Archivio tag: emo-core

Do Nascimiento

Giorgio

Flying Kids Records/To Lose La Track, 2014
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torniamo sempre a sudare
in un giugno che pareva non avesse più niente da dire
e invece continua a gasare.

Inizia tutto al principio di maggio, quando i Do Nascimiento, a tre anni dall’EP d’esordio e a due dallo Splittone Paura con Gazebo Penguins e Verme, pubblicano il video di Vecchio: un pezzo da un minuto e spiccioli, con chitarre limpide e rumorose che incrociano un’infinità di cambi di tempo e le gole ad arrossarsi con un testo divertito ed emozionante. E, nel video, tutto il circolo pensionati di Sorgnano a imbracciare bianchini e strumenti mentre i ragazzi urlano.
Un buon punto di partenza per dire delle sei canzoni di questo Giorgio, emo-core fratturato e iper-melodico da cantare come se non ci fosse un domani – o meglio, come se fossimo già a domani e ci stessimo guardando indietro con gli occhi lucidi. Dodici minuti che dall’uscita di luglio non hanno smesso di esaltare e farci sudare; dodici minuti da amare subito e poi scoprire pian piano: tutto suona diretto e immediato, ma anche complesso e stratificato – prendete l’emozione in punta di armonici di Fiato, il fantastico break di Chitarra, gli assalti punk che nel breve volgere di qualche secondo diventano altro.
Ubriachi e lucidissimi, tra una birra in riva al mare e un Estathé a colazione, i Do Nascimiento regalano qualcosa per cui emozionarsi davvero e un disco prezioso, da tenere stretto.

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Basil’s Kite – Cap’n'Jazz
Springing Leaks – Algernon Cadwallader
Nevica – Gazebo Penguins

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At The Drive-In

Relationship Of Command

Fearless Records, 2000
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have you ever tasted skin?
sink your, sink your teeth in it

Atto finale dei grandi At The Drive-In, dopo anni di dischi ed EP, tour interminabili e un successo sempre crescente, Relationship Of Command è una bomba innescata che all’inizio del nuovo millennio esplode in tutta la sua potenza; un trauma per la band stessa, che non saprà gestire le nuove tensioni e finirà per sciogliersi in altri progetti.
Musica complessa e melodica, emotiva e politica, in cui post-hardcore ed emo-core si mischiano a sporadiche tentazioni elettroniche e a influenze etniche figlie delle origini assai varie di Cedric Bixler-Zavala, Omar Rodriguez-Lopez, Jim Ward, Paul Hinojos e Tony Hajjar.
Le undici canzoni si contorcono, sbavano rabbia, urlano per dar voce a chi ne sia stato privato, con quella sete di giustizia vera che solo in pochi conservano dopo i vent’anni: ancora oggi l’assalto di Arcarsenal è un colpo terrificante battuto alla porta dei potenti. Pattern Against User, altrimenti velocissima, vanta un prezioso stacco in levare, mentre Rolodex Propaganda si avvale degli interventi vocali di Iggy Pop.
E poi One Armed Scissor, Sleepwalk Capsules, Mannequin Republic, Cosmonaut: tutte devastanti, con il cuore in gola. Solo nella conclusiva Non-Zero Possibility e Invalid Litter Dept. i ritmi sembrano distendersi, ma la seconda è forse il capolavoro del disco, chitarre liquide e cori fluttuanti fino all’esplosione incontenibile del chorus e un finale terremotante.
In Relationship Of Command, pietra miliare del rock moderno, gli At The Drive-In suonano come fosse davvero l’ultima cosa da fare al mondo, i denti affondati nella carne viva.

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Public Witness Program – Fugazi
Testify – Rage Against The Machine
Caterwaul – Trail Of Dead
For Want Of – Rites Of Spring

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Fine Before You Came

Quassù c’è quasi tutto

La Tempesta, 2014
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spegniamo tutto, restiamo soli,
non pensiamoci più
ma cerchiamoci ovunque, facciamolo adesso
che domani non c’è

Ogni volta che i Fine Before You Came se ne escono con qualcosa di nuovo, è davvero difficile non restarne scossi. Dall’emotività esplosiva di Sfortuna e Ormai, le loro trame sonore si sono sempre più rarefatte, approdando infine alle cinque tracce di Come Fare A Non Tornare, che ha definito un modo realmente unico di accostare emo-core, post-rock e testi personalissimi eppure sempre capaci di coinvolgere.
Poi, dieci giorni fa, è arrivato un altro dono: come sempre inaspettato, come sempre in free download, Quassù C’è Quasi Tutto è un EP di sole due canzoni che spinge ancora un poco in là i confini di una musica sempre più sfumata e dilatata.

“Angoli” prende forma lungo un’introduzione di chitarre vaghe e colpi minacciosi, prima che un ipnotico arpeggio si faccia strada, preparando il terreno al cantato di Jacopo, ormai dimentico delle urla del passato; a metà del brano, poi, una sognante sospensione apre letteralmente al cielo, sollevata da un coro lieve e distante. Quindi la nebbia, che pareva finalmente soffiata via, torna ad addensarsi e riporta il pezzo alla struttura originaria, trascinandolo ben oltre i dieci minuti.
“Distanze” brucia lentamente, tra voci in sovrapposizione e riverberi, fino al break che in un attimo rilascia tutta la tensione accumulata in precedenza.

Una volta, raccontando di Neil Young e del capolavoro Everybody Knows This Is Nowhere, in cui il musicista canadese si abbandonava per la prima volta a devastanti sfuriate chitarristiche, Carlo Bordone ha scritto che ogni nota suonata, lì, era necessaria, come “una particella in più di sofferenza e di gioia”. Fatte le debite proporzioni, è quello che accade in questo album, troppo breve eppure miracolosamente bastante a sé: c’è bisogno di tutto questo e non serve altro.
Quassù c’è quasi tutto.


Un altro domani – Massimo Volume
Lean out – Crash Of Rhinos
A delicate sense of balance – Pelican
How near how far – And You Will Know Us By The Trail Of Dead

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Fast Animals and Slow Kids

Hybris

Woodworm, 2013
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Le speranze a vent’anni
ti chiudono gli occhi ma tu pensi ai tramonti

Un arpeggio delicato e poi l’onda travolgente delle elettriche, in un anthem cadenzato da cantare in coro con Aimone, Alessandro, Alessio e Jacopo nei loro memorabili live: è Un Pasto Al Giorno ad accoglierci in Hybris, secondo album dei perugini Fast Animals and Slow Kids.
Emozioni e canzoni come un ottovolante, le parole e i pensieri dei vent’anni che graffiano la pelle e colpiscono l’anima, mentre la musica si contorce, si quieta, esplode imprevedibile in ogni direzione, colorata in più di una traccia dagli inserti dei fiati e dei violini.
La lama affilata di un punk-rock romantico e melodico penetra a fondo tra la coralità catartica e le strutture fratturate dell’emo-core e l’epica sfacciata del rock alternativo più sincero, quello che non ammette pause tra musica e vita.
Che rallentino in midtempo comunque iper-eccitati (Combattere per l’Incertezza, A Cosa ci serve, Calce), aprano squarci con riff stoner (Farse) o si lancino in cavalcate a precipizio (Fammi Domande, Maria Antonietta, Troia, Canzone per un abete parte II, Treno) , i FASK accendono fuochi di rabbia e sorrisi per tutta la durata di un gran disco, bello e importante.
Da stringerci forte cuore e pugni.
 

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E’ finito il caffèGazebo Penguins
VixiFine Before You Came
 
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Crash Of Rhinos

Distal

Triste, 2011
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our favourite part is not how this ends
it’s just how it starts
and just that it starts

Cinque voci, due chitarre, due bassi, una batteria.
E’ semplice, la descrizione che danno di sé i Crash Of Rhinos, amici che da anni suonano insieme, e insieme hanno dato vita all’esordio Distal, album emo-core tra i più esaltanti degli ultimi anni.
Non si può descrivere a parole quel che succede nei sei minuti dell’opener Big Sea: una falsa partenza, poi un urlo liberatorio e la musica letteralmente esplode da ogni parte, con l’uragano della batteria di Oli a dettare il tempo di accelerazioni devastanti e aperture melodiche sospese, tra cori che ti prendono per mano, ti trascinano fino al palco e ti costringono a urlare.
E poi la violenza thrash-punk di Stiltwalker, che si cerca in un rallentamento improvviso e si trova in un epico crescendo; le melodie catartiche di Wide Awake e Lifewood e la cadenza martellante di Gold On Red; la coralità commovente di Closure, tutta spigoli e break a rotta di collo; gli arpeggi malinconici di Asleep, che conducono a un chorus esplosivo prima che la canzone si spenga nella pioggia di un dolce sogno, stringendoti a sé per minuti che vorresti durassero per sempre.
Sette brani iper-strutturati e complessi che nemmeno per un secondo suonano artefatti o costruiti, perché qui sono i mutamenti del cuore a dare un senso a ogni svolta.
Musica che è pura necessità, suonata come fosse l’ultima cosa da fare.
 

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220 years – Hot Water Music
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DifettoGazebo Penguins

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Gazebo Penguins

Raudo

To Lose La Track, 2013
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Se mi passi il termine, siamo delle “generazioni” con del tempo da perdere e zero soldi da spendere. Se mi passi il gioco di parole, il tempo e i ricordi si perdono una volta sola.

Bisogna aspettare un minuto perché Raudo prenda il volo, il tempo necessario a capire che è di tempo che si parla qui; di quello passato a scegliere il meno peggio, di quello che, a volte, scivola via male.
I Gazebo Penguins tornano a due anni di distanza dallo splendido Legna: i ragazzi parlano di una faccenda piccola, fatta di dieci canzoni; la verità è che non erano mai stati così potenti, così a fuoco.
L’emo-core della band cela strutture splendidamente complesse: lascia con il fiato sospeso nel crescendo inesorabile di Finito Il Caffè, voci che non possono più aspettare e chitarre che tagliano come rasoi; Ogni Scelta E’ In Perdita, invece, si aggira ombrosa tra arpeggi post-punk e ritmiche ossessive, ed esplode infine in un vortice elettrico.
La doppietta Correggio/Trasloco è un vero tuffo al cuore, una sequenza perfetta: la prima è un ricordo lucido e ubriaco, divertito e nostalgico dei quindici anni, tra frontalini rubati e lampioni presi a calci; poi, di colpo, altri quindici anni sono passati, ed è ormai tempo di fare i conti con affitti e contratti, responsabilità sempre nuove e ansie mai sopite.
Raudo si accende di post-hardcore nei proiettili Casa Dei Miei, Non Morirò e Mio Nonno, mentre scintilla nei rallentamenti della bellissima Difetto, suadente onda elettrica di ampiezza oceanica.
Ed è meraviglioso che, dopo tanto parlare di ieri, dopo tanta amara malinconia, tutto si chiuda con un urlo corale, che ha bisogno solo di cinque semplici parole: oggi mi sento piuttosto bene.
 

 
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The New Nathan Detroits – Braid
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