Archivio tag: husker du

Pearl Jam

Vitalogy

Epic, 1994
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Some die just to live

Leggenda vuole che, aggirandosi in un mercatino delle pulci, Eddie Vedder si sia imbattuto in un’enciclopedia di cent’anni prima chiamata Vitalogy, piena di considerazioni pseudoscientifiche e assurdi suggerimenti per una vita migliore. Da qui prendono vita artwork e concept del terzo disco dei Pearl Jam, registrato nel periodo più drammatico della storia della band, dilaniata da rapporti interni tesissimi che si riflettono in composizioni ruvide e arrangiamenti quasi improvvisati in studio.
Ne viene forse il loro miglior album con il successivo No Code, che sancirà la fine del periodo più creativo del gruppo, nonché uno dei simboli degli anni Novanta.
Scuro e sperimentale, rabbioso e intensissimo, Vitalogy si allontana di molto dal classico hard-rock dei successi milionari Ten e Vs. per abbracciare uno spettro sonoro più ampio: da un lato, le sfuriate punk Spin The Black Circle (ode al vinile scelta provocatoriamente come primo singolo, stravolta dall’urlo definitivo di Vedder) e Whipping; dall’altro, le ballate psichedeliche e sognanti Nothingman e Immortality, oggi come allora capaci di toccare corde nascoste con disarmante facilità.
Il resto è pura essenza Pearl Jam: il r’n’r ossessivo di Last Exit e la minacciosa Not For You, ma, soprattutto, due meraviglie come Corduroy e Better Man, refrain pop-rock da antologia che rischiò di finire fuori dall’album perché considerata troppo commerciale.
Un lavoro dall’umore nero, tutto centrato sulla caducità della vita umana, la malattia e la psicosi, prisma attraverso cui il cantante proietta tutte le difficoltà legate alla gestione del successo (le stesse che si era trovato ad affrontare Kurt Cobain nello stesso periodo), che regala liriche e la solita voce da brivido e tocca apici di insana follia in alcuni esperimenti sonici (il canto ubriaco per fisarmonica di Bugs, gli otto minuti rumoristi di Stupid Mop) concepiti apposta per allontanare l’ascoltatore occasionale.
Un vero capolavoro scomodo e radicale, tanto sincero da far male, con le lacerazioni che ogni rito di passaggio porta con sé.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Scentless Apprentice – Nirvana
Tonight’s The Night – Neil Young
Beyond The Threshold – Husker Du

Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo.

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Minutemen

Double Nickels On The Dime

SST, 1984
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our band could be your life.

Nel 1984 gli Husker Du pubblicano il doppio capolavoro Zen Arcade, immenso concept in cui l’hardcore non è più uno stile limitato, ma un’attitudine creativa che consente di immaginare universi sonori del tutto nuovi.
Double Nickels On The Dime nasce da qui, da un’amichevole sfida interna alla scena alternativa americana. Alla maniera dei Minutemen, però, e ne viene fuori uno dei più grandi album di sempre.
D.Boon e Mike Watt sono amici dall’età di quattordici anni, due fuckin’ corndogs di San Pedro, distretto portuale di Los Angeles: una suburbia proletaria in cui i ragazzi sviluppano presto un idealismo politico che influenzerà ogni scelta musicale, dalle produzioni scarne alla pura gioia di suonare qualcosa di nuovo senza portarsi dietro nemmeno un grammo di posa artistoide, ma solo la forza schietta delle proprie origini working class.
Abituati a dibattere senza sosta su qualunque argomento, i due troveranno un perfetto contraltare nel batterista George Hurley, il groove di una musica eccitante e avventurosa: i toni secchi e stridenti della chitarra di Boon e il basso pizzicato di Watt rimbalzano su fratture ritmiche imprevedibili, in brani che quasi mai arrivano ai due minuti di durata.
Come un Captain Beefheart impegnato in fantasie all’anfetamina al crocicchio tra hardcore-punk, rock’n’roll, funky, blues, jazz, country e tutto il resto.
Double Nickels On The Dime conta oltre quaranta pezzi, magma compresso in singalong memorabili (Viet Nam, Political Song For Michael Jackson To Sing, Corona, This Ain’t No Picnic); si prende inattese pause acustiche (Cohesion) e regala la più bella dichiarazione di fede mai ascoltata in una canzone, nei centoquaranta dolci secondi di History Lesson, Pt.II: la storia di un’amicizia, di una band, di una scelta di vita.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Brave Captain – Firehose
Ice Cream for Crow – Captain Beefheart
Is It Luck? – Primus
Masochism World – Husker Du
 
…e leggi anche
American Indie – Michael Azerrad

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Japandroids

Celebration Rock

Polyvinyl, 2012
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La polvere macinata in chilometri e chilometri di viaggio. Le orecchie che fischiano dopo concerti incendiari su palchi di quarta mano. Gli occhi pesti ma felici rimediati in un pogo alcolico indimenticabile.
A tutto questo fanno pensare le canzoni dei Japandroids, un duo voce-chitarra-batteria di improbabili nerd canadesi che scartavetra l’indie-rock più semplice ed eccitante dai tempi della creazione e regala con Celebration Rock otto nuovi inni da urlare fino a perdere la voce, da un’auto qualunque lanciata su una strada secondaria qualunque di una provincia qualunque.
Musica che non era di moda nemmeno quando andava di moda ascoltare l’alternative rock e, vivaddio!, non lo sarà mai.
Musica che brucia l’anima fin dai titoli: The Nights Of Wine And Roses, Fire’s Highway, Adrenaline Nightshift, Younger Us, The House That Heaven Built, perfino una cover del leggendario classico punk-blues For The Love Of Ivy dei Gun Club.
Per far esplodere la vita, almeno fino al prossimo concerto.

Ascolta tre brani tratti dall’album
The House That Heaven Built, Adrenaline Nightshift, Fire’s Highway

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Husker Du – Divide And Conquer
The Replacements – Color Me Impressed
No Age – Teen Creeps
Titus Andronicus – Titus Andronicus

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Fucked Up

David Comes To Life

Matador, 2011
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Una pioggia di distorsioni lievi annuncia la tempesta. Duecento secondi apparentemente immobili. Poi le casse esplodono in una sequenza di grandiosi riff chitarristici stratificati, melodie che sono gioia per l’anima e le urla scartavetrate di Damian Abraham che scuotono nel profondo, alternandosi a voci angeliche. Così i canadesi Fucked Up ci raccontano la storia di David e Veronica, una storia d’amore e manipolazione, disperazione e rinascita. Una rock opera da cui la vita realmente trabocca in un’ora abbondante di devastanti inni punk che nascondono dietro una cortina di rumore bianco riferimenti a infiniti altri generi (shoegaze, post-hc, indie-rock). David Comes To Life è vita che si accende e accade qui e ora, davanti ai nostri occhi: quando siamo stanchi di recitare una parte; quando non vogliamo avere ragione, ma solo un’altra notte.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Queen Of Hearts, The Other Shoe, Turn The Season
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Husker Du – Divide And Conquer
Refused – New Noise
Thursday – Fast To The End
 
…e leggi anche…
David Comes To Life “Best Album Of The Year”, articolo di Spin

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R.E.M.

Accelerate

Warner, 2008
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Premere play sul lettore, un istante di silenzio e poi via : Peter Buck esplode in un riff di chitarra di quelli che non dimentichi, la batteria è perfetta e la voce di Michael Stipe al solito immediata, unica, folgorante. Il ritorno dei REM, che forse non se n’erano mai andati ma per certo stavano un po’ nascosti, è tutto in quei ritornelli corali inimitabili (grazie, Mike Mills) su arpeggi elettrici che riconosci al primo colpo (Living Well Is The Best Revenge, Man Sized Wreath, Supernatural Superserious, Hollow Man, Accelerate), nella psichedelia rumorosa e gentile (Mr.Richards, Sing For The Submarine), nelle ballate acustiche che prendono la colla e ti aggiustano il cuore (Houston, Until The Day Is Done). Se vivere bene è la migliore delle vendette, ascoltare la ruggine di queste chitarre e di queste voci è la migliore delle vite.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Supernatural Superserious, Living Well Is The Best Revenge, Until The Day Is Done
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Husker Du – These Important Years
Teenage Fanclub – Sparky’s Dream
Uncle Tupelo – Gun

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