della sua vita in Italia. Nonostante la rabbia e il dolore per l’indifferenza dei suoi genitori e per la perdita della libertà a cui era abituata, Amani riuscirà a tirare avanti fino a quando, inaspettatamente, sarà proprio la nostalgia di sua madre per l’Italia, a riportarla a casa.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Puzzola- Sheba Karim
Persepolis- Marjane Satrapi

…e guarda anche
East is east- Damien O’Donnell

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Carmen Consoli

Per niente stanca

Universal, 2010
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E’ stato veramente bello, infine, sfogliare le pagine ordinate di questo album fotografico e ritrovare un’immagine di me nella quale riconoscermi in pieno ma anche un’immagine attraverso la quale poter imparare a conoscermi meglio.

 
Per niente stanca è il primo album raccolta ufficiale della cantautrice catanese. Il doppio CD è stato anticipato dal singolo Guarda l’alba e contiene un altro inedito, AAA Cercasi (miglior videoclip dell’anno 2011), oltre a tantissimi indimenticabili brani cantati dalla insolita voce che nel 2003 ha vinto il premio come artista femminile dell’anno (uno dei tanti riconoscimenti assegnati). Un’incredibile carrellata di canzoni che spaziano dal pop, al rock, al folk, tra parole che scavano nel profondo dell’anima e parlano di donne vere, sensuali, fragili. C’è solo da perdersi tra i 40 brani contenuti nell’album, tra i quali ritroviamo i suoi maggiori successi.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Mio zio, Orfeo, Quello che sento
 
Ti è piaciuto questo album? Allora guarda anche
L’ultimo bacio – Gabriele Muccino

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