Archivio tag: Il gabbiano Jonathan Livingston

Embryo

Embryo

2015
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I am pure hate

Articolo di Michele Provezza

Prendete un poco di Death metal classico (tipo At the gates o Death), aggiungete un po’ di Meshuggah, delle influenze di Slayer e Testament alla Demonic e infine una spruzzata di più recente Death sul modello degli Amon Amarth, mischiate il tutto e, se pensate che un buon risultato possa venire ormai solo dalle desolate terre del nord Europa… beh, avete sbagliato tutto e dovete ricredervi ascoltando gli Embryo.

Il gruppo cremonese, ormai nel circuito da più di dieci anni, ha raggiunto, con l’omonimo EMBRYO (terzo album da studio dopo il demo The source of hate, l’album Chaotic age e il già ottimo No god Slave) la sua maturità stilistica sfornando un album convincente e compatto, estremamente potente e dal grande impatto sonoro.

L’album scorre che è un piacere su una base ritmica di ottimo livello (impreziosita nell’incisione dalla presenza di Francesco Paoli dei Fleshgod Apocalypse), sostenuto dall’impeccabile lavoro delle tastiere (mai troppo invasive) e dai granitici riff di chitarra di Uge Sambasile (storico fondatore). Il tutto a sfornare una sound aggressivo e ormai marcatamente riconoscibile e caratteristico (altra nota di merito del gruppo), sul quale si innestano alla perfezione i sempre più convincenti passaggi vocali growl di Roberto Pasolini (il Pagno).

Se a questo aggiungete dei testi mai banali e una veste grafica e produttiva di ottimo livello, sarà facile capire perché dopo tanti anni di duro lavoro gli Embryo siano stati scelti per accompagnare in tour europeo i Nile e i Suffocation e perché finalmente ci piaccia pensare che i gruppi in Italia siano in grado di essere altro che delle copie sbiadite degli Iron Maiden. Meditate gente, meditate…

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
Nile- What should not be unearthed

…leggi anche
Le poesie di Charles Bukowski
Il gabbiano Jonathan Livingston- Richard Bach
Il ritratto di Dorian Gray- Oscar Wilde
Le poesie di Edgar Allan Poe
Dylan Dog. Caccia alle streghe- Tiziano Sclavi e pietro Dall’Agnol

…e guarda anche
Dexter- Serie tv

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Ludovico Einaudi

Divenire

Decca, 2006
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… riesce a modificare il ritmo cardiaco…a velare gli occhi di commozione…a farti perdere almeno per un istante…quindi la missione è compiuta. E’ semplicemente bello.
[ commento del pubblico ]

Sontuosa eppur come timorosa nel vibrare delle note, quasi a disconoscere l’inizio e la fine dell’ascolto, quasi a sfumarli e miscelarli all’intensità emozionale che crea.
Si può benissimo definire così la musica (chiamarla così è riduttivo) che sprigiona Divenire: sonorità cristalline, semplici in apparenza, ma frutto di un’ esperienza e bravura compositive rare, di una sensibilità quasi eterea. Si perché Ludovico Einaudi accarezza il bianco e nero del pianoforte quale estensione del proprio corpo, diventando tutt’uno con lo strumento e lasciandovi fluire lo sparito, divenendo spartito.
Divenire è il brano portante dell’album: inizia in sordina, in una devastante attesa intramezzata da vocianti silenzi, preludio ad un’esplosione sinfonica che ti stacca dalla realtà, facendo ritrovare l’Io perduto sotto frane di stress.
Un disco da ascoltare senza preconcetti, senza confronti: la musica è naturalmente in noi, senza chiedere nulla in cambio, inerme. Per questo senza difficoltà riusciamo a fonderci in essa.
Ed in questo caso il cuore sorride all’infinito completandosi con la bellezza delle stelle.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Divenire, Primavera, Svanire

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Ludovico Einudi – Le Onde
René Aubry – Allegro
Wim Martens Ensemble – Struggle for pleasure

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Richard Bach – Il gabbiano Jonathan Livingston

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Into The Wild (Nelle Terre Selvagge) – Sean Penn

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