Archivio tag: drammatico

Aki Kaurismaki

Miracolo a Le Havre

Finlandia - Francia - Germania, 2011
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“Hai pianto?”
“No!”
“Bene. Non serve a niente.”

“Sono il fratello albino”

Si, ancora un film sull’immigrazione. E che film.
Basterebbe il commento di uno spettatore per rendere al meglio: “Per fortuna che ci sono ancora i film di Kaurismaki!! Nuvole dense color pastello mosse da un demone fantastico che irradia di strani verdi, rossi e azzurrini le piccole case da fiammiferaie, le radio squadrate, i tanti utensili del mestiere di vivere.”
A discapito della loro densità, queste nuvole illuminano la vita di Marcel, romantico lustrascarpe, e di Arletty, sua amata moglie: vivono la loro esistenza agrodolce un quartiere dimesso di Le Havre, città di mare che unisce nostalgia e poesia, risate amare e lacrime di gioia.
A scombussolare ulteriormente la vita di Marcel è Idrissa, ragazzino del Gabon trovato chissà come in un container e deciso ad andare a Londra…che fare? Non resta che aiutarlo.
Un tema importante trattato con rispettosa leggerezza, ironia intelligente, senza falsa retorica ma al contrario con esilarante tragicità.
Basta adesso però: per questo lavoro non serve usare paroloni esclamativi o gridare al miracolo.
E’ semplicemente un bel film come non se ne vedevano da tempo.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Laurent Cantet – Foxfire
Dennis Gansel – L’onda
Laurent Cantet – La classe

…e leggi anche
Hector Tobar – L’estate dei barbari
Craig Thompson – Blankets
Lucy Maud Montgomery – Anna dai capelli rossi

…e ascolta anche
Libero – Little Bob
Statesboro blues – Blind Willie McTell
Bolero – Antero Jakoila

miracolo-a-le-havre-locandina

Regia : Aki Kaurismäki
Soggetto : Aki Kaurismäki
Fotografia : Timo Salminen
Durata: 93′

Interpreti e personaggi principali:
André Wilms : Marcel Marx
Kati Outinen : Arletty
Jean-Pierre Darroussin : Monet
Blondin Miguel : Idrissa
Elina Salo : Claire
Evelyne Didi : Yvette
Jean-Pierre Léaud : L’informatore

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Tru Calling

Usa, 2003 - 2005
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Per una volta, per una sola volta, vorrei andare in un posto dove tutti restano vivi.

<<Aiutami>>

Diciamocelo: non tutti sono soddisfatti del proprio lavoro.
Si attende qualcosa che faccia voltare pagina, che vivacizzi tutto.
Ed è quello che spera Tru Davies: ha trovato lavoro in un obitorio e aspetta che la situazione si animi.
Oh. Succederà. Letteralmente.
<<Aiutami>> sente provenire una notte dalla parte di obitorio dove vengono portati i cadaveri in attesa di autopsia, ma non c’è nessuno…di vivo. Scoprendo il corpo da dove sembra provenire la voce, il cadavere apre gli occhi e girandosi verso di lei dice <<Aiutami>>.
A questo punto Tru rivive le ultime 24 ore dove, in tutti i modi, cerca di impedire la morte di questa persona, intervenendo in luogo del Destino: si rende conto di avere un dono enorme, scoprendo di averlo ereditato dalla madre.
Un potere ha però due facce: l’altra è Jack, anche lui agente del destino e anche lui rivive le giornate, ma si batte affinché gli eventi scorrano come stabilito e non vengano cambiati o alterati in alcun modo.
In definitiva chi è destinato a morire deve, in effetti, morire.
Sia Tru che Jack dipendono dallo stesso potere che assicura una stabilità al mondo, talvolta in modo subdolo e capriccioso: Jack asseconda gli eventi, Tru si ribella, interferisce e dovrà prima o poi risponderne…
…ma allora Tru fa parte dei buoni o è una dei cattivi inconsapevoli?

Ti è piaciuta questa serie televisiva? Allora guarda anche…
La sposa cadavere – Tim Burton, Mike Johnson
Buffy – L’ammazzavampiri
21 grammi – Alejandro González Iñárritu

…e leggi anche
The Restorer : La signora dei cimiteri – Amanda Stevens
Necronomicon

… e ascolta anche
Full Blown Rose – Somebody Help Me
Dido – White Flag
Sarah McLachlan – Angel
Fatboy Slim – Praise You

tru calling

Interpreti e personaggi:
Eliza Dushku : Tru Davies
Zach Galifianakis : Davis
Jason Priestley : Jack Harper
A.J. Cook : Lindsay Walker Thompson
Matt Bomer : Luc

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Mauro Covacich

A perdifiato

Einaudi, 2005, pag. 333
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“Oh, bella questa. E come mai, Dario? Pagare l’affitto significa spendere un sacco di soldi senza che ti resti niente, alla fine”. “Ti resta l’uso che hai fatto di quella cosa, la vita che hai vissuto con, su o dentro la cosa per la quale hai pagato”.

Pubblicato nel 2003 da il via al cosidetto “Ciclo delle stelle” composto da: A perdifiato, Fiona, Prima di sparire, A nome tuo (da quest’ultimo è tratto il recente film di Valeria Golino Miele). Il protagonista è Dario Rensich originario di Trieste (come l’autore) e maratoneta di professione. Non ha mai vinto qualcosa di assolutamente importante, anche se all’ultima maratona di New York per ben quattro isolati è stato primo, davanti a tutti. In quell’occasione la Federazione di atletica leggera italiana lo nota e decide di puntare su di lui, gli permette di allenarsi per ben tre anni in giro per il mondo, in diverse condizioni. Alla gara successiva però Dario scoppia prima della fine, esagera nella prestazione fisica, e si brucia prima del traguardo. Alla Federazione non resterà quindi che concedergli la chance da preparatore tecnico; ed è proprio qui che inizia la nostra storia.

Dario è sposato da alcuni anni con Maura, anche lei ex-sportiva di professione, e proprio mentre cercano di adottare un figlio la Federazione manda Dario in Ungheria ad allenare un giovanissimo gruppo di mezzofondiste, sette giovani atlete promettenti. Il percorso di adozione, come l’incarico di allenatore per Dario sono strade in salita e a “perdifiato”. Restare lontani è difficile, accettare le sconfitte e le debolezze lo è ancora di più. Dario svolgerà il suo compito, sia come allenatore, sia come marito; ma con molte contraddizioni e portando con sè sentimenti contrastanti e perturbanti. S’innamorerà di Agota, una delle giovani e splendide “scippatrici”, allenerà duramente le ragazze, nasconderà anche a sua moglie le proprie debolezze, e vorrà credere infine di poter essere padre. Dalla conclusione amara del romanzo, anche se non solo negativa, Dario troverà un nuovo inizio e una nuova famiglia.

Mauro Covacich nasce a Trieste nel ’65 e insegna al liceo per diversi anni, fino a quando nel 2000 non decide di dedicarsi alla scrittura e collabora anche con diverse testate nazionali, come Il Corriere della Sera. L’ultima sua fatica letteraria è La sposa edita nel 2014 da Bompiani e finalista del Premio Strega 2015; in particolare questo libro racconta 17 brevi storie, alcune vere e altre solo parzialmente, una delle quali è dedicata a Pippa Bacca la giovane artista italiana morta tragicamente nell’intento di un viaggio-performance “Spose in viaggio”.

Se ti piace questo libro ascolta anche U2 – Pop QUI

L’autore è presente all’edizione 2015 del Festivaletteratura

 

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Nicolai Lilin

Educazione Siberiana

Einaudi, 2009, pag. 343
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C’è chi si gode la vita, c’è chi la soffre, invece noi la combattiamo.

ANTICO DETTO DEGLI URCA SIBERIANI

Il protagonista di questo romanzo è l’autore stesso, chiamato Kolima dalla sua comunità siberiana. Il giovane criminale che qui parla di come si diventa adulti tra i siberiani, ci racconta la sua storia, ma anche il suo stile di vita e la cultura dell’intera comunità. Le tappe fondamentali: il cappello a otto triangoli, il primo coltello, la prima pistola, gli scontri tra criminali, la prigione, la religione, come si trattano i criminali e come ci si comporta: perchè nel modo di vivere siberiano c’è un’educazione. Superficiale è pensare che i criminali non abbiano delle regole, non abbiano personalità definite, o non abbiano tradizioni. Il giovane Kolima, vuole da grande diventare tatuatore, per raccontare le vite della gente, perchè i criminali siberiani hanno la loro storia scritta sulla pelle, con tatuaggi di significato e pregio antico. Così nella realtà occidentale Nicolai è uno scrittore, ma lo sarebbe tanto uguale se fosse un tatuatore in Siberia. Questa “Educazione siberiana” è il primo romanzo di una trilogia ispirata alla sua vita, e dal romanzo ne è stato tratto un film, con buona interpretazione, ma differente finale. Interessante è come s’impara a non assiociare ad un concetto negativo la parola criminale, perchè se stiamo parlando di un criminale che ha ricevuto una sana e completa educazione, non abbiamo davanti una persona malvagia o inaffidabile, ma solo qualcuno che per vivere compie atti illegali. La prima grande consolazione e sicurezza per un siberiano, è quella di aver ricevuto un’educazione e di saper stare al mondo.

Ti è piaciuto questo libro?

Allora leggi anche Trilogia siberiana di Nicolai Lilin

e vedi anche il film

Educazione siberiana di Gabriele Salvatores

Batman di Tim Burton

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Daniel Myrick - Eduardo Sanchez

The Blair Witch Project

USA, 1999
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Ho paura di chiudere gli occhi… e ho paura di riaprirli

Ci viene detto che le vicende narrate sono vere e non c’è stata ancora una conclusione.
Ne prendiamo atto senza giudicare.

1994, fine anno.
Tre ragazzi appassionati e studenti di cinema si avventurano nei boschi attorno alla città di Burkittsville: sono entusiasti perché gireranno un documentario sulla leggendaria strega di Blair (Elly Kedward), che in quei boschi abita fin dal 1700 e su cui circolano molti aneddoti.
E…ed è vero: il bosco è animato da un’angosciante e terrificante presenza.
Dei ragazzi non si è più saputo nulla fino ad oggi e le indagini e le ricerche sono tuttora in corso: tutto il girato, i filmati che i ragazzi hanno prodotto sono stati ritrovati e sono stati montati seguendo l’ordine di ritrovamento.
Le scene sono buio assoluto, lo stato emotivo dei protagonisti è prima eccitato, poi confuso, poi ansiogeno ed infine terrorizzato. Si rendono conto che hanno trovato qualcosa.

O qualcosa ha trovato loro.

Sensazioni di smarrimento, di consapevolezza della “presenza” invisibile ma palpabilissima di un’imminente catarsi, accentuate da un soffocamento mentale prima e poi da uno spezzarsi di equilibri esistenziali che sfociano in terrore puro.
Molti, forse, avrebbero preferito che la storia restasse sconosciuta e confinata negli uffici dello sceriffo, arrivando perfino ad odiare il documentario.
Ma se lo si odia, lo si fa con rispetto.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
John Carpenter – La Cosa
Chan-wook Park – Stoker

… e leggi anche …
Rob Zombie – Le streghe di Salem
Madame Jppo – Il grimorio
Nathaniel Hawthorne – La lettera scarlatta
Lisa Jane Smith – I diari delle streghe

… e ascolta anche …
The Creatures – Don’t Go to Sleep Without Me
Diamanda Galas – The Litanies of Satan
Meat Beat Manifesto – She’s Unreal

blair

Regia : Daniel MyrickEduardo Sánchez
Soggetto : Daniel Myrick
Fotografia : Neal Fredericks
Musica : Tony Cora
Durata: 87’

Interpreti e personaggi principali:
Heather Donahue : Heather Donahue
Joshua Leonard : Joshua ‘Josh’ Leonard
Michael C. Williams : Michael ‘Mike’ Williams
Bob Griffith : un pescatore
Jim King : un intervistato

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Lenny Abrahamson

Frank

Regno Unito, Irlanda, 2014
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Io dico, racconta ogni cosa a tutti. Perché nascondere tutto?

Jon è un giovane musicista poco più che mediocre, ingaggiato per puro caso da una band sperimentale, dal nome quasi impronunciabile. A guidarla è Frank, talento musicale straordinario che da anni si nasconde agli occhi del mondo dietro una grande maschera di cartapesta – “anche le facce normali sono strane, sai?” – e sa trovare ispirazione in ogni cosa: un paio di buffi calzini, un piccolo ciuffo di pelo che spunta dal tappeto.
Lo scontro tra modi così distanti d’intendere l’arte finirà per generare un cortocircuito nel delicato equilibrio di Frank, portandolo a contatto con un mondo che di lui vuole solo la facciata singolare ma è incapace di coglierne l’essenza più profonda.
Michael Fassbender è formidabile nel dar corpo e voce a un personaggio puro e bellissimo, ispirato alla figura di Frank Sidebottom – vecchia invenzione del comico inglese Chris Sievey – e alle biografie di musicisti geniali come Daniel Johnston e Captain Beefheart, ma pure il resto del cast (a partire da Maggie Gyllenhaal) regala scene di culto – tutte le sequenze delle registrazioni dell’album, ad esempio.
Tra una prima parte che strappa risate sincere e un finale commovente, Frank è tra le cose più emozionanti viste quest’anno e fa passare almeno un paio di concetti scomodi e importanti: che il talento vero, chi non ce l’ha, non se lo può dare; e che una malattia mentale è qualcosa da trattare con rispetto e delicatezza e non una simpatica stranezza da dare in pasto all’hipsteria dei tempi moderni.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
The Devil and Daniel Johnston – Jeff Feuerzeig

… e ascolta anche
Living Life – Daniel Johnston
Ice Cream For Crow – Captain Beefheart & His Magic Band
Love Song – Syd Barrett

Frank

Regia: Lenny Abrahamson
Sceneggiatura: Jon Ronson, Peter Straughan
Fotografia: James Mather
Montaggio: Nathan Nugent
Musiche: Stephen Rennicks
Durata: 95′

Michael Fassbender: Frank
Domhnall Gleeson: Jon
Maggie Gyllenhaal: Clara
Scoot McNairy: Don

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Richard Matheson

Io Sono Leggenda

Fanucci, 2005, 203 pg
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Quattro e un quarto.
Quattro e mezzo.
Un quarto alle cinque.
Entro un’ora sarebbero stati di nuovo intorno alla casa, quei luridi bastardi.
Appena la luce fosse calata.

Ci sono libri che non si scrivono con le parole, ma con le sensazioni, le paure, le emozioni e la disperazione di cui è capace e di cui è preda l’uomo messo alle strette da eventi che mai avrebbe immaginato di vivere e, soprattutto, di vivere in prima (e in sola …) persona.
Io sono leggenda è uno di questi: lo senti scorrere nelle vene, con quella narrazione sincopata, a tratti cupa come i paesaggi urbani post apocalittici che descrive, a tratti introspettiva nell’accostarsi al protagonista Robert, quasi ad affiancarlo, a confortarlo ed aiutarlo a capire perché a lui (e solo a lui) non è toccata la stessa sorte di tutta l’umanità.
Robert Matheson non da scampo alcuno: muove paure e fantasmi della ragione che hanno influenzato schiere di scrittori (uno su tutti: Stephen King), paure e fantasmi dell’unico nemico che l’uomo dovrebbe temere e aver timore di non riuscire a sconfiggere.
Sé stesso.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Altri regni – Richard Matheson
Cose preziose – Stephen King

… e ascolta anche
My Name Is Robert Neville – James Newton Howard
Ameno – Era

… e guarda anche
Under the Dome
Io sono leggenda – Francis Lawrence

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Ben Lewin

The Sessions – Gli Incontri

USA, 2012
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Poesia d’amore per nessuno in particolare:
“Lascia che io ti tocchi con le mie parole perché le mie mani giacciono flosce come guanti vuoti;
Lascia che le mie parole accarezzino i tuoi capelli, scendano lungo la tua schiena e ti solletichino il ventre;
perché le mie mani, leggere, che volano libere come mattoni, ignorano la mia volontà e rifiutano caparbiamente di realizzare i miei più segreti desideri;
lascia che le mie parole entrino nella tua mente recando fiaccole;
accoglile di buon grado nel tuo essere, così che ti possano accarezzare gentilmente l’anima.”

Sgombriamo subito il campo: di pietismo, retorica e affini non c’è minimamente presenza in questo film.
C’è tanto entusiasmo e tanta libertà, questo si. E ce n’è da vendere.
The Sessions racconta una storia vera, quella del poeta e giornalista americano Mark O’Brien che vive la sua giornata quasi interamente in un polmone d’acciaio, dal quale può staccarsi solo per poche ore: causa di tutto questo è la poliomelite che lo ha colpito nella prima infanzia, condizionandone l’esistenza.
A Mark, quasi quarantenne, non manca la voglia di vivere, anzi: vuole provare tutta l’ebbrezza che la vita può dare, compresa la gioia del sesso, che fino ad ora gli è stata negata.
Primo passo: Mark è profondamente religioso e quanto si appresta a fare si può ricondurre ad un rapporto fuori da matrimonio. Si consulta quindi con l’amico sacerdote Padre Brendan, che lo appoggia pienamente, prima di tutto come uomo e poi come ecclesiastico, “Dimentica le psico-boiate con cui sei cresciuto” dice (tra l’altro, William H. Macy si cala perfettamente nel ruolo del sacerdote-consigliere).
Secondo passo: contatta Cheryl (interpretata da una Helen Hunt in stato di grazia), una terapista sessuale che lo aiuterà e lo affiancherà nell’accettazione del proprio corpo, aiutandolo passo dopo passo nel suo intento. Il rapporto con Mark evolverà in qualcosa di inaspettato e struggente, costringendo i due a decisioni importanti.
Un film mai volgare, che tratta un argomento come l’assistenza sessuale ai disabili divenuto importante, e che soprattutto tratta il protagonista come Uomo e non come personaggio.
Un film che in definitiva è soltanto pura e splendida poesia.
E non è poco.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Breathing Lessons: The Life and Work of Mark O’Brien di Jessica Yu
Mare Dentro di Alejandro Amenábar
Quasi Amici di Olivier Nakache – Eric Toledano

…e leggi anche …
L’Accarezzatrice di Giorgia Wurth
Il mio angolo di universo di Ann M. Martin

… e ascolta anche …
The Sessions OST di Marco Beltrami
Distrofichetto dei Ladri di Carrozzelle

The Sessions_locandina

Regia : Ben Lewin
Sceneggiatura : Ben Lewin
Fotografia : Geoffrey Simpson
Musica : Marco Beltrami
Durata: 95’

Interpreti e personaggi principali:
John Hawkes : Mark O’Brien
Helen Hunt : Cheryl Cohen Greene
William H. Macy : Padre Brendan
Moon Bloodgood : Vera
Annika Marks : Amanda
Robin Weigert : Susan
Rhea Pearlman : Mikvah Lady

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Sergei Dvortsevoy

Tulpan – La ragazza che non c’era

Germania - Kazakhistan - Polonia - Russia - Svizzera, 2006
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Anche Carlo d’Inghilterra ha le mie stesse orecchie!

Dall’immensa steppa kazaka arriva una storia sui desideri e sulle aspirazioni della vita.
Terminato il servizio militare nella marina, Ashkat torna dalla sua famiglia dedita alla pastorizia, lavoro che vuole portare avanti con la stessa dedizione dei suoi genitori e dei suoi nonni. Per prima cosa però, vuole pensare al futuro e cercare moglie: Tulpan è la ragazza ideale… tuttavia lei non ne vuole sapere. Lei ha in mente solo la città dove aspira ad andare per dedicarsi allo studio e la famiglia di lei non è da meno: Ashkat non piace perché ha le orecchie a sventola (!) e viene considerato un idealista e sognatore. Toccato dal rifiuto si rifugia ad accudire il suo amato gregge e riflette su come davvero vuole costruire il suo destino.
Lungometraggio che affronta e studia l’animo umano con maestria e realismo (non a caso ha vinto la sezione Un Certain Regard del Festival del Cinema di Cannes) affrontandolo come se fosse comprimario della steppa, protagonista anch’essa come eterna compagna senza confini in contrasto con i confini dell’esistenza dei personaggi.
Da guardare gustando la vita a piccoli sorsi.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Sul lago Tahoe di Fernando Eimbcke
Vita di Pi di Ang Lee

…e leggi anche …
Tutto per una ragazza di Nick Hornby

… e ascolta anche …
Amici Mai di Antonello Venditti
Hide and Seek di Imogen Heap

Locandina Tulpan 

Regia: Sergei Dvortsevoy
Sceneggiatura: Sergey Dvortsevoy – Gennady Ostrovsky
Fotografia: Jolanta Dylewska
Durata: 100’

Interpreti e personaggi principali:
Ondas Besikbasov : Ondas
Samal Esljamova : Samal
Askhat Kuchencherekov : Ashkat
Tolepbergen Baisakalov : Boni
Bereke Turganbayev : Beke
Nurzhigit Zhapabayev : Nuka

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Clint Eastwood

Changeling

USA, 2008
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Se cerchi di essere normale qui parerai ancor più anormale: se sorridi sei schizofrenica, se non sorridi mai sei depressa, se rimani seria sei chiusa emotivamente o potenziale catatonica.

Nessun cineasta riesce a districarsi solo fra film importanti, capolavori che tengono attaccati allo schermo dall’inizio alla fine.
A me che non si chiami Clint Eastwood.
Changeling prende spunto da una storia realmente accaduta (Wineville Chicken Murders) a Los Angeles, in California, nel 1928: il piccolo Walter Collins è stato rapito e la polizia, dopo indagini piuttosto superficiali, restituisce alla madre il figlio scomparso da diversi mesi. Il punto è che il bambino non è suo figlio, anche se lui stesso dice di esserlo (è questa la sostituzione – il changeling – cui si fa riferimento nel titolo). Per Christine Collins, la madre, inizia un calvario che culmina nel suo internamento in manicomio: solo grazie all’aiuto del reverendo Briegleb riesce a continuare la sua battaglia.
Ancora una volta il buon vecchio Clint mostra il lato umano della vicenda, senza pietismi o piagnistei: grazie anche ad una Angelina Jolie totalmente calata nel personaggio, il film trasmette la voglia di riscatto della madre protagonista di una storia amara, che colpisce forte ma che vuole solo far emergere la verità.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Mystic River di Clint Eastwood
Espiazione di Joe Wright

…e leggi anche …
Io non ho paura di Niccolò Ammaniti
Voglio Guardare di Diego De Silva

… e ascolta anche …
Runaway Train di Soul Asylum
Hey Jude dei Beatles

CHANGELING - Locandina

Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: J. Michael Straczynski
Musiche: Clint Eastwood
Fotografia: Tom Stern
Durata: 140′

Interpreti e personaggi principali:
Angelina Jolie : Christine Collins
John Malkovich : reverendo Gustav Briegleb
Jeffrey Donovan : Capitano J.J. Jones
Colm Feore : Capo della polizia James E. Davis
Jason Butler Harner : Gordon Northcott
Gattlin Griffith : Walter Collins

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