Archivio tag: il mio angolo di universo

Pearl Jam

Yield

Epic Records, 1998
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I wish I was a messenger and all the news was good

Con questo quinto album, i Pearl Jam scelgono un ritorno al loro sound d’origine, dopo le sperimentazioni fatte con l’album precedente.
Per la prima volta tutti i componenti contribuiscono alla composizione dei pezzi, prima prerogativa solo del cantante Eddie Vedder.

Come ogni buon album dei Pearl Jam, le canzoni si alternano tra dolci ballate acustiche ed energici pezzi rock.

Brain of J. è l’inizio ideale per un album del genere: chitarre distorte che suonano riff semplici ma efficaci, batteria che scorre via liscia ma precisa, e voce che completa il pezzo proprio come ce se lo aspetterebbe.
Do the Evolution è la miglior canzone dell’album: la voce arrabbiatissima di Eddie Vedder esplode contro la società e l’umanità troppo ingorda di potere per poter vedere le conseguenze dell’”evoluzione”. La parola d’ordine per questo pezzo: rabbia.

Tra i pezzi lenti e molto meno aggressivi spiccano Given to Fly, con una chitarra calda e molto evocativa che intreccia arpeggi mentre la voce tinge di una bellissima atmosfera tutti i 4 minuti della canzone; Wishlist è una specie di lettera scritta da Eddie Vedder sui suoi desideri, su chi vorrebbe essere. Il risultato è una canzone molto intima e sentita, così come la voce che canta.

L’album risulta quindi completo, versatile. Farà felici sia gli ascoltatori più esigenti, sia i neofiti della musica rock.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Vitalogy – Pearl Jam
Guarda anche: Si Alza il Vento – Hayao Miyazaki
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Ben Lewin

The Sessions – Gli Incontri

USA, 2012
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Poesia d’amore per nessuno in particolare:
“Lascia che io ti tocchi con le mie parole perché le mie mani giacciono flosce come guanti vuoti;
Lascia che le mie parole accarezzino i tuoi capelli, scendano lungo la tua schiena e ti solletichino il ventre;
perché le mie mani, leggere, che volano libere come mattoni, ignorano la mia volontà e rifiutano caparbiamente di realizzare i miei più segreti desideri;
lascia che le mie parole entrino nella tua mente recando fiaccole;
accoglile di buon grado nel tuo essere, così che ti possano accarezzare gentilmente l’anima.”

Sgombriamo subito il campo: di pietismo, retorica e affini non c’è minimamente presenza in questo film.
C’è tanto entusiasmo e tanta libertà, questo si. E ce n’è da vendere.
The Sessions racconta una storia vera, quella del poeta e giornalista americano Mark O’Brien che vive la sua giornata quasi interamente in un polmone d’acciaio, dal quale può staccarsi solo per poche ore: causa di tutto questo è la poliomelite che lo ha colpito nella prima infanzia, condizionandone l’esistenza.
A Mark, quasi quarantenne, non manca la voglia di vivere, anzi: vuole provare tutta l’ebbrezza che la vita può dare, compresa la gioia del sesso, che fino ad ora gli è stata negata.
Primo passo: Mark è profondamente religioso e quanto si appresta a fare si può ricondurre ad un rapporto fuori da matrimonio. Si consulta quindi con l’amico sacerdote Padre Brendan, che lo appoggia pienamente, prima di tutto come uomo e poi come ecclesiastico, “Dimentica le psico-boiate con cui sei cresciuto” dice (tra l’altro, William H. Macy si cala perfettamente nel ruolo del sacerdote-consigliere).
Secondo passo: contatta Cheryl (interpretata da una Helen Hunt in stato di grazia), una terapista sessuale che lo aiuterà e lo affiancherà nell’accettazione del proprio corpo, aiutandolo passo dopo passo nel suo intento. Il rapporto con Mark evolverà in qualcosa di inaspettato e struggente, costringendo i due a decisioni importanti.
Un film mai volgare, che tratta un argomento come l’assistenza sessuale ai disabili divenuto importante, e che soprattutto tratta il protagonista come Uomo e non come personaggio.
Un film che in definitiva è soltanto pura e splendida poesia.
E non è poco.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Breathing Lessons: The Life and Work of Mark O’Brien di Jessica Yu
Mare Dentro di Alejandro Amenábar
Quasi Amici di Olivier Nakache – Eric Toledano

…e leggi anche …
L’Accarezzatrice di Giorgia Wurth
Il mio angolo di universo di Ann M. Martin

… e ascolta anche …
The Sessions OST di Marco Beltrami
Distrofichetto dei Ladri di Carrozzelle

The Sessions_locandina

Regia : Ben Lewin
Sceneggiatura : Ben Lewin
Fotografia : Geoffrey Simpson
Musica : Marco Beltrami
Durata: 95’

Interpreti e personaggi principali:
John Hawkes : Mark O’Brien
Helen Hunt : Cheryl Cohen Greene
William H. Macy : Padre Brendan
Moon Bloodgood : Vera
Annika Marks : Amanda
Robin Weigert : Susan
Rhea Pearlman : Mikvah Lady

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Ann M. Martin

Il mio angolo di universo

Mondadori, 2004, 185 pp.
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 I filmini di papà sono belli, certo, ma non riescono a raccontare nemmeno l’inizio della storia di quest’estate. E quel che ne rimane fuori è più importante di quello che c’è dentro. Papà ha immortalato i momenti felici. Ma è stato quello che lui non ha filmato a cambiarmi davvero la vita.

Di cosa parla

Il racconto della semplice e normale vita di Hattie e di come l’irrompere di uno strano personaggio le sconvolge la quotidianità: uno zio sconosciuto, di cui nessuno mai le aveva parlato prima. Sì, perché questo zio non è “normale” e nemmeno la scuola nella quale era rinchiuso lo era. Ed ora che l’istituto per disabili mentali ha chiuso, la famiglia della ragazzina si trova a dover fare i conti con un giovane uomo dai modi infantili, di cui tutti hanno cercato di ignorare l’esistenza per anni. Sarà un’estate strana, più dura delle altre, ma alla fine Hattie avrà imparato a ‘sollevare un angolo dell’universo’ per scoprire cosa c’è dentro.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Vuoti di memoria
 
…ascolta anche Just Breathe – Pearl Jam
 
…e guarda anche Buon compleanno Mr. Grape

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Gaia Rayneri

Pulce non c’è

Einaudi, 2009, 228 pp.
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E’ incredibile come la gente comune manchi così tanto di fantasia da mangiare sempre intorno ad un tavolo, invece Pulce si portava i suoi rubatà dappertutto, ne ammucchiava dieci in una mano e dieci nell’altra per paura che qualcuno potesse rubarglieli, poi se li infilava tutti in bocca, e se voleva conservarne qualcuno per il futuro lo nascondeva sotto i cuscini….

Di cosa parla

La voce diretta, ironica, acuta di Giovanna, sorella di Pulce, ci racconta la sua storia, la storia vera della sua famiglia e della sorella autistica. Pulce è una bambina allegra, aggrappata alla quotidianità e semplicità della vita. Adora la sua famiglia, ma un giorno viene allontanata dalla sorella, dalla mamma e soprattutto dal papà. “Provvedimenti superiori” hanno deciso che loro non sono più dei buoni genitori e Pulce è stata portata nella comunità Giorni Felici. Anita e Giovanna possono farle visita una volta alla settimana, papà Gualtiero, invece, sua figlia non può vederla, perché su di lui grava una mostruosa accusa. Giovanna ha solo tredici anni quando comincia questa storiaccia….

 
Ti è piaciuto questo libro? Allora ascolta anche

Ligabue – Il giorno di dolore che uno ha

 

… leggi anche

Il mio angolo di universo

 

…e guarda anche

Intervista di Daria Bignardi all’autrice

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