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Paola mastrocola

Non so niente di te

Einaudi 2013, 334 p.
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Quella linea spezzata continua, solo che continua da un’altra parte, in un altro modo, e va bene lo stesso perché comunque quella linea è nata da te, da voi, viene da lì…

Filippo Cantirami è il rampollo di una agiata famiglia torinese e sta seguendo un prestigioso corso di studi in economia, preludio a una altrettanto prestigiosa carriera. I suoi pensano che il ragazzo frequenti un master a Stanford, negli Stati Uniti. Invece, la mattina del 9 novembre 2011, Filippo si materializza a Oxford per tenere un seminario con un compagno di studi. Il problema è che si presenta in università accompagnato da centinaia di pecore che si dispongono nell’aula fra lo stupore dei presenti. Da quel momento, si apre un mistero: i familiari di Filippo, venuti a conoscenza del fattaccio, cercano di contattarlo per capire cosa stia succedendo, ma lui è irreperibile. Inizia una ricerca che tocca le due sponde dell’Atlantico e che sconvolge un’intera famiglia. Dov’è finito Filippo? Quali meccanismi hanno portato un ragazzo tranquillo e dal destino tracciato fin dall’infanzia a ribellarsi ai progetti dei genitori? Perché il punto è proprio questo: viene il momento in cui un individuo può fermarsi e decidere di rifiutare la strada che altri hanno scelto per lui. E così, anche le persone più vicine, scoprono di non sapere niente di lui.
Tra ironiche descrizioni dei tic della classe benestante italiana, acute osservazioni sulla situazione politica ed economica di questi anni e annotazioni su quanto sia sbagliato caricare di troppe aspettative i nostri figli, Paola Mastrocola scatta un’istantanea della società attuale.

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Deniz Gamze Ergüven

Mustang

2016, Turchia
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La casa si trasformò in una fabbrica di casalinghe di massima sicurezza

In un villaggio costiero turco la giovane Lale e le sue sorelle maggiori Nur, Ece, Selma e Sonay festeggiano la fine dell’anno scolastico. La loro insegnante preferita sta per lasciare il piccolo paese per recarsi nella promettente Istanbul e le giovani, insieme ai loro compagni, vogliono celebrare la sua partenza. La festa si protrae in la spiaggia sino a tarda sera. Più veloce della loro felicità è la morale del paese, che estremamente religiosa, mette in circolo la voce riguardo i loro approcci con i ragazzi infangando così l’innocenza delle cinque bellissime sorelle. Ad attenderle al ritorno c’è la nonna che tenta di difendere le ragazze dallo zio, tutore legale delle giovani alla scomparsa dei loro genitori, che invece adotta un regime patriarcale e ancestrale. Le sorelle diventano merce di scambio per intessere matrimoni e nuove relazioni in grado di garantire soldi e prosperità alla famiglia. Non esiste più la scuola se non quella di preparazione per i matrimoni combinati: economia domestica, cucina, educazione sessuale volta al soddisfacimento del marito e la cura dei figli. Ma le giovani sono come cavalli selvaggi, i famosi mustang appunto, e sapranno fare fronte alle angherie tiranniche dello zio con una grazia tale da renderle quasi surreali.

Folgorante film esordio per la regista turca Ergüven che ha saputo mettere in scena, con travolgente eleganza, i volti di cinque donne senza tempo. Sorelle, amiche, complici, tra capelli da spazzolare, fughe di casa da pianificare, stanze da letto in cui nuotare e matrimoni combinati da accettare o da cui scappare. Non c’è spazio per la tragedia o la riflessione. È una ribellione emotiva traslata nel tempo e nello spazio di questa pellicola. Emozioni e silenzi, innocenza e meraviglia sensuale entrano quindi come un turbine in corsa attraverso queste giovani simbolo di tutte le donne costrette a vincere o vivere le proprie emozioni a causa dei condizionamenti sociali. Ogni compromesso è una menzogna che prima o poi si paga a caro prezzo; mentre questo film vuole mostrarci cosa significa essere autenticamente se stessi a ogni costo e senza alcuna sfumatura – come solo la giovinezza può essere. La stagione della bellezza diventa una forza naturale di riscatto, nessuno può, infatti, opprimere la vita e sperare che essa ubbidisca. Quel senso di liberà irrinunciabile, come valore intrinseco alla propria inesauribile identità, e’ stato veicolato proprio dalla giovane insegnante -causa e motore involontario della vicenda- dimostrando con pochissime pennellate quanto sia importante il ruolo dei docenti nel corso delle nostre vite.

Come la Oates prima di lei, la Ergüven ha il pregio e la forza espressiva di non relegare la questione femminile all’interno di una cornice di genere ma trasferisce il sentimento femminile violato e oppresso nell’infelicità maschile dimostrando come le due metà del cielo diventino incomunicabili nel loro dolore reciproco e senza soluzione; se non quella di abbandonare una cultura fatta di sensi di colpa e ruoli soffocanti.

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Ragazze cattive, Oates Carol Joyce

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Regia: Deniz Gamze Ergüven
Sceneggiatura: Deniz Gamze Ergüven, Alice Winocour
Musiche: Warren Ellis
Cast: Güneş Şensoy, Doğa Doğuşlu, Elit İşcan, Tuğba Sunguroğlu, İlayda Akdoğan, Nihal Koldaş, Ayberk Pekcan, Erol Afşin

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