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Jean-Pierre Jeunet

Il favoloso mondo di Amèlie

Francia, 2001
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Mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro: lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione, con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei! 

La giovane Amélie trascorre a Parigi una vita serena e tranquilla, fino a quando  trova per caso una scatoletta di latta dietro una piastrella nel suo appartamento, nascosta molti anni prima. Con grande stupore la apre, al suo interno vi sono dei piccoli ricordi e giocattoli, decide così di cercarne il proprietario: Dominique Bredoteau. La ricerca si rivela difficile ma viene aiutata dal suo vicino di casa, “l’uomo di vetro” e infine riesce a restituire il piccolo tesoro al proprietario. Dopo questa prima buona azione Amélie decide di dedicare il suo tempo a “rimettere a posto le cose” che non vanno nelle vite di chi le sta vicino. Si susseguono così incontri con vari personaggi parigini fra i quali Nino, un ragazzo che per hobby colleziona fototessere mal riuscite che sono state gettate via, e di cui Amélie se ne innamorerà.

Il Favoloso mondo di Amèlie è un piccolo capolavoro cinematografico diretto da Jean Pierre Jeunet, ambientato in una Parigi a tratti fiabesca, i personaggi hanno caratteri ben delineati e che non passano inosservati. L’attrice Audrey Tautou interpreta perfettamente il personaggio disincantato di Amèlie. Un film consigliato a tutti che vuole trasmettere positività e fiducia nella vita.

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Regia: Jean-Pierre Jeunet
Soggetto: Guillaume Laurant, Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura: Guillaume Laurant
Musiche: Yann Tiersen
Cast: Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon, Rufus, Jamel Debbouze.
Titolo originale: Le Fabuleux destin d’Amélie Poulain
Genere: Commedia
Durata: 120”
Nazione: Francia, Germania
Anno: 2001

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Martin Scorsese

Hugo Cabret

Usa, 2011
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Articolo scritto da Elisa Capetti

E’ come l’isola che non c’è, l’isola del tesoro e il mago di Oz messi insieme!

Siamo nella Parigi degli anni ’30 e il dodicenne Hugo vive nella stazione di Montparnasse dove, in gran segreto, ha sostituito lo zio ubriacone nel ruolo di tecnico orologiaio. Il ragazzo trascorre le sue giornate sistemando ingranaggi e regolando lancette, ma il suo vero scopo è aggiustare l’automa che suo padre, orologiaio di professione morto in un incendio, aveva ritrovato in un vecchio museo, nella speranza che questo nasconda un ultimo messaggio del suo adorato papà. Hugo, disposto a tutto pur di rimetterlo in funzione, ruba alcuni pezzi dal negozio dell’anziano giocattolaio della stazione ma, colto in flagrante, è costretto a lavorare per riparare al suo danno. L’incontro con il burbero zio Georges e la sua figlia adottiva Isabelle lo risucchierà in una misteriosa avventura che lo porterà a trovare le risposte che cercava da tempo, cambiando per sempre la sua vita.
 
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La straordinaria invenzione di Hugo Cabret – Brian Selznick
 
Locandina di Hugo Cabret, film di Martin Scorsese tratto dal romanzo di Brian Selznick
Regia: Martin Scorsese
Soggetto: Brian Selznick
Sceneggiatura: John Logan
Musiche: Howard Shore
Fotografia: Robert Richardson
Durata: 127’
 
Interpreti e personaggi
Asa Butterfield: Hugo Cabret
Chloë Grace Moretz: Isabelle
Ben Kingsley: Georges Méliès
Sacha Baron Cohen: ispettore Gustav
Jude Law: papà di Hugo

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Russel Hoban

Il topo e suo figlio

Adelphi, 2008, 175 p.
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In cima ad un crinale che dominava la città e dal quale i campi colmi di neve scendevano dolcemente dai due lati, la strada scavalcava un ponte sui binari della ferrovia, rasentava l’immondezzaio cittadino e si perdeva all’orizzonte. Il vagabondo posò il topo e suo figlio sul bordo della strada e diede la carica al padre. “Siate vagabondi” disse, poi si volse e si allontanò col cane alle calcagna.

E se i giocattoli non fossero inanimati oggetti destinati ad intrattenere e divertire i bambini, ma una comunità assolutamente viva, pensante ed organizzata? Questa bella, lunga favola scritta nel 1967 si apre proprio in un negozio di giocattoli, dove convivono in bella mostra balocchi di latta con intricati meccanismi di funzionamento. Un giorno alcuni di essi vengono acquistati come regali e finiscono ospiti di un bambino e della sua famiglia. In questa accogliente ed elegante casa prosegue la storia, per poi approdare, in un susseguirsi turbinante di imprevisti, nel mondo della natura e delle sue strane leggi!
Virtù, debolezze, coraggio e malvagità sono gli ingredienti di questa favola moderna, i cui protagonisti sono proprio i giocattoli, splendidamente umanizzati dall’autore nelle prerogative, nelle aspettative, nei caratteri, nelle sofferenze e negli entusiasmi. Un consiglio! Dopo aver letto “Il topo e suo figlio” visita il Museo del Giocattolo di Cormano (MI): tutto ti sembrerà ancora più curioso e … mirabolante!
 
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