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Yann Arthus-Bertrand

Human

2015, Francia
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Credo… che il senso della vita sia di mandare un messaggio che avevi con te da bambino all’uomo che sarai in futuro e fare sì che questo messaggio non si perda

Il fotografo e regista francese Yann Arthus-Bertrand ha girato per circa tre anni un documentario grandioso generando uno straordinario ritratto dell’umanità, uno strumento che si interroga sul senso della vita e dell’essere uomini. Attraverso la voce di gente comune di tutto il mondo, 2020 interviste, 2 anni e mezzo di riprese realizzate in 60 Paesi diversi nel mondo e in 63 lingue diverse ci regala parole, immagini che mostrano la bellezza del mondo, struggente e agghiacciante . Le musiche, che ci toccano e ci immergono totalmente in un viaggio difficile e duro in cui dobbiamo sopportare il peso di vite, dolori e ingiustizie così madornali e gigantesche da diventare invisibili ai nostri occhi.

Yann Arthus-Bertrand rivela alla prima del documentario, che si è svolta proprio a Milano nel 2015, la genesi del progetto Human: “Mentre realizzavo “La terre vue du ciel” (“La terra vista dal cielo”), un progetto fotografico e un libro che ha venduto più di 3 milioni di copie, sono stato in Mali con i contadini che praticano l’agricoltura di sussistenza, che in tutto il mondo sono un miliardo. Mi hanno parlato delle loro paure: la paura della morte, della malattia, la paura di non sentirsi parte del mondo. E quello che mi hanno detto, guardandomi dritto negli occhi, è stato molto più potente di quello che avrebbero potuto dirmi dei giornalisti o degli scienziati. Ho iniziato nel 2003 a realizzare il progetto: “7 milliards d’Autres”, sulla gente del mondo. 6000 interviste filmate in 84 Paesi da circa 20 reporter per cercare l’”Altro”. Human è ispirato a questo”.

Human è proprio questo. Un documentario politico che  cerca di dare una risposta a tutte quelle domande essenziali che ci poniamo sul senso della vita : perché c’è la guerra, la povertà, la crisi dei rifugiati, l’omofobia.  Ci fa riflettere sul significato della nostra esistenza attraverso il confronto con l’altro. Ed è un saggio di un regista che vuole parlare d’amore. Nel film le persone parlano anche di felicità, di valori come la famiglia, di amore, di solidarietà, di fratellanza, oltre che di dolore, morte e guerra.

Viviamo in un’epoca profondamente incerta, anche se alcune domane essenziali sembrano non toccarci direttamente,  attraversano invece l’intero pianeta. Riscaldamento globale, crisi economica, carestie e sovrabbondanza di cibo industriale, malnutrizione e sovrabbondanza di cibo, malattie legate all’abuso di farmaci o alla loro totale assenza. Emerge, tuttavia, una profondissima empatia sepolta ormai da un clima sociale che spinge al separatismo dei popoli.

Un film necessario, urgente.

Se ti è piaciuto ascolta anche la colonna sonora fatta di musiche tradizionali di ogni parte del mondo suonate dalla magnifica The City of Prague Philarhmonic Orchestra.

Leggi anche:

S. Salgado, La mano dell’uomo

Guarda anche:

Wim Wenders, J.R. Salgado Il sale della terra 

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Genere : Documentario

Regia: Yann Arthus-Bertrand

Casa di produzione: Humankind Production

Musiche: Armand Amar

 

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Melvin Burgess ad AltreStorie: quando la promozione alla lettura passa dalle emozioni

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Mercoledì 9 Novembre. Mi sveglia la radio con notizie sconcertanti da Oltreoceano e subito faccio i conti con una giornata che non si prospetta all’altezza delle mie aspettative. C’è una luce però nel tunnel: oggi vado alle Scuole Medie di Pandino (CR) ad assistere all’incontro dei ragazzi di terza con l’autore Melvin Burgess. L’iniziativa è organizzata nell’ambito del Festival AltreStorie, bell’evento promosso da Comune di Crema e Cooperativa Equilibri di Modena.
Mentre mi incammino verso l’aula magna dell’Istituto Comprensivo Visconteo, la prospettiva di incontrare ragazzi e sentir parlare di libri già mi rasserena un po’. Arrivo che l’incontro è appena iniziato e subito l’atmosfera mi piace.
Nonostante Melvin parli inglese e quindi l’effetto delle sue parole rischi di essere in parte attenuato dai tempi di traduzione, in realtà lo scrittore inglese riesce a catturare fin da subito l’attenzione del pubblico.
Il clima che si crea è l’ideale per la narrazione. Melvin racconta le trame dei propri libri (Junk, Kill All Enemies, Innamorarsi di April, Billy Elliot), che prendono spunto da storie vere, in parte certamente anche dal suo vissuto. Burgess trasmette ai ragazzi (e non solo a loro, anche a noi adulti: bibliotecari, insegnanti) la passione per la scrittura ed in generale, direi, per la vita.
Tutti noi abbiamo la sensazione di trovarci di fronte ad un grande professionista e ad una persona vera. Traspare dalle parole di Melvin – addirittura dalla sua postura, dalla sua mimica – una profonda empatia con i ragazzi ed un sincero rispetto per la loro capacità di affrontare le difficoltà, nonostante gli adulti di riferimento siano spesso inadeguati.
Dopo quasi due ore, lo staff di AltreStorie annuncia che purtroppo occorre chiudere perché Melvin è atteso ad un altro appuntamento pubblico. Per tutta risposta i ragazzi lo raggiungono, chiedono autografi, continuano a fare domande: insomma, cercano di trattenerlo per ascoltare ancora un po’.

E’ stato un incontro suggestivo, a testimonianza che i giovani sanno perfettamente riconoscere (ed apprezzare) la qualità umana ed artistica quando c’è.
E a dimostrazione che la vera promozione alla lettura passa sempre da una condivisione di emozioni.

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