Archivio tag: Dream Theater

The Cult

Love

Sire - Beggars Banquet, 1985
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Hot sticky scenes, you know what I mean
Like a desert sun that burns my skin
I’ve been waiting for her for so long
Open the sky and let her come down

Ci sono album che invecchiano bene: è il caso di Love dei The Cult.
Poco importa la vostra data di nascita: indipendentemente dalla vostra età, presto o tardi avrete sentito parlare di questo gruppo e del suo sound lussureggiante, linee di basso pulite ed uppercut di chitarra tipiche dell’onda goth alla quale i nostri appartengono.
Canzoni certo ispirate dal gothic rock, ma intrise anche di una certa psichedelica melodica e pure spolverate di heavy metal quanto basta: un mix tra arrangiamenti puliti e beat solidi accompagnati dalla performance vocale di Ian Astbury, che come suo solito dice molto con poco, a dispetto della maggior parte dei cantanti.
Su tutte spicca Rain, diventata una delle canzoni più conosciute della band: una nebbia di note che ben fa “vedere” gli assoli di chitarra, puliti e croccanti al tempo stesso, facendo da contraltare al tono della voce di Ian, ispirata e coinvolgente.
Attenzione: un brano più noto degli altri non deve offuscare il resto del disco. Tutte le canzoni hanno una venatura emozionale particolare, che gioca splendidamente con lo stato d’animo degli auditori e, in fin dei conti, raccontano i due lati gelido-fiammante del cuore delle persone.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Rain, Nirvana, She Sells Sanctuary

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Dream Theater
Evanescence – Fallen
Abysmal Grief – Feretri

… e leggi anche
Nancy Kilpatrick – La bibbia gotica
Roman Dirge – Lenore, Piccole Ossa
Paul Torday – La ragazza del ritratto

… e guarda anche
Catherine Hardwicke – Cappuccetto rosso sangue
Alex Proyas – Il Corvo
Chan-wook Park – Stoker

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Maieutica

Logos

De Fox - Heart Of Steel, 2012
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Restate immobili tra celle solide, rivoluzioni immaginarie
su letti comodi tra gabbie insolite, prigioni con finestre aperte,
come cadaveri, teatranti in replica, tuo figlio non si chiederà,
evaporare poi fuggire poi fuggire di qua.

Articolo di Arianna Mossali

Caspita se fanno sul serio i Maieutica, rockers padovani col
pallino della filosofia e del teatro: con quel nome, e il
consequenziale titolo ”Logos”, devono aver fatto drizzare i
capelli in testa a tutti i maturandi all’ascolto. Diamine, il buon
vecchio Socrate in versione rockstar è praticamente la sintesi
dei nostri peggiori incubi di liceali lavativi (con tanto di capello
incolto e T-shirt d’ordinanza delle band preferite).
Ma no, tranquilli: è vero che la musica dei Maieutica è
impregnata di materia grigia e di appassionata ricerca
intellettuale, ma il risultato è piacevole oltre che di assoluto
pregio, e sapete benissimo che non è facile coniugare le due
cose.
I Maieutica definiscono la propria musica “Rock Pensante”, una
definizione sicuramente calzante se si considera non solo la
loro scrupolosa ricerca lirica, ma la stringente logica che
emerge dalla strutturazione del pensiero espresso nei testi. La
maieutica, infatti, altro non è che la tecnica socratica di
estrapolazione del concetto e della ragione (il ‘logos’, appunto)
da uno scambio di ragionamenti tra i due interlocutori.
L’eloquio della band padovana è un acceleratore di particelle
cerebrali, un propellente di idee guizzanti, un potente motore
di riflessione, un gioco e una sfida intellettuale continua. Quello
che fa strano, è che questo vortice di splendente ingegno è
innestato su tonanti riff hard rock, addirittura con qualche
sfuriata metal, che scongiurano il temuto effetto “ecco-unaltro-gruppo-di-snob-finti-rockers-alternativi-con-la-puzzasotto-il-naso”, a vantaggio dell’accessibilità dell’album.
Il primo singolo Sinestetica Apparenza è incalzante e ricco di
virtuosismi tecnici, molto carico e drammatico. In Preda Alla
Fuga è un brano dalla struttura sfalsata e irregolare, una
metafora dell’irrequietezza della mente umana. A.D.I.D.M. è
l’unico esempio di brano socialmente impegnato all’interno
dell’album. La Teoria Delle Stringhe presenta parti chitarristiche
più ampie e distese e spezza un po’ il ritmo forsennato, che
però riappare subito nella tiratissima L’Oracolo. Curiosa
l’orientaleggiante Tre, complessa e variegata La Scelta con
l’inserimento di diversi ambienti musicali.
Particolarmente interessante e polimorfa la suite conclusiva
Natale di S’Odio + Primaneve, che riafferma la propensione
della band a un tipo di spettacolo crossover, incentrato tanto
sulla musica quanto sulla rappresentazione delle emozioni e
sulla valenza teatrale dei brani.
Un consiglio? Non lasciatevi spaventare dal peso della cultura…
Vale davvero la pena dedicare qualche minuto di attenzione
incondizionata a questo album bello, aggressivo e profondo
senza essere troppo astratto, in cui chiunque può trovare una
parte di sè.

Ascolta tre brani dell’album:
Sinestetica apparenza, Il suono del pensiero, Natale di s’odio

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
I nastri – I nastri
Dream Theater
Tool – Lateralus

… e leggi anche:
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Riccardo Storti – Rock map
Alessandro Gaboli, Giovanni Ottone – Progressive italiano

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Maurizio Ferraris racconta Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene
Franco Battiato – Perduto amor

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