Archivio tag: elettropop

UNA

AcidaBasicaErotica

MArteLabel Goodfellas, 2018
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A te che c’è tuo nonno che è stato emigrante,
della gente morta in mare te ne frega niente,
a te che profumi da cento metri di distanza,
poi lasci la tua merda sulle spiagge in vacanza.

a cura di Claudio D’Errico

“Un disco ricco di contrasti e ritmo, un viaggio intenso, pieno di colore, caldo e freddo, passionale e ribelle, leggero e profondo, un gioco di specchi dove oltre al mio riflesso c’è anche quello di tutta la realtà che vivo ed attraverso”: con queste parole Marzia Stano (in arte UNA), giovane artista pugliese, descrive il suo terzo album, Acidabasicaerotica.

Il genere è elettro-pop, i temi sono profondi, sociali. I testi ci parlano di sessualità ed amore, ma anche di femminicidio ed intolleranza.

Tra i brani segnaliamo quello dedicato alla sua compagna (Ti vedo in ogni cosa); 2556, racconto di una storia d’amore esauritasi nell’indifferenza; Marie, in memoria dell’attrice francese Marie Tritignard, uccisa dal marito per gelosia; Hikikomori in cui si tratta dell’autoreclusione dei giovani; Eretica e Baci a Vanvera, entrambi fortemente critici verso il nostro Paese.

Ti è piaciuto questo album? Allora leggi anche Carol di Patricia Highsmith

e vedi anche La vita di Adele – Abdellatif Kechiche

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Lindsey Stirling

Lindsey Stirling

Bridge Tone, 2012
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Lindsey Stirling è una vera e propria artista in tutti i sensi ed ha uno stile e una tecnica tutta sua: è riuscita a fondere il suono del violino e il timbro della musica classica all’elettronica moderna e all’hip hop, accompagnandolo con coreografie eseguite da lei stessa.
[ Mariano Trissati ]

Lindsey Stirling prima ancora di essere un’artista, è un folletto.
Sembra un personaggio uscito da un manga giapponese: quando si esibisce balla e saltella sul palcoscenico per tutta la durata dello spettacolo, si contorce in mille moine in una maniera tale che si fatica a capire se sia reale o sia un artefatto di gommapiuma.
Lei è una scenografia vivente.
Dopo questo si nota e ci si compiace di quanto sia virtuosa col violino, pare un’estensione di lei: in questo album eponimo è un brivido costante la bravura con la quale imbastisce note e sensazioni, melodie e stati d’animo.
Lindsey ha creato qualcosa di veramente unico, raffinato, che strizza l’occhio alla musica classica unendo però tutta la forza della musica contemporanea con spruzzate di elettronica, ritmi dance, dubstep.
Insomma crossover, ma di classe.
Non annoia nei live, anzi, si ascolta piacevolmente nella nostra sala audio privata; si potrebbe forse obbiettare che forse è ancora un’artista un poco di nicchia.
Ma crediamo resterà tale ancora per poco.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Electric Daisy Violin, Minimal Beat, Crystallize.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
David Garrett – Rock Symphonies
Vanessa Mae – Storm (Vivaldi Techno)
Valentina Giovagnini – Il passo silenzioso della neve

… e leggi anche
Paolo D’Antonio – Paganini
Enzo Porta – Il violino nella storia
Uto Ughi – Quel diavolo di un trillo

… e guarda anche
Scott Hicks – Shine
Milos forman – Amadeus

… e visita anche
Il Museo del Violino di Cremona

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Lady Gaga

The Fame Monster

Universal, 2009
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Io non sono reale. Sono teatro.
(Lady Gaga ai VMA 2011)

I want your ugly
I want your disease
I want your everything
As long as it’s free
I want your love
Love-love-love
I want your love

I want your drama
The touch of your hand
I want your leather studded kiss in the sand
I want your love
Love-love-love, I want your love
(Love-love-love, I want your love)

The Fame Monster nasce sull’onda del grande successo di The Fame e doveva esserne un ristampa deluxe con un disco bonus. Doveva.
Come in The Fame si esaltava la fama spergiurandone la bontà, in The Fame Monster la stessa viene descritta in tutte le sue accezioni negative, rispecchiate in tutte le canzoni; è lo spunto per parlare della paura di noi stessi, della paura della morte, della paura di un amore malato, della paura della verità.
I testi risultano ad primo ascolto leggeri, quasi frivoli e noncuranti per poi scoprirsi scritti con un’intelligenza arzigogolante e, a loro modo, toccanti o malinconici secondo le situazioni. Sono canzoni rutilanti, perfette per andare lontano, sopra le righe del mainstream ed immediatamente riconoscibili.
Parole rese all’ennesima potenza da Lady Gaga, una voce d’acciaio speziato, distorta e graffiante: la sua voce è un universo apparentemente pericoloso eppur fantastico il cui emblema è Bad Romance, la parte noir dell’amore.
È un brano abbacinante, alternativamente fa passare in secondo piano musica e poi il testo con una andamento sinusoidale: cupo e illuminato come il climax generale della storia (e anche il video ha la sua parte in questo, come tutti i video della nostra beniamina)
Ridefinendo i confini dell’essere diva pop, affidandosi ad una versatilità sul palcoscenico non comune, osando sempre qualcosa di nuovo (beh … dire così è riduttivo) cos’altro possiamo dire di lei?
Lady Gaga è sia domanda che risposta.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Bad Romance, Telephone (ft Beyoncé), Alejandro

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Andy Stott – Too Many Voices
Pentatonix – Pentatonix
Lorde – Pure Heroine

… e leggi anche
Marco Piraccini- Lady Gaga
Lizzy Goodman – Lady Gaga : i mille volti della nuova icona del pop
Michele Monina – Lady Gaga : la vita, le canzoni e i sogni di una bad girl

…e guarda anche
Zack Snyder – Sucker Punch
Graeme Manson & John Fawcett – Orphan Black
George Miller – Mad Max Fury Road

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Ryuichi Sakamoto

Three

Decca, 2013
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In testa, ho una specie di mappa culturale, che mi permette di trovare analogie tra mondi diversi.

L’album è una raccolta di brani e temi di colonne sonore composti da Ryuichi Sakamoto, musicista giapponese molto noto in Occidente. Pianista di formazione, Sakamoto si è specializzato nella musica etnica orientale fondendola con le sonorità elettroniche occidentali, grazie soprattutto alla collaborazione con artisti britannici (in particolare David Sylvian). Ne è uscito uno stile perfettamente riconoscibile, con cui il musicista ha composto colonne sonore di film famosi: dalla pellicola d’esordio Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence), dove recita con David Bowie, all’Ultimo imperatore (che gli è valso un Oscar), a Il tè nel deserto, Il piccolo Buddha, Tacchi a spillo e altri.
L’eclettismo di Sakamoto fa percepire nella sua produzione, oltre ai caratteri tipici della musica orientale, melodie più vicine alla sensibilità occidentale, con richiami anche alle sonorità latinoamericane e africane: tutti questi stimoli vengono armonizzati in un linguaggio estremamente elegante, la cui cifra essenziale è la malinconia. Ne sono prova le atmosfere struggenti che pervadono questo bel disco.

Ascolta tre brani dall’album
Happy End
Seven samurai – Ending theme
Merry Christmas Mr. Lawrence

Ti è piaciuto questo disco?
Allora ascolta Out of Noise – Ryuichi Sakamoto

Forbidden colours – David Sylvian

e guarda
Furyo (Merry Christmas, Mr. Lawrence)

E leggi
Kitchen – Banana Yoshimoto

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