Archivio tag: incomunicabilità

Jonathan Coe

La pioggia prima che cada

Feltrinelli, 2007, pag. 222
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Dicono che una frazione di secondo e un’eternita’ diventano intercambiabili quando provi emozioni intense.

Difficile immaginare che questo romanzo sia stato scritto da un uomo, permeato com’e’ di una sensibilita’ squisitamente femminile. Qui pero’ si ha a che fare con Jonathan Coe, l’ottimo autore inglese che negli ultimi vent’anni ci ha abituato ad una scrittura raffinata e profonda, ed entusiasmato grazie alla straordinaria capacita’ di immedesimarsi nei protagonisti dei propri libri. Alle doti di Coe si aggiunga la buona qualita’ della traduzione in italiano ed ecco un romanzo delicato, coinvolgente, a tratti struggente.

Rosamunde, donna anziana e solitaria, ripercorre la propria vita attraverso la descrizione – registrata su cassetta e rivolta ad una sconosciuta interlocutrice – di immagini che hanno rappresentato per lei momenti significativi: fotografie per lo piu’, ma anche quadri.
Attraverso il racconto Rosamunde rivive drammaticamente gli episodi piu’ salienti della propria giovinezza e maturita’, svelando a poco a poco le verita’ anche scomode di un’esistenza tutt’altro che scontata.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
La banda dei brocchi – Jonathan Coe
La famiglia Winshaw – Jonathan Coe 

e ascolta anche Chants d’Auvergne Bailero – Joseph Canteloube

 

 

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Cristina Donà

Così vicini

QuiBaseLuna/ Believe Recordings, 2014
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Il senso delle cose si nasconde dietro alle persone.
Il senso delle cose si racconta con parole silenziose.

a cura di Claudio D’Errico

Incantautrice: così Cristina Donà è stata definita dalla critica musicale, per la sua capacità di ammaliare il pubblico dal vivo (e non solo). In questo suo ultimo album, che contiene dieci inediti, Cristina Donà invita l’ascoltatore ad entrare in punta di piedi nel suo mondo interiore: incantandolo.
Così vicini”, brano di apertura che dà il titolo al cd, ricorda echi lontani da PFM e si sviluppa su un crescendo che avvolge pian piano.

Ne “Il senso delle cose” le chitarre spingono al centro di una scena di incomunicabilità, facendo riflettere sul differente grado di importanza attribuito da persone diverse a cose comuni.

L’avvio di “Siamo vivi” è sussurrato, per poi accendersi su un ritmo più rock.

In “Perpendicolare” la magia dei suoni introduce in una dimensione spaziale dei sentimenti: dichiarando il proprio amore questo viene percepito come “perpendicolare al cuore”, un “verticale amore”, appunto.

L’ottimo album della cantautrice rhodense si muove in una atmosfera folk, pop e d’autore, creando suggestioni di qualità che pervadono ascolto dopo ascolto.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Antitarma – La Tarma
e leggi anche Tokyo Blues Norvegian Wood – Haruki Murakami

 

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Joy Division

Unknown Pleasures

Factory Records, 1979
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And she turned to me and took me by the hand and said,
I’ve lost control again.
And how I’ll never know just why or understand,
She said: I’ve lost control again.
And she screamed out kicking on her side and said,
I’ve lost control again.
And seized up on the floor, I thought she’d die.
She said I’ve lost control.

Il grafico della pulsazione radio di CP1919, la scoperta di uno stato della materia fino ad allora solo ipotizzato: a Peter Saville bastò virarlo al nero su bianco per renderlo icona epocale, perfetta rappresentazione dell’angoscia che si annida nelle dieci tracce dell’esordio dei Joy Division.
La pulsar nasce dopo il collasso di una stella in supernova: questo è Unknown Pleasures, l’ultimo spasmo prima del riposo eterno.
La sezione ritmica lugubre e ossessiva di Peter Hook e Stephen Morris relega sullo sfondo la chitarra di Bernard Sumner, che schiocca frustate e riff ombrosi immersi nell’acido; il perfetto scenario per le declamazioni del ventiduenne Ian Curtis, lucide cronache da una terra oltre l’orlo dell’abisso.
Puoi quasi vederli, gli occhi sbarrati del cantante, mentre Disorder cresce veloce e divorante fino all’esplosione finale, o lungo la processione di Day Of The Lords, i pugni chiusi a un cielo che non ascolta; puoi sentirne il corpo scuotersi mentre il suo timbro gelido narra di una crisi epilettica (She’s Lost Control) o sfinirsi nell’incomunicabilità di un matrimonio infelice in Candidate e nella sonnambula I Remember Nothing; puoi sentire la fredda lama dell’alba che svanisce nello spettro di New Dawn Fades, che trova sé stessa lungo il cammino, o quella di una ricerca infinita di Shadowplay.
Manifesto sonoro ed esistenziale, Unknown Pleasures è ancora oggi un capolavoro post-punk che incendia il cuore, immergendolo nel nero di un’oscurità senza ritorno.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
She Will – The Savages
Hour Of Need – The Sound
A Forest – The Cure
Mushroom – Can
Obstacle 1 – Interpol
 
…e guarda anche
Control – Anton Corbijn

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Wes Anderson

Moonrise Kingdom

Usa, 2012
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1965. Una casa giocattolo che pare uscita dal mondo delle fiabe, mostrata piano dopo piano, stanza dopo stanza: lì Suzy guarda il mondo dal binocolo dei suoi dodici anni, circondata da una famiglia spezzata, in attesa di qualcosa che sta accadendo proprio sull’isola di fronte, nel campeggio estivo dei Khaki Scout.
Tutto ha avuto inizio un anno prima, quando la sua solitudine ha incontrato quella di Sam, orfano affidato a una famiglia che poco lo sopporta, e dalla loro amicizia di penna è nato qualcosa di più.
Moonrise Kingdom è la storia di una fuga agrodolce da adulti incapaci di assumersi responsabilità, per rimettere insieme vite a pezzi con il calore e il colore che solo dei ragazzini sanno avere.
Un dolcissimo e meraviglioso racconto di formazione, in un linguaggio cinematografico che è solo e soltanto di Wes Anderson, alla scoperta dell’amore, della vita e della necessità di scendere a patti con il dolore e smettere di essere corvi, in un vortice travolgente di invenzioni visive e sonore che, con la pazienza di un’orchestra, formano a poco a poco una melodia impossibile da dimenticare.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou – Wes Anderson
Fantastic Mr. Fox – Wes Anderson
 
…e ascolta anche
Love – No Matter What You Do
Francoise Hardy – Le Temps de l’Amour
Benjamin Britten – The Young Person’s Guide to the Orchestra
 
…e leggi anche
Peanuts – Charles M. Schulz
Il giovane Holden – J.D. Salinger
 
Locandina di Moonrise Kingdom, film di Wes Anderson
Regia: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola
Fotografia: Robert Yeoman
Musiche: Alexandre Desplat
Durata: 94′
 
Interpreti e personaggi
Jared Gilman: Sam
Kara Hayward: Suzy Bishop
Bruce Willis: Capitano Sharp
Bill Murray: Walt Bishop
Edward Norton: Randy Ward
Frances McDormand: sig.ra Laura Bishop
Jason Schwartzman: Ben
Harvey Keitel: comandante Pierce

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Nick Hornby

Un ragazzo

Guanda, 1998, 265 p.
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Tutto ciò che accadde in quei due minuti si impresse stranamente nella memoria di Marcus, fin dall’attimo stesso in cui i fatti si svolsero: il salire le scale, gli odori di cucina intrappolati nell’ingresso, e la nitidezza con cui, per la prima volta, colse il motivo disegnato sul tappeto. Dopo credette anche di ricordarsi di sentirsi inquieto, ma doveva esserselo inventato perché non c’era niente per cui essere inquieti. Poi infilò la chiave nella toppa e aprì la porta, e senza alcun preavviso, bung, cominciò una nuova fase della sua vita.

Marcus è un dodicenne disadattato alle prese con una situazione familiare molto difficile, genitori separati e madre franata in una forte depressione. Will ha 36 anni, forse mai del tutto cresciuto, vive di rendita e di voluta superficialità. Le loro vite si intersecano in modo graduale e silenzioso, dando vita ad un rapporto di amicizia assolutamente originale.
Scritto magistralmente, con uno stile che riesce a trasmettere emozioni autentiche, questo libro ti cattura per la sua capacità di tratteggiare nei dialoghi una quotidianità al tempo stesso ordinaria ed inusuale, il tutto in punta di piedi.

Ti è piaciuto questo libro? Allora guarda anche
About a boy – regia Paul e Chris Weitz

… e ascolta anche
Killing me softly – Roberta Flack (1973)
Smells like teen spirits - Nirvana (1991)
My old man - Joni Mitchell (1970)

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Peter Cameron

Un giorno questo dolore ti sarà utile

Adelphi, 2007, 206 pp.
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“Tieni quello che vuoi, quello che puoi usare, ma vendi il resto. Disfati di tutta quella robaccia. Liquidala”.

Invece a me è parsa una cosa molto ragionevole. Ho solo diciotto anni. Come faccio a sapere cosa mi servirà?

Disturbato: James agli occhi degli altri appare così, irrimediabilmente disturbato. Apatico, forse, comunque poco incline a condividere alcunché. Lavora nella galleria d’arte della madre svogliatamente. La madre, alle prese con continue fugaci avventure amorose, si ciba di apparenza e vanità, in un ambiente troppo distante dal figlio, con il quale non riesce mai a comunicare veramente. James in realtà non è affatto “disturbato”: ciò che lo infastidisce è il mondo lì fuori, la superficialità.

Ti è piaciuto questo libro? Allora guarda anche
Un giorno questo dolore ti sarà utile – Roberto Faenza

…ascolta anche
Moby – Natural Blues

…e leggi anche
Il giovane Holden – J.D.Salinger

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