Archivio tag: guardo

Radu Mihaileanu

Vai e vivrai

Francia - Israele, 2005
avatar

Postato da
il

Vai, vivi e diventa

Non puoi arrivare senza fretta come il Messia?

La solitudine e lo smarrimento nel sentirsi catapultati in avvenimenti più grandi di sé sono i veri protagonisti di questo film.
Insieme alla dominante ed onnipresente voglia di vivere, di crescere, di essere liberi.
È la storia di una madre, quindi è la storia di suo figlio: entrambi cristiani, senza più nessun legame con la terra d’origine, si ritrovano in un campo profughi del Sudan dove vivono ebrei di etnia Falasha.
C’è un’unica cosa da fare: fingersi due di loro per potersi recare in Israele e poter sperare in un futuro migliore. Questo fa Shlomo, dietro insistenza della madre, lasciandola al suo pressoché ineluttabile e tristo destino.
Siamo davanti ad una persona in cerca di identità, che coglie un’opportunità seppur controvoglia per migliorare la sua vita e ne resterà parecchio traumatizzato.
E solo.
Disperatamente solo.
Seppur estremamente drammatica, la vicenda ha una drammaticità quasi poetica: faticando per adattarsi ad un modo di vita diversissimo dal suo (e non riuscendoci mai completamente) Shlomo costruisce una gabbia interiore dove rifugiarsi ripensando al passato, alla madre, ritrovando l’introverso bambino divenuto adulto passando per un problematico adolescente.
Sentimentalismi gridati si intersecano a momenti di intimità narrativa che si intersecano a loro volta nella grande lotta del protagonista: ritrovare se stesso.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Julian Schnabel – Miral
Nadine Labaki – E ora dove andiamo?
Deniz Gamze Ergüven – Mustang

… e leggi anche
Janne Teller – Immagina di essere in guerra
Albert Camus – La peste
Orson Scott Card – Il gioco di Ender

…e ascolta anche
Vai e Vivrai – Colonna Sonora

Regia :  Radu Mihaileanu
Sceneggiatura : Alain-Michel Blanc – Radu Mihaileanu
Fotografia : Rémy Chevrin
Musica : Armand Amar
Durata: 153’

Interpreti e personaggi principali:
Moshe Agazai: Shlomo (bambino)
Moshe Abebe: Shlomo (ragazzo)
Sirak Sabahat: Shlomo (adulto)
Yael Abecassis: Yael Harrari
Roschdy Zem: Yoram Harrari

Leggi tutto ►

Gabriel Axel

Il pranzo di Babette

Danimarca, 1987
avatar

Postato da
il

Così ora sarete povera per il resto dei vostri giorni…
Un artista non è mai povero.

Le stelle sono venute più vicine.
Forse verranno più vicine ogni sera.

Il pranzo di Babette fa parte di quella ristretta cerchia di lungometraggi la cui visione stimola cerebralmente lo spettatore a pensare ed al pensiero.
Basterebbe questo per giustificare la vincita del Premio Oscar come miglior film straniero nel 1988.
Siamo in un piccolo paese adagiato lungo la costa della Danimarca. I giorni si svolgono gli uni appresso gli altri, senza cambi di marcia, monotoni, austeri, senza qualsivoglia novità informale a spezzare la routine: qui vivono Filippa e Martina, sorelle, cresciute dal padre verso una vita religiosa rigida, senza piaceri. Sono solo due esempi degli abitanti che troveremo in questo borgo costiero.
Babette, rinomata cuoca d’oltralpe, giungerà e risveglierà la comunità da quel torpore quasi auto inflitto e farà riscoprire l’arte ad esempio oppure l’amore oppure la bellezza dello stare assieme.
Riuscirà a farlo attraverso il cibo, metafora materica della famosa “corrispondenza d’amorosi sensi”: il pranzo diventa un’allegoria, grazie alle portate che paiono saziare i bisogni temporali e concreti ed al vino che mesce l’umore all’allegrezza, tutti gli attriti della comunità paiono attenuati e assai meno importanti.
In definitiva non si tratta di un film, ma quasi di una favola dalla veloce lentezza tipica dell’atmosfera dei paesi nordici, che lascia spiazzati per la sottile conclusione, benché plausibile avendo a che fare con gli umani.

Per gli appassionati ecco il menu del pranzo: brodo di tartaruga, blinis demidoff, quaglie en sarcophage, insalata mista, formaggi misti, savarin, frutta mista, caffè con tartufi al rum, friandises (pinolate, frollini, amaretti).
Vini: Amontillado bianco ambra, Clos de Vougeot, champagne Veuve Clicquot.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Lasse Hallstrom – Buon compleanno Mr. Grape
Mangia prega ama – Ryan Murphy
Damian Szifron – Storie Pazzesche

… e leggi anche
Karen Blixen – Il pranzo di Babette
Cristiano Cavina – La pizza per autodidatti
Elizabeth Gilbert – Mangia prega ama
Allegra Alacevich – A pranzo con Babette

…e ascolta anche
Wolfgang Amadeus Mozart – Là ci darem la mano
Giorgio Gaber – Barbera e champagne
Francesco De Gregori – Dammi da mangiare

babette

Regia : Gabriel Axel
Sceneggiatura : Gabriel Axel
Fotografia : Henning Kristiansen
Musica : Per Norgard
Durata: 103′

Interpreti e personaggi principali:
Stéphane Audran : Babette Harsant
Vibeke Hastrup : Martine giovane
Brigitte Federspiel : Martine vecchia
Hanne Stensgaard : Filippa giovane
Bodil Kjer : Filippa vecchia
Preben Lerdorff Rye : Il Capitano
Bibi Andersson : La signora Svedese
Bendt Rothe : Il vecchio Nielsen

Leggi tutto ►

Jaco Van Dormael

Dio esiste e vive a Bruxelles

Lussemburgo - Francia - Belgio, 2015
avatar

Postato da
il

Prete: “ Dio ci dice: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’ ”
Dio: “ Mai detta una cosa simile ”
Prete: “ Come? ”
Dio: “ Non l’ho mai detta ”

Venerdì io e Luis, avevamo deciso che i giorni invece di chiamarsi Lunedì e Martedì o Mercoledì, si sarebbero chiamati Gennaio, Febbraio, Marzo… Dopo una settimana vivevamo insieme da 7 mesi.

Un film che si rispetti deve avere una narrazione cinematografica che srotoli un pensiero fuori dagli schemi ed al tempo stesso robusto, esperto, allegorico.
C’è Dio: burbero, sadico e tremendamente umano. Abita a Bruxelles in un normale appartamento e lavora in uno studio senza finestre, colmo di classificatori.
Ha un figlio (QUEL figlio, scappato di casa per mettersi con gente brutta, rimanendo ucciso), una moglie che non parla molto ed una figlia, Ea, che ama ascoltare la musica emessa dalle persone.
Questo Dio programma al computer l’esistenza dell’umanità, godendo delle sue disgrazie, dei suoi incidenti: si diverte un mondo nel rendere miserabile la vita degli umani. Ea non ne può più e compie un atto di ribellione estremo: manda ad ogni essere umano un SMS con scritto …
Una domanda aleggia per tutto il film: se Dio esiste è davvero così? Oppure: se fosse esistito ma ora è stato “sostituito” dopo una rivolta? La dissacrazione la fa da padrone (il Bene e il Male coincidono), da un senso instabile alla spiritualità che acquisisce così un sano senso liberatorio nella sua ragionata follia, a tratti ornata dalla bellezza sfaccettata in mille cacofonie.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Alejandro Amenabar – Agora

Deniz Gamze Ergüven – Mustang
Nadine Labaki – E ora dove andiamo?

…e leggi anche
Giuseppe Catozzella – Il grande futuro
Craig Thompson – Blankets
Paulo Coelho – Il Diavolo e la signorina Prym

…e ascolta anche
PJ Harvey – Let England Shake
Luca Carboni – Silvia lo sai
Francesco Guccini – Dio è morto

dio

Regia : Jaco Van Dormael
Sceneggiatura : Thomas Gunzig – Jaco Van Dormael
Fotografia : Christophe Beaucarne
Musica : An Pierlé
Durata: 113’

Interpreti e personaggi principali:
Benoît Poelvoorde : Dio
Pili Groyne : Ea
Catherine Deneuve : Martine
Yolande Moreau : La donna di Dio
Johan Heldenbergh : Il prete
David Murgia : Gesù Cristo

Leggi tutto ►

Dany Boon

Niente da dichiarare?

avatar

Postato da
il

Non ho nulla a che spartire con questo francioso!

Siamo alla vigilia del 1° gennaio 1993, data in cui in Europa cadono le frontiere tra i vari paesi, grazie al Trattato di Maastricht.
La trama si dipana tra la Francia e il Belgio, dove apertura delle frontiere significa scomparsa delle frontiere per il dispiacere del doganiere belga Benoît Poelvoorde, integerrimo e francofobico al 100%, più ostile ai francesi che ai trafficanti di droga che tentano di varcare il confine.
Ben diverso è il collega francese Mathias Ducatel, più tranquillo e aperto al cambiamento. Anche se qualcosa da dire contro i belgi ce l’ha.
Così inizia la storia: il resto è una commedia intelligentemente divertente e ingenuamente gustosa tra dogane, doganieri e il microcosmo che circonda il tutto.
In secondo piano, ma non troppo, la storia è un pretesto per parlare d’intolleranza e di cliché duri a morire fra i popoli, il razzismo (quello del collega belga verso il collega francese cos’altro è?) e il pregiudizio verso chi consideriamo diverso ed alieno per il semplice fatto di non conoscerlo a sufficienza.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Giù al nord – Dany Boon
Supercondriaco – Dany Boon
Joel ed Ethan Coen – A proposito di Davis

… e leggi anche
Christopher Moore – Un lavoro sporco
Tony Hawks – Mr. Fridge. L’Irlanda in autostop con un frigo
Vite brevi di idioti – Ermanno Cavazzoni

…e ascolta anche
Festa Festa – Crookers ft Fabri Fibra & Dargen D’Amico
R. Kelly – I Believe I Can Fly
Eiffel 65 – Viaggia insieme a me

niente-da-dichiarare-locandina-trailer

Regia : Dany Boon
Sceneggiatura : Dany Boon – Yaël Boon
Montaggio : Géraldine Rétif
Musica : Philippe Rombi
Durata: 108′

Interpreti e personaggi principali:
Dany Boon – Mathias Ducatel
Benoît Poelvoorde – Ruben Vandevoorde
Karin Viard – Irène Janus
François Damiens – Jacques Janus
Michel Vuillermoz – Il corrire sfortunato
Julie Bernard – Louise Vandevoorde

Leggi tutto ►

Zack Snyder

Sucker Punch

USA - Canada, 2011
avatar

Postato da
il

Se non combatti per qualcosa ti ritroverai con niente!

Hai paura… non devi. Per raggiungere il tuo paradiso, lasciati andare.
Quello che stai immaginando in questo momento? Tu controlli questo mondo.

Articolo di Kastalya von Dunst

Onestamente, io l’ho trovato un film che fa riflettere: ogni cosa è inserita per un motivo ben preciso, nulla è lasciato al caso. Forse è solo la ridondanza barocca dei combattimenti che rischia di depistare, ma è una scelta stilistica fatta consapevolmente, con cognizione di causa.
Andiamo per gradi.
Che ci siano tre livelli di realtà è ben chiaro praticamente a tutti: ma cosa sono questi tre livelli? Come per Inception, è complicato riuscire a tenerli a mente e incastrarli correttamente, rischiando difatti di dare una lettura diacronica invece che sincronica del film, facendo perdere di valore a tutta la costruzione narrativa.

1 – Baby Doll e il Reale
Come diceva Leopardi, in questo livello si parla dello “squallido Vero e del solido Nulla”. Al mancare della figura materna, subentra un paterno deviato e pericoloso che porta all’evento chiave (il Sucker Punch, appunto): per cercare di proteggere la sorellina, Baby Doll si sporca le mani ma, dato che quello che la muove al momento è la disperazione più che la volontà di farcela, distrugge la sua stessa innocenza venendo rinchiusa in un manicomio. Un’emblematica caduta dalla grazia tipica di ogni evoluzione dall’infanzia all’età adulta: la sorellina da lei uccisa è sia un’azione da redimere, sia l’emblema della perdita della sua fanciullezza.
C’è un teatro però, un Teatro dell’anima, dove la terapia psicanalitica cerca di smuovere i rimossi di queste povere anime perdute, facendo loro letteralmente portare in scena quei grandi psicodrammi che le hanno condotte in quel luogo senza futuro. Un’esaltazione del percorso interiore che si compie nei momenti drammatici che si affrontano durante la vita e che se non si trova il coraggio di affrontare non ci renderanno mai liberi.

2 – Baby Doll e la Sublimazione del Reale
Siamo ora al secondo livello, il reale è una prigione e se non possiamo uscirne… beh, cambiamolo!
Come in una fiaba, siamo nel punto in cui si deve cercare di risolvere il problema: si cercano quindi stratagemmi magici, alleanze e spinte motivazionali che permettano di lavorare come un corpus unico contro il nemico comune.
Ecco quindi che il manicomio diventa un bordello, le pazienti delle prostitute, gli inservienti i padroni, la psichiatra una prostituta con la sindrome di Stoccolma e il dottore un cliente facoltoso per il quale è motivato l’ingresso di Baby Doll nella struttura. Sarà infatti il suo regalo, lei è qui solo per lui.
È questo il valore catartico di questo livello: permettere alla nostra psiche di accedere alle soluzioni che ci possono salvare, è un trait d’union tra il Reale e l’Ideale, escamotage volto a dare scacco matto al Reale e saccheggiare l’Ideale per trovare nel fondo della nostra anima le vie di fuga dal Dolore. Spesso il solo modo di combattere la sofferenza è di arrendersi, messi con le spalle al muro, così da poter affrontare tutte le nostre paure. Il vero valore del processo sta proprio in questo: da questo confronto con la nostra Anima.

3 – Baby Doll e l’Ideale
Questo livello fa da contrappunto simmetrico del Reale. E tanto è squallido e doloroso l’uno, tanto è immaginifico e catartico l’altro: il suo essere così barocco e ridondante, sovrabbondante di suoni e colori, serve ad equilibrare il reale. Se nel mondo del manicomio l’individualità è annullata, qui le protagoniste sono ben marcate, ognuna ha una sua caratteristica, una sua unicità, una sua forza e soprattutto una sua capacità di influenzare il mondo. Emblematico il combattimento con i samurai di pietra, immensi ed enormi, apparentemente invincibili per una piccola ragazzina disarmata.
Estremamente importante è la figura del Saggio Maestro che insegna a Baby Doll come combattere e quindi a come essere libera. Se si bada bene, non le mostra come scappare, bensì le dice semplicemente che l’avrebbe aiutata ad essere libera. È questo quello che conta.

In definitiva, Sucker Punch è un viaggio iniziatico.
Essere liberi è il punto di partenza per poter vivere davvero. La prigionia metaforica dell’ospedale e quella sublimata del bordello sono emblemi di una prigionia interiore che non permette di essere quello che vogliamo.
Il Viaggio della Vita ha portato la protagonista a lottare con i propri strumenti: per questo una delle cose che più ha depistato gli spettatori è stata di fatto la fine del film. Bisogna passare oltre i normali schemi narrativi. Baby Doll realizza solo verso la fine che il solo modo per fuggire, quel quinto elemento, la quintessenza necessaria per terminare il rituale magico per la fuga, è lei stessa. In questo modo si offre spontaneamente alle proprio paure. Solo ridendogli in faccia, facendo loro vedere che non sono nulla se non parti di noi stessi che siamo in grado di controllare, possiamo vincerle, e possiamo quindi essere davvero liberi.
Baby Doll è martire a imperitura memoria di una battaglia epocale contro se stessi, dove spesso si impara che quando si perde si vince, perché di fatto, quando si combattono queste battaglie non ci sono sconfitti, ma solo vincitori.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
James Mangold – Wolverine, L’immortale
Alex Proyas – Il Corvo
Neil Marshall – Doomsday: Il giorno del giudizio

… e leggi anche
Oliver Bowden – Assassin’s Creed : Rinascimento
Kevin Brooks – Bunker Diary
Kazuo Ishiguro – Non lasciarmi

…e ascolta anche
Emily Browning – Sweet Dreams (Are Made of This) [Sucker Punch OST 01]
Lords Of Acid – The Crablouse Instrumental
Queen (feat. Armageddon) – I Want It All / We Will Rock You (Mash-Up) [Sucker Punch OST 04]

sucker

Regia :  Zack Snyder
Sceneggiatura : Zack Snyder – Steve Shibuya
Fotografia : Larry Fong
Musica : Tyler BatesMarius De Vries
Durata: 105’

Interpreti e personaggi principali:
Emily Browning : Baby Doll
Abbie Cornish : Sweet Pea
Jena Malone : Rocket
Vanessa Hudgens : Blondie
Jamie Chung : Amber

Leggi tutto ►

Alex Proyas

Il Corvo

USA, 1994
avatar

Postato da
il

Un tempo la gente era convinta che quando qualcuno moriva un corvo portava la sua anima nella terra dei morti. A volte però accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose che l’anima non poteva riposare in pace. Così a volte ma solo a volte, il corvo riportava indietro l’anima perché rimettesse tutto a posto.

Non può piovere per sempre.

Detroit.
Una Detroit dall’atmosfera cupa, plumbea, distrutta nell’intimo, una Detroit al cui confronto Sin City è un luna park.
Eric e Shelley si amano, vogliono sposarsi, progettano un futuro insieme.
Eric viene ucciso a sangue freddo da un gruppo di balordi durante la “La Notte del Diavolo”, notte di distruzione e depravazione mentre Shelley viene violentata a morte.
Esattamente un anno dopo i fatti il dolore, la rabbia, il ricordo dell’amore vissuto fanno si che Eric torni alla vita, grazie anche al suo spirito guida: un corvo che lo seguirà ovunque durante il compimento della sua vendetta.
(Il cognome di Eric è Draven e si pronuncia The Raven = Il Corvo … Coincidenze? Proprio no.)
“Grigio e disperato, forte come l’acciaio ma fragile dentro, il corvo ride sotto un lampione, il sorriso spettrale di chi è vissuto e morto e vive ancora…”
È sempre difficile trovare le parola giuste per descrivere questa pellicola che ha fatto epoca senza cadere in cliché o in banalità: ogni elemento è incastonato al posto giusto.
L’amore quasi soprannaturale diventato desiderio di giustizia totalizzante, una giustizia dura eppure dolce… La giustizia di un fantasma si direbbe? Tuttavia anche l’amore è la cosa più solidamente impalpabile che esista.
Non si può che parteggiare per il Corvo, tetro eppure lieto della possibilità di poter vivere di nuovo, eroe per necessità alla ricerca del sole anche dove non splende.
Un eroe forse nascosto in ognuno di noi, che almeno una volta nella vita abbiamo sentito urlarci dentro.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Francis Lawrence – Constantine
Robert Rodríguez, Frank Miller, Quentin Tarantino – Sin City
Guillermo del Toro – Il labirinto del fauno

… e leggi anche
James O’Barr – Il Corvo
Edgar Allan Poe – Il Corvo
Elektra, assassin – Frank Miller, Bill Sienkiewicz

…e ascolta anche
The Cure – Burn
Stone Temple Pilots – Big Empty
Rage Against the Machine – Darkness

corvo

Regia :  Alex Proyas
Sceneggiatura : David J. SchowJohn Shirley
Fotografia : Dariusz Wolski
Musica : Graeme RevellTrent Reznor
Durata: 102’

Interpreti e personaggi principali:
Brandon Lee : Eric Draven
Ernie Hudson : Il sergente Albrecht
Michael Wincott : Top Dollar
Bai Ling : Myca
David Patrick Kelly : T-Bird
Tony Todd : Grange

Leggi tutto ►

Gus Van Sant

Scoprendo Forrester

2000, USA
avatar

Postato da
il

Quando scrivi… la prima stesura la devi buttare giù con il cuore, e poi la riscrivi con la testa. Il concetto che hai dello scrivere è scrivere, non è pensare.

La quiete di coloro che ci hanno preceduto non può alleviare l’inquietudine di quelli che seguono.

Scrivere significa amicizia oppure l’amicizia è fonte di ispirazione? Entrambe le cose, tutte e due protagoniste di questo film.
William Forrester ha scritto un unico libro intitolato Avalon Landing, premiato con il Premio Pulitzer, che gli ha garantito fama imperitura ed è già diventato un classico.
William Forrester però è anche molto irascibile, solitario e scontroso: al culmine della fama si è ritirato e vive da decenni “auto recluso” nel suo appartamento.
Jamal Wallace vive nel bronx, ha i problemi di tanti ragazzi e si sfoga giocando a basket, sport del quale padroneggia alla grande la tecnica.
Jamal Wallace però è anche una mosca bianca: ha un notevolissimo talento per la scrittura, esprime il suo stato d’animo nei suoi diari, nascondendoli a chiunque.
Fino ad ora.
Un evento fortuito (diciamolo: una vera e propria goliardata) cambia letteralmente il modo di essere e di vivere dei due protagonisti.
È cosa nota: al destino piace giocare. A nessuno verrebbe in mente che due persone tanto differenti, provenienti da mondi e vite tanto diverse, abbiamo lo stesso segreto: un talento divenuto passione, che l’uno nasconde a sé stesso e l’altro nasconde a tutti.
Come tutti i film che hanno la scrittura vera protagonista, si sta un poco sulle spine perché c’è il rischio che la storia sconfini nel dejà vu. Così non è: con i suoi silenzi d’intensità, gli sguardi inspirati si crea un’atmosfera delle migliori.
Rotta soltanto dal rilassante ticchettio della macchina da scrivere.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Peter Weir – L’attimo fuggente
Gus Van Sant – Will Hunting : Genio ribelle
Noah Baumbach – Il calamaro e la balena

… e leggi anche …
Jerome David Salinger – Il giovane Holden
Thomas Pynchon – V.
David Foster Wallace – Infinite jest

… e ascolta anche …
Israel Kamakawiwo’ole – Over The Rainbow / What A Wonderful World
Ornette Coleman – Foreigner In A Free Land
Miles Davis – In A Silent Way (DJ Cam Remix)

scoprendo forrester

Regia : Gus Van Sant
Sceneggiatura : Mike Rich
Fotografia : Harris Savides
Durata: 136′

Interpreti e personaggi principali:
Sean Connery : William Forrester
Rob Brown : Jamal Wallace
F. Murray Abraham : prof. Robert Crawford
Anna Paquin : Claire Spence
Busta Rhymes : Terrell Wallace

Leggi tutto ►

Neil Marshall

Doomsday – Il giorno del giudizio

2008, Gran Bretagna - USA - Sudafrica
avatar

Postato da
il

È cosi grossa la bugia… che possiamo fare qualsiasi cosa per cavarcela…

Se avete fame mangiate un pezzo del vostro amico!

Diciamolo: i film casinisti e dal ritmo elevato ci piacciono.
È il caso di Doomsday: non dice assolutamente bugie e mantiene tutto quello che promette. Azione, thriller, fantascienza e un pizzico di comic-horror creano una perfetta alchimia che intrattiene gli spettatori.
Ed è la prima cosa che dovrebbe fare una film, spesso lo si dimentica.
Inghilterra: la Scozia è divenuta terra di nessuno a causa un virus e viene isolata dal resto del paese per contenere il contagio. Trent’anni più tardi l’isolamento non è più completo e a Londra scoppiano focolai della malattia.
Eden Sinclair (nome azzeccatissimo e terribilmente british), soldato e immune al virus, viene mandata con la sua squadra oltre il Vallo di Adriano alla ricerca di una soluzione.
Ma troveranno …
Un film che è come immagini si diceva. E molto di più:
- è un richiamo ed un omaggio a tutti i film del genere che lo hanno preceduto (due su tutti: Mad Max e 1997: fuga da New York);
- è una riflessione sulla pochezza della classe politica, talvolta assolutamente non adeguata alla circostanze e fissata sulle proprie convinzioni;
- è un film che valorizza la prova attoriale generale e su tutti svetta Rhona Mitra nel ruolo della Sinclair. Fantastica, splendida, esplosiva. In una parola: perfetta.
Insomma, un incrocio di buoni sentimenti, eroismo, riflessioni intervallate da scene d’azione ben fatte e simpatici (dire gustosi suonerebbe male?) siparietti di cannibalismo.
Un film d’atmosfera e dannatamente godibile.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche:
La serie di Mad Max
1997: fuga da New York di John Carpenter
28 giorno di Danny Boyle

…e leggi anche …
Io sono leggenda – Richard Mateson
Orgoglio e pregiudizio e zombie di Jane Austen – Seth Grahame-Smith
Manuale per sopravvivere agli zombi – Max Brooks

… e ascolta anche …
Dog Eat Dog – Adam and The Ants
Two Tribes (Carnage Mix) – Frankie Goes to Hollywood
Prodigy – Firestarter
Exodus – Tyler Bates

doom

 

Regia : Neil Marshall
Sceneggiatura : Neil Marshall
Fotografia : Sam McCurdy
Musica : Tyler Bates
Durata: 105′

Interpreti e personaggi principali
Rhona Mitra : Eden Sinclair
Bob Hoskins : Bill Nelson
Adrian Lester : Norton
Alexander Siddig : John Hatcher
David O’Hara : Michael Canaris
Malcolm McDowell : Kane

Leggi tutto ►

Mimmo Calopresti

L’ora della Lucertola

Italia, 2004
avatar

Postato da
il

Il mio lavoro è un divertimento.

Sono nato a Catanzaro, ma mi dichiaro cittadino del mondo.
Perché dire calabrese fa subito brigante.

Ora della lucertola: la parte più calda della giornata, caldo opprimente che solo le lucertole sopportano. Le lucertole e i bambini che le catturano. E Rotella era fra questi.
Ora della lucertola: sembra il titolo è un’opera d’arte.
Per questo è anche il titolo di un documentario che racconta di Mimmo Rotella, esponente del Nouveau Realisme (pur non avendone mai firmato il manifesto) e soprattutto inventore delle tecniche artistiche del décollage, dell’artypo, dell’effaçage.
Dalle scorribande della giovinezza in Calabria passando per prime esperienze artistiche a Roma, arrivando alla consacrazione artistica internazionale.
Tre parole riassumono questo racconto visuale:
- POESIA: la poesia epistaltica (termine senza significato creato da Rotella). Una poesia di suoni, plasmabile, d’avanguardia, senza alcuna logica. E con un pregio notevolissimo: poter creare parole nuove.
- LACERAZIONE: il gesto artistico che ha reso Rotella immortale. «Avevo una cameretta dietro piazza del Popolo e un giorno uscendo dal mio studiolo vedo che i muri della zona sono coperti da manifesti stracciati, talmente forti e belli che ho avuto un’intuizione: il manifesto lacerato come messaggio della città. La notte scendevo in strada, strappavo i cartelloni e poi li mettevo sotto il mio lettino». I decollages nascono così. Un nuovo spazio espressivo, al pari dei tagli di Lucio Fontana o delle cuciture dei sacchi o alle plastiche di Alberto Burri.
- UMANITA’: la semplicità e la naturalezza dell’uomo Rotella, prima ancora dell’essere artista. Un uomo che a piccoli passi è entrato nella storia dell’arte.

Ti è piaciuto questo documentario? Allora guarda anche
Lucy Walker – Waste Land
Mario Schifano tutto – Luca Ronchi
Exit through the gift shop : il primo disaster movie sulla street art – Banksy

…e leggi anche …
Mimmo Rotella
Jacques Villeglè
Arte contemporanea : le ricerche internazionali dalla fine degli anni ’50 a oggi – Francesco Poli

… e ascolta anche …
Mimmo Rotella – Poemi Fonetici
Claudio Coccoluto – It’s New Funky
Uno di Noi Mimmo Rotella Artista e Pittore Italiano

L'ora della Lucertola

Regia : Mimmo Calopresti
Fotografia : Paolo Ferrari
Musica : Claudio Coccoluto
Durata: 60’

Interpreti e personaggi principali:
Mimmo Calopresti
Mimmo Rotella
Achille Bonito Oliva
Pierre Restany

Leggi tutto ►

Francis Lawrence

Constantine

Usa, 2005
avatar

Postato da
il

Hanno sempre avuto un pessimo senso dell’umorismo lassù…
Fanno batute che ti uccidono…

I demoni stanno all’Inferno, e gli angeli in Cielo.
È la politica di distensione tra le due superpotenze.

- Credo che Dio abbia un piano per tutti noi.
- Dio ci guarda come delle formiche. Non ha piani, credimi.

Al confronto di Costantine, Dante all’Inferno ha fatto un viaggio di piacere.
“Constantine, John Constantine” sa esattamente cosa c’è laggiù e soprattutto cosa ti fanno, avendolo provato di persona: fin da bambino è dotato di un potere che gli permette di vedere angeli e demoni che si aggirano sulla terra. Questo l’ha portato al suicidio ma, caso più unico che raro, è tornato sulla terra e cerca di guadagnarsi un biglietto per il Paradiso, stando attendo a non sgarrare.
A modo suo sia chiaro: non è particolarmente credente (o meglio è cristiano perché il gioco lo impone), se ne infischia del parere di tutti e da retta solo alle sue sigarette.
Solo indagando sulla morte della sorella gemella dell’investigatrice Angela Dodson riuscirà ad uscire dalla sua monotona caccia ai cattivoni e riscattare la sua derelitta anima.
Il canovaccio che sostiene la storia è un classico, sicuramente non nuovo, ma sempre stuzzicante: i vecchi cari soci Dio e Lucifero devono spartirsi l’azienda, il mondo, e le azioni sono le anime del genere umano. Si tratta della trasposizione cinematografica di Hellblazer, fumetto tra i migliori del genere horror-religioso, punta di diamante della DC Comics.
Così si spiegano le scene del film: dal taglio delle inquadrature fortemente fumettistico ai dialoghi rapidi mai scontati passando per effetti speciali che mantengono l’atmosfera cupa quanto basta.
In sintesi: è un noir-fantasy-poliziesco-horror che vi farà esclamare “WOW!”.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Constantine – Serie TV
Guillermo Del Toro – Hellboy
Michael J. Bassett – Solomon Kane
Mark Steven Johnson – Ghost Rider

… e leggi anche
Hellblazer
Priest Hyung Min-Woo
Dylan Dog
Rosa Giorgi – Angeli e Demoni

…e ascolta anche
A Perfect Circle – Passive
Alice Cooper – Trash
Diamanda Galas – The Litanies of Satan

la-locandina-di-constantine-9296

Regia : Francis Lawrence
Sceneggiatura : Jamie DelanoKevin BrodbinFrank A. Cappello
Fotografia : Philippe Rousselot
Musica : Klaus BadeltBrian Tyler
Durata: 121′

Interpreti e personaggi principali:
Keanu Reeves : John Constantine
Rachel Weisz: Angela Dodson / Isabel Dodson
Shia LaBeouf: Chas Kramer
Djimon Hounsou: Papa Midnite
Max Baker: Beeman
Gavin Rossdale: Balthazar
Tilda Swinton: Arcangelo Gabriele
Peter Stormare: Lucifero

Leggi tutto ►