Archivio tag: leggo

Ana Paula Maia

Di uomini e bestie

laNuovafrontiera, 2016, 110 pg
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi.

Il chiarore del cielo assicura a ogni uomo del mattatoio un’ombra che lo insegua un’ombra più nera della maggior parte dei lavoratori.

Nessuno è impune.

Edgar è bravo nel suo lavoro, sembra lo abbia fatto sempre in vita sua.
Edgar sta sempre sulle sue, circondato da un’atmosfera arida di contatto.
Edgar mangia poco, vive di caffè, quasi non dorme.
Edgar vive solitario, ma circondato dalle vite sottratte col suo lavoro.

Edgar è bravo nel suo lavoro. È uno storditore, tramortisce gli animali che arrivano nel mattatoio del signor Milo, prima che vengano mandati allo scannamento.
Milo è molto contento del lavoro di Edgar: <<Il suo colpo preciso è un talento raro che racchiude in sé la scienza occulta di trattare con i ruminanti. Se la mazzata è troppo forte, l’animale muore e la sua carne si indurisce. Se l’animale ha paura, il livello di PH nel sangue aumenta, rovinando il sapore della carne>>
Edgar svolge il suo lavoro con etica … anzi con pietas religiosa, sa che se farà bene quello che deve fare l’animale non soffrirà.

Nel mattatoio e intorno a Edgar ruotano le vicende di altre persone, di povere esistenze, di sfruttamenti, di uomini e bestie accomunati da pari sentimenti, prove, talvolta destino, spesso da paure.
Una scrittura pungente, scarna come le vite che vengono raccontate, trasferisce nel migliore dei modi atmosfere notturne ma diurne, dove gli istanti vengono cuciti addosso, misti alle ombre, al sangue, alle colpe perché nessuno è impune.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
E. T. A. Hoffmann – Il gatto Murr
Jeffrey Moussaieff Masson – Il maiale che cantava alla luna : la vita emotiva degli animali da fattoria
William S. Burroughs – Il gatto in noi

… e ascolta anche
Levante – Abbi cura di te
Afterhours – Padania
Red Hot Chili Peppers – Californication

… e guarda anche
Ang Lee – Vita di Pi
Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado – Il sale della terra
Zack Snyder – 300

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John Niven

A volte ritorno

Einaudi, 2012, 381 pg
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«Dio sta arrivando… Fate finta di lavorare!»

Il Creatore è appena tornato in ufficio dopo una settimana di vacanza.
Pensava di essersela meritata: solo che il tempo di Dio e quello degli uomini non scorrono proprio uguali, e una settimana celeste sulla terra dura circa cinque secoli. Cinque secoli utilizzati dall’umanità per dare il peggio di sè: inquinamento, genocidi, conflitti mondiali, esplosioni nucleari, razzismo, omofobia, fanatismi e corruzione… nemmeno lo strato di ozono è scampato al disastro.

Non c’è molta differenza tra Dio e il C.E.O. di una multinazionale: svolgono il loro compito con passione, dirigono una notevole quantità di persone impegnate nei vari uffici dell’azienda, ogni tanto si concedono un bicchierino di buon whiskey e delle meritate vacanze … ecco il problema: assentarsi per le vacanze.
Non è tanto l’assenza, ma quello che Dio scopre essere accaduto sulla terra in una settimana di riposo (ah: una settimana celestiale corrisponde a 500 anni umani); esaminando i resoconti dei collaboratori non si capacita di quello che gli uomini sono riusciti a fare/farsi (Ma come?! C’era il Rinascimento, laggiù inventavano ogni giorno cose nuove, si scopriva un continente alla settimana!?).
Un misto sensazioni lo assale: scoramento (dove ho sbagliato?), rabbia (adesso mando un altro diluvio universale!), incredulità (ma davvero si sono fatti questo?!) … eppure era semplice, dannatamente semplice: c’era un solo comandamento da seguire <<Fate i bravi>>, ma quel falsario di Mosè, per paura di non venire preso sul serio, se n’era inventati 10 di sana pianta.
Resta solo una cosa da fare: rimandare il figlio sulla terra una seconda volta.
Gesù (eccerto che è lui!) è assai titubante: <<Ehi papi, ma sei sicuro? No, cioè, ricordi cosa è successo l’ultima volta… E comunque te l’avevo detto che il libero arbitrio non era una buona idea>>.

Una storia rocambolesca tracciata da un’ironia intelligente, un sarcasmo sempre azzeccato e perfino una saggezza quasi filosofica e morale.
John Niven ha nel suo stile unico di narrazione l’asso nella manica: personaggi dalla spiccata personalità si muovono tra sacro e profano con leggerezza, tra le note di canzoni che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, passando da emozioni ad emozioni come se nulla fosse.
Si ride tanto, di gusto, anche in modo irriverente, si riflette e ci si commuove perfino.
Si potrebbe addirittura pensare ad un miracolo letterario (!!!).
Dai leggetelo.
Non fatevi pregare.
Lasciatevi indurre in tentazione.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Timur Vermes – Lui è tornato
John Niven – Maschio bianco etero

… e ascolta anche
Brani citati nel libro

… e guarda anche
Jaco Van Dormael – Dio esiste e vive a Bruxelles
Francis Lawrence – Constantine
Una settimana da Dio – Tom Shadyac

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Carlo Lucarelli

Nikita

EL, 1997, 60 pg
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“Perchè non li hai fermati?” chiede Nikita, pallida come uno straccio lavato in candeggina.
“Perchè erano armati” dico io.
“E allora? Eri armato anche tu”
“Si, ma quelli di più. Come dice Clint Eastwood in Per un pugno di dollari, bestiale: quando uno uomo con la pistola incontro un uomo con il fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto”
Figurarsi due col mitra.

Una delle cose che si pretende (o quantomeno si auspica) scegliendo di leggere un determinato libro è che abbia una scrittura coinvolgente, vibrante e faccia figurare davanti a noi quello che racconta.
Decisamente è quello che accade leggendo questo racconto di Carlo Lucarelli: si sente l’odore sgangherato di una Bologna immersa nel clima estivo, l’altalenante vociare delle persone, i rumori… E poi un’immagine ti si schiaffa davanti: Nikita.
Non puoi non riconoscerla: slanciata, una minigonna che nulla lascia all’immaginazione.
Indossa delicati anfibi.
È il suo, bellissimo, modo di essere punk.
Sid, suo amico, ha finito col lasciarci la pellaccia per una brutta faccenda: lei, il Vopo, il Gà devono trovare i colpevoli.
Non sono però soli in questa ricerca: con loro c’è l’ispettore Cogliandro … scusate Coliandro: è che la g a volte proprio se la merita.
Coliandro è un tipo bravissimo nel complicare storie semplici, parlare a sproposito, svenire quando non serve, citare le frasi di Clint Eastwood che ritiene essere suo ispiratore di vita.
Nikita e Coliandro si intrufoleranno nel vostro cervello e vi spappoleranno lo stomaco con le loro avventure, un guazzabuglio d’indagini miste a humor nero di ottima qualità che vi farà pentire di non averli incontrati prima.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Carlo Lucarelli for Y.A.
Carlo Lucarelli – L’Ispettore Coliandro
Elisabetta Bacchereti – Carlo Lucarelli

…e ascolta anche
Pivio e Aldo de scalzi – Wolf Tune
Punkreas – Tutto Vero
Neffa – Quando finisce così

… e guarda anche
L’Ispettore Coliandro
Il ritorno del Monnezza – Carlo Vanzina
Sulle mie labbra – Jacques Audiard

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Andrea Destro

Hokuto No Ken – Ken il Guerriero

Iacobelli, 2010, 125 pg
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Siamo alla fine del Ventesimo Secolo. Il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia la razza umana era sopravvissuta…

Ho colpito un tuo punto segreto di pressione.
Ti restano 10 secondi di vita.

Ken il Guerriero.
A buon diritto il manga che ha segnato la fine degli anni ’80 in Italia e non solo.
Ideato da Buronson e Tetsuo Hara, arrivò in Italia nel 1987 e da allora è stato continuamente replicato ed è divenuto un cult.
Ma chi è Ken? È uno dei sopravvissuti all’olocausto atomico, belloccio (un misto fra Mel Gibson e Sylvester Stallone): ma questo è niente. È l’ultimo discendente della Divina Scuola di Hokuto, arte marziale dalle potentissime e micidiali mosse e difende i deboli come nella migliore tradizione giapponese, intrisa di onore e di simbolismi legati al bushido.
Il libro di Andrea Destro non si limita a raccontare la vicenda: analizza i 152 episodi della serie televisiva, i film derivati, i prequel, i sequel. Descrive accuratamente i molti personaggi della saga: chi sono, il loro peso nelle vicende, le loro caratteristiche morali e di combattimento.
In altre parole: siamo di fronte ad una piccola bibbia di un fenomeno che non si è mai fermato. Una piacevole scoperta per chi non lo conosce oppure un ripercorrere appassionato di ricordi.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Ken il guerriero – Buronson & Tetsuo Hara
Ken il guerriero – Buronson & Tetsuo Hara (La Trilogia)
Le bizzarre avventure di JoJo – Hirohiko Araki

…e ascolta anche
Spectra – Ken Il Guerriero
TOM★CAT – Tough Boy
TOM★CAT – Love Song
Spectra – Ken Il Guerriero (Live @ Mantova Comics & Games)

… e guarda anche
Ken il guerriero – Serie Televisiva
Ken il guerriero
Ken il guerriero – La Leggenda di Hokuto
Ken il guerriero – La Trilogia
La serie di Mad Max

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Cristiano Cavina

La pizza per autodidatti

Marcos y Marcos, 2014, 286 pg
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Fare le pizze è come amare qualcuno.

La persona più lenta in assoluto invece è mia mamma, che non rientra nella classifica clienti perché lei mica paga quando viene in pizzeria. È un ospite VIP, con annessi privilegi. Mia mamma è così lenta a mangiare una pizza che praticamente non la finisce: è la pizza che a un certo punto prende su e se ne va via.

Quando decidi di leggere un libro, lo fai perché reputi sia perlomeno bello.
Poi ti ritrovi fra le mani qualcosa che merita l’aggettivo “magnificente”.
Il Cavina non è uno scrittore: è un piazzaiolo che scrive della sua vita, delle sue esperienze avventurier-culinarie. Qualsiasi cosa scriva, viene intriso con una garbata ironia, come fosse il miglior condimento del mondo. E lo è: sia che vengano esaltate le ultime pizze inventate nel suo locale oppure che si racconti il suo essere “consapevolmente” pesce fuor d’acqua nei convivi letterari, una risata è assicurata.
E molto spesso più di una.
Tra pancetta e topinambur, tra carciofini ed acciughe passando per lo squacquerone, si raccontano le due vite dell’autore.
La prima, quella da pizzaiolo. O meglio: da osservatore della varia umanità che frequenta la sua pizzeria, con le sue stramberie, le sue peculiarità e naturalmente con episodi divenuti epici. La seconda, quella di scrittore. O meglio: di quello che rilascia interviste, che partecipa a premi letterari indossando la maglietta dei Sex Pistols, che viene chiamato “dottor Cavina”.
Leggerezza che aiuta a restare con i piedi per terra.
Un libro da leggere a morsi & una lettura da leccarsi i baffi.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Guida poco che devi bere : manuale a uso dei giovani per imparare a bere – Mauro Corona
Il pollo di Newton : la scienza in cucina – Massimiano Bucchi
valeANA – Martita Fardin

… e ascolta anche
Kookies – MF Doom
Samuele Bersani – La soggettiva del pollo arrosto
John Lee Hooker – One Bourbon One Scotch One Beer

… e guarda anche
Saverio Costanzo – Hungry hearts
Mangia Prega Ama – Ryan Murphy
Chocolat – Lasse Hallstrom

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Alan Bennett

La sovrana lettrice

Adelphi, 2007, 95 pg
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«Jean Genet,» ripeté premurosa la regina «vous le connaissez?».
«Bien sûr» disse il presidente.
«Il nous intéresse» ribadì Sua Maestà.
«Vraiment?». Il presidente posò il cucchiaio.
Lo attendeva una lunga serata.

«La regina ha un leggero raffreddore» fu la notizia ufficiale comunicata alla nazione.
Non lo sapeva nemmeno Sua Maestà, ma quello fu il primo di una serie di compromessi, non sempre di poco conto, che la lettura avrebbe comportato.

… libri … quegl’ambigui e strani oggetti …
… leggere … quella cosa lì, insomma, che annoia soltanto a sentirne parlare …
Anche Elisabetta II del Regno Unito la pensava così.
D’altra parte, quando si è rappresentanti di una delle monarchie più longeve al mondo, non si deve e non si ha il tempo di occuparsi di frivolezze come la lettura.
Tuttavia, un fortunoso e banale accadimento dalle infinite conseguenze, fa incontrare la regina e un libro, poi un altro e un altro e … Il caso ha deciso e, come dice la sovrana divenuta lettrice, “siamo tutti soggetti al destino“.
Come comportarsi? Insomma, leggere fa sentire Sua Maestà come mai si era sentita, come se trasgredisse tutto quello che le era stato insegnato -”aver passato la vita ad essere irreprensibile non ci sembra un gran vanto“- ma non per questo si sente ribelle: semplicemente la lettura la fa sentire più libera.
Questa perla di neanche cento pagine surclassa qualsiasi saggio “sui modi, tempi e significati del leggere”: Alan Bennett diverte, gioca con l’ironia delle parole, fra battute e aforismi geniali (un sense of humour che più britannico di così non ce n’é) crea una vicenda che mai potrebbe rivelarsi vera, ovvero che potrebbe essere benissimo già avvenuta o presentarsi in un futuro non troppo lontano.
Oh! Non dimentichiamo il finale.
Un grande, bellissimo, inusitato e spiazzante finale.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Una visita guidata – Alan Bennett
Elisabetta, l’ultima regina – Vittorio Sabadin
Grandi regine – Roberto Piumini

… e ascolta anche
Sex Pistols – God Save The Queen
Queen – God Save The Queen
La sovrana lettrice – Alan Bennett (letto da Paola Cortellesi)

… e guarda anche
The Queen – Stephen Frears
La Regina Elisabetta II dipinta da Andy Warhol e Lucian Freud

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Lucy Maud Montgomery

Anna dai capelli rossi

Fabbri Editori, 1988, 431 pg
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Dopo tentare e vincere, la cosa migliore è tentare e fallire.

Breve ma intensa la citazione dal romanzo di Lucy Maud Montgomery, autrice canadese che pubblica questo libro a puntate su un giornale per ragazzi, poi riunito in un unico volume del 1908, e nel 1925 supera il milione di copie vendute. La protagonista Anna Shirley è una giovane orfana nata da padre e madre canadesi, che purtroppo per grave malattia scompaiono quando lei è poco più che una neonata. Anna è vivace e intelligente, purtroppo è molto povera ed abituata a dover affrontare grandi difficoltà sin dalla tenera età.

Il titolo originale dell’opera è Anne of Green Gables che tradotto letteralmente significa Anna dagli abbaini verdi, ma Green Gables è in realtà il nome della casa in cui Anna crescerà adottata dai fratelli Cuthbert, e la sua caratteristica fisica più evidente sono i capelli rossi, per questo nell’edizione italiana traduce il titolo come Anna dai capelli rossi.

Interessanti all’interno del libro sono le descrizioni del paesaggio, una natura semplice e incontaminata, ma descritta con grandi particolari che danno quasi vita e movimento alle piante e agli oggetti: esempio della grande vivacità della protagonista. I capelli rossi, il tetto verde, le amicizie profonde e sincere, gli incidenti in cucina con le torte sono tutti simboli di un mondo semplice, che cresce con la pazienza e la calma della buona educazione, del tempo, dell’aspettare del diventare adulti con garbo. Tipico dell’età in cui è uscito il romanzo, che in tante parti, e in tanti atteggiamenti dei personaggi, riporta in superficie i costumi e le abitudini della società di quei tempi: come fosse ruolo delle donne educare i figli, come fosse sbagliato essere vanitosi, come preferire la bontà alla bellezza, e come il ritmo della vita dovesse esser scandito da azioni regolari e quotidiane. Le persone si comportano come ci si aspetta da loro, questo insegna la buona educazione.

Un peccato sono le ultime cento pagine di questo libro, che con ogni probabilità hanno risentito del dovere dell’autrice di velocizzare l’evolversi degli eventi: può darsi che le puntate pubblicate abbiano dovuto rispettare delle tempistiche che in un romanzo non sono necessarie. Tuttavia, Anna dai capelli rossi è un bel libro per adolescenti (e non solo), con grandi lezioni di stile narrativo, che racconta storie semplici e piacevoli. Ultima nota negativa può essere l’inserimento delle illustrazioni, molto belle, ma troppo dispersive perchè si trovano solo in due punti del romanzo, mentre andrebbero frammentate al termine dei capitoli.

Di Anna dai capelli rossi esiste una serie di anime proveniente dalla cultura degli anni Ottanta QUI, e una ricostruzione della vita di Anna prima del suo arrivo a Green Gables come serie animata del 2009 che s’intitola Sorridi, piccola Anna dai capelli rossi, ma di cui non esistono racconti scritti, la ricostruzione è legata a quello che l’autrice racconta nel romanzo vero e proprio.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Piacere, io sono Gauss di Silvia Tesio

… e ascolta anche
Joy di Giovanni Allevi

… e guarda anche
Il castello nel cielo di Hayao Miyazaki

 

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Adan Zzywwurath

Il matrimonio del mare e dell’inferno

Theoria, 1992, 148 pg
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Ho scritto un’ Odissea che si svolge in un solo punto spaziale…

Sapete già tutto sulla mia spedizione – proseguì Rolle, alzando improvvisamente la voce – e su come scoprii il punto di indifferenza del tempo che io chiamo p. Suppongo, abbiate ancora in mente una miriade di interrogativi. Consentitemi di prevenirli. Dunque: entrati nel punto p, vi si può rimanere in eterno. Come avrete intuito, questa è un’eternità che passa in un’altra dimensione. Un giorno sulla terra può corrispondere a 100 anni nel punto p

Il Saturnia ha nomea di nave maledetta, ma si sa son cose che si dicono… beh in questo caso è solo e soltanto la pura verità. Naviga immobile, fluttua sul mare e nel tempo: da poppa a prua è percorsa da infiniti presenti e l’equipaggio può diventare spettrale quanto un attimo prima era sul ponte indaffarato a spiegar le vele e sistemare il sartiame. Hastings, medico di bordo, deve raccapezzarsi in un insieme di storie che non hanno ne capo ne coda, senza l’aiuto del capitano che c’è di nome ma di fatto non si trova da nessuna parte.
Questa raccolta di racconti (quello relativo allo status del Saturnia predomina sugli altri) compone quasi un omaggio alla letteratura del mistero, del fantastico, dell’avventura con alcune punte di horror. Richiama le trame dei romanzi di Edgar Allan Poe, di Jules Verne, di Howard Phillips Lovecraft per citarne alcuni.
Trame ipnotiche ed oniriche con sviluppi che non ci si aspetta caratterizzano tutti i racconti, con sorprese e colpi di scena inaspettati. Un apice narrativo che porta l’incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto (Magris).

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
La boutique del mistero – Dino Buzzati
Drood – Dan Simmons

… e ascolta anche
Welcome to the Black Parade – My Chemical Romance
Under Jolly Roger – Running Wild

… e guarda anche
Paul Greengrass – Captain Phillips: Attacco in mare aperto

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Davide Toffolo

Cinque Allegri Ragazzi Morti

Coconino Press, 2011
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Eccitante, fratello, fuoco vero, in questo mondo di plastica. Cosa c’è di più vero del fuoco?

“Cercate di non perdervi…”
“Non siamo già ragazzi persi?

Per esempio impari che ci sono modi diversi di nascere.

Sleepy il dormiente, Sumo che ha sempre fame, Gianni Boy leader e osannato dalle ragazze, Mario l’emozionale e Vasco senza paura: sono questi i Cinque Allegri Ragazzi Morti.
Antefatto: i cinque formano una cricca affiatata e ben assortita, che a volte si spinge troppo in la con gli scherzi. E con Lidia, nuova compagna di classe e simil-strega, si passa oltre la soglia: lei vuole vendicarsi.
Una parola: incidente.
E i cinque si ritrovano tramutati in zombie.
La loro nuova “vita” ha regole semplici e quindi complicate: lasciar stare i vivi e non interferire con i loro affari, nutrirsi di carne umana… e non innamorarsi. Mai.
“Cosa vuol dire innamorarsi?” chiede agli altri uno dei cinque “Trovare un odore compatibile, sentire lo stomaco aggrovigliarsi? Comunque neanche quando ero vivo sapevo distinguere il vero amore dal resto”.
Si diceva: la loro nuova vita è si un viaggio on the road, ma è soprattutto un viaggio di iniziazione. È già un’odissea sopportare la crescita della vita, figuriamoci quando si è passati oltre: un mondo a parte, dove tu sei l’alieno e fai domande alle quali non si sa chi darà risposta e quando.
Questa graphic novel è una delle punte più alte del lavoro di Davide Toffolo: da qui si è originato il gruppo rock (e non solo) dei Tre allegri ragazzi morti.
Una graphic novel senza un protagonista definito, ma con una sequenza narrativa divisa in due… a ben vedere non sono molto dissimili, l’aldiqua e l’aldilà: governati entrambi da contrasti, da solitudini, amori veri e falsi… parrebbe un unico mondo, visto da parti opposte.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Graphic novel is dead – Davide Toffolo
Quando tutto diventò blu – Alessandro Baronciani
Blankets – CraigThompson 

… e ascolta anche
Nel giardino dei fantasmi – Tre Allegri Ragazzi Morti
Gorillaz – Clint Eastwood

… e guarda anche
Cinque Allegri Ragazzi Morti: il musical
The Walking Dead – Frank Darabont

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Dino Buzzati

Il deserto dei tartari

Mondadori, 2012, 202pg
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A poco a poco la fiducia si affievoliva. Difficile è credere in una cosa quando si è soli, e non se ne può parlare con alcuno. Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre, il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.

Questo romanzo di Buzzati venne pubblicato nel 1940 e lo decretò da quell’anno, nella folta schiera dei grandi autori del Novecento italiano; e se ben tuttavia siano passati più di settant’anni da quella data, queste parole e questo racconto restano pur sempre attuali e forti.
Come avrete compreso dalla citazione iniziale si tratta di un romanzo che parla della solitudine dell’uomo, in modo onesto e trasparente: sincero, che per quanto amore esista anche la solitudine esiste, ed è un sentimento pieno e concreto che tutti, di noi, si riesce a toccare.
Ma non è solo quello. Si tratta anche di un racconto di speranza e di attesa, che in fondo altro non sono che componenti fondamentali della nostra vita. La speranza che il meglio debba ancora venire, che qualcosa succederà e che noi saremo pronti ad affrontarlo, ed è per questo che tutti i giorni ci alziamo e combattiamo i “Tartari”; e poi l’attesa. Perchè non c’è speranza senza attesa.
Ci sentiamo dire di smettere di aspettare qualcosa che arriverà, di uscire fuori e prendercelo, eppure, ci sono momenti in cui, e questo racconto ne è la “prova”, la vita non è fatta e non può essere fatta d’altro che d’attesa. Posso raccontarvi dettagli della trama di questo romanzo, se volete. Il protagonista è questo Tenente Giovanni Drogo e il posto in cui aspetterà tutta la vita è la Fortezza Bastiani, ultimo baluardo di un impero molto vasto, che però si trova in un punto strategico e di difficile attacco: il deserto.
Tuttavia la parte davvero interessante del libro, non sta certo nel dove e nel nome dei protagonisti; ma sono le magiche allegorie di Buzzati. Il deserto, il luogo isolato in cui le visioni e la perdita della cognizione del tempo sono abitudine; e appunto la fuga del tempo, il continuo ripetersi di un ciclo di gesti che si perde e riprende sempre uguale a sé stesso. L’angoscia, vista per intero, come se si potesse toccare e conoscere: che probabilmente a conoscerla si è più preparati, alla vita, dico.
Ultima citazione che vorrei leggeste di questo testo, riguarda proprio loro: i Tartari, perchè nel romanzo di questi non si fa altro che parlarne, e tanto, per cui fateci caso, e fate in modo che di quello che è fatta la vostra vita, non si faccia solo che “parlarne tanto”.
I Tartari… I Tartari… Da principio sembra una stupidaggine, naturalmente, poi si finisce a crederci lo stesso, almeno a molti è successo così, effettivamente.

Ascolta anche
Nevermind – Nirvana

Guarda anche
Il deserto dei tartari – Valerio Zurlini

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