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John Crowley

Brooklyn

2015, Irlanda - Regno Unito - Canada
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“Finché un giorno spunterà il sole, forse non te ne accorgerai subito, la sua luce sarà tenue e ti sorprenderai a pensare a qualcosa o al qualcuno che non ha alcuna attinenza per il passato, qualcuno che appartiene solo a te, e capirai, che la tua vita è li.”

Irlanda, 1952. Eilis Lacey è una ragazza della piccola cittadina di Enniscorthy, sogna di potersi trasferire negli Stati Uniti e crearsi un futuro migliore rispetto a quello che la attenderebbe in patria. Grazie al sostegno della sorella maggiore e all’aiuto di un prete riesce ad imbarcarsi su un transatlantico con direzione New York. Eilis seppur piena di paure, riesce a trovare il coraggio di partire per questa nuova avventura. Una volta arrivata trova alloggio presso un convitto del borough di Brooklyn; i primi momenti sono molto difficili, si sente smarrita e pensa continuamente a casa, fino a quando incontrerà Tony un ragazzo italo americano che le cambierà la vita. La vita di Eilis prosegue spensierata fino a quando un tragico evento la costringerà a tornare in Irlanda. Qui si troverà a fare i conti con il passato e a prendere delle decisioni importanti che cambieranno definitivamente il corso della sua vita…

La pellicola è tratta dall’omonimo libro di Colm Toibin, racconta in modo leggero la storia dei migranti degli anni ’50, che lasciavano l’Europa per il “sogno americano”, scontrandosi con la differenza culturale notevole dei due continenti, ma riuscendosi ad adattare alla nuova realtà. Non sono presenti colpi di scena, ma con la sua storia lineare e la tenacia della protagonista il film riesce a suscitare interesse nello spettatore, il quale può facilmente immedesimarsi in quella parte del popolo italiano che ha lasciato tutto per cercare di avere un futuro migliore. Ottima anche l’interpretazione dei personaggi, di ognuno di loro si riesce ad individuare facilmente il carattere. Un film che riporta all’attenzione temi attuali e profondi quali l’emigrazione e la ricerca di un futuro migliore, temi sempre affrontati con quel tocco di leggerezza e ironia che caratterizza lo sceneggiatore Nick Hornby.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…

- Un americano a Roma
- In fuga per la libertà
- Il Padrino

Leggi anche..

- Brooklyn
- Le arance di Michele
- La ragazza di Orchard Street

 

locandina-brooklyn

ANNO: 2015
REGIA: John Crowley
ATTORI: Saoirse Ronan, Domhnall Gleeson, Emory Cohen
SCENEGGIATURA: Nick Hornby
FOTOGRAFIA: Yves Bélanger
MUSICHE: Michael Brook
PRODUZIONE: Wildgaze Films, Parallel Film Productions, Irish Film Board
DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox
PAESE: Irlanda, Gran Bretagna, Canada
DURATA: 113 Min

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The Cranberries

Bury the Hatchet

1999, Island Records
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Oh, all the promises we made
All the meaningless and empty words
I prayed, prayed, prayed

The Cranberries sono una band irlandese di celtik-rock composta da Dolores O’Riordan (voce, chitarra, tastiera), Noel Hogan ( chitarra, cori), Mike Hogan (basso) e Fergal Lawler (batteria e percussioni)

Bury the Hatchet è il quarto album del gruppo irlandese ed è stato pubblicato in una prima versione del 1999 contenente 14 tracce, seguita poi dalla ripubblicazione del 2002 con l’aggiunta di altre cinque canzoni.
la copertina dell’album è stata disegnata da Storm Thorgerson e si ispira al romanzo Grande Fratello di George Orwell.

Il disco ha incontrato un discreto successo, pur non raggiungendo i risultati di No need to argue, che rimane il disco don i maggiori riscontri di critica e di vendite della band. Alterna, in puro stile Cranberries, canzoni più ritmiche e rock, ad altre più melodiche, si passa dall’aspra invettiva alla più dolce cantilena. Il tutto partendo da robuste radici celtiche e folcloristiche.

Ascolta tre brani del disco:
Promises
Just my imagination
Animal Instinct

Ti è piaciuto questo album?
Allora scolta anche:
The Cranberries, No need to argue
Eluveitie, The call of the mountains
U2, The Joshua tree
Enya, The memories of trees

E leggi anche:
Goerge Orwell, Il grande fratello

 

 

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Kevin Brooks

Naked

Piemme, 2016
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“Il mio cuore è nato nella lunga estate rovente del 1976. Fu allora che la mia vita iniziò, il mio amore fu sigillato, la mia anima si perse e si infranse. Fu l’estate di molte cose – calore e violenza, amore e odio, sogni e incubi, paradiso e inferno- e riguardando a quel periodo adesso, è difficile distinguere il bene dal male”

Il racconto di Lili comincia con l’estate del 1976, quella che cambiò per sempre la sua vita: l’estate in cui nacque il punk e la sua band, i Naked, l’estate del sesso, della droga, degli eccessi, ma anche dell’amore. Dall’incontro con Curtis Ray, leader della band, fino all’ingresso nel gruppo del misterioso ragazzo irlandese che porterà la band verso il successo.  La vita di Lili e dei Naked corre in parallelo con un pezzo di storia della musica e della Londra di quegli anni, scossa dalla nascita di un nuovo e violento movimento culturale, il Punk, e dilaniata dal terrorismo.

Kevin Brooks scrive un libro antologico ma al contempo attualissimo. Parlare del terrorismo passato che ha travolto l’Europa prima dei tragici eventi odierni può sembrare retorico, invece Brooks, riesce a confezionare un gioiello in cui storia della musica, della cultura disperata degli anni ’70, si intreccia con la crisi economica e l’incertezza e la brutalità politica. Fare arte è un atto politico e il concetto si traduce in modo eccelso attraverso la parabola dei Naked e della loro ascesa nell’industria musicale.

Naked è un lungo racconto in prima persona, il racconto di un destino che si intreccia con l’arte e con la storia, quella con la S maiuscola. C’è tutto: sta nascendo il punk, i Sex Pistols hanno appena fatto il loro esordio, i Clash non sono ancora arrivati sulla scena. E’ appena uscito il primo album dei Ramones e il Sex, il negozio al 430 di King’s Road, di proprietà di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, è il luogo da frequentare per farsi notare. La voce di Lili ci accompagna, però, anche nella sua storia (con la s minuscola) attraverso la madre travolta da un disturbo della personalità, la vita dei ragazzi della band, la sua storia con Curtis, l’incontro con il misterioso irlandese William e dei sospetti che ruotano attorno alla sua presenza nella capitale inglese. Naked mette a nudo, appunto, ogni sentimento, ogni avvenimento, ogni sensazione ma soprattutto ogni rapporto che il destino ci affianca per stravolgerci la vita e spingerci a viverla a pieno.  Certe occasioni vanno colte al volo, sembrano urlare i Naked, ma soprattutto che la vita è  un soffio che potrebbe finire troppo presto, e senza possibilità di appello.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche:

Sanne Munk Jensen – Io e te all’alba

Ascolta anche:

Mourn – Mourn 

Guarda anche:

Lauren Cantet – Foxfire
Shane Meadows – This is England 

 

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Sanne Munk Jensen, Glenn Ringtved

Io e te all’alba

Piemme 2016, 318 p.
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E in quel momento, quando ha recitato quella strofa, sono stata sicura di aver capito di cosa parlava. E ho avuto la certezza che quello che stavamo facendo era la cosa giusta. Che era la nostra unica via d’uscita. E che, in qualche modo, da qualche parte, lo avevamo sempre saputo.

I cadaveri di un ragazzo e una ragazza vengono ripescati nel Limfjord, in Danimarca: sono ammanettati insieme e tutto fa pensare che si tratti di un suicidio. La giovane annegata, Louise, diciassette anni, ci racconta la loro storia. Lei e Liam si sono conosciuti una sera su un autobus. Da quel momento non si sono più lasciati. L’amore totale che li ha coinvolti fa sì che affrontino insieme un destino prima esaltante, poi disperato. Liam vive di espedienti, ma vuole guadagnare facile: insieme all’amico del cuore Jeppe, decide di spacciare e si propone a un pesce grosso del traffico di droga, Jonathan. Ma entrare in contatto con certe realtà ti può portare a una strada senza uscita. Mentre la storia si fa sempre più cupa, la voce narrante descrive quello che è successo ai protagonisti prima della loro morte e quello che sta accadendo ora ai superstiti, i genitori e l’amica di Louise e il padre e il fratello di Liam. Famiglie apparentemente serene ma svuotate dall’interno, padri e figli allo sbando, delinquenti spietati delineano un quadro sordido e angosciante, in cui l’amore dei due protagonisti per sopravvivere può giungere solo alla soluzione estrema. Una storia cruda, consigliata a palati forti.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino – Christiane F.
Il rumore dei tuoi passi – Valentina d’Urbano
Il seggio vacante – J.K. Rowling

… e guarda anche
Pulp Fiction – Quentin Tarantino
All’ultimo respiro – Jim McBride

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Marsha Mehran

Caffè Babilonia

Neri Pozza, 2005
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Padre Mahoney non faceva eccezione. Mentre masticava l’ultimo boccone di lavash con carne, sentì un groppo allo stomaco. Era un seme che sarebbe germogliato dopo un mese, cambiando per sempre il corso della sua vita

Iran,1986. Tre sorelle fuggono all’indomani della rivoluzione khomeinista, alla ricerca di libertà. Scappano da un’esistenza ormai minata nella quotidianità da violenza e sopraffazione.
Durante il viaggio verso l’Europa portano con sé – conservandole gelosamente, come preziosi tesori  – numerose ricette della cucina persiana, tramandate in famiglia ed imparate da piccole.

Dopo un’iniziale permanenza a Londra, le ragazze si trasferiscono in un piccolo paese dell’Irlanda, dove realizzano il proprio sogno di aprire un caffè/ristorante di specialità persiane.
L’arrivo delle ragazze scombussola la vita della comunità, dividendola tra incuriositi e diffidenti.
C’è chi si lascia interamente conquistare dalla loro vitalità e chi invece non perde occasione per denigrarle, con cattiveria ed astio ingiustificati. La determinazione delle ragazze le aiuta a superare le difficoltà, fino a quando però i fantasmi del passato sembrano tornare a minacciarle…

“Caffè Babilonia” è un romanzo che parla di profumi e spezie, successi, sconfitte e determinazione.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Pane e acqua di rose – Marsha Mehran
Viaggio di nozze a Teheran – Azadeh Moaveni
Persiana – Sabrina Ghayour

e vedi anche
Persepolis – Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud
Bagdad Cafè – Percy Adlon

 

 

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Ken Loach

Jimmy’s Hall

Gran Bretagna, Irlanda, Francia 2014
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ll nostro è solo uno spazio sicuro in cui possiamo pensare, parlare, ridere, ascoltare, imparare, ballare. Venite a vedere con i vostri occhi cosa stiamo facendo, non abbiatene paura!

Irlanda, anni Venti. Jimmy Gralton ama la musica, la lettura, l’arte. Insieme ad alcuni amici, decide di aprire una sala da ballo nella piccola comunità in cui vive. Un luogo destinato a diventare ben presto molto più che un semplice locale per le danze: gli abitanti del paese vi si recano per leggere poesie, imparare mestieri, stare insieme. Tuttavia, si sa, da sempre il desiderio di emancipazione di alcuni è destinato a scontrarsi con la volontà repressiva di altri, di chi ha interesse a che le cose restino immutate, a proprio vantaggio. Jimmy viene quindi accusato di comunismo e costretto a chiudere il locale. Scappa negli Stati Uniti e torna solo dieci anni dopo. I compaesani gli chiedono di riaprire la sala. Ma ancora una volta i poteri forti (Chiesa e proprietari terrieri) lo ostacoleranno in tutti i modi. Un film che parla di libertà e coraggio, di ideali e sogni, di lotta per i propri diritti, di condivisione, fame di conoscenza e desiderio di leggerezza.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Il vento che accarezza l’erba – Ken Loach
La parte degli angeli – Ken Loach
Il mio amico Eric – Ken Loach

e leggi anche
The song of wanderin Aengus – W.B. Yeats

 

jimmy

Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Scenografia: Fergus Clegg
Costumi: Eimer Ni Mhaoldomhnaigh
Musiche: George Fenton
Durata: 109′

Personaggi ed interpreti:
Jimmy Gralton: Barry Ward
Oonagh: Simone Kirby
Mossie: Francis Magee
Tommy: Mikel Murfi

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Tony Hawks

Mr. Fridge. L’Irlanda in autostop con un frigo

Feltrinelli, 2001, 272 p.
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“Sei molto gentile ad accompagnarmi.” “Figurati, è un piacere. Un idiota come te non lo incontri tutti i giorni.”

Una cena fra amici, a Brighton: dopo una bevuta memorabile, Tony Hawks accetta la scommessa di fare il giro dell’Irlanda in autostop in compagnia di un frigorifero. Nessuno crede che realizzerà l’impresa, invece lui parte insieme all’elettrodomestico. Il viaggio sarà esilarante e verrà addirittura seguito dai media locali: da Dublino a Sligo, a Galway, a Cork, a Wicklow, a Dublino di nuovo, Tony incontrerà personaggi incredibili, tra i quali un soccorritore di cigni e delle suore che benediranno il frigo.
Una storia che mette di buonumore e fa venire voglia di partire subito per quel magnifico Paese che è l’Irlanda… con o senza frigorifero.

Ti è piaciuto questo libro:? Allora leggi
Io e Claudio. Attraverso gli Stati Uniti col mio gatto – Clare De Vries
Quel che resta di te – Keith Gray

… guarda anche
The Van – Stephen Frears

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The Pogues

If I Should Fall From Grace With God

Warner, 1988
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Sinatra was swinging,
all the drunks they were singing,
we kissed on a corner
then danced through the night

Corde strappate con rabbia o accarezzate, fisarmoniche maltrattate e canti corali schiumanti rabbia e gioia ubriaca: questo erano i Pogues, strepitosa gang anglo-irlandese guidata dal genio lunatico e alcolico di Shane MacGowan, e il loro terzo album è quello che li ha definitivamente consegnati alla storia.
La strepitosa giga di If I Should Fall From Grace With God è apertura epocale: parte, e subito ti ritrovi a cantarla stretto alle persone che contano. Due minuti di folk irlandese e ribalderie punk, come nessuno prima e nessuno poi.
Fairytale Of New York è una splendida storia d’amore e sfortuna nera, il sogno sghembo e sdentato di due migranti sotto una nevicata lieve di pianoforte e archi; un magico duetto tra MacGowan e Kirsty MacColl, puro e luminoso come Broadway a Natale, che inizia come corrispondenza di amorosi sensi e finisce a ingiurie e bicchieri lanciati.
Un vero classico, doppiato poco più avanti da Thousands Are Sailing, drammatico folk-rock che pare emulare il beccheggio delle precarie navi con cui gli irlandesi, nel XIX secolo, tentavano di raggiungere gli Stati Uniti. Il senso di tragedia è imminente, la partecipazione commossa e reale: accade in Streets Of Sorrow/Birmingham Six, cupo arpeggio che d’improvviso prende a volteggiare tra acustiche e fisarmoniche, mentre MacGowan racconta amaro dei fuochi che da sempre scuotono l’Irlanda del Nord.
Al capo opposto del disco, il divertimento acido e corrosivo di una Fiesta dagli irresistibili fiati ska. E poi altre ballate scintillanti (Lullaby Of London, The Broad Majestic Shannon) e altre danze scatenate, originali (Bottle Of Smoke, un giorno alle corse dei cavalli) e traditional (South Australia). Quindici canzoni meravigliose, che gli stessi Pogues non replicheranno più, ma che dopo tanti anni fanno ancora venire voglia di baciarsi al caldo di un fuoco, nonostante il vento freddo, la crisi, la sfiga.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
A New England – Billy Bragg
Tom Traubert’s Blues – Tom Waits
And A Bang On The Ear – The Waterboys
The Season’s Upon Us – Dropkick Murphys

…e guarda anche
La parte degli angeli – Ken Loach
This Is England – Shane Meadows

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