Archivio tag: fabrizio moro

Manuela Salvi

E sarà bello morire insieme

Mondadori, 2010
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Oggi sono diventata maggiorenne. Pensando che sto diventando grande mi prende il panico. E’ come se all’improvviso mi rendessi conto di avere davanti un corridoio infinito, pieno di porte. Dietro ognuna di esse c’è una possibilità, ma anche il rischio di errore.

 

Bianca, diciotto anni, si trasferisce da Milano a Palermo con il padre – giudice – all’indomani di un avvenimento tragico che ha messo in crisi la famiglia ed inizia a frequentare il liceo artistico.

Qui incontra Manuel, orfano di padre mafioso, inserito appieno nelle logiche di violenza e potere della cosca cui appartiene. O forse semplicemente ingabbiato in un destino che non condivide fino in fondo, ma dal quale sente di non potersi svincolare.
Dovrebbero avere più elementi di differenza, rispetto a cose in comune. In realtà tra loro si crea fin da subito un’affinità speciale, che sfocia ben presto in attrazione ed innamoramento.

La storia d’amore però non potrà prescindere dal corso della giustizia e ben presto i due si troveranno coinvolti in fronti contrapposti ed in pericolo. Ciascuno di loro dovrà scegliere da che parte stare.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Ciò che inferno non è – Alessandro D’Avenia
Per questo mi chiamo Giovanni – Luigi Garlando

… vedi anche
La mafia uccide solo d’estate – Pif
I cento passi – Marco Tullio Giordana

e ascolta anche
Pensa – Fabrizio Moro
The dark side of the moon – Pink Floyd

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Sabba & Gli Incensurabili

Nessuno si senta offeso

Bulbartworks, 2012
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E allora dimmi:
A che serve avere un’opinione stabile?
Una vita bene o male a prescindere ce l’ho!
E allora dimmi: A che serve amarti intensamente?
Se non puoi fidarti della gente, e neanche di te?

Accomodatevi. Accomodatevi, sedete e guardate le canzoni.
Si, perché avendo a che fare con Nessuno si senta offeso appena schiacciato play vi troverete in compagnia di dieci storie, dieci piccole e preziose rappresentazione di vita, dieci racconti dal sound patinato di rock-blues con tratti swing.
Con fare quasi da piacioni, Sabba e Gli Incensurabili raccontano storie di tutti i giorni, amori frivoli, verità che fanno male, sfiga che ci vede benissimo, controsensi parodiati.
Ne L’Emarginato parole e musica disegnano la falsa idea che si ha di un paese ambito come trofeo (davvero notevole la chitarra!) ed in Eva si gigioneggia sulla situazione di chi non passa più dalla porta (… corna, esatto…): un pezzo blueseggiante che si fa beffe della situazione.
Vera perla è la cover di Via con Me di Paolo Conte: un’atmosfera tesa, quasi alienata prende inizialmente il sopravvento sulla musica, personaggi vagano negli spazi come a chiedersi “Cosa c’è la fuori?”, immagini che dicono e non dicono, lasciano intravedere solo ciò che vogliono.
A metà strada fra Giorgio Gaber e gli Smash Mouth, Nessuno si senta offeso è sia una sana provocazione che dileggia tutto ciò che ci circonda, riportandolo al suo vero livello di importanza, ma anche una scanzonata prova di inventiva artistica unita ad uno spirito estremamente ironico.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Via Con Me (Paolo Conte cover), L’Emarginato, Eva

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Baustelle – Fantasma
Fabrizio Moro – L’Inizio
Il Cile – Siamo Morti a Vent’anni

… e leggi anche
Porcodighel – Alessandro Canale

… e guarda anche
Terapia e Pallottole – Harold Ramis

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Pif

La mafia uccide solo d’estate

Italia, 2013
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Quando sono diventato padre ho capito due cose: la prima che avrei dovuto difendere mio figlio dalla malvagità del mondo. La seconda che avrei dovuto insegnargli a distinguerla

Una cronaca impietosa della Palermo degli anni Ottanta e Novanta, quando il clan dei corleonesi, capeggiato da Totò Riina, decide di dare vita alla seconda grande guerra di mafia, sterminando le cosche rivali e decimando con violenza inaudita ogni figura dello Stato impegnata nella lotta a Cosa Nostra. Sono anni in cui l’aria a Palermo – ed in Italia – è davvero pesante, in cui le commistioni tra mafia e politica diventano sempre più sfacciate, scandalosamente note.
Arturo, alle cui orecchie fin da bambino giungono quotidianamente gli echi di tutto ciò, guarda agli eventi con gli occhi ingenui di chi stenta a capire, di chi non ne percepisce il significato: assorbe con innocente spirito acritico l’omertà strisciante, l’indifferenza, la paura. Finchè le stragi di Capaci e Via D’Amelio irrompono con una devastante onda d’urto nelle coscienze dei palermitani, dando voce al dolore collettivo, straziante durante i funerali delle vittime dello Stato.
Pif riesce a raccontare tutto questo in modo toccante, ma al tempo stesso meravigliosamente garbato, mantenendo un equilibrio perfetto tra tensione emotiva e sorriso.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Tano da morire – Roberta Torre
Il divo – Paolo Sorrentino
I cento passi – Marco Tullio Giordana
Cento giorni a Palermo – Giuseppe Ferrara

…leggi anche…
L’albero Falcone – Sandra Amurri
Quarant’anni di mafia – Saverio Lodato
Per questo mi chiamo Giovanni – Luigi Garlando

…e ascolta anche
Pensa – Fabrizio Moro

Locandina del film "La mafia uccide solo d'estate"

Regia: Pif (Piefrancesco Diliberto)
Sceneggiatura: Michele Astori, Pif, Marco Martani
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Musiche: Santi Pulvirenti
Durata: 90′

Pif: Arturo
Cristiana Capotondi: Flora
Claudio Gioè: Francesco
Ninni Bruschetta: Fra Giacinto

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Marco Tullio Giordana

I cento passi

Italia, 2000
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Novantatre, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi c’abita qua?

Ammuninne. Ah, u’zu Tanu c’abita qua!

Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te! «Salutiamo zu’ Tanu!» «I miei ossequi, Peppino. I miei ossequi, Giovanni».

E invece sono loro i padroni di Cinisi! E mio padre, Luigi Impastato, gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti!
È nostro padre. Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio dire che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!

Anni Sessanta e Settanta, in Italia è un periodo di forte contestazione studentesca. In Sicilia, a Cinisi, la protesta prende la forma di qualcosa di diverso grazie a Peppino Impastato, ragazzo profondamente coraggioso, che del rispetto della legge e della ribellione alla mafia fa una ragione di vita, un impegno imprescindibile, fino all’estrema conclusione. Peppino Impastato è esisitito veramente. Peppino Impastato è stato e resta un esempio per tutti coloro che non si limitano a rimanere a guardare, che non piegano coscienza ed orgoglio alle regole dell’omertà, che alzano la testa di fronte alle logiche  delle cosche mafiose. Peppino Impastato non è un eroe, da venerare quasi avesse connotati “sovrumani”: significherebbe farne non un esempio, ma un modello inarrivabile. Peppino Impastato ha saputo con coraggio ribellarsi a chi, per proprio profitto e con vigliacche strategie di terrore, ha soffocato (e soffoca)  ogni giorno la dignità, la libertà, la spinta vitale di intere comunità. E questa è la sua storia.

 

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche

Gomorra
Cento giorni a Palermo
Mery per sempre
La Meglio gioventù

 

… leggi anche

Quarant’anni di mafia – Saverio Lodato
Cose di cosa nostra – Giovanni Falcone
La mattanza – Carlo Lucarelli
Per questo mi chiamo Giovanni – Luigi Garlando

 

… ed ascolta anche
Pensa – Fabrizio Moro
Cento Passi – Pippo Pollina

 

 

Regia: Marco Tullio Giordana
Soggetto: Claudio Fava, Marco Tullio Giordana, Monica Zapelli
Sceneggiatura: Claudio Fava, Marco Tullio Giordana, Monica Zapelli
Fotografia: Roberto Sforza
Durata: 114′

 

Luigi Lo Cascio: Peppino Impastato
Luigi Maria Burrano: Luigi Impastato
Lucia Sardo: Felicia Impastato
Paolo Briguglia: Giovanni Impastato
Tony Sperandeo: Tano Badalamenti

 

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