Archivio tag: Il Cile

Genesis

Calling All Stations

Atlantic, 1997
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Calling all stations
Can anybody tell me, tell me exactly where I am
I’ve lost all sense of direction
Watching the darkness closing around me
Feeling the cold all through my body
That’s why I’m calling all stations
In the hope that someone hears me
A single lonely voice

Calling All Stations non è solamente l’ultimo album in studio dei Genesis.
È un album a sé.
Pervade un ritmo blando, quasi non sembra composto con il sound del gruppo britannico: ma non lasciamoci ingannare.
“Congo” è una canzone veramente ben costruita, forte nei concetti, chiara nel testo, con una melodia d’impatto e fa a gara con “The Dividing Line” impegnata ed audace.
In generale è un album che si apprezza nel tempo, quando le chitarre della title track sedimentano e rendono partecipi del loro rumoroso essere, allontanandosi da quello che sembra essere un suono ripetitivo.
Sicuramente l’assenza della voce storica della band, Phil Collins, pesa: ci si aspettano determinati modi di modulare parole, pensieri, sensazioni.
Ma si supera.
Invenzioni melodiche e testi derivano senz’altro dal passato musicale della band, come è giusto che sia: quindi lo stile è pur sempre Genesis, con tutti gli sviluppi, cambiamenti, novità del caso.
Considerando che il rock progressivo in questo album è un ricordo ed il sound certamente meno patinato, c’è la voglia di fare di sempre ed un lato della band, quasi oscuro e psicologico, che emerge come non mai.

Ascolta tre brani tratti dall’album
Calling All Stations, Congo, Not About Us

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Genesis – Album presenti in Opac RBBC
The Smiths -The Queen is Dead
Il Cile – Siamo morti a vent’anni

… e leggi anche
Mario Giammetti – Genesis : gli anni prog
Giovanni De Liso – Genesis
Per Petterson – Fuori a rubar cavalli

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Genesis – Live & Video presenti in Opac RBBC
The Genesis songbook
Jim Henson – Labyrinth: dove tutto é possibile

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Quintorigo

Grigio

Universal Music Italia, 2000
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E dal profondo emergono
tossiscono e prendono fiato
linfa e veleno convivono
digerendoli sarei
Quasi sereno
Malatosano kroniko
quasi sereno

Grigio è il secondo album della band romagnola Quintorigo.
Nel 1999 i Quintorigo si presentano al Festival di Sanremo con la canzone che ha dato il titolo al loro album d’esordio, Rospo. Fin dal primo ascolto il brano mette in mostra l’assoluta originalità della performance: la spettacolare estensione vocale del cantante (John De Leo) si fonde perfettamente con l’accompagnamento musicale affidato unicamente a strumenti ad arco e sassofono.
Nell’album Grigio si conferma l’originalità del gruppo. Difficile inquadrare i brani dell’album in un unico genere: c’è rock, pop, swing e jazz.
Il risultato è graffiante, un ritmo avvolgente, impreziosito da testi ricercati, a tratti arrabbiati, a tratti esilaranti (La nonna di Fredrick lo portava al mare, Malatosano, Precipitango, Bentivoglio Angelina).

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Quintale – Bachi da Pietra
Siamo morti a vent’anni – Il Cile

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Sabba & Gli Incensurabili

Nessuno si senta offeso

Bulbartworks, 2012
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E allora dimmi:
A che serve avere un’opinione stabile?
Una vita bene o male a prescindere ce l’ho!
E allora dimmi: A che serve amarti intensamente?
Se non puoi fidarti della gente, e neanche di te?

Accomodatevi. Accomodatevi, sedete e guardate le canzoni.
Si, perché avendo a che fare con Nessuno si senta offeso appena schiacciato play vi troverete in compagnia di dieci storie, dieci piccole e preziose rappresentazione di vita, dieci racconti dal sound patinato di rock-blues con tratti swing.
Con fare quasi da piacioni, Sabba e Gli Incensurabili raccontano storie di tutti i giorni, amori frivoli, verità che fanno male, sfiga che ci vede benissimo, controsensi parodiati.
Ne L’Emarginato parole e musica disegnano la falsa idea che si ha di un paese ambito come trofeo (davvero notevole la chitarra!) ed in Eva si gigioneggia sulla situazione di chi non passa più dalla porta (… corna, esatto…): un pezzo blueseggiante che si fa beffe della situazione.
Vera perla è la cover di Via con Me di Paolo Conte: un’atmosfera tesa, quasi alienata prende inizialmente il sopravvento sulla musica, personaggi vagano negli spazi come a chiedersi “Cosa c’è la fuori?”, immagini che dicono e non dicono, lasciano intravedere solo ciò che vogliono.
A metà strada fra Giorgio Gaber e gli Smash Mouth, Nessuno si senta offeso è sia una sana provocazione che dileggia tutto ciò che ci circonda, riportandolo al suo vero livello di importanza, ma anche una scanzonata prova di inventiva artistica unita ad uno spirito estremamente ironico.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Via Con Me (Paolo Conte cover), L’Emarginato, Eva

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Baustelle – Fantasma
Fabrizio Moro – L’Inizio
Il Cile – Siamo Morti a Vent’anni

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Porcodighel – Alessandro Canale

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Terapia e Pallottole – Harold Ramis

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Il Cile

Siamo morti a vent’anni

Universal, 2012
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Anche questa è vita:
un lavoro che non sopporti ma che devi fare,
perché senza uno stipendio sei un difetto sociale,
perché crepi per consumare e consumi crepando.
Anche questa è vita:
ingoiare una polaroid di carta vetrata,
regressione in chiave etilica di un’altra giornata.

Il Cile: una voce ruvida come solo la vita sa essere, aggressiva in modo malinconico. Coglie le ansie e le aspettative di una generazione alla ricerca di un qualche appiglio, di un quid, di un qualcosa di indeterminato che porti sapore a chi ha dato in affitto i sogni sperando.
Emerge la fatica e la volontà di salvare il salvabile, di quanto si è perso e che forse è irrecuperabile e sta annaspando in attesa di ritrovarlo: Siamo Morti a Vent’Anni è questo, quasi una neo-serenata al passato-futuro.
E poi c’è Cemento Armato: semplicemente è tutto. Bastano le parole di Lorenzo Cilembrini per spiegare il brano: questo brano per me è stato più un grido di rabbia che di dolore, rappresenta la mia percezione della società, della politica, di una civiltà moderna in balia di effimere necessità di consumo e diletto. Insomma, una canzone viscerale.
Credere nelle favole è quello che sembra: emozioni annodate a schiaffi, istinto estirpato dalla ragione. Non sappiamo se facciamo finzione o creiamo realtà preconfezionata.
Testi mai banali & note azzeccate.
Questo è Il Cile.
Questa è la vita gente, rabbia velata di romanticismo.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Cemento Armato, Siamo Morti a Vent’Anni, Credere alla Favole

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Erica Mou – Contro le Onde
Andrea Nardinocchi – Il Momento Perfetto
Bobo Rondelli – Quando Non Ci Sei

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Ventiquattrosette – Shane Meadows

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