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Noah Baumbach

Frances Ha

Usa, 2012
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Frances, infidanzabile.

È uno splendido bianco e nero ad accoglierci nella vita di Frances, ventisettenne aspirante ballerina in cerca di punti di riferimento da quando l’amica Sophie – con cui ha condiviso per anni appartamento e confidenze – ha scelto di trasferirsi altrove. Inizia così per lei un girovagare spaesato tra nuove esperienze di convivenza (con Lev e Benji: ironico e spregiudicato il primo, timido quanto lei il secondo, e comunque entrambi meravigliosi), ritorni a casa e improbabili fughe.
Quelli di Frances Ha – e solo alla fine saprete il perché del titolo – sono ottanta minuti di inciampi e disillusioni, corse goffe e speranze un po’ malconce che, tra parecchie risate dolciamare e momenti di vera commozione, si risolvono in una presa di coscienza delle necessità dell’età adulta.
Greta Gerwig – qui anche autrice della sceneggiatura, a quattro mani con il regista Noah Baumbach – è adorabile nel rendere la timidezza, i rossori e gli affanni di una ragazza che, per propri limiti e semplici scherzi del destino, deve rivedere i propri sogni senza rinunciare a sé stessa.
Lo chiamano mumblecore, questo cinema, per via dei dialoghi che sembrano non andare da nessuna parte e i trentenni presi a guardarsi dentro e a girare in tondo. Ma il personaggio di Frances è molto più di questo, un cuore grande infilato in una pellicola che mostra come anche da grandi si possa andare a sbattere un po’ dappertutto e conservare comunque uno sguardo incantato sulle cose.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Lo stravagante mondo di Greenberg – Noah Baumbach
Manhattan – Woody Allen

…e ascolta anche
Modern Love – David Bowie
Fourth Of July – Galaxie 500
How Are Things? – Goldaline, My Dear

Frances Ha

Regia: Noah Baumbach
Sceneggiatura: Noah Baumbach, Greta Gerwig
Fotografia: Sam Levy
Durata: 86′

Personaggi e interpreti
Greta Gerwig: Frances
Mickey Sumner: Sophie
Adam Driver: Lev
Michael Zegen: Benji
Patrick Heusinger: Patch
Charlotte d’Amboise: Colleen

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Goldaline, My Dear

Pretend the world is funny and forever

Stop Records, 2014
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cause we’re all bad actors in this life,
just don’t take it too seriously

Che bella sigla ha scelto il songwriter riminese Davide Ramilli per il suo progetto acustico: Goldaline, My Dear è un nome ripescato da uno dei brani più intensi dei Neutral Milk Hotel ed è capace, da solo, di anticipare suoni e atmosfere delle canzoni dell’album.
Che anche a questo giro non sono molte, ma si accendono sempre di un indie folk-pop fantasioso e chiacchierone – vi invitiamo, davvero, a leggervi i testi, misto di antidolorifici e gioia, scene da mumblecore e tenere goffaggini alla Greta Gerwig.
Succede parecchio, in questi sedici minuti: arpeggi solari (Cheesy Cheesy Cheesy) e incalzare in bassa fedeltà (How Are Things?), bozzetti da nemmeno un minuto (Goomah) e strumentali per tromba e chitarra (Get Off That Tank, Michael Dukakis), marce svagate (Jake “The Snake” Roberts) e miraggi da tramonto liquido (Northern Outskirts Of Stockholm).
Pretend The World Is Funny And Forever, insomma, ha la naturalezza delle cose belle, di quelle che in pochi istanti costruiscono un piccolo mondo, ti avvolgono come una coperta e ti lasciano nell’attesa trepidante di un seguito.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
The King Of Carrot Flowers, Pt. One – Neutral Milk Hotel
Another Bag Of Bones – Kevin Devine
Open Books – Girless And The Orphan

… e guarda anche
Frances Ha – Noah Baumbach

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