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Brian Knappenberger

The Internet’s Own Boy: The Story of Aaron Swartz

USA, 2014
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Lavoro per le idee e imparo dalla gente. Io voglio far diventare il mondo un posto migliore.

Fin da piccolo Aaron Swartz dimostrò di avere capacità di programmazione assolutamente fuori dalla norma: grazie alla propria genialità entrò da ragazzino a far parte delle eccellenze in ambito mondiale, guadagnandosi la stima dei più grandi informatici, tra cui Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web (www).

A questa grande competenza si accompagnava in Swartz la convinzione che il mondo potesse essere un posto migliore e che ciascuno di noi – lui in primis – avesse il dovere di schierarsi in prima persona per la rivendicazione dei diritti fondamentali. I progetti che realizzò e contribuì a realizzare andavano tutti in questa direzione: dai primi lavori sviluppati da ragazzino alla collaborazione nella creazione delle licenze Creative Commons, al progetto di Open Library e così via.Fino a che punto è lecito spingersi per affermare il diritto alla conoscenza?

Per Aaron Swartz fino al punto di downloadare tramite un server universitario milioni di articoli scientifici digitalizzati, normalmente concessi a pagamento, e renderli pubblici. Un’azione di chiara protesta, dalla quale Swartz non ricevette alcun guadagno economico.
Riteneva assurdo e contrario ad ogni principio etico che il contenuto della ricerca scientifica – finanziata peraltro con soldi pubblici – fosse tenuto sottochiave e condiviso solo a patto di farsi pagare somme che arrivavano fino a 30 dollari ad articolo. Ciò tagliava fuori dalla possibilità di conoscere – e quindi progredire – migliaia di giovani ricercatori in tutto il mondo, privi di sufficienti risorse finanziarie.

Dopo l’iniziale reazione negativa, la società proprietaria del database (Jstor) decise di ritirare le accuse nei confronti Swartz. La vicenda si sarebbe quindi dovuta chiudere qui.
Tuttavia il Governo statunitense decise si perseguire Swartz giungendo ad imputargli ben 13 capi d’accusa e chiedendo un risarcimento milionario. Giudici federali e F.B.I. esercitarono pressioni spaventose su Aaron, del tutto sproporzionate alla gravità del reato da lui commesso. Swartz venne additato come pericoloso hacker, come una minaccia per la società e la democrazia. Il 13 Gennaio 2013, a soli 26 anni, si suicidò nella sua casa di Brooklyn.

Il documentario di Knapperberger ripercorre la vita di Swartz e la sua vicenda giudiziaria attraverso il racconto di collaboratori, amici, giornalisti e familiari e ricorrendo a numerose sue interviste e discorsi pubblici. E ci lascia destabilizzati.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Manifacturing Consent – Noam Chomsky and the Media
Intervista con Aaron Swartz – War for the web

… leggi anche
Aaron Swartz Una vita per la cultura libera e la giustizia sociale – Bernardo Parrella e Andrea Zanni
Capire il potere – Noam Chomsky

ed ascolta anche
Information is power – intervista ad Andrea Zanni su Radio3 Scienza 17/1/2014

aaron-swartz-locandina

Regista: Brian Knapperberger
Fotografia: Brian Knapperberger
Sceneggiatura: Brian Knapperberger
Musiche: John Dragonetti

 

 

 

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