Archivio tag: James Mangold

James Mangold

Logan. The Wolverine

USA, 2017
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Quando ti ho trovato tu stavi intraprendendo una carriera di lottatore in una gabbia, là eri al culmine di una vita da assassino strafatto di barbiturici… Eri un animale! Ma noi ti abbiamo accolto. E io ti ho dato una famiglia.

I mutanti convivono da sempre con la minaccia della loro imminente estinzione. Nell’epoca raccontata in Logan- The Wolverine, l’ipotesi della scomparsa di chiunque possieda super poteri è diventata realtà.

Logan, invecchiato a causa di un avvelenamento da adamantio che riduce il suo potere rigenerante, si trascina in una vita miserevole con il solo obbiettivo di riuscire a comprare uno yacht sul quale mettere in salvo Charles Xavier. Questi è stato colpito da una malattia degenerativa a causa della quale ha involontariamente causato la morte di numerosi mutanti.

Logan viene avvicinato da Gabriela, infermiera della Essex Corp, che gli rivela come la compagnia stia cercando di creare soldati partendo dal bagaglio genetico di alcuni mutanti.

Gabriela ed altre infermiere della compagnia sono riuscite a far fuggire i bambini nati da questi esperimenti, che dovranno nascondersi in un posto sicuro da loro chiamato Eden. Tra loro, una sola bambina è riuscita a scappare con la donna. Si tratta di Laura, nata partendo proprio da un campione di DNA di Logan.

La esperienze vissute da questa figlia/non figlia evocano tanto profondamente il drammatico passato di Wolverine da convincerlo ad aiutarla.
Laura è uno specchio di quanto Logan ha cercato di lasciarsi alle spalle: la violenza e la rabbia che hanno segnato tutta la sua vita.

Logan- The Wolverine è l’ultimo film della serie dedicata al super eroe dagli artigli di adamantio, impersonato da Hugh Jackman. Questo affascinante personaggio, creato negli anni ’70 da Len Wein e Herb Trimpe, è indissolubilmente legato all’aura animalesca che lo caratterizza, rendendolo una figura anomala nel panorama dei super eroi.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche…
I doni- Ursula LeGuin
Half Bad- Sally Green

…e guarda anche..
Spider- Man. Homecoming- Jon Watts
X-Men- Brian Singer
Wolverine. L’immortale- James Mangold

logan-the-wolverine-james-mangold

Regia: James Mangold
Sceneggiatura: Scott Frank, Michael Green, James Mangold
Musiche: Marco Beltrami
Fotografia: John Mathieson
Durata: 137′

Interpreti e personaggi
Hugh Jackman- Logan
Patrick Stewart- Charles
Dafne Keen- Laura
Stephen Merchant- Calibano
Richard E. Grant- Dr. Rice
Boyd Holbrook- Donald Pierce

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Zack Snyder

Sucker Punch

USA - Canada, 2011
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Se non combatti per qualcosa ti ritroverai con niente!

Hai paura… non devi. Per raggiungere il tuo paradiso, lasciati andare.
Quello che stai immaginando in questo momento? Tu controlli questo mondo.

Articolo di Kastalya von Dunst

Onestamente, io l’ho trovato un film che fa riflettere: ogni cosa è inserita per un motivo ben preciso, nulla è lasciato al caso. Forse è solo la ridondanza barocca dei combattimenti che rischia di depistare, ma è una scelta stilistica fatta consapevolmente, con cognizione di causa.
Andiamo per gradi.
Che ci siano tre livelli di realtà è ben chiaro praticamente a tutti: ma cosa sono questi tre livelli? Come per Inception, è complicato riuscire a tenerli a mente e incastrarli correttamente, rischiando difatti di dare una lettura diacronica invece che sincronica del film, facendo perdere di valore a tutta la costruzione narrativa.

1 – Baby Doll e il Reale
Come diceva Leopardi, in questo livello si parla dello “squallido Vero e del solido Nulla”. Al mancare della figura materna, subentra un paterno deviato e pericoloso che porta all’evento chiave (il Sucker Punch, appunto): per cercare di proteggere la sorellina, Baby Doll si sporca le mani ma, dato che quello che la muove al momento è la disperazione più che la volontà di farcela, distrugge la sua stessa innocenza venendo rinchiusa in un manicomio. Un’emblematica caduta dalla grazia tipica di ogni evoluzione dall’infanzia all’età adulta: la sorellina da lei uccisa è sia un’azione da redimere, sia l’emblema della perdita della sua fanciullezza.
C’è un teatro però, un Teatro dell’anima, dove la terapia psicanalitica cerca di smuovere i rimossi di queste povere anime perdute, facendo loro letteralmente portare in scena quei grandi psicodrammi che le hanno condotte in quel luogo senza futuro. Un’esaltazione del percorso interiore che si compie nei momenti drammatici che si affrontano durante la vita e che se non si trova il coraggio di affrontare non ci renderanno mai liberi.

2 – Baby Doll e la Sublimazione del Reale
Siamo ora al secondo livello, il reale è una prigione e se non possiamo uscirne… beh, cambiamolo!
Come in una fiaba, siamo nel punto in cui si deve cercare di risolvere il problema: si cercano quindi stratagemmi magici, alleanze e spinte motivazionali che permettano di lavorare come un corpus unico contro il nemico comune.
Ecco quindi che il manicomio diventa un bordello, le pazienti delle prostitute, gli inservienti i padroni, la psichiatra una prostituta con la sindrome di Stoccolma e il dottore un cliente facoltoso per il quale è motivato l’ingresso di Baby Doll nella struttura. Sarà infatti il suo regalo, lei è qui solo per lui.
È questo il valore catartico di questo livello: permettere alla nostra psiche di accedere alle soluzioni che ci possono salvare, è un trait d’union tra il Reale e l’Ideale, escamotage volto a dare scacco matto al Reale e saccheggiare l’Ideale per trovare nel fondo della nostra anima le vie di fuga dal Dolore. Spesso il solo modo di combattere la sofferenza è di arrendersi, messi con le spalle al muro, così da poter affrontare tutte le nostre paure. Il vero valore del processo sta proprio in questo: da questo confronto con la nostra Anima.

3 – Baby Doll e l’Ideale
Questo livello fa da contrappunto simmetrico del Reale. E tanto è squallido e doloroso l’uno, tanto è immaginifico e catartico l’altro: il suo essere così barocco e ridondante, sovrabbondante di suoni e colori, serve ad equilibrare il reale. Se nel mondo del manicomio l’individualità è annullata, qui le protagoniste sono ben marcate, ognuna ha una sua caratteristica, una sua unicità, una sua forza e soprattutto una sua capacità di influenzare il mondo. Emblematico il combattimento con i samurai di pietra, immensi ed enormi, apparentemente invincibili per una piccola ragazzina disarmata.
Estremamente importante è la figura del Saggio Maestro che insegna a Baby Doll come combattere e quindi a come essere libera. Se si bada bene, non le mostra come scappare, bensì le dice semplicemente che l’avrebbe aiutata ad essere libera. È questo quello che conta.

In definitiva, Sucker Punch è un viaggio iniziatico.
Essere liberi è il punto di partenza per poter vivere davvero. La prigionia metaforica dell’ospedale e quella sublimata del bordello sono emblemi di una prigionia interiore che non permette di essere quello che vogliamo.
Il Viaggio della Vita ha portato la protagonista a lottare con i propri strumenti: per questo una delle cose che più ha depistato gli spettatori è stata di fatto la fine del film. Bisogna passare oltre i normali schemi narrativi. Baby Doll realizza solo verso la fine che il solo modo per fuggire, quel quinto elemento, la quintessenza necessaria per terminare il rituale magico per la fuga, è lei stessa. In questo modo si offre spontaneamente alle proprio paure. Solo ridendogli in faccia, facendo loro vedere che non sono nulla se non parti di noi stessi che siamo in grado di controllare, possiamo vincerle, e possiamo quindi essere davvero liberi.
Baby Doll è martire a imperitura memoria di una battaglia epocale contro se stessi, dove spesso si impara che quando si perde si vince, perché di fatto, quando si combattono queste battaglie non ci sono sconfitti, ma solo vincitori.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
James Mangold – Wolverine, L’immortale
Alex Proyas – Il Corvo
Neil Marshall – Doomsday: Il giorno del giudizio

… e leggi anche
Oliver Bowden – Assassin’s Creed : Rinascimento
Kevin Brooks – Bunker Diary
Kazuo Ishiguro – Non lasciarmi

…e ascolta anche
Emily Browning – Sweet Dreams (Are Made of This) [Sucker Punch OST 01]
Lords Of Acid – The Crablouse Instrumental
Queen (feat. Armageddon) – I Want It All / We Will Rock You (Mash-Up) [Sucker Punch OST 04]

sucker

Regia :  Zack Snyder
Sceneggiatura : Zack Snyder – Steve Shibuya
Fotografia : Larry Fong
Musica : Tyler BatesMarius De Vries
Durata: 105’

Interpreti e personaggi principali:
Emily Browning : Baby Doll
Abbie Cornish : Sweet Pea
Jena Malone : Rocket
Vanessa Hudgens : Blondie
Jamie Chung : Amber

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James Mangold

Wolverine, L’immortale

Usa, 2013
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 L’eternità può essere una maledizione. Le perdite che hai subito. Un uomo può non avere più nulla per cui vivere, non avere più uno scopo

Dopo essere stato costretto ad uccidere la donna di cui era innamorato Logan, distrutto dal dolore e dal rimorso, si rintana sui monti finché una strana ragazza giapponese di nome Yukio, una mutante col potere di predire il futuro, lo scova per portargli un messaggio urgente: il ricco giapponese Yashida sta morendo e prima di esalare l’ultimo respiro vorrebbe ringraziare Logan per avergli salvato la vita durante la guerra, quando fu lanciata la bomba atomica di Nagasaki. Una volta giunto al suo capezzale a Tokyo però il vecchio fa a Logan una proposta sconcertante: scambiare la sua immortalità in cambio di una vita normale, in cui l’X-Man non sia continuamente flagellato dal dolore di dire addio alle persone che ama. Qui Logan conisce anche Mariko, la nipote di Yashida, e Viper, la sua dottoressa. Il giorno dopo Yashida muore e durante il funerale, nel tentativo di salvare Mariko da un rapimento orchestrato dalla Yakuza, Logan scopre di aver perso il suo potere di autoguarigione. Decide quindi di scappare con Mariko, ma riuscirà a proteggerla senza il suo superpotere? E per quale motivo non riesce più a rigenerarsi velocemente come prima?

Se il primo spin-off degli X-Men dedicato al personaggio di Wolverine si era concentrato maggiormente sui motivi che hanno portato alla creazione della sua straordinaria conformazione ossea di adamantio, questo secondo film si rivolge al potere originale del suo gene mutante che consente a Logan di auto rigenerarsi, rimarginare velocemente le ferite e di non invecchiare.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche:
Brett Ratner, X-Men – Conflitto finale
Gavin Hood, X-Men le origini – Wolverine

… e leggi anche :
Paul Jenkins, Bill Jemas, Wolverine. Origini
Sally Green, Half Bad

 

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Titolo originale: The Wolverine
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti, Giappone, Australia
Anno: 2013
Durata: 126 min- 138 min (versione estesa)
Genere: Supereroi, azione, avventura, fantasy
Regia: James Mangold
Soggetto: Chris Claremont, Frank Miller
Sceneggiatura: Christopher McQuarrie, Mark Bomback, Scott Frank
Produttore: Lauren Shuler Donner, Hugh Jackman, Hutch Parker, John Palermo
Casa di produzione: 20th Century Fox
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox
Fotografia: Amir Mokri
Musiche: Marco Beltrami

Interpreti e personaggi:
Hugh Jackman: Logan/Wolverine
Rila Fukushima: Yukio
Tao Okamoto: Mariko Yashida
Will Yun Lee: Kenuichio Harada
Svetlana Khodchenkova: Viper/Madame Hydra
Hiroyuki Sanada: Shingen Yashida
Haruhiko Yamanouchi: Ichirō Yashida/Silver Samurai
Brian Tee: Noburo Mori
Famke Janssen: Jean Grey
Ian McKellen: Erik Lehnsherr/Magneto
Patrick Stewart: Charles Xavier/Professor X
Lynn Collins: Kayla Silver Fox

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Billie Joe Armstrong - Norah Jones

Foreverly

Reprise Records, 2013
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All these many years I’ve loved you
No one has ever known
No one has ever known but you alone
I’ve kept it locked inside my heart
And smiled through all my tears
My darling, I have loved you, oh, so many years

Talvolta, la musica si ricorda di essere nata per unire mente e cuore, essere e avere, tralasciando tutti gli aspetti commerciali di vendita. E Foreverly è uno di questo casi: uno splendido omaggio alla tradizione americana, ed in particolare un omaggio agli Everly Brothers, che con la loro musica alla fine degli anni ’50 influenzarono non solo Folk e Country, ma tutti i generi successivi a partire dal Rock.
Ma un album del genere ha bisogno di una voce che lo caratterizzi … e qua ne abbiamo due.
E che voci.
Billie Joe Armstrong ti spiazza, abituati come siamo a vederlo satanasso esagitato assieme ai suoi Green Day, a darci dentro di punk-pop e chitarra elettrica: eppure sembra avere un lato nascosto terribilmente dolce. E Norah Jones? Beh, lei è un angelo prestato alla musica, una voce che rapisce e purifica: c’è poco da dire, sfuma le note in emozioni.
Billie Joe+Norah rileggono le canzoni intrecciando vocalizzi inaspettati, i due si completano a vicenda, trasmettendo il sapore e la voglia di riscoperta del genere “Americana”, pure semplicità ed essenzialità di sentimenti.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Long Time Gone, Silver Haired Daddy of Mine, Oh So Many Years

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Norah Jones – Sunrise
Green Day – Basket Case
Jamie Cullum – I’m All Over It

… e leggi anche
Mariano De Simone – Old-time, hard times. Canzoniere della country music

… e guarda anche
Quando l’amore brucia l’anima (Walk The Line) – James Mangold

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Martita Fardin

valeANA

Elliot, 2009, 117 pg
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Quod me nutrit, me destruit

Qui niente è sincero

Valentina vive apparentemente tranquilla: un famiglia come tante, una bella casa sul lago, amicizie, una vita agiata.
Ma dentro il suo corpo un demone la possiede, un demone fatto di bugie e di segreti inconfessati, di un’apatia nei confronti della vita quasi come missione.
Come combattere contro tutto questo? Con il cibo, o meglio, con la mancanza di cibo: quel poco che riesce ad assumere è visto come veicolo di redenzione e l’autodistruzione come il salvataggio da se stessa.
Circondata da persone perse nei loro pensieri, in umori alti e bassi, quasi complici della sua esistenza problematica, Valentina dovrà trovare quella forza per saltare dall’altra parte del baratro.
Emozionando mente e cuore, Martita Fardin rende solida l’impalpabile crudezza spirituale nella quale conduce uno dei peggiori mali di vivere.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
La ragazza che non voleva crescere. La mia battaglia contro l’anoressia – Isabelle Caro
Brutta! – Briscoe Constance

… e ascolta anche
Save Me – Simple Plan
Mia sorella – Povia
90-60-90 – Flor Villagra
Quella che non sei – Ligabue

… e guarda anche
Primo amore di Matteo Garrone
Ragazze interrotte di James Mangold

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