Archivio tag: Indie Pop

Dean Lewis

Same Kind Of Different

2017, Island records
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Through the wind
Down to the place we used to lay when we were kids
Memories of a stolen place
Caught in the silence
An echo lost in space

Dean Lewis è un giovane cantautore australiano originario di Sidney che si è affermato sulla scena musicale internazionale fin dal suo primo singolo, Waves, pubblicato il 7 aprile del 2017 e seguito dall’album Same Kind Of Different che, dall’uscita il 12 maggio 2017, ha già collezionato cinque nominations Aria Award.

Da questo Ep di sei canzoni sono stati tratti tre singoli: Waves, inserita come colonna sonora in alcune serie televisive come per esempio Suits, Riverdale e Shadowhunters; Need you now e Lose my mind.

Le canzoni sono contraddistinte dall’attenzione ai testi, che si presentano quasi come versi poetici, perfettamente incastonati in una melodia malinconica ma al tempo stesso ritmata.
Anche la versione acustica dell’album, pubblicata lo scorso novembre, ha riscosso un successo degno di nota.

Ascolta tre brani dell’album:
Waves
Lose my mind 
Chemicals (acustica)

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Aurora, All my demons greeting me as a friend
Train, Drops of Jupiter
The Wind and The Wave, Chasing Cars

E guarda anche:
Shadowhunters

 

 

 

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Pizzicato Five

Romantique 96

Columbia, 1995
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asa wa
kegawa no ‘COAT’ de
anata no jiman no kuruma de
‘HOTEL’ ni kaeru

itsuka
shiroi ‘DRESS’ de
kekkonshiki wo ageru no
anata mo kite ne
————————–

morning
in a fur coat
by your car you’re proud of
go back to the hotel

someday
in a white dress
I’ll hold a wedding
please come

Definire la musica dei nipponici Pizzicato Five (in giapponese ピチカート・ファイヴ, pronuncia Pichikaato Faibu) ha un che di sibillino: i generi si mischiano a piacimento e si reincarnano in note che non ti aspetti, con i synth che volteggiano e beat accomodanti.
Un disco dalla natura certamente e piacevolmente eclettica, arrangiamenti intuitivi pur nella singola spazialità di ogni brano, un piccolo mondo a sé stante ma collegato agli altri.
I Pizzicato Five mescolano la pop music degli anni ’60, la disco music degli anni ’70 e la dance degli anni ’80 con un fascino ironico: un album sorprendentemente rilassato, ma dinamico.
Non appena si schiaccia play si sente nell’aria il profumo della parola “Divertitevi!!”
Un album da esplorare in ogni sua parte, euforico e riflessivo, che trasmette voglia di playful life.
In definitiva un disco gioioso.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Good, Triste, Catwalk

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Gli album dei Pizzicato Five in RBBC
The Ting  Tings – We started nothing
Beastie Boys – Hello Nasty
Ryuichi Sakamoto – Three

… e leggi anche
Kawakami Hiromi – Le donne del signor Nakano
Murakami Haruki – Tokyo Blues : Norwegian Wood
Banana Yoshimoto – Andromeda Heights

… e guarda anche
Takashi Miike – Sukiyaki Western Django
Takashi Miike – Yattaman – Il Film

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Lykke Li

I Never Learn

Atlantic, 2014
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I been stung by a star seed honey
He shone love like a lightning honey
I been hit by a star seed honey
His love burns like a lightning honey
I’m right here I’m your star crossed lover
I lie here like a starless lover
I’ll die here as your phantom lover
I never learn
I never learn

Siamo davanti ad un album ambizioso, che segretamente ispira desideri ed idee.
I Never Learn è sia espansivo che introspettivo perché gioca sul confronto dei sentimenti, a volte alla pari, altre volte decisamente no: ci sono canzoni di potenza, erompono con fare fulmineo contrapposte a ballate quasi impotenti di fronte agli accadimenti della vita.
Note che evocano sfide, note che reclamano pace e calma, note combattive da arena romana, note quasi barocche. Sono tutti meccanismi (e manierismi) che servono a Lykke Li per condurci in un mix di sensazioni quasi tattili, una valanga di impennate acustiche che ci fa esclamare “WOW!”. Senza dimenticare il tono della sua voce: imbronciata, rimbrotta il destino per i suoi dispetti o calda, in modo da sentirsi in feeling con il mondo.
Questo dicotomia nell’ascolto parrebbe una rottura nella fluidità dell’andamento delle canzoni.
Invece disvela al meglio un territorio musicale emotivo, dove in fondo non importano le modalità del “come” viene trasmesso il pensiero insito in ogni canzone ma piuttosto il loro intenzionale sentimento, percepito in modo diverso da ascoltatore ad ascoltatore.
Ed è questa perfezione non voluta che cattura ed avvolge.

Ascolta tre brani tratti dall’album
I Never Learn, Just Like a Dream, Never Gonna Love Again

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Lykke Li – Wounded Rhymes
Lorde – Pure Heroine
Lana Del Rey – Ultraviolence

… e leggi anche
L’Arte ingannevole del Gufo – Elia West
D’amore non si muore – Per Nilsson
Richard Ford – Rock Springs

… e guarda anche
Amabili Resti – Peter Jackson
Strings – Anders Rønnow Klarlund
Peter Chelsom – The Mighty

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Aurora

All My Demons Greeting Me as a Friend

2016, Decca Records
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A gift, a curse,
They track and hurt
Say can you dream
In nightmares seems
A million voices inside my dreams
My heart is left so incomplete

I’m running with the…
I’m running with the wolves

 

Aurora,  al secolo Aurora Aksnes, è una giovane cantautrice norvegese. Impara a suonare da autodidatta all’età di sei anni e nel 2015 si fa notare nel panorama  musicale con il suo primo EP Running with the Wolves.

Questa giovane artista,  che cerca sempre di raccontare una storia in ogni canzone, è cresciuta ascoltando  Bob Dylan, Leonard Cohen e Johnny Cash. La sua musica si fonde con i paesaggi dei fiordi norvegesi in cui la  è nata e da cui trae costante ispirazione. Anche i video che accompagnano le melodie sono permeati dall’elemento della natura, con foreste e luci fredde che ricordano i paesaggi nordici e da toni malinconici.

Alcuni singoli tratti da quest’album hanno fatto da colonna sonora ad alcune serie tv: Running with the wolf è comparsa nella quinta stagione serie tv Teen Wolf e nella sigla della quarta stagione di Wolfblood, Runaway ha concluso la serie televisiva statunitense The Following e Conqueror fa parte delle musiche di FIFA 16.

Ascolta tre brani:
Running with The Wolf
Runaway
Conqueror

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Shakira, She Wolf
Tove Lo, Habits (Stay High)
Sia, Chandelier

E leggi anche:
Nicholas Evans, Insieme coi lupi
Giovanni Festa, La luna è dei lupi
Kafka, La Metamorfosi

E guarda anche:
Kevin Costner, Balla coi lupi
Catherine Hardwicke, Cappuccetto rosso sangue

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Levante

Abbi cura di te

Carosello Records, 2015
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Prendi tutto quello che ho
Crollami addosso
E quel che posso
E quel che mostro
E qualche mostro mi dirà che
Noi non ci avremo mai

E basta con le pose plastiche ed i proforma
I sorrisi indossati all’occorrenza, la riverenza
È la voglia che mi manca poi
di ascoltare i soliti cliché
sgomitare per un posto tra
celebrità in disgrazia dei preziosi anni novanta

Levante.
Un nome che porta con sé aria di novità: non a caso è un vento che spira da est verso ovest.
Claudia Lagona lo ha scelto come nome d’arte e se ne serve per volteggiare tra la musica indipendente e il mainstream, con ottimi risultati.
In questo lavoro (Abbi cura di te è il suo secondo album) evoca l’amore e la vita. Intendiamoci: nulla di smielato o peggio, ma la sincera presa di coscienza che se una cosa finisce va bene così, non c’è bisogno di essere schizzinosamente emotivi o di piangere in modo arzigogolato.
Indipendentemente da quello che le canzoni possono raccontare, è la loro costruzione e le loro parole che ti avvolgono. Suoni apparentemente neomelodici sbocciano in un abbraccio di note fresche, bucaneve che fanno capolino da un tappeto indie-rock. Anche l’elettronica si fa sentire, senza però essere eccessiva, anzi: ben si amalgama con la classicità delle chitarre.
Tutto conferma la grande capacità compositiva di Claudia, nonché l’abilità cantautorale ed autoriale: raccontare del vissuto senza scadere in banalità come amore/dolore ed altre rime prevedibili non è da tutti e la sua voce agrodolce accarezza il presente accompagnandolo in un futuro più sereno.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Le lacrime non macchiano, Ciao per sempre, Lasciami andare

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Levante – Manuale Distruzione
La Tarma – Antitarma
I Cani – Il sorprendente album d’esordio de I Cani

… e leggi anche
Joyce Carol Oates – Due o tre cose che avrei dovuto dirti
Murakami Haruki – Tokyo Blues : Norwegian Wood
John Fante – Chiedi alla polvere

… e guarda anche
Gus Van Sant – Scoprendo Forrester
Jonathan Dayton e Valerie Faris – Little Miss Sunshine
Paolo Virzì – Caterina va in città

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The xx

XX

Young Turks Records, 2009
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I can’t give it up
To someone else’s touch
Because I care too much, care too much, care too much

The xx sono diventati un cult in pochissimo tempo. Nel 2009, l’etichetta indipendente Young Turks propone alla band di produrre il loro debutto, XX, il quale viene accolto con favore dalla critica e arriva in vetta alle classifiche di mezzo mondo, superando le barriere de genere rock indipendente e facendosi ascoltare anche da un pubblico più vasto ed eterogeneo.

La band sa accattivare sin da Intro che anticipa una musica semplice, studiata e minimal su cui è strutturato l’intero disco. Echeggianti note di chitarra su un beat elettronico e un lieve coro cantato aprono alle sonorità successive. Crystalised, il singolo di lancio dell’album ha sonorità country e grazie all’intreccio delle due voci crea un’atmosfera elettrica e orecchiabile. Islands è uno dei pezzi migliori dell’album, i beat sono semplicemente perfetti, e si fondono perfettamente con un alone caldo ed evocativo. Infinity segna definitivamente un album sofisticato dove le due voci continuano il loro botta e risposta per tre minuti e la canzone si chiude con un crescendo che si dissolve con un assolo di chitarra appena sfumato. Capolavoro del disco resta Night Time che mischia sapientemente un ritornello pop orecchiabile con un’atmosfera sognante restituendoci perfettamente la sensazione di una notte agitata e vitale. Musica minimal, e a tratti enigmatica come il loro nome, segna l’ingresso di questo gruppo nell’indie pop con tocchi di elettronica ben dosati e mai commerciali.

Se ti è piaciuto ascolta anche:
Be Forest, Earthbeat

Guarda anche:
Gus Van Sant, L’amore che resta

Leggi anche:
Alexander McCall Smith, Amori in vaggio

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Alvvays

Alvvays

Polyvinyl Records, 2014
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so honey take me by the hand and we can sign some papers;
forget the invitations, floral arrangements and breadmakers.
Too late to go out, too young to stay in:
they’re talking about us living in sin.
Hey hey, marry me, Archie

Trentadue minuti e nove canzoni: tanto basta ai canadesi Alvvays e al loro splendido esordio omonimo per colorare di tinte pastello un’estate che, per vederla, bisogna davvero inventarsela. Indie-pop di marzapane, luccicante squillare di chitarre jangly e sottile lavorìo di tastiere a incorniciare la dolce voce di Molly Rankin – la sua famiglia è una vera autorità in Canada, in ambito musicale.
Lo spirito è quello della mitologica C86 e della Sarah Records, forse solo più giocoso, twee da ballare abbracciati in una cameretta oppure all’aria aperta, le braccia spalancate e il vento nei capelli. Le composizioni, tutte almeno buone e con punte di eccellenza assoluta, si dividono equamente tra melodie ampie e solari – lo spettacolare dittico d’apertura Adult Diversion/Archie, Marry Me e Atop A Cake, forse la più bella di tutte – e un meditare pensieroso a luci soffuse, che trova la migliore espressione nella meravigliosa Ones Who Love You e negli accordi in minore di Party Police.
Si ballerà forse per una sola stagione, questo disco adorabile, ma di certo questa ci pare quella perfetta.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Teenage – Veronica Falls
Joanna – Flowers
C is the heavenly option – Heavenly

…e guarda anche
Juno – Jason Reitman
Moonrise Kingdom – Wes Anderson

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The Proctors

Everlasting Light

Shelflife, 2013
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Autori di un unico album, Pinestripes And Englishmen, pubblicato alla metà degli anni novanta, i Proctors ritornano oggi con Everlasting Light, come se da allora il tempo non fosse passato. Ed è una meraviglia di disco, zeppo di canzoni fatte della materia dei sogni che si inseriscono nella più gloriosa tradizione indie-pop britannica.
Sin dal fenomenale trittico d’apertura (Trouble With Forever, Into The Sun, Perfect World) si è rapiti da un flusso costante di melodie gentili, sognanti e malinconiche, con lo squillare delle chitarre Rickenbacker a intessere arpeggi semplici e memorabili, spesso adagiate su morbidi tempi medi (I Need To Tell You, Yesterday’s Boy). Solo raramente i ritmi si fanno lievemente più incalzanti (Wishing Well, Season’s Change, Fun Sunday) e talvolta rallentano fin quasi a fermare il respiro (le fragranze elettroacustiche di Adrienne, l’emozione infinita e sospesa di Ember Days); su tutto, il magico intreccio di voci di Gavin e Margaret, accogliente come l’abbraccio caldo della primavera.
Per tutto questo, Everlasting Light è forse la più bella prova di come sia possibile crescere e preservare il cuore puro e giusto dell’adolescenza, distillato in brani che chiedono solo di volteggiare leggeri, braccia spalancate e occhi al cielo.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Our Love Is Heavenly – Heavenly
Killjoy – Brighter
Don’t Cry – The Garlands
Gentle Tuesday – Primal Scream
She Brings The SunshineBubblegum Lemonade

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The Ting Tings

We Started Nothing

Columbia, 2008
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Fed up with your indigestion
You swallow words one by one
Folks got high at a quarter to five
Dont you feel youre growing up undone?

We Started Nothing è il disco d’esordio del duo inglese de The Ting Tings.
Lei, Katie White, è grintosa quanto basta da sembrare sfacciata, ti ringhia addosso la potenza delle note e spiazza con i ritornelli delle canzoni, seriamente ironici che si fanno cantare a squarciagola.
Lui, Jules De Martino, gran percussionista, amalgama i suoni e crea riff che quando si ascoltano la prima volta sembrano insipidi, ma poi fanno venire l’acquolina in bocca.
Great Dj è il brano portante di tutto l’album, un brano da heavy rotation: ridotto ai minimi termini come composizione, da questo suono minimale si scatena un sound deciso, dal beat ruvido, ubriacante.
Decisamente un riuscito lavoro di gruppo.
In parte pop, in parte indie, comunque sempre condito da una spruzzata di elettronica che non guasta mai, We Started Nothing è un album dal facile ascolto e lascia buone sensazioni.
Ha un’unica pecca: dura poco. Come tutte le cose belle.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Great DJ, Shut Up and Let Me Go, Be The One

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Calvin Harris – Acceptable in the 80s
The Asteroids Galaxy Tour – Fruit
Primal Scream – Xtrmntr

… e guarda anche
La felicità porta fortuna – Mike Leigh

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Billie Joe Armstrong - Norah Jones

Foreverly

Reprise Records, 2013
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All these many years I’ve loved you
No one has ever known
No one has ever known but you alone
I’ve kept it locked inside my heart
And smiled through all my tears
My darling, I have loved you, oh, so many years

Talvolta, la musica si ricorda di essere nata per unire mente e cuore, essere e avere, tralasciando tutti gli aspetti commerciali di vendita. E Foreverly è uno di questo casi: uno splendido omaggio alla tradizione americana, ed in particolare un omaggio agli Everly Brothers, che con la loro musica alla fine degli anni ’50 influenzarono non solo Folk e Country, ma tutti i generi successivi a partire dal Rock.
Ma un album del genere ha bisogno di una voce che lo caratterizzi … e qua ne abbiamo due.
E che voci.
Billie Joe Armstrong ti spiazza, abituati come siamo a vederlo satanasso esagitato assieme ai suoi Green Day, a darci dentro di punk-pop e chitarra elettrica: eppure sembra avere un lato nascosto terribilmente dolce. E Norah Jones? Beh, lei è un angelo prestato alla musica, una voce che rapisce e purifica: c’è poco da dire, sfuma le note in emozioni.
Billie Joe+Norah rileggono le canzoni intrecciando vocalizzi inaspettati, i due si completano a vicenda, trasmettendo il sapore e la voglia di riscoperta del genere “Americana”, pure semplicità ed essenzialità di sentimenti.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Long Time Gone, Silver Haired Daddy of Mine, Oh So Many Years

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Norah Jones – Sunrise
Green Day – Basket Case
Jamie Cullum – I’m All Over It

… e leggi anche
Mariano De Simone – Old-time, hard times. Canzoniere della country music

… e guarda anche
Quando l’amore brucia l’anima (Walk The Line) – James Mangold

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