Archivio tag: Eddie Vedder

Eddie Vedder

Music from the Motion Picture: Into the Wild

J Records, 2007
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Leave it to me as I find a way to be Consider me a satellite for ever orbiting
I knew all the rules but the rules did not know me
Guaranteed
Chi meglio di Eddie Vedder poteva scrivere la colonna sonora per questo magnifico film? (che tra l’altro, questo è anche il suo disco d’esordio come solista!)
Le corde delle chitarre acustiche vibrano sotto gli accordi, i mandolini suonano bellissime armonie, il banjo fa assaporare le venature country e la voce canta di natura e libertà.
Il poliedrico Eddie suona tutti gli strumenti: percussioni, basso  e organo, più quelli sopracitati.
La libertà di Setting Forth combacia perfettamente con la fiducia per sè stessi di Rise. Mentre i dubbi le difficoltà vengono a galla con Long Nights Society. La natura è tutt’uno con la musica mentre si ascolta Toulumne o la primitiva The wolf.
Le due perle che narrano l’essenza della pellicola sono Hard Sun Guaranteed: l’amore per una donna e l’amore per la libertà di fondono, narrando con delicatezza la difficoltà di amare sia l’una che l’altra.L’album perfetto per un viaggio in macchina, guidando col finestrino abbassato e il gomito all’infuori.

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Eddie Vedder

Ukulele Songs

Monkeywrench Records, 2011
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I wanna shake, I wanna wind out
I wanna leave this mind and shout
I’ve lived all these lives
Like an ocean in disguise
I won’t live forever
Oh, you can’t keep me here

Eddie Vedder, storico cantante dei Pearl Jam, dopo essersi cimentato nel suo primo ottimo album solista, ci riprova quattro anni dopo, sorprendendo un po’ tutti.
Ukulele Songs è un bel tributo che il cantautore americano fa rispetto ad uno strumento spesso sottovalutato; l’ukulele uno se lo immagina suonato solo da hawaiani con le collane di fiori al collo, mentre sempre più artisti internazionali lo stanno riscoprendo e usando per i più disparati motivi. E questo lavoro ne è un chiaro esempio.

L’album si alterna tra canzoni più vivaci e movimentate, come Can’t Keep, a canzoni più lente e sentite, come Sleeping by Myself, passando per piccoli capolavori come Broken Heart o Longing to Belong. La voce di Eddie si sposa perfettamente con il suono dell’ukulele, creando una bella atmosfera folk intima e molto personale; l’ennesima (e molto originale) prova di un grande artista che non sbaglia un colpo.

Link di Ukulele Songs su Spotify

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Pearl Jam

Backspacer

Island Records - 2009
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Nothing you would take
Everything you gave
Hold me ’till I die
Meet you on the other side

Backspacer è il nono album del gruppo di Seattle, pubblicato nel 2009.
L’album debutta subito con qualche bel pezzo rock n’ roll suonato e cantato in modo eccelso dai Pearl Jam: Gonna See my Friend prende spunto qualche passaggio dal rock n’ roll classico stile Chuck Berry, mentre Got Some rallenta nelle strofe per poi scatenarsi nel ritornello che difficilmente non vi rimarrà in testa.
Con The Fixer la voce di Eddie Vedder fa sognare chiunque la ascolti. Johnny Guitar sembra essere scritta apposta per farla seguire, dal tanto bene che lega con il precedente pezzo.
Gli animi si tranquillizzano definitivamente e l’album comincia a diventare riflessivo e malinconico con Just Breathe, splendida ballad scritta e suonata da Eddie Vedder che avrete sentito sicuramente da qualche parte. Impossibile non notarla. Un piccolo gioiello nella discografia dei Pearl Jam.
Con Amongst the Waves e Unthought Know si tocca l’apice dell’album in fatto di testo, profondi e intimi quanto basta per renderli eccellenti.
Il rock riprende piede con Supersonic, sfuriata ininterrotta diretta da una batteria magistrale che il gruppo deve aver scritto e registrato solo per divertirsi un po’; il risultato è proprio quello.
Con le ultime tre canzoni, Speed of Sound, Force of Nature e The End i testi diventano più introspettivi che mai, con un picco artistico nell’ultima traccia che vede Eddie Vedder solo, con la sua chitarra, che parla della vita di un uomo che riflette sulla sua vita, degli errori che ha fatto e dei dolori con cui ha dovuto convivere, chiedendo per un’ultima volta aiuto.

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Pearl Jam

Yield

Epic Records, 1998
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I wish I was a messenger and all the news was good

Con questo quinto album, i Pearl Jam scelgono un ritorno al loro sound d’origine, dopo le sperimentazioni fatte con l’album precedente.
Per la prima volta tutti i componenti contribuiscono alla composizione dei pezzi, prima prerogativa solo del cantante Eddie Vedder.

Come ogni buon album dei Pearl Jam, le canzoni si alternano tra dolci ballate acustiche ed energici pezzi rock.

Brain of J. è l’inizio ideale per un album del genere: chitarre distorte che suonano riff semplici ma efficaci, batteria che scorre via liscia ma precisa, e voce che completa il pezzo proprio come ce se lo aspetterebbe.
Do the Evolution è la miglior canzone dell’album: la voce arrabbiatissima di Eddie Vedder esplode contro la società e l’umanità troppo ingorda di potere per poter vedere le conseguenze dell’”evoluzione”. La parola d’ordine per questo pezzo: rabbia.

Tra i pezzi lenti e molto meno aggressivi spiccano Given to Fly, con una chitarra calda e molto evocativa che intreccia arpeggi mentre la voce tinge di una bellissima atmosfera tutti i 4 minuti della canzone; Wishlist è una specie di lettera scritta da Eddie Vedder sui suoi desideri, su chi vorrebbe essere. Il risultato è una canzone molto intima e sentita, così come la voce che canta.

L’album risulta quindi completo, versatile. Farà felici sia gli ascoltatori più esigenti, sia i neofiti della musica rock.

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Pearl Jam

Vitalogy

Epic, 1994
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Some die just to live

Leggenda vuole che, aggirandosi in un mercatino delle pulci, Eddie Vedder si sia imbattuto in un’enciclopedia di cent’anni prima chiamata Vitalogy, piena di considerazioni pseudoscientifiche e assurdi suggerimenti per una vita migliore. Da qui prendono vita artwork e concept del terzo disco dei Pearl Jam, registrato nel periodo più drammatico della storia della band, dilaniata da rapporti interni tesissimi che si riflettono in composizioni ruvide e arrangiamenti quasi improvvisati in studio.
Ne viene forse il loro miglior album con il successivo No Code, che sancirà la fine del periodo più creativo del gruppo, nonché uno dei simboli degli anni Novanta.
Scuro e sperimentale, rabbioso e intensissimo, Vitalogy si allontana di molto dal classico hard-rock dei successi milionari Ten e Vs. per abbracciare uno spettro sonoro più ampio: da un lato, le sfuriate punk Spin The Black Circle (ode al vinile scelta provocatoriamente come primo singolo, stravolta dall’urlo definitivo di Vedder) e Whipping; dall’altro, le ballate psichedeliche e sognanti Nothingman e Immortality, oggi come allora capaci di toccare corde nascoste con disarmante facilità.
Il resto è pura essenza Pearl Jam: il r’n’r ossessivo di Last Exit e la minacciosa Not For You, ma, soprattutto, due meraviglie come Corduroy e Better Man, refrain pop-rock da antologia che rischiò di finire fuori dall’album perché considerata troppo commerciale.
Un lavoro dall’umore nero, tutto centrato sulla caducità della vita umana, la malattia e la psicosi, prisma attraverso cui il cantante proietta tutte le difficoltà legate alla gestione del successo (le stesse che si era trovato ad affrontare Kurt Cobain nello stesso periodo), che regala liriche e la solita voce da brivido e tocca apici di insana follia in alcuni esperimenti sonici (il canto ubriaco per fisarmonica di Bugs, gli otto minuti rumoristi di Stupid Mop) concepiti apposta per allontanare l’ascoltatore occasionale.
Un vero capolavoro scomodo e radicale, tanto sincero da far male, con le lacerazioni che ogni rito di passaggio porta con sé.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Scentless Apprentice – Nirvana
Tonight’s The Night – Neil Young
Beyond The Threshold – Husker Du

Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo.

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Marta Sui Tubi

C’è Gente Che Deve Dormire

Eclectic Circus, 2005
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Non si può afferrare la musica dei Marta Sui Tubi, quella sensazione al mercurio che un attimo prima ti accarezza, con l’acustica di Carmelo a tessere arpeggi da sogno, e quello dopo ti inchioda al muro tra le urla di Giovanni, lingualunga che mente ma non sa ingannare.
Animi instabili, imprevedibili, eccitanti ed eccitati.
Via Dante è un’improbabile tarantella acustica hard, con tanto di cameo di Bobby Solo; Perché Non Pesi Niente scandaglia fondali di folk mediterraneo tra accordi aperti luminosi e un ritornello che infiamma; L’Amaro Amore è uno scioglilingua funk stravolto da accelerazioni brucianti.
Vera poesia, però, è quella che sgorga dai momenti più pensosi: Cenere e L’Abbandono sono due perle passate direttamente dal cuore alle dita fino alle corde, La Tua Argenteria è una ballata memorabile che potrebbe aver scritto Eddie Vedder, fosse nato nel nostro Paese.
Tradizione e modernità che convivono in un suono originalissimo ed esplosivo, una risata in faccia all’apatia e alla noia.
 
Ascolta cinque brani tratti dall’album
Perchè non pesi niente, L’abbandono, Cenere, La tua argenteria, Via Dante
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Pearl Jam – Off He Goes
Violent Femmes – Kiss Off
Francesco De Gregori, Lucio Dalla – Ma come fanno i marinai
Edda – Semper Biot

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Sean Penn

Into the wild

USA, 2007
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‘Vivere soltanto vivere, in quel momento in quel luogo. Senza mappe, senza orologio senza niente. Montagne innevate, fiumi, cieli stellati. Solo io e la natura selvaggia’.

 ‘La felicità è reale solo se viene condivisa…’

 

E poi ci si accorge che forse la vita è altro, qualcosa di diverso dalla quotidianità, rassicurante ma spesso priva di emozioni vere. Chistopher McCandless ha vent’anni, non sopporta l’ipocrisia e la bigotteria che lo circondano. Risponde istintivamente al richiamo di partire per un lungo viaggio nella natura selvaggia ed inviolata, alla ricerca di se stesso, della pienezza, della libertà. Lascia alle spalle una famiglia difficile ed inizia un cammino arduo ma assolutamente coinvolgente verso l’Alaska.

Un film molto bello, dalla fotografia splendida con una colonna sonora da brivido. Un film che racconta una storia vera.

Ti è piaciuto questo film?
Allora leggi anche
Nelle terre estreme – Jon Krakauer

… e ascolta anche
No ceiling – Eddie Vedder

locandina into thw wild

Regia: Sean Penn
Sceneggiatura: Sean Penn, basata sul libro “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer
Musiche: Eddie Vedder
Durata: 148’

Interpreti e personaggi principali:
Emile Hirsch
William Hurt
Vince Vaughn
Catherine Keener

 

 


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