Archivio tag: doom

Tony Sandoval

Doom Boy

Tunuè, 2013
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Chi è Doomboy?
Se lo domandano tutti nella piccola città dove abita D. Nessuno lo sa. Tutti però lo ascoltano, alla radio, su una frequenza trovata per caso, tutti i venerdì verso le cinque. E’ spettacolare la musica di Doomboy.

D, è il protagonista di Doom Boy, la graphic novel di Tony Sandoval, edita in italia dalla case editrice Tunuè. In questo romanzo grafico viene narrata la storia struggente di un adolescente e del sul dolore per la morte improvvisa del suo unico grande amore: Anny che ha lasciato al biondo protagonista un buco immenso al centro del petto colmato solo dal potere della musica.
Nella malinconica vita del protagonista l’unico sollievo è dato dalla sua chitarra, anestetico per la sua sofferenza.
La musica suonata da Doom Boy colpisce al cuore di tutte le persone che sentono la sua musica per caso.
Tony Sandoval in questo piccolo gioiello illustrato narra con eleganza, poesia e delicatezza una vicenda toccante che sa fare emozionare lettori di tutte le età, facendo vibrare corde che sono presenti in ognuno di noi.
L’autore cerca di spiegare attraverso meravigliosi disegni onirici e visionari il dolore della perdita per una persona cara, che prende forma attraverso una moltitudine di mostri da affrontare e domare, che sono reali e presenti nel nostro io interiore.

Tony Sandoval da voce al dolore, alla musica e alla rabbia adolescente di Doom Boy con dei disegni dai colori delicati ed evanescenti che permettono di alleviare tutto il dolore che Doom Boy si porta dentro senza trovare pace.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche:
Un anno senza te di Luca Vanzella e Giopota
Il blu è un colore caldo di Julie Maroh

Ascolta anche:
La mia vita senza te – Tre allegri ragazzi morti

e guarda anche:
La vita di Adèle di Abdellatif Kechiche

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Abysmal Grief

Feretri

Terror From Hell - Horror Records, 2013
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We live hidden from the sun in the mantle of the eternal night
We breath the corpse effluvia from the uncovered graves
Our grim and solemn scorn will take you all to Hell
Come on, show us your pride and try to face our spell

Articolo di Arianna Mossali

Bistrattato, umiliato, insultato ma, con l’aiuto di chissà quale forza oscura, in un modo o nell’altro riesce sempre ad emergere con lo splendore sprezzante di una diva conscia della propria superiorità: stiamo parlando, cari i miei aspiranti occultisti musicali, del doom italiano, che qualora non lo sapeste vanta una tradizione rinomata e prestigiosa. Ciascuno con la propria personale interpretazione, artisti come Alphataurus, Paul Chain, Ojm, Midryasy, Requiem, Antonius Rex, Jacula, Doomsword, Vedova, Forgotten Tomb, ci renderebbero competitivi sul mercato internazionale delle note tenebrose, se solo noi fossimo minimamente in grado di valorizzarli. Preso atto che purtroppo così non è, mettiamoci il cuore in pace e godiamoci dalla prima all’ultima vibrazione questa creazione degli Abysmal Grief, ”Feretri” (standing ovation doverosa per il titolo scelto). Abbiamo a che fare con un filone musicale ancor più misconosciuto di quanto già non sia tutto quel che rientra nella definizione di “underground”, e che da sempre ha un flirt sin troppo evidente con il mondo sommerso dell’occultismo, sia che l’interesse rimanga a livello teorico, sia che comporti effettivamente qualche rimando esoterico.
Ovviamente, questo legame non può che costituire una fonte inesauribile di equivoci non di rado esasperanti.
“Ma come fai ad ascoltare queste cose? Questa non è musica, è la colonna sonora di un film dell’orrore!”
Sicuramente tutti voi che state leggendo conoscete bene questa sentenza (e l’inevitabile corollario Metal=musica per satanisti, incrollabile quanto il teorema di Pitagora), essendovela sentita scagliare contro milioni di volte da esemplari di ‘homo sanremensis’ che più che la compilation dei 20 singoli più venduti dell’anno/mese/settimana non ascoltano. I suddetti sono, nel migliore dei casi, troppo radicati nella ferrea logica del cuore infranto e della canzone impegnata e strappalacrime, per rendersi conto che il punto è questo: il processo creativo degli Abysmal Grief si concentra sulla ricerca dell’energia psichica e mistica della musica, sul suo volto più sfuggente ed inquietante, e solo successivamente, una volta catturata l’essenza di questo mistero, provvede a dargli forma, spesso attraverso passaggi di innegabile pregio tecnico e artistico.

Esiste un’autentica estetica del macabro, che può piacere o non piacere, ma ha oggettivamente delle prospettive languide e attraenti. Il lato visivamente suggestivo dell’eterno binomio Eros/Thanatos lo conosciamo bene proprio grazie alla cinematografia horror, che in Italia non vuol dire solo Dario Argento, ma anche Lucio Fulci, Mario e Lamberto Bava, Ivan Zuccon, Claudio Fragasso, Joe D’Amato, Antonio Margheriti: la morte non può essere il congelamento di un attimo di bellezza suprema e crudele che il tempo avrebbe altrimenti deteriorato? E quelle passioni e sentimenti così forti da farci credere di non poterli reggere, non fanno forse scattare quel mitico e terribile ‘cupio dissolvi’, che altro non è che il desiderio di annullarsi dentro un’emozione, lasciarsi uccidere dall’intensità di un attimo?
Scusate il parallelo azzardato, ma questo è quello che suscita un certo tipo di musica a chi impara ad apprezzarla. E, se non avete mai provato nulla del genere nella vostra vita, per amor del cielo, evitate di ascoltare doom. Molto semplice.

Che gli Abysmal Grief, per ottenere questa catarsi mortifera, facciano ricorso al classico apparato di melodie angoscianti, funebri pattern tastieristici, organi da pelle d’oca e ambientazioni altamente drammatiche in generale, è parte del gioco. Quello grottesco non è che uno dei mille volti della Nera Signora: non abbiamo, qui, un doom essenziale e spartano alla Pentagram o alla Candlemass, è evidente il filtro di un mondo immaginario e stregato. Eviterei di definirlo “gotico”, semplicemente perché ultimamente il termine sembra aver assunto una vaga connotazione pacchiana, grazie alle pestilenziali mode vampiresche che hanno travolto una generazione già sufficientemente compromessa dal punto di vista intellettivo.
“Necromantico” mi pare evochi meglio la potenza oscura e tangibile di questo album. Imbarcarsi in un’analisi traccia per traccia sarebbe sterile e improduttivo, e si perderebbe completamente il senso di questa meraviglia. Date retta, chiudete le imposte, spegnete le luci, mettetevi le cuffie e lasciate che la musa tenebrosa degli Abysmal Grief vi spalanchi il suo universo mesto e sensuale.
Non ve ne pentirete.

Ascolta tre brani dell’album:
Sinister Gleams, Lords of the Funerals, The Gaze Of The Owl

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Iron Maiden – The book of souls
Motorhead – Ace of Spades
Diamanda Galas – The Litanies of Satan

… e leggi anche:
Cristian Campos – Metal & hardcore
Enzo Rizzi – Storia del metal a fumetti
Della Cioppa & Bertoncelli – Heavy metal. I contemporanei

…e guarda anche:
John Carpenter – La Cosa
Dario Argento – Profondo Rosso
Lucio Fulci – Un gatto nel cervello

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Black Moth

Condemned To Hope

New Heavy Sounds, 2014
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Si dice che Jim Sclavunos – storico batterista di Nick Cave e di parecchia altra gente importante – sia rimasto talmente colpito da un’esibizione dei Black Moth da offrirsi come produttore per il loro esordio, di un paio d’anni fa. Ora il giovane quintetto di Leeds ritorna con un nuovo album, Condemned To Hope, a confermare quanto ben riposta fosse quella fiducia; Sclavunos si occupa di nuovo della produzione, mentre l’artwork è affidato al leggendario Roger Dean – uno che dagli anni Settanta in poi ha realizzato copertine memorabili.
Aperto dal riff mostruoso di Tumbleweave, il disco azzanna l’ascoltatore con un contagioso groove metal, che nel ritornello azzecca una gran melodia e un inatteso cambio di tempo; l’atmosfera è dark e il suono massiccio, illuminato dalla voce sensuale di Harriet Bevan, decisamente insolita per il genere. Più che dai vecchi classici heavy, però, i ‘Moth sembrano pescare dal rock alternativo – basta prendere le cadenzate Looner e Red Ink, o i r’n’r sparati di Set Yourself Alight e White Lies. C’è spazio anche per lentezze doom, almeno in un paio di casi strepitose (The Undead King Of Rock’n’Roll e la title-track, psichedelica come certe cose dei Soundgarden di Superunknown), e addirittura un blues psych imprevisto e imprevedibile come Slumber With The Worm.
Condemned To Hope dice insomma di una band davvero promettente e difficilmente etichettabile, di sicuro tra le realtà più interessanti della musica pesante di oggi.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Mourn – Down
Limo Wreck – Soundgarden
Wires – Red Fang
Take My Bones Away – Baroness

…e guarda anche
Solo gli Amanti Sopravvivono – Jim Jarmusch
L’Inquilino del Terzo Piano – Roman Polanski

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