Archivio tag: ian curtis

Joy Division

Unknown Pleasures

Factory Records, 1979
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And she turned to me and took me by the hand and said,
I’ve lost control again.
And how I’ll never know just why or understand,
She said: I’ve lost control again.
And she screamed out kicking on her side and said,
I’ve lost control again.
And seized up on the floor, I thought she’d die.
She said I’ve lost control.

Il grafico della pulsazione radio di CP1919, la scoperta di uno stato della materia fino ad allora solo ipotizzato: a Peter Saville bastò virarlo al nero su bianco per renderlo icona epocale, perfetta rappresentazione dell’angoscia che si annida nelle dieci tracce dell’esordio dei Joy Division.
La pulsar nasce dopo il collasso di una stella in supernova: questo è Unknown Pleasures, l’ultimo spasmo prima del riposo eterno.
La sezione ritmica lugubre e ossessiva di Peter Hook e Stephen Morris relega sullo sfondo la chitarra di Bernard Sumner, che schiocca frustate e riff ombrosi immersi nell’acido; il perfetto scenario per le declamazioni del ventiduenne Ian Curtis, lucide cronache da una terra oltre l’orlo dell’abisso.
Puoi quasi vederli, gli occhi sbarrati del cantante, mentre Disorder cresce veloce e divorante fino all’esplosione finale, o lungo la processione di Day Of The Lords, i pugni chiusi a un cielo che non ascolta; puoi sentirne il corpo scuotersi mentre il suo timbro gelido narra di una crisi epilettica (She’s Lost Control) o sfinirsi nell’incomunicabilità di un matrimonio infelice in Candidate e nella sonnambula I Remember Nothing; puoi sentire la fredda lama dell’alba che svanisce nello spettro di New Dawn Fades, che trova sé stessa lungo il cammino, o quella di una ricerca infinita di Shadowplay.
Manifesto sonoro ed esistenziale, Unknown Pleasures è ancora oggi un capolavoro post-punk che incendia il cuore, immergendolo nel nero di un’oscurità senza ritorno.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
She Will – The Savages
Hour Of Need – The Sound
A Forest – The Cure
Mushroom – Can
Obstacle 1 – Interpol
 
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Control – Anton Corbijn

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Savages

Silence Yourself

Matador, 2013
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and yet if the world shut up, even for a while, perhaps we would start hearing the distant rhythm of an angry young tune and recompose ourselves. Perhaps, having deconstructed everything, we should be thinking about putting everything back together. Silence yourself.

E’ un bianco e nero feroce ad accoglierci nel sospirato esordio delle Savages, nelle loro lande oscure che richiamano alla memoria terribili lacerazioni di un’epoca passata.
Chiunque si accosterà a questi undici meravigliosi brani non potrà che avvicinarli ai piaceri sconosciuti dei Joy Division di Ian Curtis; ma, per quanto ricco di riferimenti alle catacombe e alle cattedrali del post-punk, Silence Yourself sta succedendo qui, sta succedendo ora: il suo mondo è il nostro, perennemente connesso e pronto al collasso, qualcosa che solo passione e dedizione possono rimettere insieme.
La sezione ritmica violenta e ansiosa di Ayse Hassan e Fay Milton è l’asse portante di un impasto sonoro in cui l’elettrica di Gemma Thompson schiocca frustate rumoriste e genera riff di prodigioso impatto; il terreno perfetto per le declamazioni enfatiche di Jehnny Beth, un vibrato guerriero che ricorda tanto Corin Tucker quanto la Patti Smith visionaria degli esordi.
Vivo di una vitalità inesausta, tra una tensione sessuale palpabile e la voglia di annichilire l’indifferenza, Silence Yourself è un nervo scoperto e teso allo spasimo che travolge con ritmi retrattili e imprevedibili (Shut Up, I Am Here, City’s Full, She Will, Husbands) e avvolge i rallentamenti in gotici clangori industriali (Waiting For A Sign, Dead Nature).
Un disco che inizia con un film di John Cassavetes e finisce nell’estasi catartica di Marshal Dear, tra note di pianoforte, un sax commovente e lapilli di elettricità, per una musica che davvero sembra sanguinare davanti ai nostri occhi.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Transmission – Joy Division
Winning – The Sound
Gone Again – Patti Smith
The Fox – Sleater Kinney
Ecstasy – Iceage

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