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Coma_Cose

Hype Aura

Asian Fake, 2019
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E arrivati a questo punto del tragitto
Se potessi cancellare una cosa
Sarebbe il soffitto
Ci siamo persi troppe lune
E rondini che bucano le nuvole
E aeroplani che decollano
Verso una meta lontana
(Noi che al massimo arriviamo al fine settimana)

a cura di Claudio D’Errico

Dopo un Ep ed un vinile in edizione limitata, il duo milanese Coma_Cose (Fausto Lama e Francesca Mesiano) ha finalmente pubblicato il suo primo album, “Hype Aura”.
Il genere musicale viene definito “alt-rap”, in cui una base hip hop si mescola a tracce trap e pop.

I giochi di parole in questo album partono dal titolo ed attraversano tutte le canzoni, facendo sorridere, spiazzando, divertendo.
La voglia di non prendersi troppo sul serio dei Coma_Cose si intuisce dai frequenti intercalari (“seh seh”, “eh”, “ya”, “yee”) che nelle loro canzoni si ripetono alla fine del verso di ogni strofa. I Coma_Cose usano la lingua italiana giocandoci e traendone significati ed immagini davvero originali e piacevoli.

In brani come Via Gola o Beach Boys distorti, una serie di suoni e termini onomatopeici restituiscono un’ambientazione talmente realistica del brano da strappare una risata: il rumore dello svuotamento delle campane di vetro o l’improvviso gracchiare di una canzone ne sono solo alcuni esempi.

Lo stile dei Coma_Cose, forse unico nel panorama italiano, insiste sull’uso sapiente e giocoso delle parole, saltando con leggerezza tra un doppio senso e l’altro.

Hype Aura non è un disco da primo ascolto: va risentito e dopo poco tempo, senza rendersene conto, ci si ritrova ad averlo nelle orecchie, nella consapevolezza che “oggi tutto bene e domani-comio”.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Lungolinea – Frah Quintale
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Frah Quintale

Lungolinea

Undamento, 2018
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E sarò un disperato
E non c’hai mai sperato
Ma sono ancora qui
Se vado a fondo, grazie
Imparo a usar le branchie
Non provate a salvarmi

a cura di Claudio D’Errico

Frah Quintale (al secolo Francesco Servidei, classe 1989) non ama le etichette. E la sua musica di conseguenza non si presta ad essere incasellata in un genere preciso.
Certo siamo nell’orbita del rap, ma più nel dettaglio non si riesce ad andare.
Lui stesso si definisce un artista di “street pop vecchio”.
Che l’approccio alla musica sia sui generis e che da questo artista tanta originalità possa sprigionarsi lo si deduce già dalla modalità con cui è arrivato a comporre “Lungolinea”, l’album di cui qui consigliamo l’ascolto.
“Lungolinea” nasce infatti da una playlist Spotify “work in progress” (come l’ha definita Rockol), avviata nel 2017, all’interno della quale Frah Quintale ha pubblicato canzoni, provini strumentali e messaggi vocali scambiati con gli amici, sottoponendoli al giudizio dei fan, in un continuo confronto.
Forse un nuovo modo di fare musica che prevede un legame più stretto tra ascoltatore ed artista grazie anche alle nuove possibilità tecnologiche.

Tra i brani dell’album segnaliamo Avanti/indietro, in cui i ritmi del pendolare (ben noti a Frah) si ripetono in modo continuo ed ossessivo, fino a far perdere la direzione.

Nei pezzi “Visualizzato.01, 02, 03 e 04″, un mix di musica e messaggi vocali ci permette di spiare nella vita caotica del cantante bresciano, che pare mettersi a nudo in questo album: si tratta di brani divertenti, in cui Frah non nasconde i propri difetti, che all’ascolto paiono quasi divenire pregi.

Le canzoni in “Lungolinea” sono ben 24, ad oggi. Ascoltatele tutte d’un fiato: Frah Quintale vi apparirà come l’amico di vecchia data con cui farsi una birra spensierata sotto casa la sera.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Polaroid 2.0 – Carl Brave x Franco 126

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