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Damian Szifron

Storie Pazzesche

Argentina - Spagna, 2014
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 Il carcere non è poi così male, si mangia, non si paga l’affitto, si gioca a carte…

Per rispetto delle vicende e dei personaggi si prega di ridere con moderazione.

Quando dietro ad un film c’è lo zampino di Pedro Almodovar abbiamo la garanzia di trovare un lavoro spiazzante, che rispecchia la società contemporanea.
Storie pazzesche è un film a episodi – sei – sapientemente diretti e miscelati dal regista Damián Szifron che compone un insieme di storie surreali, ma sempre con un fondo di verità da ricercare in fatti ed atti reali, sublimati in un’atmosfera esagerata, farsesca, kitch e a tratti anche pulp.
Quindi non molto dissimili da quanto ci propinano ogni giorno i mass-media.
Incontriamo nell’ordine:
- il popolino di un ristorante senza pretese, ma dall’agguerrita cuoca;
- una lotta di classe sui generis dalla conclusione… romanticamente scottante;
- l’esplosiva ribellione in risposta ad una sosta vietata;
- la classica immensa somma di denaro che dovrebbe aggiustare tutto;
- quasi moglie e quasi marito. Basta questo.
Questi sono gli episodi 2-6: il migliore è il primo, intitolato “Pasternak”. Semplicemente geniale.
Intendiamoci: non è un film truculento o sanguinario, non è questo il fil rouge che collega le vicende. Il mosaico di storie è tenuto insieme dalla grottesca volontà di voler attuare una perfetta macchinazione di raffinata malvagità unita ad una genuina vendetta anche quando si ha ragione.
Costi quel che costi, il desiderio di rivalsa prende il sopravvento su tutto e tutti.
Detto più semplicemente: è l’innegabile piacere di perdere il controllo il vero protagonista.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
I Tenenbaum – Wes Anderson
Mine Vaganti – Ferzan Ozpetek

… e leggi anche …
Vite brevi di idioti – Ermanno Cavazzoni
Christopher Moore – Un lavoro sporco

… e ascolta anche …
Storie Pazzesche (Relatos Salvajes) – Theme Song
Fly Me To The Moon – Bobby Womack
Titanium – David Guetta ft. Sia
Rapsodia Húngara nº 2 – Franz Liszt

STORIE-PAZZESCHE-Locandina-Poster-2014

Regia : Damián Szifron
Sceneggiatura : Damián Szifron
Fotografia : Javier Julia
Musica : Gustavo Santaolalla
Durata: 122’

Interpreti e personaggi principali:
Ricardo Darín : Simon Fisher
Leonardo Sbaraglia : Diego
Darío Grandinetti : Salgado
Erica Rivas : Romina
Julieta Zylberberg : Moza
María Onetto : Helena
Oscar Martínez : Mauricio
Rita Cortese : Cocinera
Nancy Dupláa : Victoria
Osmar Núñez : Abogado

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Wes Anderson

Il treno per il Darjeeling

Usa, 2007
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Articolo di Camilla Guendalina Gandini

Chissà se noi tre avremmo potuto essere amici nella vita. Non come fratelli, ma come persone

Dopo la morte del padre, i tre fratelli Whitman si perdono di vista e, dopo un anno trascorso senza parlarsi, il maggiore dei tre, Francis, ripresosi dal trauma dovuto a un incidente stradale, decide di riunirsi con gli altri due e di partire per un viaggio in apparenza ben pianificato a bordo del Darjeeling Limited, treno speciale che ospiterà i tre protagonisti.
Tuttavia i due fratelli di Francis non sembrano ben disposti a intraprendere l’avventura a bordo del treno, assillati come sono da tormenti e disillusioni: Peter, sposato e con un figlio in arrivo, è fuggito da casa, abbandonando la moglie; Jack, aspirante scrittore, vive in maniera poco controllata la fine della relazione con l’ex fidanzata.
I Whitman sono l’ennesimo esempio che attesta l’interesse di Wes Anderson per il tema della famiglia, sempre insolita e fuori dagli schemi; questa volta l’attenzione è concentrata sul rapporto tra fratelli che, iniziando un viaggio, innescano l’avvio di un percorso esistenziale di formazione (come in tutti i road-movie che si rispettino!). I tre protagonisti si troveranno ‘costretti’ ad affrontare la separazione da entrambi i genitori, anche se in prospettive differenti: la morte del padre, che rappresenta per ognuno di loro un fardello simboleggiato dal set di bagagli appartenuto al genitore che si portano dietro per la durata dell’intero viaggio, e il distacco della madre, la quale si è volontariamente ritirata in una sorta di convento/santuario indiano, rinunciando a ogni contatto con i figli.
Nel film non mancano le puntate divertenti e ironiche tipiche del regista, ma contemporaneamente è evidente una vena malinconica che aleggia sui sentimenti dei personaggi, evidenziando una visione forse più matura e realistica.
E come non manca la nostalgica ironia, sempre presenti sono la simmetria stucchevole delle inquadrature, l’immancabile presenza (seppur brevissima) del mitico Bill Murray e l’azzeccata colonna sonora, dai Kinks iniziali alla meravigliosa Where do you go to my lovely? (già sentita nel cortometraggio presentato come prologo del film: Hotel Chevalier).

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
I Tenenbaum – Wes Anderson

…e ascolta anche
This Time Tomorrow – The Kinks
Where Do You Go My Lovely – Peter Sarstedt

Wes Anderson - il treno per il darjeeling

Regia: Wes Anderson
Soggetto: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman
Fotografia: Robert Yeoman
Durata: 91′

Interpreti e personaggi
Owen Wilson: Francis Whitman
Adrien Brody: Peter Whitman
Jason Schwartzman: Jack Whitman
Amara Karan: Rita
Natalie Portman: ex ragazza di Jack
Wallace Wolodarsky: Brendan
Waris Ahluwalia: steward capo
Anjelica Huston: Patricia Whitman
Bill Murray: uomo d’affari

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Nick Drake

Bryter Layter

Island, 1970
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please tell me your second name
please play me your second game
I’ve fallen so far
for the people you are
I just need your star for a day

Quasi nessuno, quarant’anni fa, si accorse della magia che raccoglieva in sé la musica di Nick Drake.
Non di quella pastorale dell’esordio, Five Leaves Left; non di quella del capolavoro notturno Pink Moon, l’ultimo prima della scomparsa.
Nel mezzo, pubblicato nel novembre 1970 con minimo riscontro commerciale, Bryter Layter.
Forse l’apice assoluto del musicista di Tanworth-in-Arden; certo una delle più memorabili raccolte di canzoni mai concepite.
Lieve come una piuma nonostante le infinite ombre di un’anima troppo sensibile, l’album ci accoglie con uno strumentale barocco per poi abbagliarci con i fiati folk-pop di Hazey Jane II, i versi srotolati come una filastrocca a incastrarsi perfettamente nell’impianto strumentale.
At The Chime Of A City Clock vanta splendidi innesti di sax alto, mentre le spazzole e il pianoforte jazz di One Of These Things First cullano la vocalità gentile di Drake, ispiratissimo in un testo colmo d’ironia e amarezza sull’incapacità, semplicemente, di essere.
In Poor Boy si gioca a sperimentare per oltre sei minuti con cori e sonorità latin-jazz, ma il vero cuore di Bryter Later si svela in due perle d’inarrivabile magnificenza, nascoste sulla seconda facciata.
Se il cielo avesse un suono, se potesse sceglierlo per sé, quello sarebbe l’arpeggio perfetto di Fly, illuminato dalla viola e dal clavicembalo di John Cale, la voce di Drake a tessere un incantesimo immortale.
Prima che cali il sipario sul finale strumentale di Sunday si è rapiti dall’estasi dell’altro grande capolavoro, Northern Sky, contemplazione e meraviglia che si fanno pura gioia; e il volo, anche solo per un breve istante, sembra non presupporre alcuna caduta.
 

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
May you never – John Martyn
Say yesElliott Smith
Summer dress – Red House Painters
It could have been a brilliant career – Belle and Sebastian
Sisters of mercy – Leonard Cohen
 
…e guarda anche
I Tenenbaum – Wes Anderson

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Paul Thomas Anderson

Magnolia

Usa, 1999
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L’umile opinione di questo narratore è che non si tratti solo di Qualcosa Che E’ Successo, e che non possiamo archiviarlo come Uno Scherzo Del Caso. No, signori, non è possibile.
Io non riesco a spiegare bene ciò che penso, ma per me non si trattò di una pura fatalità.
No. Stranezze simili accadono di continuo.
 

Un giorno come tanti a Los Angeles, un giorno in cui nove vite si intrecciano inconsapevolmente o semplicemente inciampano le une nelle altre.
Nove storie di uomini e donne, di vecchi e bambini, persi in abissi di solitudine tra quiz televisivi, dipendenze, malattie terminali, sensi di colpa, paure per un futuro incerto o per un passato incancellabile.
Nove personaggi indimenticabili, eccessivi e proprio per questo umanissimi, che solo una tempesta imprevedibile e apocalittica potrà forse depurare da tutto ciò che è stato.
Il cinema di Paul Thomas Anderson esplode di una coloratissima potenza narrativa. Magnolia è un fiore che si schiude in infiniti petali per mostrare, senza ombra di giudizio morale, gli angoli più scuri e il candido splendore dell’animo umano.
Con un’empatia che lascia lo spettatore attonito di fronte a tanta meraviglia, come a specchiarsi nel sorriso timido e pieno di speranza che arriva dopo la pioggia.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Boogie Nights – Paul Thomas Anderson (vietato ai minori di 14 anni)
I Tenenbaum – Wes Anderson
 
…e ascolta anche
Aimee Mann – Wise Up
Eels – Calling For Your Love
 
Locandina di Magnolia, film di Paul Thomas Anderson
 
Regia: Paul Thomas Anderson
Soggetto: Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Fotografia: Robert Elswit
Musiche: Jon Brion, Aimee Mann
Durata: 180′
 
Tom Cruise: Frank T.J. Mackey
John C. Reilly: Jim Kurring
Julianne Moore: Linda Partridge
Philip Baker Hall: Jimmy Gator
Jeremy Blackman: Stanley Spector
Philip Seymour Hoffman: Phil Parma
William H. Macy: Donnie Smith
Melora Walters: Claudia Wilson Gator
Jason Robards: Earl Partridge

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Wes Anderson

I Tenenbaum

Usa, 2001
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Ogni famiglia ha la sua pecora nera, in questa lo sono tutti

Nessuno dei membri della famiglia Tenenbaum è mai diventato davvero adulto.
Royal non è certo quel che si possa definire un padre modello; le sue frequenti scappatelle hanno mandato a rotoli il matrimonio con la bella Etheline e i tre figli, ex bimbi prodigio, hanno ereditato tutta la sua incostanza.
Chas, persa la moglie in un incidente, è ossessionato per la sicurezza dei figlioletti Ari e Uzi.
Richie ha abbandonato il tennis il giorno in cui la sorellastra Margot, amata in segreto, ha sposato un noiosissimo psicanalista.
Ma quando Etheline vorrebbe risposarsi con l’amico di sempre Henry Sherman, Royal, cacciato a calci dalla porta, rientra dalla finestra, fingendosi malato terminale per ritrovare l’affetto della moglie e dei figli: in una girandola di corse a perdifiato per New York con nipotini mai conosciuti, urla e litigi, scrittori spesso in acido, mentine camuffate da medicinali e improbabili killer a pagamento travestiti da domestici, il piano non si rivelerà un orologio svizzero, ma toglierà polvere e spigoli a sentimenti necessari e puri.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Rushmore – Wes Anderson
Little Miss Sunshine – Jonathan Dayton, Valerie Faris
Me, You And Everyone We Know – Miranda July
 
…e ascolta anche
Wes Anderson – I Cani
Stephanie Says – The Velvet Underground
Judy Is a Punk – The Ramones
Me And Julio Down By The Schoolyard – Paul Simon
 
Locandina di I Tenenbaum, film di Wes Anderson
Regia: Wes Anderson
Soggetto: Wes Anderson, Owen Wilson
Sceneggiatura: Wes Anderson, Owen Wilson
Fotografia: Robert Yeoman
Musiche: Mark Mothersbaugh
Durata: 109′
 
Interpreti e personaggi principali:
Gene Hackman: Royal Tenenbaum
Anjelica Huston: Etheline Tenenbaum
Gwyneth Paltrow: Margot Tenenbaum
Ben Stiller: Chas Tenenbaum
Luke Wilson: Richie Tenenbaum
Owen Wilson: Eli Cash
Danny Glover: Henry Sherman
Bill Murray: Raleigh St. Clair

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