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Green Like July

Build a Fire

La Tempesta, 2013
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I need no nightmares in my mind
I need no spiders I need no time
I’m moving to the city
I say farewell to all the friends of mine

Alla fine, la cosa che emerge con più forza da Build A Fire, terzo album dei Green Like July, sono i colori. I colori sgargianti del falò di carta immaginato dall’illustratrice Olimpia Zagnoli per la bellissima copertina, così come quelli del videoclip di Moving To The City e di altre otto canzoni che, in poco più di mezz’ora, regalano gioiose malinconie folk-pop, fresche come i tramonti di una primavera che si fa estate.
Moving To The City, subito: la voce impeccabile ed elegante di Andrea Poggio, songwriter con l’America nel cuore, il fragrante impasto di accordi elettroacustici e l’arrangiamento solare curato con Enrico Gabrielli (che ci mette anche clarinetto basso, wurlitzer, piano e timpani) offrono in apertura una melodia pop di quelle che non si dimenticano, da ballare felici dicendo addio agli amici per un nuovo inizio.
E poi: Borrowed Time, zucchero filato pop-rock pigro come il giorno di cui racconta, e A Well Welcomed Change, con il gusto lieve della celesta e del mellotron a tessere una dolce trapunta di stelle per un altro pezzo bellissimo; le dolcezze gemelle di An Ordinary Friend, Johnny Thunders e Tonight’s The Night e il tenero danzare di Agatha Of Sicily. Infine, il soffuso accomiatarsi di Robert Marvin Calthorpe, che davvero sembra arrivare troppo presto a spezzare l’incantesimo.
Registrato a Omaha nel corso di un mese, Build A Fire porta in Italia l’incanto di una musica senza tempo, con una classe che non teme di saltare steccati e confini per costruire una bella emozione.

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