Archivio tag: ebrei

Eva Mozes Kor

Ad Auschwitz ho imparato il perdono

Sperling & Kupfer, 2017, 215 p.
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Articolo di Paola Vailati

… ogni volta che, per un motivo o per l’altro, i fantasmi del passato riemergevano, io mi sentivo crollare.
L’odio c’era ancora. Intatto, logorante, con tutta la sua forza distruttiva,
perché la più grande vittima dell’odio è chi lo cova dentro di sé. …

Eva Mozes Kor è una bambina ungherese di dieci anni quando viene deportata ad Auschwitz con la sua famiglia. I genitori e le sorelle maggiori vengono subito condannate alle camere a gas ma non Eva e Miriam che essendo gemelle vengono tenute in vita, destinate a diventare cavie umane nel laboratorio dove Josef Mengele compie i suoi esperimenti genetici. Assistono alla morte di bambini sottoposti a crudeli operazioni e sopravvivono a iniezioni di tifo e malaria che furono per molti letali.

Quando nel 1945 vengono liberate dall’esercito sovietico, Eva e Miriam sono sole e indebolite da una salute ormai compromessa di fronte ad un’esistenza da ricostruire; vivono qualche anno con una zia e a sedici anni Eva si trasferisce prima in Israele e poi, dopo essersi sposata, negli Stati Uniti, dove fonda l’associazione CANDLES (Children of Auschwitz Nazi Deadly Lab Experiments Survivors), museo e centro educativo dell’Olocausto.

Tutto sembra riequilibrarsi nella vita di Eva quando nel 1995 un inaspettato incontro con Hans Munch, medico delle SS ad Auschwitz, fa riemergere il dolore e le sofferenze del passato.
E’ proprio cinquant’anni dopo la sua prigionia e durante il confronto con un ex nazista che Eva intravede la luce di una nuova via da percorrere: il perdono, capace di donare, prima ancora che al colpevole, la libertà alla vittima.

Eva ha lasciato Auschwitz nel febbraio del 1945 ma solo scoprendo la forza del perdono è stata davvero liberata.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche…
Gli anni rubati: le memorie di Settimia Spizzichino, reduce dai lager di Auschwitz e Bergen-Belsen – Settimia Spizzichino, Isa di Nepi Olper

… guarda anche…
Volevo solo vivere: gli italiani di Auschwitz ci raccontano la Shoah – Mimmo Calopresti

…ascolta anche…
May it be – Enya

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Shlomo Venezia

Sonderkommando Auschwitz

Rizzoli, 2007, 235 p.
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Articolo di Paola Vailati

Noi, nel Sonderkommando, abbiamo probabilmente avuto delle condizioni di sopravvivenza quotidiana migliori, abbiamo avuto meno freddo, più da mangiare, meno violenza, ma abbiamo visto il peggio. Ci eravamo dentro tutto il giorno… eravamo nel cuore dell’inferno.

Nel marzo del 1940, Shlomo Venezia fu deportato nel campo di sterminio di Auschwitz- Birkenau e assegnato all’unità speciale del Sonderkommando assistendo così ogni giorno alla morte di migliaia di persone.

Diversamente dalla maggior parte delle testimonianze di sopravvissuti allo sterminio nazista, che raccontano la straziante sfida quotidiana fatta di violenze e privazioni all’interno dei lager, i racconti di Shlomo fanno luce su un altro aspetto della crudele realtà dei campi di sterminio: le ultime ore di vita di anziani, donne e bambini che furono selezionati per essere mandati a morire.

L’unicità del testo è rappresentata dal fatto che l’autore fu uno dei pochissimi sopravvissuti del Sonderkommando a raccontare quanto visto nelle camere a gas e nei forni crematori.

Le pagine di questo libro sono una testimonianza incisiva e coinvolgente, da leggere perché “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” (Primo Levi).

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Ho vissuto mille anni – Livia Bitton Jackson
Il coraggio di vivere – Nedo Fiano

… ascolta anche…
Angel by the wings – Sia

…guarda anche…
Schindler’s List – Steven Spielberg

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Deborah Levi - Bertherat

I viaggi di Daniel Ascher

Einaudi, 2017
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Cara Hélène, spero che tu ti sia sistemata bene in rue Vavin. Qui è magnifico. Ti racconterò, ma solo se insisti…
Con tutto il mio affetto. Daniel H.R.

La storia irrompe spesso nelle vite deformandone il corso, senza preavviso, senza chiedere il permesso. In questi casi reagire agli eventi e ricostruirsi una quotidianità non è facile. Può aiutare il ricorso alla finzione, all’inganno: verso se stessi e verso gli altri.

Hélène ha vent’anni ed una passione per l’archeologia. Frequenta l’università a Parigi, dove vive in un appartamento messole a disposizione dal prozio, Daniel Ascher, personaggio enigmatico, un po’ sopra le righe, scherzoso con i bambini, schivo con gli adulti.
Noto scrittore di romanzi di avventura per ragazzi – pubblicati sotto lo pseudonimo di H.R. Sanders – Daniel è spesso lontano da casa, impegnato in lunghi viaggi per il mondo, dai quali invia alla nipote cartoline illustrate.
Hélène non lo vede spesso né è mai parsa interessata ai suoi libri, finchè non conosce Guillame, di cui si innamora e che invece conosce a memoria ogni romanzo della serie. Con curiosità e leggerezza, ma non senza coinvolgimento, Hélène inizia a scavare nelle memoria e nei ricordi della propria famiglia: una delicata ricerca nel passato che la porterà a scoprire la dirompente verità.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche Robinson Crusoe – Daniel Defoe
Moby Dick – Herman Melville

e vedi anche Scoprendo Forrester – Gus Van Sant
Molto forte incredibilmente vicino – Stephen Daldry

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Radu Mihaileanu

Vai e vivrai

Francia - Israele, 2005
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Vai, vivi e diventa

Non puoi arrivare senza fretta come il Messia?

La solitudine e lo smarrimento nel sentirsi catapultati in avvenimenti più grandi di sé sono i veri protagonisti di questo film.
Insieme alla dominante ed onnipresente voglia di vivere, di crescere, di essere liberi.
È la storia di una madre, quindi è la storia di suo figlio: entrambi cristiani, senza più nessun legame con la terra d’origine, si ritrovano in un campo profughi del Sudan dove vivono ebrei di etnia Falasha.
C’è un’unica cosa da fare: fingersi due di loro per potersi recare in Israele e poter sperare in un futuro migliore. Questo fa Shlomo, dietro insistenza della madre, lasciandola al suo pressoché ineluttabile e tristo destino.
Siamo davanti ad una persona in cerca di identità, che coglie un’opportunità seppur controvoglia per migliorare la sua vita e ne resterà parecchio traumatizzato.
E solo.
Disperatamente solo.
Seppur estremamente drammatica, la vicenda ha una drammaticità quasi poetica: faticando per adattarsi ad un modo di vita diversissimo dal suo (e non riuscendoci mai completamente) Shlomo costruisce una gabbia interiore dove rifugiarsi ripensando al passato, alla madre, ritrovando l’introverso bambino divenuto adulto passando per un problematico adolescente.
Sentimentalismi gridati si intersecano a momenti di intimità narrativa che si intersecano a loro volta nella grande lotta del protagonista: ritrovare se stesso.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Julian Schnabel – Miral
Nadine Labaki – E ora dove andiamo?
Deniz Gamze Ergüven – Mustang

… e leggi anche
Janne Teller – Immagina di essere in guerra
Albert Camus – La peste
Orson Scott Card – Il gioco di Ender

…e ascolta anche
Vai e Vivrai – Colonna Sonora

Regia :  Radu Mihaileanu
Sceneggiatura : Alain-Michel Blanc – Radu Mihaileanu
Fotografia : Rémy Chevrin
Musica : Armand Amar
Durata: 153’

Interpreti e personaggi principali:
Moshe Agazai: Shlomo (bambino)
Moshe Abebe: Shlomo (ragazzo)
Sirak Sabahat: Shlomo (adulto)
Yael Abecassis: Yael Harrari
Roschdy Zem: Yoram Harrari

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Daniela Palumbo

Il cuore coraggioso di Irena

2016, Mondadori Electa, 165 p.
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Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra e non un titolo di gloria. (Irena Sendler)

Teo non riesce proprio a capire perchè la sua famiglia debba traslocare e lui debba abbandonare la camera in cui è cresciuto e in cui custodisce tutti i suoi ricordi. La colpa è tutta del nonno, un vecchietto taciturno che si estranea spesso dalla realtà e che è da poco venuto ad abitare con loro. Nonno Jakub, con cui Teo non ha mai avuto nessuna confidenza, decide che sia tempo di trovare il coraggio di affrontare i dolorosi ricordi della sua infanzia per raccontare al nipote e alla sua fidanzata Augusta, di come, insieme al suo amico Aron, sia stato salvato dal ghetto di Varsavia e sia così sopravvissuto alla deportazione degli ebrei.

Il nuovo libro di Daniela Palumbo ci presenta un bellissimo ritratto di Irena Sendler, l’infermiera polacca che mise a repentaglio la propria vita per salvare i bambini ebrei del ghetto di Varsavia, ingegnandosi in stratagemmi per farli uscire di nascosto.
Riuscì a salvarne più di 2500.
La narrazione alterna parti tratte dal diario di Irena, che Aron e nonno Jakub e leggono ai ragazzi giorno per giorno, a parti che inquadrano il punto di vista di Teo, un giovane che impara a capire quanto sia importante ricordare le persone che, come Irena Sendler, non hanno ceduto alla paura, rischiando tutto pur di fare la cosa giusta.

Sito ufficiale di Daniela Palumbo.

Ti è Piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Daniela Palumbo, Fino a quando la mia stella brillerà
John Boyne, Il bambino con il pigiama a righe

E guarda anche:
Roberto Benigni, La vita è bella
Steven Spielberg, Schindler’s list

 

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Markus Zusak

Storia di una ladra di libri

Frassinelli, 2014, pag. 562
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Il cuore dell’uomo è una linea, il mio un cerchio. Io, inoltre, ho un’illimitata capacità di essere nel posto giusto al momento giusto. La conseguenza è che negli uomini trovo sempre il meglio e il peggio: vedo la loro bruttezza e la loro bellezza, e mi domando come la medesima cosa possa essere entrambe. Eppure, hanno la sola cosa che invidio: se non altro, gli uomini hanno il buon senso di morire.

Storia di una ladra di libri è stato pubblicato due volte, sempre da Frassinelli, la prima con il titolo La bambina che salvava i libri nel 2007; poi nel 2014 con il titolo di questa edizione che anche noi abbiamo letto, dopo l’uscita del film nelle sale.

La citazione iniziale è della Morte, la narratrice dell’intera vicenda, che ritrova il manoscritto della ragazzina protagonista: Liesel Meminger e decide così di raccontare la sua storia, o meglio una parte, quella della sua prima giovinezza, perchè lei al contrario di tutti gli altri protagonisti della vicenza godrà di una vita molto lunga.

Liesel è una ragazzina adottata da una famiglia tedesca piuttosto povera, che abita nella Himmelstrasse nei pressi di Monaco. Il padre adottivo è buono e silenzioso, la madre burbera e forte. Fino a quando Liesel non diventa una ragazzina, nel periodo dal gennaio del 1939 fino all’ottobre del 1943, vive una vita semplice e remissiva accanto ai genitori e insieme agli amici della strada. Verrà chiamata “ladra di libri” perchè le piacerà sempre moltissimo leggere, ancora prima di esserne capace. E sarà proprio il libro della sua memoria a salvarle la vita.

Una storia forse come tante dell’epoca, molto forte e straziante però nel finale, perchè costruita in modo davvero drammatico dall’autore, che certamente punta alle lacrime del lettore. Questo romanzo ci è piaciuto relativamente, perchè contiene diversi punti deboli: la lunghezza della narrazione, la costruzione troppo affettata della vicenda e dei personaggi; ma ci ha donato anche spunti interessanti: come il punto di vista del racconto e la forte suddivisione dei capitoli, che facilita la lettura. Una storia piacevole e piuttosto drammatica.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Markus Zusak, Io sono il messaggero
Susan Vreeland, La lista di Lisette

E guarda anche:
Brian Percival, Storia di una ladra di libri

 

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Fabio Geda

L’estate alla fine del secolo

Dalai, 2011, 285 pp.
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Mi cercavo in lui, nelle rughe, nei gesti, nelle unghie e nell’odore, ma quasi mai mi trovavo. Mentre lo sguardo – perdio – quello era mio: ne avrei riconosciuto l’inclinazione e il peso tra mille. Solo la direzione era diversa. Io mi perdevo nel futuro. Lui in ciò che era stato.

Simone e Zeno, nonno e nipote, sono molto diversi. Zeno non ha mai nemmeno sentito i genitori nominare il nonno. Addirittura crede sia morto. Un’improvvisa, grave malattia del papa’ di Zeno costringe tuttavia la madre a chiedere aiuto: Simone dovra’ ospitare per l’estate il nipote. Dalla convivenza forzata nasce tra i due un rapporto speciale, che alterna momenti di vicinanza ad allontanamenti. A poco a poco il passato e il presente si contaminano. Simone e Zeno iniziano finalmente a capirsi, a rispettarsi.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Nel mare ci sono i coccodrilli – Fabio Geda
I quarantanove racconti – Ernest Hemingway
Silver Surfer – Ed. Marvel Comics

 

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Radu Mihaileanu

Il concerto

Russia, Francia, Italia, Belgio, Romania, 2009
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Questo concerto è come una confessione, un grido, Anne-Marie! In ogni nota c’è la vita e tutte le note ricercano l’armonia, la felicità…

Negli anni ’80, Andrei Filipov, celebre direttore d’orchestra, viene espulso dal Bolshoi perchè accusato di opposizione al regime di Breznev. Si è infatti rifiutato di allontanare dall’orchestra i musicisti ebrei. Viene costretto a lavorare come uomo delle pulizie nello stesso teatro e proprio durante il lavoro ad Andrei si prospetta la possibilità di riscattarsi dall’umiliazione subita, organizzando con la vecchia orchestra una rocambolesca trasferta a Parigi.
Il film oscilla piacevolmente tra romanticismo, umorismo, suspence e grottesco ed affronta in modo sottile e leggero una drammatica pagina della storia dell’Unione Sovietica.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Trein de Vie – Radu Mihaileanu
Shine – Scott Hicks

e ascolta anche
Concerto in Re maggiore per violino ed orchestra – P.I. Tchaikovsky

locandina concerto

Regia: Radu Mihaileanu
Sceneggiatura: Radu Mihaileanu, Matthew Robbins
Fotografia: Laurent Dailland
Montaggio: Ludovic Troch
Musiche: Armand Amar
Durata: 120′

Interpreti e personaggi principali:
Aleksei Guskov: Andrei Filipov
Melanie Laurent: Anne-Marie Jacquet
Dmitri Nazarov: Sacha Grossman
Valeri Barinov: Ivan Gavrilov

 

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