Archivio tag: Lana Del Rey

Lykke Li

I Never Learn

Atlantic, 2014
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I been stung by a star seed honey
He shone love like a lightning honey
I been hit by a star seed honey
His love burns like a lightning honey
I’m right here I’m your star crossed lover
I lie here like a starless lover
I’ll die here as your phantom lover
I never learn
I never learn

Siamo davanti ad un album ambizioso, che segretamente ispira desideri ed idee.
I Never Learn è sia espansivo che introspettivo perché gioca sul confronto dei sentimenti, a volte alla pari, altre volte decisamente no: ci sono canzoni di potenza, erompono con fare fulmineo contrapposte a ballate quasi impotenti di fronte agli accadimenti della vita.
Note che evocano sfide, note che reclamano pace e calma, note combattive da arena romana, note quasi barocche. Sono tutti meccanismi (e manierismi) che servono a Lykke Li per condurci in un mix di sensazioni quasi tattili, una valanga di impennate acustiche che ci fa esclamare “WOW!”. Senza dimenticare il tono della sua voce: imbronciata, rimbrotta il destino per i suoi dispetti o calda, in modo da sentirsi in feeling con il mondo.
Questo dicotomia nell’ascolto parrebbe una rottura nella fluidità dell’andamento delle canzoni.
Invece disvela al meglio un territorio musicale emotivo, dove in fondo non importano le modalità del “come” viene trasmesso il pensiero insito in ogni canzone ma piuttosto il loro intenzionale sentimento, percepito in modo diverso da ascoltatore ad ascoltatore.
Ed è questa perfezione non voluta che cattura ed avvolge.

Ascolta tre brani tratti dall’album
I Never Learn, Just Like a Dream, Never Gonna Love Again

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Lykke Li – Wounded Rhymes
Lorde – Pure Heroine
Lana Del Rey – Ultraviolence

… e leggi anche
L’Arte ingannevole del Gufo – Elia West
D’amore non si muore – Per Nilsson
Richard Ford – Rock Springs

… e guarda anche
Amabili Resti – Peter Jackson
Strings – Anders Rønnow Klarlund
Peter Chelsom – The Mighty

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Lana Del Rey

Ultraviolence

Interscope Records, Polydor, Stranger, 2014
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We can go back to New York
Cause loving him was really hard
We can go back to town
Heaven don’t know who we are
Heaven is on earth
I will do anything for you, babe
Guess it is meant to be
Crying tears of gold, like Adam and Eve

Ascoltare il nuovo disco di Lana del Rey è come entrare in una stanza oscura con luci soffuse e muoversi tra cristalli e specchi.  Un’atmosfera languida, misteriosa e noir: pop speziato di blues, retrogusto country, sfumature in stile dream-pop. La voce della cantante guida in questo percorso, quasi invitando chi ascolta a rilassarsi chiudendo gli occhi. L’album pare un tentativo di sperimentare un amalgama  di generi sovrapposti, in cui la cantilena monocromatica di Lana del Rey conduce e fa perdere. Dopo il successo internazionale di “Born To Die” (decisamente più commerciale) la cantante statunitense torna con un progetto introspettivo, con l’intento di stupire l’ascoltatore. Siamo pronti a scommettere che anche il suo prossimo album ci stupirà con la sperimentazione di nuovi generi e colori musicali.

Ti è piaciuto questo album? Allora vedi anche I segreti di Twin Peaks – David Lynch

 

 

 

 

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Lorde

Pure Heroine

Universal, 2013
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And we’ll never be royals
It don’t run in our blood
That kind of lux just ain’t for us, we crave a different kind of buzz
Let me be your ruler
You can call me queen bee
And baby I’ll rule, I’ll rule, I’ll rule, I’ll rule
Let me live that fantasy

Prima ancora di sentire la sua voce, sono gli occhi di Ella Maria Lani Yelich-O’Connor, in arte Lorde, che colpiscono: per la schiettezza e per la profondità, la stessa del mare che circonda la sua terra, la Nuova Zelanda.
E da questa profondità arrivano note musicali che non t’aspetti: se gli occhi hanno un magnetico mistero indecifrabile, la voce no. La voce è chiara, quasi una lama di coltello che intaglia l’aria con quell’uno-due nato dall’accoppiata di un ritmo dal beat vellutato ma che cattura l’attenzione, unito ad un timbro vocale suadente, talvolta modulato tramite vocoder.
Lorde da il meglio di sè in Royals, non a caso scelto come singolo d’esordio: sound quasi arido, essenziale, senza tante arie mainstream eppure capace di giocare con chi lo ascolta.
Tutto l’album strega il pubblico, sempre sorretto dalle spire intriganti del timbro vocale della cantante neozelandese, riconoscibilissimo e che la rende artista completa.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Royals, Tennis Court, Glory and Gore

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Lana Del Rey – Summertime Sadness
Ellie Goulding – Burn
Lykke Li – Wounded Rhymes

… e leggi anche
L’Arte ingannevole del Gufo – Elia West

… e guarda anche
Amabili Resti – Peter Jackson

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