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Cloud Nothings

Here and Nowhere Else

Wichita Recordings, 2014
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It starts right now, that’s the way I was before
But I can’t be caught how I was those days anymore
I’m learning how to be here and nowhere else
How to focus on what I can do myself

In anni difficili come questi, sembra che il modo migliore per cercare di rimanere in piedi e cacciar fuori l’ansia sia ancora scrivere canzoni da tre minuti e tre accordi, figlie della tradizione urlante che discende dal glorioso indie-rock americano degli anni Ottanta. Lo fanno i Japandroids, i No Age o i Titus Andronicus. Lo fanno i Cloud Nothings da Cleveland.
La musica di Dylan Baldi (cantante, chitarrista, compositore), TJ Duke e Jayson Gerycz è ancora più compatta di quanto ricordassimo dai primi tre album; otto canzoni sgolate e tiratissime, fatte per combattere l’incertezza di una vita che minaccia di diventare monotona e immobile ben prima di iniziare a svanire. La paura e la necessità di muoversi, condensate in un pacchetto di melodie distorte, che bruciano veloci quanto le parole di Baldi, slogan da mandare a memoria più che pensieri strutturati.
Non c’è spazio per rallentamenti, nella mezz’ora scarsa di Here And Nowhere Else, ma solo per pezzi da ricordare: la doppietta iniziale Now Hear In e Quieter Today; il break rumorista e la lunga coda di Pattern Walks, che abbatte il muro dei sette minuti; l’apertura sui tempi medi Psychic Trauma che si risolve nel consueto tornado ritmico.
E poi, in chiusura, il singolo I’m Not Part Of Me: un pezzo che è una sequenza di ritornelli perfetti con cui farsi male al cuore in concerto come nella propria camera o per la strada, a ricordarci che non c’è molta scelta e quello che abbiamo da giocarci è qui e da nessun’altra parte.

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