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Andrés Muschietti

It

Warnes Bros Pictures, 2017
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Derry è diversa dalle città in cui sono stato prima d’ora. La gente muore o sparisce sei volte più della media nazionale e parlo degli adulti. Per i bambini è peggio. Molto, molto peggio.

In un piovoso giorno del 1988 Georgie, un bambino della cittadina di Derry, scompare misteriosamente senza lasciare alcuna traccia. Nessuno può immaginare che dietro a questo primo misterioso delitto, a cui ne seguiranno poi tanti altri, c’è un clown di nome Pennywise.
Otto mesi dopo, nel Giugno 1989, la scuola è ormai finita e le vacanze estive sono alle porte. Il gruppo dei Perdenti, formato da il fratello maggiore di Georgie, Bill; l’amico dalla battuta sempre pronta Ritchie; il ragazzino ebreo Stanley e l’ipocondriaco Eddie hanno già deciso di passare una spensierata estate, ma si imbattono nel gruppo di bulli campeggiato da Henry. Per cercare di fronteggiarli, il gruppo dei Perdenti accoglierà anche Beverly, una ragazza succube del padre; Ben, il nuovo arrivato e Mike, il ragazzino con un doloroso passato.
Ma l’ombra di Pennywise è dietro l’angolo, inizierà a terrorizzare uno ad uno il gruppo dei Perdenti colpendoli con le loro più grandi paure. Il gruppo di amici non si arrenderà così facilmente e indagherà sulla figura del malefico clown per cercare di sconfiggerlo, scoprendo però cose che sconfinano nell’ultraterreno.

Film davvero ben fatto, che svecchia benissimo il libro di Stephen King senza però cambiarne i connotati essenziali. Interpretato magistralmente da tutti gli attori, da cui spicca Bill Skarsgård che rende veramente inquietante Pennywise riuscendo ad essere spaventoso e realistico allo stesso tempo.
Nonostante sia un canonico film di paura (forse abusando un po’ troppo di jumpscare), riesce a dare qualcosa di più rispetto a molti altri film horror contemporanei: la tensione che si viene a creare è veramente forte e non diminuisce per un secondo; It è ovunque, sempre, e può colpirti in qualsiasi modo.
A differenza del romanzo originale, questo film tratta solamente la parte dei protagonisti da ragazzini, lasciando la parte della storia ambientata nell’età adulta in cui i protagonisti a combattere IT in un secondo capitolo, in uscita nel 2019.


IT è consigliato per un pubblico esclusivamente superiore ai 14 anni.

 

locandina

 

Se ti è piaciuto guarda anche: It – Tommy Lee Wallace, 1990
Under the Dome – Brian K. Vaughan
Stranger Things – Matt e Ross Duffer

Leggi anche: It – Stephen King
Cose Preziose – Stephen King

Ascolta anche: Hardwired…to Self-Destruct – Metallica

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Metallica

Metallica (Black Album)

Elektra Records, 1991
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So close, no matter how far
Couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters

Dopo dieci anni di attività, quattro album uno più bello dell’altro con cui hanno fatto nascere un genere, i Metallica non sono ancora contenti, e vogliono osare di più.
Con una produzione travagliata, complice il nuovo produttore Bob Rock, il perfezionismo dei Metallica e i tempi che correvano per la musica metal, il gruppo viene sfibrato di ogni forza personale, ma il risultato è uno dei migliori album di sempre.

Lasciandosi alle spalle il Thrash Metal che li ha sempre caratterizzati, le canzoni di questo album risultano molto più mature e studiate. Basti vedere la prima traccia Enter Sandman, diventata ormai un loro classico, o la ballad amata/odiata Nothing Else Matters, con arpeggi di chitarra molto efficaci e linee vocali davvero ben eseguite.
I bpm elevatissimi sono ormai un ricordo, e Sad but True è lì per ricordarlo: pesantissima e lentissima, si riconosce immediatamente per il suo ritmo sincopato.
Le sperimentazioni si fanno particolarmente sentire con Wherever I May Roam, che si apre con un riff di Sitar, per poi essere riproposto in chiave Metal.
Molti brani si caratterizzano anche per i testi ricercati e più adulti, come per The God That Failed che parla dei complicati rapporti del cantante James Hatfield e la religione, o la già nominata Nothing Else Matters.

Nel complesso questo è un album che eccelle in ogni campo.
Odiato perché ritenuto un tradimento dai metallari della vecchia guardia o perché è l’inizio di quello che sarà il periodo più mediocre della band; amato perché le canzoni sono eccezionali e registrate con una qualità superlativa.
Comunque sia, non si può non ascoltarlo almeno una volta, perché la storia della musica passa anche da qua.

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