Archivio tag: la 25a ora

The National

Trouble Will Find Me

2013, 4AD, New York
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There’s some things that I should never
Laugh about in front of family
I’ll try to call you from the party
It’s full of punks and cannonballers
I need my girl
I need my girl

Trouble Will Find Me è un disco spartiacque che anticipa con lungimiranza l’ultimo singolo della band uscito poche settimane fa: Guilty Party.

Trouble Will Find Me è un disco del 2013 ma sembra essere attualissimo per atmosfere e sonorità che ci catturano in tempi inquieti e velocissimi.  E’ un viaggio nei demoni che ci colgono proprio quando siamo distratti, dispersi oppure siamo noi stessi a chiamarli mentre il mondo sembra scivolarci dalle mani.  Nel 2013 inizia la nuova fase della band di Cincinnati. Matt Berninger inizia un approccio nuovo con i testi vivendoli con immediatezza e confidenza, accantonando i giri di parole e la retorica fatta di immagini visive per abbandonarsi a una scrittura quasi da diario, a tratti in modo eccentrico (Pink Rabbits e Don’t Swallow The Cap), esplicita sia quando parla d’amore (I Need My Girl) che quando si addentra nell’analisi introspettiva e personale (Demons).

Insomma i National abbandonano una retorica che sembrava averli catturati nel precedente album, soprattutto musicale, per potersi dedicare alla profondità e l’introspezione sperimentando dimensioni nuove ma senza rinunciare mai alla propria formazione e vocazione.  Il punto più alto raggiunto dalla band nel 2007 con Boxer ha segnato un lungo processo di maturazione artistica in cui i ragazzi di Cincinnati hanno scelto di dialogare con i propri ascoltatori per abbattere ogni resistenza nei testi ma soprattutto ogni distanza. La sensazione di questo disco è forse il punto più alto di svolta in cui si assiste a una conversazione intima (quasi unplugged in Hard to Find) dove sacrificando un ritmo aggressivo  i National scivolano accanto alle vite di ognuno di noi.

Il disco ospita anche collaborazioni più o meno silenti con gli Arcade FireSt. Vincent.

Ascolta il nuovo singolo: Guilty Party
Leggi anche: Paolo Cognetti – Le otto montagne
Guarda anche: Cloro

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Drake

Views

Universal, 2016
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You used to call me on my cell phone
Late night when you need my love
Call me on my cell phone
Late night when you need my love
I know when that hotline bling
That can only mean one thing

a cura di Claudio D’Errico 

Aubrey Drake Graham, in arte Drake, è originario di Toronto, in Ontario, dove nasce nel 1986.
Viene avviato al mondo dell’arte sin da piccolo, grazie al padre – batterista – ed alla madre. Terminato il liceo, Drake si approccia con successo alla recitazione. Scopre inoltre il proprio talento musicale, trovando subito uno stile molto personale, particolare ed eclettico.

Views è il quarto album in studio del rapper canadese, pubblicato il 29 aprile 2016 e dedicato alla sua città natale, Toronto.

L’album contiene la hit di successo Hotline Bling, pubblicata oltre un anno fa, grazie alla quale si è fatto conoscere per il suo stile tri-pop.

In questo album Drake si avvale della collaborazioni di altre star del pop come Rihanna (Too Good), Grammys (Future), Pimp C (Faithful), WizKid (One Dance).

Tra i brani è da segnalare quello di apertura, Keep the family close, in cui il rapper pare esplorare nuovi terreni di espressione.
Il percorso artistico di Drake pare ancora in divenire, quasi questo fosse un album “di passaggio”, una tappa nel continuo percorso di trasformazione ed scoperta di stili diversi nell’universo hip-hop.  

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche 8 Mile – Eminem

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La 25° Ora – Spike Lee
8 Mile – Hanson Curtis

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The National

Boxer

Beggars Banquet, 2007
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You know I dreamed about you for twenty-nine years before I saw you

Quarto studio album per i National, Boxer segna forse il punto più alto di una produzione che col tempo si sta facendo notevolissima. Privo delle esplosioni rabbiose del passato (basti pensare ad Abel e Mr.November sul disco precedente), l’album è il punto d’incontro ideale tra lo sfarzo degli arrangiamenti e la malinconica introspezione della voce da brivido di Matt Berninger, persa a cercarsi la notte tra le pieghe di Brooklyn e il fondo di un bicchiere
Si parte con Fake Empire, una delle canzoni pop più belle degli ultimi dieci anni, ed è un lieve danzare sull’orlo dell’abisso, un tentativo di dimenticare un mondo in rovina; solo un pianoforte, prima, cui si aggiungono chitarre, fiati e un gran battere di tamburi. Da lì è tutto un succedersi di piccole meraviglie melodiche, dal pulsare ritmico inquieto ed epico di Mistaken For Strangers (la più vicina a certa wave figlia dei Joy Division), Guest Room e Squalor Victoria a quello più ombroso di Brainy e Apartment Story.
Il resto è fatto di soffuse malinconie acustiche, cantate a mezza voce e puntellate qua e là dalle splendide orchestrazioni curate da Padma Newsome, cose di fronte cui non si può fare altro che commuoversi: succede con Green Gloves, Start A War, Racing Like A Pro; succede con la straordinaria Gospel, posta giustamente in chiusura.
Ma il tono dell’opera è sublimato da Slow Show, meditazione per chitarra acustica e melodia folk-pop che racconta di quando hai passato una giornata terribile e tutto quel che ti resta è tornare a casa da lei, l’unica persona che possa salvarti. Quella persona che hai sognato per anni, ancora prima d’incontrarla.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Obstacle 1 – Interpol
Intervention – Arcade Fire
On The Corner – The Twilight Singers
Johnny Mathis’ Feet – American Music Club

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La 25a Ora – Spike Lee

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Tv On The Radio

Dear Science

4AD, 2008
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C’è qualcosa di meraviglioso, nel mondo là fuori.
Anni importanti, una possibilità di pensare la vita e la musica senza confini, che del passato sa prendere il meglio e trarne qualcosa di nuovo e senza tempo, leggero e imponente, semplicemente libero.
Questo è Dear Science, vera meraviglia dei Tv On The Radio da New York, nome tra i più eccitanti del pianeta da ormai dieci anni.
Succede di tutto, qui dentro: i groove fantasiosi della funkadelia e quelli dopati del trip-hop; i sussurri sensuali del soul e le parole a cascata del rap; i suoni dell’indie-rock e quelli dell’elettronica più pulsante; fiati da festa e archi notturni.
E, su tutto, canzoni piene di una passione che è fisico e spirito, sguardo infuocato e sogno: Halfway Home, Family Tree, Golden Age, Red Dress, DLZ.
C’è qualcosa di meraviglioso, nel mondo là fuori, e qualcuno lo sa dire con un suono.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
DLZ, Family Tree, Red Dress, Golden Age
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Peter Gabriel – Games Without Frontiers
Talking Heads – I Zimbra
Radiohead – All I Need
Prince – Purple Rain
Massive Attack – Safe From Harm
 
…e guarda anche
Stop Making Sense – Jonathan Demme
La 25a Ora – Spike Lee

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