Archivio tag: lavoro

Michele Placido

7 minuti

Koch Media, 2016
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Questi sanno che accetteremo tutto pur di lavorare.

Un’azienda tessile a conduzione familiare ha ceduto la maggioranza della proprietà a una multinazionale francese: trecento operaie sono in attesa di sapere se la fabbrica chiuderà e loro saranno lasciate a casa. Le undici rappresentanti delle lavoratrici aspettano l’esito della riunione tra la vecchia proprietà e la nuova, cui ha preso parte anche una di loro. Quando Bianca, la loro collega, torna con una lettera in cui si dice che nessuno sarà licenziato, ma che la pausa pranzo dovrà essere ridotta da quindici a otto minuti, tutte esultano perché il posto di lavoro è salvo. Solo Bianca, che ha trent’anni di anzianità e i segni di una vita di fatica sul corpo, propone di prendersi del tempo per pensare. Perché quei sette minuti ceduti da ogni operaia ai padroni per un totale di novecento ore mensili, sono un altro passo verso l’alienazione e la perdita di dignità dei lavoratori. Tra le altre dieci si scatena una bagarre fra chi capisce ma cede per necessità e chi vuole lottare per difendere i propri diritti.
Asciutto e lucido, il film mette in evidenza l’odierna condizione dei lavoratori, costretti dalla globalizzazione ad accettare accordi sempre più duri. Brave le attrici a rendere le angosce di donne che faticano ogni giorno per arrivare alla fine del mese. Un utile spunto di riflessione, soprattutto per i giovani.

Ti è piaciuto questo film?
Allora guarda anche…
La legge del mercato – Stéphane Brizé
Full Monty – Peter Cattaneo

… e leggi…
7 minuti: consiglio di fabbrica – Stefano Massini
Crack! Un anno in crisi – Marie-Aude Murail

… e ascolta…
Combattente – Fiorella Mannoia

7 minuti
Data di uscita: 3 novembre 2016 (Italia)
Regista: Michele Placido
Musica composta da: Paolo Buonvino
Sceneggiatura: Michele Placido, Stefano Massini, Toni Trupia
Candidature: David di Donatello: Premio David Giovani, David di Donatello per il migliore montatore
Interpreti e personaggi
Cristiana Capotondi: Isabella
Ambra Angiolini: Greta
Michele Placido: Michele Varazzi
Donato Placido: Donato Varazzi
Gerardo Amato: Gerardo Varazzi
Fiorella Mannoia: Ornella
Violante Placido: Marianna
Ottavia Piccolo: Bianca
Clémence Poésy: Hira
Maria Nazionale: Angela
Balkissa Maiga: Kidal
Luisa Cattaneo: Sandra
Erika D’Ambrosio: Alice
Sabine Timoteo: Micaela
Anne Consigny: M.Me Rochette

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The National

Sleep with the beast

2017, 4AD, Usa
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You’re sleeping night and day
How’d you do it
Me and I am wide awake
Feeling defeated
I say your name
I say I’m sorry

Settimo disco per il gruppo di Cincinnati. è un lavoro dolente, melodico, livido, suadente e intriso di riflessioni sul senso di essere genitori, figli e compagni di vita. In Sleep Well Beast si riscontra un ruolo importante dell’elettronica, unito a un gusto evocativo quasi da colonna sonora filmica merito dell’impegno del chitarrista Bryce Dressner in questo ambito. Differenza che fa emergere una maturità nuova del gruppo e una possibile svolta futura. E’  un album sull’eterna battaglia che ingaggiamo per non spezzarci. Parla di invecchiare con qualcuno, di quando sei tu a cambiare e non riesci più a riconoscerti. Di vedere il tuo partner trasformarsi proprio nella persona che aveva giurato di non diventare mai. Abbiamo testi sul pericolo di perdersi schiacciati dalla stretta impietosa del lavoro – che non si trova-  e del crescere i figli. Ci mette in guardia dal rischio di svegliarci relitti solitari, incapaci di comunicare con un cuore ormai indurito abituato a stare solo.

Con la sua miscela di post punk, rock, elettronica e glitch pop i National confezionano un disco che entra già  nei grandi classici della musica contemporanea. album che trova nell’equilibrata alternanza fra morbide ballad al piano (Born To Beg, la struggente love story Dark Side Of The Gym) e increspature elettriche (The System Only Dreams In Total Darkness ).  Nella spettrale lullaby Guilty Party i figli vengono presentati come creature alle quali vengono tarpate le ali esattamente come avviene alla canzone lasciandola in uno stato di perenne incoscienza. La bestia del titolo rappresenta il futuro una nuova minaccia a cui non eravamo assolutamente pronti a rispondere, e troviamo il tutto riassunto nella magistrale Day I Die.

Disco da ascoltare e avere assolutamente.

Se ti è piaciuto ascolta anche:

The National -Trouble Will Find Me 

The National – Boxer

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Richard Ford – Canada

Una specie di solitudine di John Cheever

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Matt Ross -Capitan Fantastic

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Ana Paula Maia

Di uomini e bestie

laNuovafrontiera, 2016, 110 pg
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi.

Il chiarore del cielo assicura a ogni uomo del mattatoio un’ombra che lo insegua un’ombra più nera della maggior parte dei lavoratori.

Nessuno è impune.

Edgar è bravo nel suo lavoro, sembra lo abbia fatto sempre in vita sua.
Edgar sta sempre sulle sue, circondato da un’atmosfera arida di contatto.
Edgar mangia poco, vive di caffè, quasi non dorme.
Edgar vive solitario, ma circondato dalle vite sottratte col suo lavoro.

Edgar è bravo nel suo lavoro. È uno storditore, tramortisce gli animali che arrivano nel mattatoio del signor Milo, prima che vengano mandati allo scannamento.
Milo è molto contento del lavoro di Edgar: <<Il suo colpo preciso è un talento raro che racchiude in sé la scienza occulta di trattare con i ruminanti. Se la mazzata è troppo forte, l’animale muore e la sua carne si indurisce. Se l’animale ha paura, il livello di PH nel sangue aumenta, rovinando il sapore della carne>>
Edgar svolge il suo lavoro con etica … anzi con pietas religiosa, sa che se farà bene quello che deve fare l’animale non soffrirà.

Nel mattatoio e intorno a Edgar ruotano le vicende di altre persone, di povere esistenze, di sfruttamenti, di uomini e bestie accomunati da pari sentimenti, prove, talvolta destino, spesso da paure.
Una scrittura pungente, scarna come le vite che vengono raccontate, trasferisce nel migliore dei modi atmosfere notturne ma diurne, dove gli istanti vengono cuciti addosso, misti alle ombre, al sangue, alle colpe perché nessuno è impune.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
E. T. A. Hoffmann – Il gatto Murr
Jeffrey Moussaieff Masson – Il maiale che cantava alla luna : la vita emotiva degli animali da fattoria
William S. Burroughs – Il gatto in noi

… e ascolta anche
Levante – Abbi cura di te
Afterhours – Padania
Red Hot Chili Peppers – Californication

… e guarda anche
Ang Lee – Vita di Pi
Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado – Il sale della terra
Zack Snyder – 300

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John Crowley

Brooklyn

2015, Irlanda - Regno Unito - Canada
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“Finché un giorno spunterà il sole, forse non te ne accorgerai subito, la sua luce sarà tenue e ti sorprenderai a pensare a qualcosa o al qualcuno che non ha alcuna attinenza per il passato, qualcuno che appartiene solo a te, e capirai, che la tua vita è li.”

Irlanda, 1952. Eilis Lacey è una ragazza della piccola cittadina di Enniscorthy, sogna di potersi trasferire negli Stati Uniti e crearsi un futuro migliore rispetto a quello che la attenderebbe in patria. Grazie al sostegno della sorella maggiore e all’aiuto di un prete riesce ad imbarcarsi su un transatlantico con direzione New York. Eilis seppur piena di paure, riesce a trovare il coraggio di partire per questa nuova avventura. Una volta arrivata trova alloggio presso un convitto del borough di Brooklyn; i primi momenti sono molto difficili, si sente smarrita e pensa continuamente a casa, fino a quando incontrerà Tony un ragazzo italo americano che le cambierà la vita. La vita di Eilis prosegue spensierata fino a quando un tragico evento la costringerà a tornare in Irlanda. Qui si troverà a fare i conti con il passato e a prendere delle decisioni importanti che cambieranno definitivamente il corso della sua vita…

La pellicola è tratta dall’omonimo libro di Colm Toibin, racconta in modo leggero la storia dei migranti degli anni ’50, che lasciavano l’Europa per il “sogno americano”, scontrandosi con la differenza culturale notevole dei due continenti, ma riuscendosi ad adattare alla nuova realtà. Non sono presenti colpi di scena, ma con la sua storia lineare e la tenacia della protagonista il film riesce a suscitare interesse nello spettatore, il quale può facilmente immedesimarsi in quella parte del popolo italiano che ha lasciato tutto per cercare di avere un futuro migliore. Ottima anche l’interpretazione dei personaggi, di ognuno di loro si riesce ad individuare facilmente il carattere. Un film che riporta all’attenzione temi attuali e profondi quali l’emigrazione e la ricerca di un futuro migliore, temi sempre affrontati con quel tocco di leggerezza e ironia che caratterizza lo sceneggiatore Nick Hornby.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…

- Un americano a Roma
- In fuga per la libertà
- Il Padrino

Leggi anche..

- Brooklyn
- Le arance di Michele
- La ragazza di Orchard Street

 

locandina-brooklyn

ANNO: 2015
REGIA: John Crowley
ATTORI: Saoirse Ronan, Domhnall Gleeson, Emory Cohen
SCENEGGIATURA: Nick Hornby
FOTOGRAFIA: Yves Bélanger
MUSICHE: Michael Brook
PRODUZIONE: Wildgaze Films, Parallel Film Productions, Irish Film Board
DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox
PAESE: Irlanda, Gran Bretagna, Canada
DURATA: 113 Min

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Lamberto Sanfelice

Cloro

2015, Italia
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Io da qui me ne devo andare

Jenny è un’adolescente con una sola e grande passione: il nuoto sincronizzato, sport che richiede dedizione e passione. Attività che sarà però costretta ad arrestarsi. Jenny e il suo fratellino Fabrizio sono infatti costretti ad allontanarsi dal mare di casa e a trasferirsi nelle fredde e desolate montagne Abruzzesi, assieme al padre. Jenny e il piccolo Fabrizio hanno perso la madre e la loro casa è stata confiscata dalla banca dopo che il papà Alfio, oramai in profonda crisi depressiva, ha perso il lavoro. Trovano aiuto nello zio Tondino, che li ospiterà in una vecchia baita in montagna. Jenny spera ancora di poter tornare ad Ostia, perché li ci sono gli allenamenti, la sua compagna di doppio sincro in coppia, Flavia, i campionati di nuoto sincronizzato, la piscina, insomma, la sua vita. Lontano da casa però Jenny dovrà imparare ad essere madre e non più figlia, prendendosi cura del fratellino e del padre. Una prospettiva che cambierà mostrando all’orizzonte solo il lavoro di cameriera nel semivuoto Hotel Splendor, ma che le strapperà piano piano le forze per portare avanti il suo sogno.

Cloro segna l’esordio alla regia di Lamberto Sanfelice. E’ un film seducente che utilizza il montaggio per raccontare il movimento sincronizzato del destino che piega i suoi protagonisti contrapponendoli al silenzio irreale delle montagne innevate o delle profondità marine. E’ un film che come il nuoto sincronizzato si muove per contrasto: acqua/movimento, silenzio/ritmo, cloro/natura selvaggia, sogno/ destino. I due movimenti cardine si alternano senza pietà nei personaggi che come avvolti da una trance compiono scelte difficilissime e potenti in grado di condizionare e cambiare la propria vita. Il grande protagonista è il cloro, un disinfettante che agisce nell’acqua delle piscine rendendole agibili, diventando una metafora del perdono. Il perdono è l’elemento che permette di disinfettare il torto mostruoso che il padre compie a se stesso e ai propri figli annebbiato dalla malattia e dalla dipendenza, quella forza spirituale che spinge la giovanissima Jenny a prendersi cura dei propri famigliari senza per questo odiarli o odiare la vita avvolta in quella certezza granitica di chi è certo di amare a prescindere nonostante l’ingiustizia a cui è sottoposto. Difficile eguagliare il cuore di questa straordinaria ragazza che vive un passaggio drammatico verso l’età adulta ma che si dimostra all’altezza del compito della vita mentre gli adulti si perdono in una chimica stravolta vinta da egoismi, dolori e strazianti rimpianti.

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Alice Rohrwacher, Corpo Celeste

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Simona Binni – Silverwood lake

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Aurora – All my demons getting me as a friends

cloro

Regia: Lamberto Sanfelice
Sceneggiatura: Elisa Amoruso, Sara Lazzaro, Lamberto Sanfelice
Fotografia: Michele Paradisi
Montaggio: Andrea Maguolo
Cast: Sara Serraiocco, Ivan Franek, Giorgio Colangeli, Anatol Sassi, Andrea Vergoni

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Garth Davis

Lion: la strada verso casa

2016, Australia - Gran Bretagna - USA
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Ogni notte mi addormento immaginando di percorrere la strada di casa… E di rivedere mia madre, per sussurrarle all’orecchio: sono qui.

Il film racconta la storia vera e commovente di Saroo Brierley, tratta dalla sua autobiografia.

Saroo nasce nell’entroterra povero dell’India, abita in un piccolo villaggio con la madre, il fratello maggiore e la sorella più piccola. Una sera il piccolo Saroo decide di accompagnare il fratello al lavoro, ma si perde in una stazione ferroviaria. Spaventato e infreddolito sale su un treno che lo porta, dopo due giorni di viaggio, a Calcutta. Dopo varie vicende e non ritrovando la via di casa Saroo viene portato prima in un orfanotrofio e poi adottato da un’amorevole famiglia australiana.

Passati vent’anni Saroo si trova a fare i conti con il passato mai dimenticato e grazie all’aiuto delle nuove tecnologie e a Google Earth decide di mettersi alla ricerca del suo villaggio d’origine e della sua famiglia, chissà se riuscirà a trovare la strada di casa…

Il film, uscito nelle sale italiane il 22 dicembre 2016, ha una trama forte e commovente. Trattandosi di una storia reale porta ad una ancora più profonda riflessione sulla povertà dell’India e delle condizioni di buona parte della popolazione. Ha un ritmo incalzante, e gli attori interpretano in maniera eccellente tutti i personaggi della storia, in particolare colpisce e rimane nel cuore la figura di Saroo bambino. Vi consiglio di non perderlo!

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The Millionaire – Danny Boyle

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Saroo Brierley, A Long Way Home

locandina

ANNO: 2016
REGIA: Garth Davis
ATTORI: Nicole Kidman, Dev Patel, Rooney Mara, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui, SCENEGGIATURA: Luke Davies
FOTOGRAFIA: Greig Fraser
DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures
PAESE: Australia, Gran Bretagna, USA
DURATA: 120 Min

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Makoto Shinkai

Il giardino delle parole

Nexo Digital, 2013, Giappone
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Prima di iniziare le superiori, due mesi fa, non avevo mai vissuto un’esperienza simile. La mia uniforme scolastica inumidita dagli ombrelli, l’odore della naftalina sul vestito di chissà chi, il calore del corpo di qualcuno che mi sfiora, il soffio dell’aria condizionata sul volto… Quand’ero piccolo il cielo mi sembrava molto più vicino: per questo mi piace la pioggia, perché porta con sé l’odore del cielo. Nelle mattine piovose non cambio treno, e scendo a questa fermata

Takao è una matricola con molte ambizioni ma non ama il liceo e ha pochissimi amici. Ogni giorno di pioggia decide di non prendere il treno per recarsi a scuola e si rifugia in un giardino periferico del parco cittadino, un luogo incantato in cui riesce a dedicarsi alla sua più grande passione: disegnare scarpe. Takao pur di realizzare la sua specializzazione artigianale lavora part-time, tenta di stare a galla nei test finali e abita da solo – la madre e il fratello si sono trasferiti dai rispettivi compagni.  Recarsi al parco però non è solo un rifugio solitario, lentamente si trasformerà nell’unica occasione per incontrare la bellissima  e misteriosa Yukino anche lei in cerca di una disperata fuga dalla realtà.

Il giardino delle parole è un film breve, intenso, sognante ma soprattutto simbolico. Il giardino è un Eden dimenticato dal tempo che offre una cornice sognante (quasi mitologica) in cui Takao e Yukino trovano riparo senza mai dirci cosa gli spinga reciprocamente l’uno verso l’altra. Lui intraprendente, sognante e con una voglia matta di crescere e diventare adulto.  Yukino è, invece, disillusa, distaccata e non si aspetta nulla dalla realtà se non amarezza. Il giardino diventa così  il riflesso di un tempo sospeso in cui rigenerarsi e coltivare nuove speranze. La cosa che Yukino imparerà è che la passione per la vita e per i propri sogni non ha età e necessita di straordinaria cura (verso se stessi e i propri sogni) e Takao imparerà che per crescere bisogna attraversare il tempo, la pioggia delle avversità e abitare la propria età senza per questo sentirsi in trappola, semmai profondamente connessi con la bellezza che nella gioventù è estrema e tormentata. Le parole sono fondamentali e rivelano attraverso la poesia suggestioni che apparentemente scivolano nello scorrere del tempo ma in realtà ci segnano inconsciamente

Tutti noi abbiamo bisogno di un giardino, delle parole e della passione, ecco che il film diventa riflesso di quei bisogni che sono dentro ognuno di noi.

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Ponyo sulla scogliera – Hayao Miyazaki
Wolf Childer, Mamoru Hosoda

Ascolta anche:
Family Tree, Kings of Leon

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Noi siamo grandi come la vita, Dallaria Ava

Il_giardino_delle_parole_(film)

Regia e sceneggiatura: Makoto Shinkai
Casa di distribuzione: Nexo Digital
Musiche: Shinakai, Daisuke Hakashiwa

 

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Kings Of Leon

Mechanical Bull

Usa, RCA Records, 2013
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I got my hands in my pockets
And I’m crossing my fingers
She’ll find I am simple
Stone washed up and so slow

I Kings of Leon sono un gruppo rock statunitense formatosi a Franklin (Tennessee). Il sound dei loro primi lavori era molto influenzato dal southern rock e dal blues, ma gradualmente hanno incluso nel loro stile una varietà di generi che va dall’alternative rock fino a scivolare verso influenze più melodiche. Dopo l’uscita di Only by the Night nel 2008, sono arrivati ad ottenere per nove volte il disco di platino diventando una band riconosciuta a livello internazionale.

Parliamo del loro sesto album, Mechanical Bull, uscito ormai nel lontano 2013. E’ il disco più maturo della band dove si fondono non solo generi musicali, ma anche temi come la guerra, la spiritualità e le emozioni che attraversano le diverse fasi della vita. Il disco è semplice e chiaro. Scorre veloce alternando momenti ritmati e dichiarazioni intime e romantiche, grazie a una voce sensuale e ruvida divenuta un marchio distintivo e unico. A differenza degli splendidi singoli precedenti come Closer e Sex on fire, che vivevano di ombrosità e tensioni, questo disco è vitale attraverso il quale si possono toccare temi molto delicati e complessi con una leggerezza armonica e un’ironia arrabbiata che però lascia spazio una grande speranza, come sottolinea la magnifica Temple. Non mancano gli assoli di chitarra che sviluppano un vero e proprio concentrato di energia; uno su tutti il compatto ed aspro Don’t Matter o il coinvolgente blues di Family Tree. Non manca lo spazio per l’introspezione che suona quanto mai sincero ed autentico in Wait For Me, l’andamento springsteeniano di Beautiful War o i suggestivi archi della superba Comeback Story. Mechanical Bull sembra essere proprio completo, e come più volte i componenti della band hanno confessato, sembra essere proprio arrivato ciò che aspettavamo: l’album maturo, pacato, l’album perfetto e tranquillo ma anche sofisticato al punto giusto e senza pretese se non quella di regalarvi una vera e pura magia.

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Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte

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L’alto artigianato è una delle eccellenze italiane e affonda le proprie radici in una tradizione antica di secoli. Se in passato le nostre maestranze hanno realizzato prodotti magnifici che le hanno fatte conoscere in tutto il mondo, in tempi recenti il settore ha registrato un calo di operatori. Alcuni enti e istituzioni, però, stanno lottando perché non si perda questa tradizione unica, che non solo è parte integrante della cultura italiana, ma potrebbe garantire lavoro a molti giovani in un’epoca di grande crisi com’è quella che viviamo.
Particolarmente interessante è il lavoro che svolge la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, istituzione non profit nata nel 1995 con lo scopo di formare nuove generazioni di maestri d’arte per non far scomparire pratiche di alto artigianato a rischio di estinzione. L’attività della Fondazione è a trecentosessanta gradi: promuove, sostiene e realizza iniziative culturali e scientifiche, collabora con case editrici per adulti e ragazzi per diffondere la conoscenza dei mestieri artigianali, ma soprattutto, con i tirocini formativi del progetto «Una Scuola, un Lavoro. Percorsi di eccellenza», sostiene fattivamente la formazione dei giovani nell’alto artigianato e il loro inserimento nel mondo del lavoro. Grazie al contributo dell’istituzione, vari giovani hanno potuto sperimentare mestieri antichi e affascinanti, dal restauro alla calzoleria, all’oreficeria, alla floricoltura, alla liuteria. Sei mesi di tirocinio remunerato presso botteghe, laboratori e atelier sono quanto la Fondazione offre a giovani desiderosi di arricchire il proprio curriculum in settori dove l’apprendimento delle tecniche è strettamente legato alla trasmissione del sapere dai maestri agli allievi. Un’occasione importante per imparare “l’intelligenza della mano”.

Il sito della Fondazione:
Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte

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Mario Calabresi

Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa

Mondadori, 118 p.
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Questa è la storia di un ragazzo capace di vedere dove gli altri non vedono, di immaginare spazi nuovi in quel panorama angusto che è la crisi italiana, di inventarsi un futuro nell’istante in cui il padre gli dice: “Lasciamo stare, meglio chiudere. La nostra attività è finita, devi cercarti qualcosa da fare”.

Una coppia di giovani medici che si trasferisce in Uganda, in una zona isolata e martoriata da carestie e malattie, e fonda un ospedale per assistere le partorienti. Un ragazzo piemontese, che, grazie ad una brillante intuizione ed alla dimestichezza con le risorse di internet, si reinventa l’attività paterna quando tutto sembra ormai perduto. Un pescatore genovese che introduce la modernità anche in un mestiere apparentemente tradizionalista e “vecchio”. Un giornalista alle prime armi che si mantiene gli studi gestendo un banchetto di specialità gastronomiche italiane in un mercato londinese (riproponendo ricette imparate dalla nonna).

Cosa hanno in comune tutte queste storie raccontate nel piccolo, ma prezioso libro scritto da Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi assassinato nel 1972 e direttore del quotidiano “La Stampa”?

Hanno in comune la fiducia dei protagonisti nelle proprie possibilità, la determinazione a sognare e lottare per il proprio futuro, l’entusiasmo di chi crede di poter cambiare le cose. Risorse che ciascuno può trovare in se stesso e cui può attingere per costruirsi un avvenire luminoso.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
“Qualunque cosa succeda” di Giorgio Ambrosoli
Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi

e vedi anche “I diari della motocicletta” di Walter Salles

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