Archivio tag: figli

The National

Sleep with the beast

2017, 4AD, Usa
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You’re sleeping night and day
How’d you do it
Me and I am wide awake
Feeling defeated
I say your name
I say I’m sorry

Settimo disco per il gruppo di Cincinnati. è un lavoro dolente, melodico, livido, suadente e intriso di riflessioni sul senso di essere genitori, figli e compagni di vita. In Sleep Well Beast si riscontra un ruolo importante dell’elettronica, unito a un gusto evocativo quasi da colonna sonora filmica merito dell’impegno del chitarrista Bryce Dressner in questo ambito. Differenza che fa emergere una maturità nuova del gruppo e una possibile svolta futura. E’  un album sull’eterna battaglia che ingaggiamo per non spezzarci. Parla di invecchiare con qualcuno, di quando sei tu a cambiare e non riesci più a riconoscerti. Di vedere il tuo partner trasformarsi proprio nella persona che aveva giurato di non diventare mai. Abbiamo testi sul pericolo di perdersi schiacciati dalla stretta impietosa del lavoro – che non si trova-  e del crescere i figli. Ci mette in guardia dal rischio di svegliarci relitti solitari, incapaci di comunicare con un cuore ormai indurito abituato a stare solo.

Con la sua miscela di post punk, rock, elettronica e glitch pop i National confezionano un disco che entra già  nei grandi classici della musica contemporanea. album che trova nell’equilibrata alternanza fra morbide ballad al piano (Born To Beg, la struggente love story Dark Side Of The Gym) e increspature elettriche (The System Only Dreams In Total Darkness ).  Nella spettrale lullaby Guilty Party i figli vengono presentati come creature alle quali vengono tarpate le ali esattamente come avviene alla canzone lasciandola in uno stato di perenne incoscienza. La bestia del titolo rappresenta il futuro una nuova minaccia a cui non eravamo assolutamente pronti a rispondere, e troviamo il tutto riassunto nella magistrale Day I Die.

Disco da ascoltare e avere assolutamente.

Se ti è piaciuto ascolta anche:

The National -Trouble Will Find Me 

The National – Boxer

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Richard Ford – Canada

Una specie di solitudine di John Cheever

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Matt Ross -Capitan Fantastic

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Abraham B. Yehoshua

La comparsa

Einaudi 2015, 260 p.
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Sa di tornare a un’orchestra straniera, lontana, dove il suo unico impegno è la musica, mentre lui rimane in un paese che minaccia costantemente se stesso, con una famiglia esigente e un’anziana madre che si ostina a vivere da sola in un vecchio appartamento.

Noga, una suonatrice d’arpa sulla quarantina che vive in Olanda, deve tornare a Gerusalemme, sua città natale, per curare l’appartamento dei genitori mentre la madre soggiorna per qualche mese in una casa di riposo. Il periodo in patria è l’occasione per ripensare alla propria vita e per ritrovare i luoghi e le suggestioni dell’adolescenza. Visto che, per ingannare il tempo, Noga ha accettato di essere ingaggiata come comparsa in vari telefilm e documentari, questo lavoro temporaneo le permette di conoscere alcuni personaggi bizzarri, ma amichevoli e ricchi di umanità. Anche i rapporti con i condòmini ultra ortodossi sono tutto sommato sereni, a parte i bambini che le si intrufolano in casa per vedere di nascosto la televisione. Nel frattempo, la nostalgia per l’amato strumento si fa sentire, perché a Gerusalemme Noga non riesce a trovare arpe su cui esercitarsi. Ma verrà il momento di rientrare in Olanda e tornare all’orchestra dove la donna lavora.
Scritto da uno dei più noti autori israeliani contemporanei, il romanzo tratteggia con grande sensibilità una figura femminile decisamente gradevole e delinea con affetto una città e una nazione ricche di storia e di cultura, anche se piene di contraddizioni.

Ti è piaciuto questo libro?
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Qualcuno con cui correre – David Grossmann
Il violoncellista di Sarajevo – Steven Galloway
Anonimo veneziano – Giuseppe Berto

… e guarda anche
Una settimana e un giorno – Asaph Polonsky

… e ascolta anche
La Mer – Claude Debussy

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Allen Coulter

Remember Me

USA, 2010
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Le nostre impronte non sbiadiscono mai dalle vite che tocchiamo…

New York, 1991. Ally si trova sulla banchina della metropolitana con la madre quando due uomini rapinano e uccidono quest’ultima davanti ai suoi occhi.

Passano dieci anni e la bambina cresciuta tra le apprensioni del padre poliziotto, è diventata una giovane e brillante studentessa di sociologia.Tyler Hawkins è un giovane e ribelle ragazzo di 21 anni, sconvolto dal suicidio del fratello avvenuto anni prima e pieno di rancore nei confronti del padre che da allora trascura lui e la sorella minore. Un giorno, dopo una scommessa persa con il suo migliore amico, Tyler decide di conoscere Ally, la figlia del poliziotto che lo aveva arrestato tempo prima. Nasce così una travagliata storia d’amore, che coinvolgerà i due protagonisti e le rispettive famiglie. Entrambi dopo vari scontri riusciranno a riallacciare i rapporti con i genitori. Tutto sembra avere un lieto fine, ma un tragico evento cambierà la vita dei personaggi e della città intera…

Una pellicola forte e intensa, dal finale inaspettato che lascia lo spettatore senza fiato e con una certa malinconia. Il film è una riflessione sullo smarrimento di due ragazzi e delle loro famiglie dopo una tragedia, della forza data dall’amore e dalla voglia di combattere insieme per iniziare una nuova vita. Volontà che però non può nulla contro il destino.

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Molto forte incredibilmente vicino di Stephen Daldry

Il capitale umano di Paolo Virzì

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M.Salvi, E sarà bello morire insieme

J.S.Foer, Molto forte incredibilmente vicino

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S.Stevens, Carrie & Loweel

L.Einaudi, In a time lapse

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Regia: Allen Coulter
Sceneggiatura: Will Fetters
Fotografia: Jonathan Freeman
Durata: 113 min.

Cast:
Robert Pattinson: Tyler Hawkins
Emilie de Ravin: Ally Craig
Pierce Brosnan: Charles Hawkins
Chris Cooper: Neil Craig
Lena Olin: Diane Hirsch
Ruby Jerins: Caroline Hawkins
Gregory Jbara: Les
Tate Ellington: Aidan
Martha Plimpton: Helen Craig
Caitlin Page Rund: Ally Craig bambina

 

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Domenico Starnone

Lacci

Einaudi, 2014, 133 pg
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Nessun accenno alla vicenda dei lacci, Sandro e Anna quasi certamente non gliel’avevano riferita. Ma io sapevo che quell’allacciare e slacciare ci aveva ravvicinati, o forse ci aveva portati ad una distanza che, da quando erano nati, non era mai stata così breve.

Vanda, Aldo, Sandro e Anna sono i quattro protagonisti di questo romanzo. Una famiglia, una storia di relazioni intrecciate, o meglio “allacciate” come fanno i lacci per le scarpe. Inizialmente sembra che appena tornati dalla consueta vacanza al mare, una coppia di coniugi sulla settantina, ritrovino l’appartamento a soqquadro, probabilmente per un tentativo di furto; e l’anziano vicino di casa ha sentito nulla o poco più, forse ha intravisto una coppia: uomo e donna suonare al citofono la sera prima.

Certamente questo romanzo non è un giallo, la sera stessa del ritorno a casa, dopo la denuncia ai carabinieri dell’effrazione e del probabile rapimento del gatto, Aldo il padre, protagista di questa famiglia ritrova sistemando -durante la notte insonne- tutte le lettere che la moglie, anni prima gli aveva inviato, in un’epoca lontana e diversa in cui lui aveva abbandonato sia lei che i figli per ritrovare la propria libertà e felicità con Lidia, l’amante.

Lettere che raccontano una storia e una famiglia: il momento del massimo allontanamento e della più stretta vicinanza, ma attenzione, senza separarsi mai, perchè in una famiglia esistono questi lacci invisibili che uniscono le persone, che le legano per sempre, in relazioni che cambiano, maturano, fioriscono e a volte si rinchiudono.

Un finale a sorpresa, e molto bello, in cui i figli poi, sveleranno il lato della famiglia visto da loro: le conseguenze delle scelte del padre, e del carattere della madre attraverso le loro esistenze. In una famiglia ci sono sempre dei “lacci” che ci legano volenti o nolenti agli altri componenti, e sono queste relazioni il fulcro del nostro mondo.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
La ferocia di Nicola Lagioia
Boccamurata di Simonetta Agnello Hornby
La cena di Herman Koch

e vedi anche
Carnage di Roman Polanski

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Ivano De Matteo

I nostri ragazzi

Italia, 2014
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Comunque vada le nostre vite sono rovinate. Le loro vite sono distrutte.

Ci sono volte in cui tra genitori e figli si crea un rapporto di quasi totale estraneita’. Non sempre questo è dovuto a situazioni familiari particolarmente difficili o drammatiche. Semplicemente il percorso di crescita di genitori e figli nei rispettivi ruoli avviene per binari paralleli, anche solo per noia, anche solo per abitudine, anche solo per superficialita’.

Cosi’ un figlio puo’ trovarsi un giorno a compiere azioni vili e violente solo per spezzare la monotonia di una vita piatta, ed un genitore puo’ improvvisamente piombare nella consapevolezza del proprio fallimento.

“I nostri ragazzi” e’ un film duro e coraggioso. Ben recitato da tutti i protagonisti, primo fra tutti Alessandro Gassman.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche
La cena – Herman Koch
Ho ucciso Bambi – Carla Cucchiarelli

e vedi anche Arancia meccanica – Stanley Kubrick

i nostri ragazzi extratime

Regia: Ivano De Matteo
Durata: 92′
Sceneggiatura: Valentina Ferlan, Ivano De Matteo
Musiche: Francesco Cerasi
Montaggio: Consuelo Catucci
Costumi: Valentina Taviani

Interpreti e personaggi:
Alessandro Gassman: Massimo
Giovanna Mezzogiorno: Clara
Luigi Lo Cascio: Paolo
Barbara Bobulova: Sofia

 

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Mamoru Hosoda

Wolf Children

Giappone, 2012
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Quando parliamo di quei dodici anni in cui ci ha cresciuto, mia madre sorride e dice che per lei sono passati in un attimo. Giusto il tempo di una favola. Il suo sorriso pieno, soddisfatto, come di chi ha lo sguardo rivolto verso una vetta lontana, quel sorriso riesce sempre a scaldarmi il cuore.

Hana ha appena diciannove anni quando incontra l’amore della vita in un compagno di corso dallo sguardo ombroso, figlio di un segreto indicibile: il ragazzo è un uomo lupo, capace di assumere in ogni momento sembianze animali.
Una coppia dolce e scintillante, da cui nascono due bimbi, Ame e Yuki, anch’essi imprevedibilmente pronti a trasformarsi in lupacchiotti. Un giorno, però, il padre rimane ucciso mentre è in cerca di cibo per i figli – e la scoperta dell’accaduto è una scena che toglie il fiato: il suono del mondo intorno alla madre si annulla e lo spettatore è lasciato solo con la ragazza e un silenzio assordante a domandarsi “e adesso?”.
Hana decide così di trasferirsi in una casa isolata, ai piedi delle montagne, in modo che i bambini possano crescere tranquilli e avere l’opportunità di scegliere quale strada seguire, quella degli uomini o quella dei lupi. Un percorso di consapevolezza che abbandona presto la spensieratezza dell’infanzia per scontrarsi con il mondo esterno e con la propria natura più intima: e le scelte saranno necessarie, spesso laceranti e drammatiche, ma sempre sostenute dall’amore della madre.

Dopo il già splendido La Ragazza Che Saltava Nel Tempo e il buon Summer Wars, Mamoru Hosoda porta a compimento un progetto ambiziosissimo, capace di condensare nello spazio di sole due ore una storia lunga tredici anni. Un racconto di formazione a più livelli, complesso e però fluido e incantato come la musica d’archi che lo accompagna; un’intensa dedica a una madre e a tutte le madri belle e radiose, che regala al cinema d’animazione una delle esperienze più commoventi da molto tempo a questa parte.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
La ragazza che saltava nel tempo – Mamoru Hosoda
Summer wars – Mamoru Hosoda
Ponyo sulla scogliera – Hayao Miyazaki

Wolf Children

Regia: Mamoru Hosoda
Soggetto: Mamoru Hosoda
Sceneggiatura: Mamoru Hosoda, Satoko Okudera
Art director: Hiroshi Ohno
Character design: Yoshiyuki Sadamoto
Musiche: Takagi Masakatsu
Durata: 117′

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