Archivio tag: Jack White

Eels

Shootenanny!

Universal, 2003
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Got my cares
Wrapped-up all nice and neat
In my suitcase
I’ll take it down the street
To a place with plenty of space for me
I am a lone wolf

Ascoltare un album degli Eels è come fare un balzo in un universo parallelo (non è tanto per scrivere ad effetto: sapete chi era il padre del leader? Leggete qui).
Ed appunto Mark Oliver Everett e la sua voce sono diventati un mito in ogni universo: causticamente umorista, un’improbabile zio che ti aiuta nel momento del bisogno con strampalati consigli che però funzionano.
Shootenanny! è considerato, a secondo dei punti di vista, un insieme di canzoni da ascoltare a ripetizione oppure da centellinare, da sorseggiare una sola volta per poi assaporarne il ricordo, le sensazioni, i guizzi di genio.
Rock Hard Times cattura con il suo power-pop simpaticamente spigliato, Love Of The Loveless tintinna un loop ipnotico vincente e delicatissimo, scartavetrato dalla voce di mister E.
Lone Wolf è quasi un’autobiografia dolente che ammicca al cuore, stringendolo in un abbraccio galeotto e solitario.
Questi tre brani spiccato e insieme a tutta la soundtrack creano un senso chiaroscurale, una mistura di pop, indie e rock intrisa di malinconicità esistenziale che sbocca in una pigrizia da fine settimana, quando vuoi fare tutto sapendo che non farai niente.
Piacevolmente niente.

Ascolta tre brani dell’album
Lone Wolf, Rock Hard Times, Love of the Loveless

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche
Hozier – Hozier
Weezer – Everything Will Be Alright In The End
Jack White – Lazaretto
Blur – Think Tank

E leggi anche
Lo straniero – Albert Camus
Educazione Siberiana – Nicolai Lilin 

E guarda anche
Cloud Atlas – Lana Wachowski, Andy Wachowski, Tom Tykwer
Storie Pazzesche – Damian Szifron

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Royal Blood

Royal Blood

Warner Bros, 2014
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Articolo di Elena Stombelli

Hey Little Monster
I got my eye on you
Where are you going? Where you running to?
Hey Little Monster
You know it’s all okay
I’m gonna love you, no matter what you say
I got love on my fingers, lust on my tongue
You say you got nothing, so come out and get some
Heartache to heartache, I’m your wolf, I’m your man
I say run Little Monster, before you know who I am.

Atmosfere cupe, sound energico e potente che arriva dritto allo stomaco e lascia senza fiato. Quel fiato che si perde immergendosi fin dalle prime note nelle loro canzoni. Ritmi ossessivi e travolgenti che scuotono, in contrasto con testi graffianti ed a tratti intimi ed introspettivi. Un turbinio di sensazioni forti alternate a melodie più leggere e delicate. Una base melodica esclusivamente composta da una basso supportato da amplificatori che fa vibrare ogni cellula sin dal primo ascolto. Tutto questo arricchito da una batteria ed una voce tanto particolare ed unica quanto assolutamente riconoscibile.
Mike Kerr e Ben Thatcher sono gli artefici di tutta questa magia. Due ragazzi apparentemente anonimi sui quali non si scommetterebbe mai vedendoli giù da un palco, eppure con i loro Royal Blood sono stati considerati i “next big thing” della musica britannica. Ammirati da gruppi come Muse, Metallica, Rage Against The Machine, Led Zeppelin ed Arctic Monkeys. Sono stati scelti da questi ultimi per suonare a Finsbury Park ed hanno già calcato palchi di notevole importanza. Inseriti nella lista delle band impedibili del panorama musicale britannico, portano con loro le tracce delle band da cui sono stati influenzati come i Queens of The Stone Age, I Nirvana, Jack White ed i suoi White Stripes.
Singoli come “Little Monster” e “Ten Tonne Skeleton” con i loro riff potenti, ritmi coinvolgenti e freneticamente cupi, sono solo un piccolo assaggio del loro pazzesco album di debutto: Royal Blood, che ha raggiunto il più alto numero di vendite in Gran Bretagna per una rock band debuttante.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Figure it out, Little Monster, Ten Tonne Skeleton

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Queens Of The Stone Age – …Like Clockwork
Jack White – Lazaretto
Nirvana – In Utero

…e leggi anche:
Così è (Se vi pare) – Luigi Pirandello

…e guarda anche:
I bambini di Cold Rock – Pascal Laugier [ VM 14 ]

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Jack White

Lazaretto

Third Man – XL Recordings – Columbia, 2014
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And even God herself
Has fewer plans than me
But she never helps me out with my scams for free,
though she grabs a stick and then she points it at me
When I say nothing, I say everything
Yeah when I say nothing, I say everything

“ ?!?! ”
Beh si, è vero: forse intitolare un album Lazaretto non è il massimo, però è una parola dal suono secco e deciso, che ben prefigura le canzoni che troveremo al suo interno, particolari, concise, di sostanza.
A cominciare dalla title track.
Registrata e incisa in meno di quattro ore, rappresenta Jack White in pieno: ti spettina al primo ascolto e riesce a prenderti sempre in contropiede, con quel mix di violino, elettronica e chitarra elettrica. Già, quella chitarra, protuberanza delle mani del nostro beniamino, inscindibile presenza nel processo creativo con dei riff sempre azzeccati e con arrangiamenti che distinguono le buone canzoni dalle ottime.
E pare che il ragazzo di Detroit riesca a scrivere solo queste ultime.
Brani disincantati, parlano della vita che ti sorprende, che ti fa fare cose e dire cose in totale libertà, senza un perché, senza il pressante bisogno di giustificarsi con chicchessia
Dopo l’esperienza con i White Stripes e il debordante successo dell’album Elephant, con questa seconda prova da solista, Jack dà dimostrazione di sentirsi perfettamente a suo agio come mattatore, un perfetto animale da palcoscenico, attorniato dalle note di un rock misto blues misto indie che ci piace davvero tanto.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Lazaretto, High Ball Stepper, Would You Fight for My Love?

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
White Stripes – Elephant
Heike Has The Giggles – Crowd Surfing
The Strokes – Is This It

… e leggi anche
Il giorno che segammo il braccio a Andy – Marnix Peeters

… e guarda anche
Il lato positivo – David O. Russell

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