Archivio tag: ironia

Lorenzo Baglioni

Bella, prof!

Ridens Produzioni, 2018
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Se stai attento in classe
sei già a metà dell’opera

a cura di Claudio D’Errico

Lorenzo Baglioni, giovane cantante toscano, ha trovato la popolarità in occasione dell’ultimo Sanremo con Il congiuntivo, brano ironico e decisamente originale rispetto agli standard del palco dell’Ariston.

Questo suo primo album, “Bella, Prof”, ricorda una strana tesina di maturità, in cui le materie scolastiche vengono presentate in modo canzonatorio ed originale, riproponendo gli argomenti dell’istruzione tradizionale in chiave comica ed irriverente.

“Bella, Prof” è composto da 12 tracce dedicate a differenti temi di studio e si diverte a mescolarli ai generi musicali.
Si passa dal Trap di “Logaritmi” alla Dance di “La perifrastica passiva”. C’è poi il rap de “Il teorema di Ruffini” ed il punk per “La classificazione dei silicati”.

Chissà cosa ci proporrà per il prossimo album Lorenzo?
Siamo a vedere se resterà sempre tra i banchi di scuola, questa volta come ripetente!

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Secondo me – Mircoeilcane

e guarda anche La classe – Laurent Cantet

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Francesco Gabbani

Greitist Iz

DIY Italia, 2014
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Perché se sincronizzare due canzoni vuol dire suonare
io potrei tranquillamente andare a sfilare
per Armani… non so… Dolce e Gabbana
oppure dico in giro che la Canalis mi ama
I dischi non si suonano, sono già suonati
i dischi non si suonano, sono già suonati
hanno già suonato quando li hanno registrati
i dischi non si suonano

a cura di Claudio D’Errico

Dopo le due vittorie al Festival di Sanremo – come giovane proposta del 2016 e come big nel 2017 – si ha voglia di andare a scoprire qualcosa in più del personaggio musicale italiano del momento, Francesco Gabbani.
Nato nel 1982 , figlio d’arte (il padre aveva un negozio di dischi), polistrumentista e cantautore, Francesco scrive, arrangia e suona praticamente tutti gli strumenti utilizzati nei propri brani. Ha iniziato a suonare la batteria a 4 anni e la chitarra intorno ai 9 anni. A 14 scrive canzoni. A 20 anni arriva la sua prima esperienza discografica: un contratto con Sony BMG insieme ai Trikobalto.
Con questa band partecipa all’Heineken Jammin’ Festival come supporter degli Oasis e degli Stereophonics. Nel 2010 inizia la carriera solista.
Ed ecco il suo album di esordio, intitolato “Greitist Iz”, uscito nel 2014 e scherzoso già nel titolo. Gabbani mostra fin da subito di voler giocare su se stesso, facendo dell’ironia il comune denominatore dei suoi lavori, comprese le canzoni recentemente presentate a Sanremo, Amen e Occidentali’s Karma.
Nella copertina di “Greitist Iz”, Gabbani si mette a nudo nel senso letterale del temine, coprendosi solo della sua fedele compagna di sempre, la chitarra, e poggiando su un letto di ricordi di ragazzo.
L’album si presenta come un bel mix, sia nella musica che nei testi. I generi spaziano dal soul, al cantautorato, al reggae. Le canzoni trattano di vari argomenti: l’approccio superficiale alle droghe da parte dei giovani; l’amore; l’esistenzialismo.
Il brano più noto è I dischi non si suonano, fortemente ironico, in cui viene riproposto un diverbio tra dj e musicisti. Gabbani in proposito ha dichiarato: “C’è un po’ di esubero di ragazzi che si atteggiano ad essere quello che non sono, sono tutti in po’ fotografi, videomaker, artisti, dj”.
Lui invece è davvero un (bravo) cantante.

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche Sotto casa – Max Gazzè

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Sharon M. Draper

Melody

Feltrinelli, 2016, 249 p.
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“Che cosa faresti se potessi volare?” mi domandò la signora V. spostando lo sguardo dall’uccellino a me.

“Avrei paura di lanciarmi” digito.

“Paura di precipitare?” mi chiede.

“No. Avrei paura che sarebbe troppo bello. Paura di volare via”

Melody ha undici anni, una spiccata intelligenza ed una grande memoria. Potrebbe vivere un’esistenza con una marcia in piu’ rispetto alla maggior parte dei coetanei. Purtroppo pero’ non e’ cosi’: la sua malattia (tetraplegia spastica) le impedisce i movimenti e la parola, imprigionandola in un corpo che non risponde ai comandi e la costringe al silenzio.

Eppure in Melody c’e’ determinazione, vitalita’, solarita’, assenza di autocommiserazione, che fanno da efficace contraltare all’inevitabile sofferenza ed alla frustrazione.
Melody vive in una famiglia che la ama incondizionatamente e si impegna per garantirle una vita piu’ serena possibile. Puo’ contare su alcuni educatori attenti e preparati (dopo una serie di disastrose esperienze) e sulla stima di chi le sta vicino. Con i compagni di classe il rapporto e’ difficile: le regalera’ gioie e dolori, ma lei si mostrera’ sempre in grado di accettarli, con spirito di adattamento ed ironia.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Io sono la neve – Elisabeth Laban
Wonder – R. J. Palacio
Stravaganza La città delle maschere – Mary Hoffman
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon
L’amico immaginario – Matthew Dicks
Sono graditi visi sorridenti – Franco e Andrea Antonello
Se ti abbraccio non avere paura – Fulvio Ervas
Sirena Mezzo pesante in movimento – Barbara Garaschelli

ascolta anche
Moon River – Colazione da Tiffany

e guarda anche
The Mighty – Peter Chelsom
Touch – Tim Kring (serie tv)
Mi chiamo Sam – Jassie Nelson

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Chiara Dello Iacovo

Appena sveglia

Believe, 2016
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Sono rinchiusa dentro al cellophane
con le mie valvole che scoppiano
e la pressione tesa al massimo
comprime il mio pensiero critico

a cura di Claudio D’Errico

La musica pare essere nel destino di Chiara Dello Iacovo sin da bambina. Ad otto anni inizia a studiare pianoforte, subito dopo scopre di avere talento per il canto. Inizia a comporre come cantautrice in inglese. Si trasferisce poi negli Stati Uniti, dove – quasi per contraddizione – si dedica a scrivere testi in italiano.
Al rientro, partecipa a vari festival e programmi televisivi, inizialmente con fortune alterne, poi con maggiore successo fino ad ottenere il terzo posto nell’edizione 2016 di Sanremo.

Il suo primo album, Appena sveglia, contiene anche brani già pubblicati. Il pezzo di punta è proprio Introverso, quello presentato a Sanremo, per il quale Chiara ha realizzato un videoclip di semplice genialità.
Gli altri brani dell’album si tingono di colori vivaci ed atmosfere intime, in un quadro che rappresenta la personalità dinamica ed introversa della giovane cantautrice. Stupisce la maturità dei testi ed il loro gioco ironico , come nel caso di La rivolta dei numeri e Scatola di sole. Con il brano Genova – le persiane sono verdi la cantautrice rende un personale tributo alla città che ama e forse anche al suo cantautore più rappresentativo, Fabrizio De Andrè.

Nell’album non manca una parte riflessiva: Soldatino trasmette tensioni e paure di una ragazza di provincia che affronta per la prima volta la vita da adulta. 1° Maggio esorta all’impegno per realizzare i propri sogni e a lottare per i diritti dei lavoratori.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Prima di partire – Irene Grandi
.. vedi anche Scialla! (stai sereno) – Francesco Bruni
e leggi anche La solitudine dei numeri primi – Paolo Giordano

 

 

 

 

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Aaron Karo

Mi chiamo Chuck

Giunti, 2012
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E così io e Steve ci troviamo nella terra di nessuno tra i nerd e i bulli. Purtroppo non siamo bravi nè con la matematica nè con i cazzotti

Chuck ha diciassette anni, una collezione smisurata di scarpe Converse ed una gran voglia di essere “normale”. La sua vita è profondamente condizionata da una serie di rituali irrinunciabili e patologici: si lava le mani in continuazione per paura dei germi, è sopraffatto dalla superstizione, ripete gesti in modo fobico, nella convinzione che il non farlo possa portare conseguenze catastrofiche. La sua mente vive in un loop costante, gira e rigira su se stessa, avviluppandosi in rimuginii deleteri e paralizzanti.

Il quadro parrebbe dei più foschi, se non fosse che Chuck può contare su una preziosa arma a proprio vantaggio: l’ironia. Chuck non la perde mai e con grande coraggio riesce a stare a galla e ad affrontare queste sue difficoltà con il sorriso sulle labbra.

Navigando in rete alla ricerca di una spiegazione per i propri disturbi, Chuck arriva a diagnosticarsi un disturbo ossessivo-compulsivo e decide, spinto dai genitori, di iniziare una terapia psichiatrica.
Niente paura, però: anche in questo caso Chuck riesce a descriverci le sedute con la terapeuta in modo assolutamente esilarante!

La presenza di Steve, amico prezioso, e l’incontro con Amy, una nuova compagna di classe, influenzano di molto la sua vita, aiutandolo a prendere decisioni importanti e a riappropriarsi di se stesso.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Io sono la neve – Elisabeth Laban
Wonder –R. J. Palacio
Il mio inverno a Zerolandia – Paola Predicatori

e vedi anche Il lato positivo – David O. Russell

 

 

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Mirko Volpi

Oceano padano

Laterza, 2015
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 A differenza dei Territori del Sud e delle Zone Montuose, sull’Oceano Padano la vita risulta invariabilmente scandita nel suo ordine piu’ naturale. E si susseguono ancora, ben distinte e solidamente caratterizzate, le quattro stagioni: afa, desolazione fredda, gelo, desolazione tiepida.

La vita in un paesino di mille abitanti sperduto nella campagna cremasca (30 km da Milano, 50 da Cremona) non è propriamente divertente. La noia e la staticità sembrano pervadere ogni cosa. Il ritmo ripetitivo della natura, il susseguirsi immutabile delle stagioni, l’atavica imperturbabilità delle genti paiono svuotare di ogni entusiasmo ed iniziativa gli abitanti di questo angolo di mondo.
Ogni elemento di novità, ogni gesto intraprendente viene guardato con sospetto e diffidenza: prevale l’istinto immediato alla normalizzazione, al torpore emotivo.

Sarebbe tuttavia riduttivo limitarsi a cogliere questo aspetto nel piacevolissimo libro di Mirko Volpi, pervaso invece anche di intelligente e misurata ironia e di un profondo amore per la terra e le tradizioni, che traspare in ogni pagina.

Chi abita queste zone (o comunque la Pianura Padana) apprezzerà “Oceano padano” perché rivedrà nei racconti e nei personaggi i caratteri tipici della propria comunità. Si lascerà trasportare idealmente nelle delicate – a tratti poetiche – descrizioni dei paesaggi e dei mestieri legati all’agricoltura.

Chi è invece distante per esperienza di vita da questa realtà, potrà gettare uno sguardo, spassoso e partecipe, alla piccola comunità lombarda, trascorrendo qualche ora di piacevole relax e garantito divertimento, di qualità.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Il diario di Mirko V. – Mirko Volpi
ed ascolta anche l’Intervista a Mirko Volpi su Radio24

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Eels

Shootenanny!

Universal, 2003
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Got my cares
Wrapped-up all nice and neat
In my suitcase
I’ll take it down the street
To a place with plenty of space for me
I am a lone wolf

Ascoltare un album degli Eels è come fare un balzo in un universo parallelo (non è tanto per scrivere ad effetto: sapete chi era il padre del leader? Leggete qui).
Ed appunto Mark Oliver Everett e la sua voce sono diventati un mito in ogni universo: causticamente umorista, un’improbabile zio che ti aiuta nel momento del bisogno con strampalati consigli che però funzionano.
Shootenanny! è considerato, a secondo dei punti di vista, un insieme di canzoni da ascoltare a ripetizione oppure da centellinare, da sorseggiare una sola volta per poi assaporarne il ricordo, le sensazioni, i guizzi di genio.
Rock Hard Times cattura con il suo power-pop simpaticamente spigliato, Love Of The Loveless tintinna un loop ipnotico vincente e delicatissimo, scartavetrato dalla voce di mister E.
Lone Wolf è quasi un’autobiografia dolente che ammicca al cuore, stringendolo in un abbraccio galeotto e solitario.
Questi tre brani spiccato e insieme a tutta la soundtrack creano un senso chiaroscurale, una mistura di pop, indie e rock intrisa di malinconicità esistenziale che sbocca in una pigrizia da fine settimana, quando vuoi fare tutto sapendo che non farai niente.
Piacevolmente niente.

Ascolta tre brani dell’album
Lone Wolf, Rock Hard Times, Love of the Loveless

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche
Hozier – Hozier
Weezer – Everything Will Be Alright In The End
Jack White – Lazaretto
Blur – Think Tank

E leggi anche
Lo straniero – Albert Camus
Educazione Siberiana – Nicolai Lilin 

E guarda anche
Cloud Atlas – Lana Wachowski, Andy Wachowski, Tom Tykwer
Storie Pazzesche – Damian Szifron

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Ben Lewin

The Sessions – Gli Incontri

USA, 2012
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Poesia d’amore per nessuno in particolare:
“Lascia che io ti tocchi con le mie parole perché le mie mani giacciono flosce come guanti vuoti;
Lascia che le mie parole accarezzino i tuoi capelli, scendano lungo la tua schiena e ti solletichino il ventre;
perché le mie mani, leggere, che volano libere come mattoni, ignorano la mia volontà e rifiutano caparbiamente di realizzare i miei più segreti desideri;
lascia che le mie parole entrino nella tua mente recando fiaccole;
accoglile di buon grado nel tuo essere, così che ti possano accarezzare gentilmente l’anima.”

Sgombriamo subito il campo: di pietismo, retorica e affini non c’è minimamente presenza in questo film.
C’è tanto entusiasmo e tanta libertà, questo si. E ce n’è da vendere.
The Sessions racconta una storia vera, quella del poeta e giornalista americano Mark O’Brien che vive la sua giornata quasi interamente in un polmone d’acciaio, dal quale può staccarsi solo per poche ore: causa di tutto questo è la poliomelite che lo ha colpito nella prima infanzia, condizionandone l’esistenza.
A Mark, quasi quarantenne, non manca la voglia di vivere, anzi: vuole provare tutta l’ebbrezza che la vita può dare, compresa la gioia del sesso, che fino ad ora gli è stata negata.
Primo passo: Mark è profondamente religioso e quanto si appresta a fare si può ricondurre ad un rapporto fuori da matrimonio. Si consulta quindi con l’amico sacerdote Padre Brendan, che lo appoggia pienamente, prima di tutto come uomo e poi come ecclesiastico, “Dimentica le psico-boiate con cui sei cresciuto” dice (tra l’altro, William H. Macy si cala perfettamente nel ruolo del sacerdote-consigliere).
Secondo passo: contatta Cheryl (interpretata da una Helen Hunt in stato di grazia), una terapista sessuale che lo aiuterà e lo affiancherà nell’accettazione del proprio corpo, aiutandolo passo dopo passo nel suo intento. Il rapporto con Mark evolverà in qualcosa di inaspettato e struggente, costringendo i due a decisioni importanti.
Un film mai volgare, che tratta un argomento come l’assistenza sessuale ai disabili divenuto importante, e che soprattutto tratta il protagonista come Uomo e non come personaggio.
Un film che in definitiva è soltanto pura e splendida poesia.
E non è poco.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Breathing Lessons: The Life and Work of Mark O’Brien di Jessica Yu
Mare Dentro di Alejandro Amenábar
Quasi Amici di Olivier Nakache – Eric Toledano

…e leggi anche …
L’Accarezzatrice di Giorgia Wurth
Il mio angolo di universo di Ann M. Martin

… e ascolta anche …
The Sessions OST di Marco Beltrami
Distrofichetto dei Ladri di Carrozzelle

The Sessions_locandina

Regia : Ben Lewin
Sceneggiatura : Ben Lewin
Fotografia : Geoffrey Simpson
Musica : Marco Beltrami
Durata: 95’

Interpreti e personaggi principali:
John Hawkes : Mark O’Brien
Helen Hunt : Cheryl Cohen Greene
William H. Macy : Padre Brendan
Moon Bloodgood : Vera
Annika Marks : Amanda
Robin Weigert : Susan
Rhea Pearlman : Mikvah Lady

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Nick Hornby

Tutto per una ragazza

Guanda, 2008, 274 pp.
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Il fatto e’ che si arriva ad un punto in cui i fatti non contano piu’ e, pur sapendo tutto, non si sa niente, perche’ non si conoscono le emozioni. E’ questo il problema delle storie, no? I fatti possiamo anche raccontarli in dieci secondi, volendo, ma i fatti non sono niente.

Le giornate di Sam, sedicenne inglese, sono occupate dalla passione per lo skateboard. I suoi dialoghi immaginari, quotidiani,  con il poster di Tony Hawk, skater statunitense, sono davvero imperdibili e spassosi! Spensierato e ancora un po’ disorientato di fronte alla vita, Sam abita a Londra con una madre giovanissima e vede solo saltuariamente il padre, uomo disattento e superficiale. Si innamora di Alicia, sua coetanea, e vive con lei una breve passione. Ma una disattenzione costa cara ai ragazzi e Sam si trova all’improvviso padre, quando ancora non si sente adulto. Impara molto presto che la vita è fatta anche di imprevisti e che un evento inaspettato può di colpo stravolgere ogni previsione e progetto.
Nick Hornby si conferma un maestro assoluto nel descrivere sogni, pensieri, incertezze dei ragazzi, riuscendo a raccontare con tono fresco, leggero e partecipe le loro storie.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Un ragazzo – Nick Hornby
La banda dei brocchi – Jonathan Coe
Occupation: Skateboarder – Tony Hawk 

…guarda anche
About a boy – Paul e Chris Weitz
Paranoid park – Gus Van Sant

…e ascolta anche
American Idiot – Green Day

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a cura di Lucio D'Arcangelo

Racconti fantastici argentini

Mondadori, 1999, 220 p.
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Il futuro non vive, non esiste per Cosimo Schmitz, il fabbro, non gli dà gioia nè timore. In assenza del futuro anche il passato impallidisce, perchè la memoria serve appena; ma come è intenso, totale, eterno il presente, non distratto da visioni o immagini di ciò che deve venire, nè dal pensiero che presto tutto sarà passato!

Questo raccolta comprende diciannove racconti di autori argentini, composti tra gli anni Quaranta e Sessanta ed accomunati dalla vena fantastica. In ogni racconto il fantastico assume una forma del tutto particolare, spaziando dal mistero al sogno, dall’enigma all’orrore, dall’ironia al grottesco. I racconti sono brevi e permeati dalla solitudine dei protagonisti, alle prese con un evento inspiegabile ed irreale, soprannaturale, che sconvolge la vita quotidiana e mette in crisi ogni equilibrio. Un uomo  che decide di sottoporsi ad un trattamento di “chirurgia psichica di estirpazione”, una scimmia che impara a parlare e muore subito dopo, un cataclisma cosmico che altera le normali regole della fisica, un attore defunto imprigionato nei propri film: ecco solo alcune delle affascinanti storie raccolte in questo libro!

Ti è piaciuto questo libro, allora leggi anche:
Molto dopo mezzanotte – Ray Bradury
Racconti del terrore – Edgar Allan Poe

ed ascolta anche Libertango – Astor Piazzola

 

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