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Fabio Geda

Nel mare ci sono i coccodrilli

B.C. Dalai editore, 2010, p. 155
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Pakistan, Senegal, Marocco, Egitto. Tanti pensano che i talebani siano afghani, Fabio, ma non è così. Ci sono anche afghani, tra di loro, ovvio, ma non solo: sono ignoranti di tutto il mondo che impediscono ai bambini di studiare perchè temono che possano capire che non fanno ciò che fanno nel nome di Dio, ma per i loro affari.

Nel mare ci sono i coccodrilli è la storia vera di Enaiatollah Akbari, un ragazzo afghano che fugge dal suo paese d’origine e arriva in Italia, dove finalmente trova un posto da chiamare casa: un posto in cui ci sono persone che ti vogliono bene e ci tengono a te. Uscito nel 2010, ma più che mai attuale, i coccodrilli è una sorta di biografia di un tratto di vita di Enaiat; suddiviso in sei capitoli con i nomi degli stati che il protagonista ha attraversato per giungere fino in Italia.

Si parte dall’Aghanistan, Enaiat è un bambino di circa dieci o undici anni quando la madre lo abbandona, e poi seguiamo la sua storia fino al suo arrivo, ormai quindicenne. In questi anni di viaggio, e di spostamento, capiamo le condizioni di un popolo costretto alla fuga e alla rassegnazione. Passando dal Pakistan all’Iran, in cui Enaiat lavora per diversi anni come manovale in cantiere, insieme a tanti ragazzi come lui: spesso come clandistini vengono riportati dall’altra parte del confine e sono costretti a pagarsi il viaggio. Poi in Turchia, dove spera, il nostro protagonista di poter trovare lavoro e fermarsi, ma capisce di non avere possibilità e si vede costretto a ripartire, questa volta quindi per la Grecia ed è proprio qui che incontra la paura dei coccodrilli, esplicitata per la prima volta dai suoi compagni di viaggio.

I coccodrilli non sono altro che le difficoltà e le paure ancestrali dei ragazzi costretti a spostarsi, ad approdare in una terra che non conoscono e che non sanno che accoglienza gli riserverà. La paura ha mosso un mondo, e l’ignoranza gli ha fatto credere che forse, probabilmente i coccodrilli ci sono anche nel mare, ma se non hai una guida, una famiglia che ti insegna la via, come puoi saperlo?

Un libro molto intenso ma di facile lettura, una storia vera che ci aiuta ad aprire gli occhi e a conoscere meglio certi territori; ma soprattutto a vederli con occhi diversi.

Se vi è piaciuto questo libro leggete anche… L’estate alla fine del secolo e Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani e Berlin

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Gabriele Salvatores

Come Dio comanda

Rai Cinema, Colorado Film, anno 2008
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In un paese immaginario del nord est italiano Rino, padre di Cristiano figlio adolescente, cerca tutti i giorni lavoro come manovale per poter mantenere il ragazzo ed impedire ai servizi sociali di portarglielo via. Rino è un padre autoritario e spesso violento, e anche piuttosto incline all’ideologia nazista, ma in fondo un padre costante e presente.

Il miglior amico di Rino, vuoi per vicinanza, vuoi per necessità è Quattro formaggi; un ragazzo affetto da una forte demenza dovuta ad un pericoloso incidente sul lavoro, di cui Rino si prende cura, quasi fosse suo fratello maggiore. L’incidente di Quattro formaggi è avvenuto durante un lavoro “clandestino”, non riconosciuto e non assicurato, per cui si trova a vivere con il poco che riesce a racimolare dal lavoro che insieme a Rino raccolgono giorno per giorno dai cantieri della zona.

Succede che Quattro formaggi, nutrendo un’insana passione per la pornostar Ramona, scambia una ragazzina amica di Cristiano per quest’ultima, e una sera di pioggia in motorino la insegue. Ci sarà un incidente, la ragazzina morirà battendo la testa e Quattro formaggi chiederà aiuto a Rino… convinto che gli sia mandato da Dio stesso. L’evoluzione degli eventi porteranno Cristiano a salvare il padre in coma, e a capire poi che non sarà lui il colpevole di questa faccenda, potendosi così riconciliare con la figura del padre: severa, autoritaria, spietata e violenta a volte, ma comunque sempre onesta.

Un film molto drammatico, in cui compaiono, forse amplificate ma reali, le paure e le sensazioni di un adolescente, messo alla prova dai gesti forti del padre che ama, ma di cui ancora non capisce tutte le profondità. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti, e quando è uscito nel 2008 ha ottenuto due nomination per il David di Donatello, venne girato in Italia tra le province di Udine e Pordenone.

Ti è piaciuto questo film? Guarda

Io non ho paura di Gabriele Salvatores

… e leggi anche …
Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti (disponibile anche in versione digitale)

Acciaio di Silvia Avallone

locandina

Regia: Gabriele Salvatores
Soggetto: Niccolò Ammaniti
Fotografia: Italo Petriccione
Musica: Mokadelic
Durata: 103 minuti

Interpreti e personaggi principali:
Rino: Filippo Timi
Cristiano: Alvaro Caleca
Quattro formaggi: Elio Germano

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