Archivio tag: dream-pop

The xx

XX

Young Turks Records, 2009
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I can’t give it up
To someone else’s touch
Because I care too much, care too much, care too much

The xx sono diventati un cult in pochissimo tempo. Nel 2009, l’etichetta indipendente Young Turks propone alla band di produrre il loro debutto, XX, il quale viene accolto con favore dalla critica e arriva in vetta alle classifiche di mezzo mondo, superando le barriere de genere rock indipendente e facendosi ascoltare anche da un pubblico più vasto ed eterogeneo.

La band sa accattivare sin da Intro che anticipa una musica semplice, studiata e minimal su cui è strutturato l’intero disco. Echeggianti note di chitarra su un beat elettronico e un lieve coro cantato aprono alle sonorità successive. Crystalised, il singolo di lancio dell’album ha sonorità country e grazie all’intreccio delle due voci crea un’atmosfera elettrica e orecchiabile. Islands è uno dei pezzi migliori dell’album, i beat sono semplicemente perfetti, e si fondono perfettamente con un alone caldo ed evocativo. Infinity segna definitivamente un album sofisticato dove le due voci continuano il loro botta e risposta per tre minuti e la canzone si chiude con un crescendo che si dissolve con un assolo di chitarra appena sfumato. Capolavoro del disco resta Night Time che mischia sapientemente un ritornello pop orecchiabile con un’atmosfera sognante restituendoci perfettamente la sensazione di una notte agitata e vitale. Musica minimal, e a tratti enigmatica come il loro nome, segna l’ingresso di questo gruppo nell’indie pop con tocchi di elettronica ben dosati e mai commerciali.

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Be Forest, Earthbeat

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Gus Van Sant, L’amore che resta

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Sherpa Live

Autunno 2014

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Due anni a organizzare eventi come Il Cielo sotto Milano – serate bellissime, con grande musica a prezzi contenuti – poi la necessità e la voglia di dare al tutto un respiro più ampio e internazionale hanno portato alla creazione di una sezione Live dell’etichetta discografica Sherpa Records.
A questo giro, insomma, i ragazzi hanno fatto le cose ancora più in grande, con un programma autunnale fittissimo di eventi che si terranno nelle consuete locationArci Ohibò e BIKO Milano – con puntate occasionali in altri locali milanesi e probabili sorprese.

Si parte questo giovedì con il dream-pop dei Blouse, ma, cliccando sulla locandina qui sotto, scoprirete una lista di nomi capace, per qualità media e varietà, di fare la felicità di ogni appassionato di musica indipendente: lo shoegaze dei Nothing e il post-punk dei Soviet Soviet; il cantautorato di Marissa Nadler e il synth-pop dei Lust For Youth; l’alternative di Lee Ranaldo, storico chitarrista dei Sonic Youth, e la psichedelia terremotante dei Pontiak. E poi Ought, Raveonettes, Angel Olsen, Fear Of Men e molto altro ancora.

sherpalive

Per farvi conoscere un po’ meglio gli artisti in programma, intanto, vi proponiamo una playlist con oltre venti brani: un buon modo, ci pare, per arrivare pronti a una programmazione che promette di essere memorabile e per star vicini a una realtà che, come tutte quelle che cercano di fare cose belle e importanti, merita incondizionato supporto.

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Be Forest

Earthbeat

We Were Never Being Boring, 2014
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Giunto all’appuntamento con il secondo album, forte degli ottimi riscontri dell’esordio Cold, il terzetto pesarese Be Forest conferma le promesse con un nuovo, splendido lavoro.
In Earthbeat, che si avvale dei preziosi interventi di synth di Lorenzo Badioli, la formula dell’esordio si fa ancora più calda e coinvolgente, nove tracce di misteriosa dark-wave edificata sui toni liquidi della chitarra di Nicola Lampredi, le vocalità eteree di Costanza Delle Rose ed Erica Terenzi e una ritmica inquieta, che invita ad abbandonarsi a danze notturne e sensuali.
Delicatissima negli ipnotici strumentali Totem e Totem II, che aprono le rispettive facciate del vinile, o nel passo sonnambulo di Ghost Dance, la musica di Earthbeat non perde però mai in fisicità, come testimoniano Airwaves o il vorticare incessante di Captured Heart, primo notevole singolo, e Lost Boy. La chiusura, poi, si affida alla dolcezza marziale di Hideway, suono di una marcia che dalla luce abbagliante del giorno conduce alle ceneri di un fuoco spento, perfetto commiato per un disco che sembra davvero abitare un altrove da sogno.

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
Disintegration – Cure
Lorelei – Cocteau Twins
Angelsxx
Fade Into You – Mazzy Star
YouthDaughter

…e guarda anche
Lasciami Entrare – Tomas Alfredson
Donnie Darko – Richard Kelly
Moon – Duncan Jones

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Deerhunter

Halcyon Digest

4AD, 2010
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only fear can make you feel lonely out here.

Se si volesse raccontare la musica importante di questi anni, fatta di elettricità, sperimentazione e grandi, grandissime canzoni, i nomi di Bradford Cox e dei suoi Deerhunter sarebbero di certo tra gli imprescindibili.
Halcyon Digest è il picco di una produzione di altissimo livello, vero capolavoro che spande manciate di polvere di stelle e sogni a occhi aperti.
Gli effetti delle chitarre di Cox e Pundt disegnano traiettorie aeree, mentre basso e batteria richiamano ipnosi kraut e la voce è la dolce cantilena di un ragazzo addormentato nella stanza a fianco.
Un mondo affascinante e nervoso, concentrato di dream-pop, shoegaze e psichedelia moderna, dove la concisione pop dei momenti più immediati (l’interferenza di Don’t Cry, il jingle-jangle squillante di Memory Boy o la strokesiana Coronado, in cui fa capolino un sax), si affianca a bozzetti in cui pare di vedere la band suonare sul fondo di un acquario (Basement Scene, Helicopter o la commovente Sailing, in cui è facile immaginare Cox nella propria stanzetta, chino sulla chitarra e intento a mormorare qualcosa con gli occhi umidi) e dilatazioni soniche in cui le evoluzioni laterali valgono quanto il centro (l’apertura di Earthquake e il memorabile intrico di arpeggi di Desire Lines).
E, proprio in fondo, il dono più bello: He Would Have Laughed, dedica allo scomparso Jimmy Lee Lindsay Jr., altro grande irregolare dalla storia sfortunata; un ricordo tenero e delicato, sette minuti che sembrano arrivare da un altro mondo e sfiorano il cielo.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Mona Lisa – Atlas Sound
Strangers – Lotus Plaza
Selina’s Melodie Fountain – Serena Maneesh
Shady Lane – Pavement

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