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Wes Anderson

Il treno per il Darjeeling

Usa, 2007
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Articolo di Camilla Guendalina Gandini

Chissà se noi tre avremmo potuto essere amici nella vita. Non come fratelli, ma come persone

Dopo la morte del padre, i tre fratelli Whitman si perdono di vista e, dopo un anno trascorso senza parlarsi, il maggiore dei tre, Francis, ripresosi dal trauma dovuto a un incidente stradale, decide di riunirsi con gli altri due e di partire per un viaggio in apparenza ben pianificato a bordo del Darjeeling Limited, treno speciale che ospiterà i tre protagonisti.
Tuttavia i due fratelli di Francis non sembrano ben disposti a intraprendere l’avventura a bordo del treno, assillati come sono da tormenti e disillusioni: Peter, sposato e con un figlio in arrivo, è fuggito da casa, abbandonando la moglie; Jack, aspirante scrittore, vive in maniera poco controllata la fine della relazione con l’ex fidanzata.
I Whitman sono l’ennesimo esempio che attesta l’interesse di Wes Anderson per il tema della famiglia, sempre insolita e fuori dagli schemi; questa volta l’attenzione è concentrata sul rapporto tra fratelli che, iniziando un viaggio, innescano l’avvio di un percorso esistenziale di formazione (come in tutti i road-movie che si rispettino!). I tre protagonisti si troveranno ‘costretti’ ad affrontare la separazione da entrambi i genitori, anche se in prospettive differenti: la morte del padre, che rappresenta per ognuno di loro un fardello simboleggiato dal set di bagagli appartenuto al genitore che si portano dietro per la durata dell’intero viaggio, e il distacco della madre, la quale si è volontariamente ritirata in una sorta di convento/santuario indiano, rinunciando a ogni contatto con i figli.
Nel film non mancano le puntate divertenti e ironiche tipiche del regista, ma contemporaneamente è evidente una vena malinconica che aleggia sui sentimenti dei personaggi, evidenziando una visione forse più matura e realistica.
E come non manca la nostalgica ironia, sempre presenti sono la simmetria stucchevole delle inquadrature, l’immancabile presenza (seppur brevissima) del mitico Bill Murray e l’azzeccata colonna sonora, dai Kinks iniziali alla meravigliosa Where do you go to my lovely? (già sentita nel cortometraggio presentato come prologo del film: Hotel Chevalier).

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I Tenenbaum – Wes Anderson

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This Time Tomorrow – The Kinks
Where Do You Go My Lovely – Peter Sarstedt

Wes Anderson - il treno per il darjeeling

Regia: Wes Anderson
Soggetto: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman
Fotografia: Robert Yeoman
Durata: 91′

Interpreti e personaggi
Owen Wilson: Francis Whitman
Adrien Brody: Peter Whitman
Jason Schwartzman: Jack Whitman
Amara Karan: Rita
Natalie Portman: ex ragazza di Jack
Wallace Wolodarsky: Brendan
Waris Ahluwalia: steward capo
Anjelica Huston: Patricia Whitman
Bill Murray: uomo d’affari

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Craig Thompson

Addio, Chunky Rice

Rizzoli, 2012, 126 pag.
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Dandel. Sono una tartaruga. Casa mia è il mio guscio. E tuttavia ho la sensazione che la casa più vera che mai avrò è il punto in cui le nostre strade si sono unite e hanno corso insieme per un po’. Probabilmente sbaglio ad andarmene.
 

Chunky Rice e Dandel siedono sulla spiaggia per gli ultimi momenti insieme prima che lui, una piccola tartaruga, intraprenda un viaggio necessario, ma dalla destinazione ancora ignota.
Dal giorno successivo, all’amica topolina non resterà altro che scrivere e scrivere, sperando che anche da lontano l’eco delle sue parole possa farli sentire ancora vicini a guardare quella meraviglia d’oceano che ora le pare tanto vuota.
Costretto dal capitano Charles ad abbandonare ogni cosa tranne uno zainetto e una bussola, Chunky si troverà a camminare al fianco di strambi personaggi, sviluppati in dolenti istantanee che cadono come foglie secche tra le pagine scritte (lo sconvolgente trauma infantile di Solomon e della sua cagnetta Stomper; la morte della moglie di Charles).
Dedicato da Craig Thompson agli amici di Milwaukee che aveva lasciato per trasferirsi a Portland dopo una delusione sentimentale, Addio Chunky Rice è una commovente lettera d’amore a un amico lontano, un messaggio in bottiglia in balìa delle onde che fa percepire il calore di un abbraccio a chi abbia dovuto mai abbandonare qualcuno, senza per questo dimenticarlo.
 
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Blankets – Craig Thompson
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Leave – R.E.M.
Abacus – Fionn Regan
 
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